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giovedì 19 gennaio 2012

Bio-navi terrestri

In Italia stanno proliferando centrali elettriche alimentate con oli vegetali, contrabbandate come un toccasana ecologico per combattere l'effetto serra.

Il 5 novembre, a Vasto, in Abruzzo,  una affollata assemblea convocata dal sindaco ha avuto informazioni  dal sottoscritto su  quanto siano poco ecologiche  le quattro centrali da un megawatt elettrico che vogliono realizzare a poche centinaia di metri da un vero paradiso, questo si ecologico: Punta Derci.

Per prima cosa occorre sapere che per produrre elettricità si usano grandi motori diesel-marini, ovveri motori in uso sulle navi moderne per far girare le eliche e per fornire tutti i servizi elettrici di bordo.

A Vasto, ognuno dei quattro generatori ha una potenza massima di 5.520 chilowatt di cui mille chilowatt ( 1 megawatt) sono usati per produrre elettricità, utilizzando come combustile olio di colza e di altri semi oleosi.

Il combustibile sarà anche bio, ma quello che esce dai tubi di scappamento di questi grandi motori non è per niente "naturale" e non molto diverso da quello che esce dai motori diesel che nelle nostre autovetture ci scarrozzano ovunque vogliamo.

I fumi, anche se opportunamente depurati, prodotti dall'olio di colza bruciata nei  quattro motori,  ogni giorno immetteranno, nell'atmosfera di Vasto, 59 chili di ossidi di azoto.

Un camion pesante, con portata massima di 32 tonnellate, tanto per capirci quelli usati per il movimento terra e massi, con trattamento fumi tipo EURO 3, deve percorrere 13.251 chilometri di strade urbane, per emettere la stessa quantità di inquinanti.

E studi recenti (2009), fatti sulla tossicità di motori diesel alimentati con oli vegetali grezzi (colza) hanno evidenziato che questi fumi, a parità di volume,  hanno un'attività mutagena fino a 17 volte maggiore di quella, già preoccupante, di un motore diesel alimentato a gasolio.

Se vi chiedete come me, come mai le navi non usano biodiesel o oli vegetali per i loro viaggi, uno studio norvegese (Biofuel in ships) ci spiega l'arcano: il biodisel costa il doppio del normale gasolio per uso marino.

E sui motivi del proliferare di questi impianti marini a terra nel nostro Bel Paese troviamo, in questo stesso studio, un' interessante frase:

" Molti impianti operativi (diesel marini alimentati con biodiesel:  nda) si trovano in Italia a causa delle favorevoli condizioni del mercato locale delle energie rinnovabili. L'Italia sta investendo pesantemente sulle energie rinnovabili in quanto il 18% della della sua energia elettrica è importato. In Italia c'è il boom nell'uso di biodiesel per produrre elettricità".

Quello che i norvegesi ignorano o non dicono è che il motivo della nostra corsa alle centrali a biodiesel è dovuto ai generosi contributi di denaro, concessi a chi produce elettricità da fonti rinnovabili, contributi messi a disposizione da tutte le ignare famiglie italiane quando pagano la loro bolletta della luce; bollette  gravate da una sovratassa del 7 %,  che va nelle tasche di chi, con la complicità di tutta la classe politica succedutasi al governo negli ultimi vent'anni, ha organizzato questo grande affare