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venerdì 8 agosto 2008

Piedi a Terra

Nel 1862, "liberate" le Grandi Pianure da bisonti e popolazioni native, il governo degli Stati Uniti dava in concessione ai coloni queste terre, da sempre immense praterie coperte d'erba.

La grande richiesta di grano, la scoperta di un vomere di acciaio in grado di dissodare queste terre, l'uso delle prime macchine a vapore per l'agricoltura, trasformarono rapidamente le praterie in terre arate, coltivate intensamente a grano.

Era l'inizio di uno dei più gravi disastri ecologici che l'umanità moderna abbia sperimentato.

Il basso contenuto di sostanza organica delle praterie, la profonda e continua aratura, la sparizione del manto erboso protettivo, l'aridità del clima, trasformarono presto la terra, in polvere impalpabile e nel 1930, solo dopo sessant'anni dell'avvio della "rivoluzione" agricola, un lungo periodo di siccità e i forti venti che caratterizzano queste pianure furono all'origine del disastro, denominato Dust Blow. Per giorni e giorni la polvere oscurò il Sole, penetrò dappertutto, coprì tetti e strade e,  alla fine 400.000 agricoltori furono costretti ad abbandonare le loro terre, ormai sterili, per aggiungersi alla schiera di disperati della Grande Depressione che, non a caso, in quegli stessi anni colpiva gli Stati Uniti.

In parte la lezione è stata imparata. Oggi, negli Stati Uniti sono sempre più numerosi gli ettari di terreno coltivati senza aratura ( No tillage), una tecnica agricola che mantiene una copertura vegetale al suolo, che richiede minori lavorazioni, ma che ha la contropartita di un uso intensivo di erbicidi.

E dagli Stati Uniti, che coltivano senza aratura 5,6 milioni di ettari, la tecnica si è diffusa in altri luoghi ( America Latina ) e oggi sono 95 milioni di ettari che nel Mondo non vedono passare su di loro i grandi aratri.

Postato da: federico46 a 08:50 | link | commenti
ambiente e società

mercoledì, 10 settembre 2008
Piedi a Terra. 3^ parte: Amazzonia
Nel 1542, Francisco de Orellara esplora il bacino del Rio delle Amazzoni e così descrive i luoghi che vede:

" Si potevano vedere grandi bianche città scintillanti.. molte strade che andavano all'interno..e a fianco di queste c'è una terra fertile come nella nostra Spagna..".

Nei secoli successivi queste descrizioni furono dimenticate e tutti, fino a pochi anni or sono, ritenevano il bacino del Rio delle Amazzoni una giungla inospitale.

 Con l'attuale tecnica di tagliare e incendiare la foresta pluviale, si riescono ad ottenere solo scarsi raccolti e presto il sole e la pioggia, rendono sterile il terreno liberato.

Ma Francisco de Orellara non aveva avuto le visioni; scavi archeologici  hanno trovato nella foresta amazzonica i resti di grandi e complesse città. Ma che cosa mangiavano i loro abitanti, se la terra delle amazzoni è cosi avara?

 La risposta è venuta alla fine del 1800 quando, lungo il Rio delle Amazzoni e i suoi affluenti, sono stati trovati tanti piccoli appezzamenti di terreno (2 ettari l'uno) che avevano singolari caratteristiche: il terreno fino a due metri di profondità era nero, con numerosi frammenti di terracotta e di una fertilità prodigiosa.  Era la Terra Preta de Indio , la Nera Terra degli Indios, certamente un artefatto umano, realizzato da popolazioni native, tra 500 e 2500 anni prima di Cristo.

Il colore di questa terra era dovuto all'abbondante ed intenzionale presenza di carbone di legna e proprio il carbone è il segreto della fertilità, rimasta alta ed inalterata  per secoli e oggi utilizzata dalle popolazioni locali per produzioni agricole inimmaginabili nei  "pallidi" terreni circostanti

 E il segreto della fertilità è proprio il carbone che nei suoi pori ospita una grande popolazione di microorganismi che degradano le sostanze organiche e che rilascia lentamente le sostanze nutrienti così prodotte.

Insomma tutto fa pensare che le Terra Preta siano della antiche discariche controllate :-), una forma di compostaggio sul campo, grazie alle quali grandi popolazioni pre colombiane si sono sfamate e che ancora oggi, con solo alcuni mesi di riposo, riescono a recuperare l'originaria fertilità in modo da offrire ortaggi sani ed in abbondanza agli indios che hanno ripreso a coltivare, dopo secoli, i campi fertili realizzati dai loro antichi e sconosciuti antenati.

E questo è un insegnamento anche per noi occidentali e un suggerimento per contrastare la crescita di anidride carbonica dell'atmosfera. La quantità di carbonio sequestrata dalle Terre Nere è elevatissimo, una vera e propria spugna assorbi carbonio che dona cibo e limita drasticamente le emissioni di gas serra.

Postato da: federico46 a 13:49 | link | commenti (2)
ambiente e società

martedì, 09 settembre 2008
Piedi a Terra. 2^ parte:Sahel
Nell'agricoltura convenzionale, aratri sempre più grandi arano in profondità la terra e sotterrano gli scarti delle coltivazioni; la superfice di terra, senza copertura e senza la protezione delle radici delle piante è soggetta ad erosione se esposta al vento e alla pioggia, con progressiva perdita della fertilità, aggravata dalla sempre minor aggiunta di letame.Coltivare la terra in modo sostenibile, restituire terreno fertile ai deserti è possibile e con ricette diverse e in alcuni casi, incredibilmente semplici.In Africa, nel Sahel (Burkina Faso) , dal 1981 il deserto arretra grazie a "cordons pierreux" , lunghe linee di pietre, grosse come un pugno, una a fianco dell'altra, pazientemente trasportate sul posto e posate a mano in lunghe linee parallele, lungo le  curve di livello. Frenata dalle pietre, la pioggia che scorre veloce sulla dura terra del Sahel, ad ogni temporale deposita a monte delle pietre un pò di fanghiglia, mescolata ai semi trascinati dalla stessa pioggia. Presto ogni cordone di pietra diventa un cordone di erbe che trattiene ancora meglio e di più la terra trascinata dalla pioggia. Passato qualche anno, l'erba è sostituita da cespugli e alberi che con le loro foglie morte arricchiscono  di humus il terreno sotto le loro fronde. E dopo trenta anni, un semplice cordone di pietre riesce a  trasformare  una landa deserta in un campo coltivabile.