Translate

sabato 31 marzo 2012

Paese che vai Biomasse che trovi...

Assemblea pubblica a Castelnuovo Scrivia (Al). Sindaci, ammministratori, cittadini, schierati contro l'impianto a sorgo di Casei Gerola (PV)

Sette comuni dell'alessandrino, Castelnuovo Scrivia in testa, si stanno opponendo, a ragione, alla costruzione di una centrale a biomasse da 49,95 Megawatt termici che produrrà elettricità bruciando, ogni anno, 110.000 tonnellate di sorgo e di legno.
Il problema è che una parte dei fumi della centrale ricadranno sul loro territorio e, per loro sfortuna, la centrale, per poche centinaia di metri, si trova in Lombardia, a Casei Gerola.
E nella bella Italia che ci tocca vivere, il valore della salute non è uguale per tutti: la salute dei Lombardi vale meno di quella dei Piemontesi.
Già proprio così!
Se quella stessa centrale fosse stata presentata in Piemonte sarebbe stata subito bocciata, in quanto  non conforme alle leggi Piemontesi che obbligano il teleriscaldamento, tramite cogenerazione (elettricità+ calore) in  tutte le nuove centrali a biomasse.
Questo obbligo è a tutela della salute dell'aria e dei cittadini piemontesi e la filosofia alla base di questo provvedimento  è che il nuovo impianto non deve aggiungere nuovo inquinamento a quello elevato già presente: l'accensione della centrale deve obbligatoriamente corrispondere allo spegnimento di un numero adeguato di caldaie inquinanti.
In Lombardia, a quanto pare, i "dane'" (i genorosi contributi pubblici dei "certificati Verdi") valgono più del benessere dei suoi abitanti.
E in Lombardia ci si può permettere il lusso di far fare  affari sicuri ai privati con danaro pubblico, bruciando alimenti (il sorgo serve per produrre granella per allevamenti di polli), buttando letteralmente all'aria il 75% dell'energia termica di un combustibile povero come le biomasse e utilizzando un combustibile altamente inquinante, a parità di energia prodotta, come  sono le biomasse.
La Provincia di Pavia si appresta a votare a favore della centrale, nonostante le tante lacune del piano industriale: non esistono le macchine per tagliare e imballare il sorgo; non ci sono garanzie sugli approvvigionamenti di biomasse sul lungo periodo; nessuno ha studiato gli effetti sul terreno agricolo provocato dalla costante sottrazione di carbonio organico a causa della combustione del sorgo ; ci sono vaghe indicazioni sulla possibilità di utilizzo del calore in fantomatiche serre; non ci sono certezze sulla destinazione delle ceneri pesanti e ancor più di quelle leggere, certamente tossiche; i bilanci di gas clima-alteranti presentati dalla ditta sono palesamente lacunosi; l'ASL di Pavia ha dato un parere favorevole a patto che venga bruciata solo biomassa vergine, palesamente ignorando che la combustione di biomasse vergini, a parità di energia utile prodotta, produce più polveri sottili di un termovalorizzatore di rifiuti urbani.
Quello che stupisce è l'apparente indifferenza degli abitanti di Casei Gerola, certamente più esposti all'inquinamento, autorizzato a norma di legge, di questa nuova centrale termica e che vedranno le loro strade intasate da più di 70 automezzi pesanti al giorno che andranno sue giù, trasportando sorgo e ceneri.
Come spesso succede in questi casi, l'indifferenza ha una sola spiegazione: i Caseigerolesi non ne sanno nulla; chi hanno votato come loro rappresentanti si stanno guardando bene di informarli.