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sabato 14 gennaio 2012

Il saponaro

L'altro giorno ho letto a mia mamma, oggi 92 anni e napoletana verace, il brano dal "Viaggio in Italia" in cui Goethe descrive l'attività di raccolta differenziata dell'umido, realizzata "ante litteram" dal popolo napoletano alla fine del 1700.
Nei suoi ricordi, molto più recenti, c'è quella di un singolare figura di ambulante che lei ricorda come il "saponaro".
La mamma ricorda che l' attività di questo personaggio era quella di girare nei paesi e nelle città per raccogliere stracci ( il nome fa supporre che raccogliesse anche ossa, olio usato per friggere, lardo irrancidito e quant'altro utile per fare sapone)  con un interessante forma di baratto. In cambio degli stracci, il saponaro offriva oggetti a scelta, messi in mostra sul suo carretto. La qualità di una caraffa in vetro, che mia mamma ricorda essere frutto di questi baratti e che ancora oggi fa bella mostra di se nel suo salotto, testimonia il fatto che questo tipo di commercio fosse tutt'altro che povero.
Insomma, grazie all'attività del saponaro, oggetti frutto di svendite o fallimenti trovavano un nuovo padrone; gli stracci (dopo un probabile onorevole uso per vestire tutti i figli, passando dal primogenito ai fratelli minori) diventavano dell'ottima carta e il saponaro da tutto questo giro, guadagnava onestamente la sua giornata. Il tutto a rifiuti zero, compreso il trasporto del carretto che avveniva o a mano o con l'aiuto di un asinello.