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giovedì 24 settembre 2026

Qualità dell’aria: non solo divieto di circolazione agli Euro 6. La tutela della salute di 550.000 genovesi merita scelte razionali e “coraggiose” .


Stima delle concentrazioni di polveri sottili e biossido di azoto a Genova (2021). 
Progetto SALPIAM

La narrativa che, a Genova, accompagna i continui rinvii del blocco dei diesel Euro 5 e dell’elettrificazione delle banchine portuali si fonda su un equivoco: che i miglioramenti marginali della qualità dell’aria che si registrano in alcune centraline ARPAL presenti in città, siano sufficienti a giustificare l’inerzia per realizzare interventi strutturali risolutivi della pessima qualità dell’aria che i genovesi continuano a respirare loro malgrado.

 I numeri e la conoscenza delle relazioni tra qualità dell’aria e salute dei genovesi dicono altro.

1. Il quadro sanitario: un’emergenza diffusa, non localizzata

Le linee guida dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (aggiornate nel 2021) fissano per il biossido di azoto (NO₂) un limite annuale di 10 µg/m³  (microgrammi per metro cubo d’aria) e un limite giornaliero di 25 µg/m³ da non superare più di 4 volte l’anno. A Genova, questi valori sono sistematicamente disattesi.

E’anche disatteso il limite giornaliero, con valore normativo, fissato dalla Direttiva UE 2024/2881 e recepita dal governo italiano nell’agosto 2026, di 50 microgrammi/mc di NO₂.

Secondo i dati ARPAL, nei primi otto mesi del 2026, si sono registrati 66 superamenti della soglia giornaliera di 50 µg/m³ in Corso Europa, 57 in Via Buozzi e 39 in Corso Gastaldi.

In questi tre siti di traffico, il limite di 18 giorni all’anno  con concentrazione maggiore di 50 µg/m³, previsto dalla nuova Direttiva UE 2024/2881 è stato polverizzato già in agosto. 

Le medie annuali mobili (la media di 365 giorni consecutivi) al 24 settembre 2026 confermano la cronicità del problema: Corso Europa e Via Buozzi viaggiano rispettivamente a 39 µg/m³ e 43 µg/m³, ben oltre il limite europeo di 20 µg/m³ previsto per il 2030. 

E la concentrazione media “annuale” di NO2 su tutta la città, calcolata in base alle medie mobili registrate dalle dieci stazioni ARPAL attive a Genova,  si attesta intorno ai 27 µg/m³, quasi tre volte il valore sanitario raccomandato dall’OMS di 10 µg/m³.

E in base ai risultati della ricerca SALPIAM, che ha stimato gli effetti sanitari dovuti all’inquinamento dell’aria presente nel 2021 in cinque città portuali italiane, il mancato rispetto del limite sanitario OMS può essere la causa di 600 decessi all’anno nella popolazione genovese. 

Decessi evitabili se la concentrazione media genovese di biossido di azoto fosse a 10 µg/m³. 


2. I diesel Euro 5: una concausa significativa, non l’unica

Nella provincia di Genova circolano 33.705 autovetture diesel Euro 5 e 5B, secondo i dati ACI al 31 dicembre 2025 – il numero più alto in Liguria. Nel solo territorio comunale, le limitazioni riguarderebbero circa 25.000 veicoli. Questi mezzi, in condizioni di guida reale, emettono quantità di ossidi di azoto (NOx), tra i quali NO₂ , da 2 a 5 volte superiori ai limiti di omologazione, contribuendo in modo significativo alle concentrazioni urbane di questi inquinanti.

Tuttavia, sarebbe errato attribuire a loro la totalità del problema. Le emissioni portuali – fumi delle navi in sosta, con i generatori di corrente elettrica sempre accesi  – contribuiscono per circa il 20% all’NO₂ nelle aree limitrofe al porto e il riscaldamento civile gioca un ruolo non trascurabile nei mesi invernali.

 La conformazione orografica della città, che intrappola gli inquinanti in un catino naturale, amplifica ogni fonte emissiva in particolare nella stagione estiva, con le normali brezze diurne che provenienti dal mare, passano sul porto e i suoi moli, con traghetti e navi da crociera, attraccati per diverse ore, in media dieci ore.

3. Il porto: infrastruttura pronta, burocrazia bloccata

L’elettrificazione delle banchine (cold ironing) è la misura più efficace per abbattere le emissioni navali. L’infrastruttura presso la Stazione Marittima, a servizio delle navi da crociera,  è praticamente completata – fondazioni, cabine elettriche e trasformatori per 60 MW – ma l’entrata in funzione operativa continua a slittare.

Per le crociere, i primi test erano attesi entro marzo 2026; ora si parla dell’estate 2027. Per i traghetti – la tipologia di nave che genera più emissioni nel capoluogo ligure – l’allacciamento è stato rimandato almeno al 2028. Per le navi container, si parla addirittura del 2030.

Le cause di questi ritardi sono note: ritardo del Governo nel bando di gara per il gestore del servizio, definizione tardiva delle linee guida ministeriali, e un progetto PNRR che la Corte dei Conti ha definito “non coerente con le tempistiche” previste. Solo un intervento ministeriale dell’aprile 2026 ha evitato la perdita dei 32 milioni di euro stanziati, ma il completamento dell’intero progetto non sarà possibile prima del 2028.


4. Gli obblighi europei e la condanna dell’Italia

La scelta di limitare la circolazione dei diesel Euro 5 non nasce da un’iniziativa locale, ma da un obbligo europeo che l’Italia ha recepito con il Decreto Legge 121/2023, varato in risposta a due sentenze della Corte di Giustizia UE (2020 e 2022) che hanno condannato il nostro Paese per il sistematico e persistente superamento dei valori limite di NO₂. La sentenza del 12 maggio 2022 (causa C-573/19) cita esplicitamente l’agglomerato di Genova (IT0711) tra le zone in cui l’Italia ha violato la direttiva 2008/50/CE dal 2010 al 2018.

Il regolamento AFIR (2023/1804) e il pacchetto FuelEU Maritime impongono che, entro il 2030, tutti i grandi porti e le navi sopra le 5.000 tonnellate utilizzino tassativamente l’energia elettrica da terra durante lo stazionamento. Il ritardo genovese non è quindi solo un problema di qualità dell’aria locale: è un rischio di non conformità agli obblighi europei, con possibili sanzioni.


5. I rinvii e le misure compensative: un bilancio deludente

Il blocco dei diesel Euro 5 a Genova è stato rinviato dal 1° ottobre 2025 al 1° ottobre 2026, con la possibilità per il Comune di adottare misure compensative in alternativa all’ordinanza. Il pacchetto di compensazioni allo studio comprende il progressivo rinnovo del trasporto pubblico con bus elettrici e il progetto dei quattro assi di forza – filobus da 18 metri con tecnologia In Motion Charging – che vedrà operativi 139 mezzi tra filobus e bus elettrici, anche lungo via Buozzi.

Queste misure sono positive, ma la loro efficacia non è ancora stata verificata. La stessa Regione Liguria ha subordinato il differimento alla condizione che “i dati del monitoraggio mostrano un costante miglioramento” della qualità dell’aria . Il punto è che il miglioramento registrato – Corso Europa sceso a 39 µg/m³ di media mobile annuale è stato surclassato dai 43 µg/m³  di via Buozzi che ci fanno rientrare in infrazione. 

E in via Buozzi oltre al suo traffico e quello della sopraelevata, pesano anche le ricadute delle emissioni dei tre-quattro traghetti ormeggiati a poche centinaia di metri sopravvento alla centralina ARPAL di via Buozzi, a pochi passi dalla fermata della Metropolitana .


Conclusione: la scienza non ammette rinvii

I dati ARPAL, le linee guida OMS, le sentenze della Corte di Giustizia UE e il regolamento AFIR convergono su una conclusione inequivocabile: Genova ha un problema strutturale di NO₂ che richiede azioni immediate e integrate. I diesel Euro 5 sono una concausa significativa; il porto è una fonte rilevante; il riscaldamento civile contribuisce. Nessuna di queste fonti può essere ignorata.

I rinvii del blocco auto e i ritardi del cold ironing, pur avendo cause diverse, producono lo stesso effetto: mantenere alta l’esposizione della popolazione a un inquinante classificato come cancerogeno certo per l’uomo. Come chimico ambientale, non posso che ribadire che la scienza non ammette rinvii quando è in gioco la salute pubblica. Le misure compensative devono essere verificate con rigore, non invocate come alibi per l’inerzia.

La domanda non è se Genova possa permettersi di bloccare i diesel Euro 5. La domanda è se possa permettersi di non farlo.


domenica 22 dicembre 2024

Le Sentinelle dei Fumi dal Porto di Genova: allerta estate 2024.


Intorno ai moli del Porto Antico di Genova è cresciuta, nel tempo, la città e, attualmente, a quelli che erano i moli storici a cui attraccavano Galee e navi a vela, attraccano traghetti e  navi da crociera.

Come mostra la Figura 1, questa attività  si svolge a poche centinaia di metri da un denso tessuto urbano, con impatti importante che qui si sommano a  quelli del traffico urbano e autostradale.

Per cercare di ridurre i disagi della popolazione esposta alle emissioni navali, nel 2024 la Capitaneria del Porto di Genova ha redatto un accordo volontario, il "Genoa Blue Agreement", sottoscritto da circa quaranta Armatori e Compagnie Marittime che operano a Genova.

Figura 1. Il porto "antico" di Genova e i quartieri con vista porto

L'accordo prevede sette Regole principali, di cui la Regola 1 è finalizzata a ridurre le emissioni di anidride solforosa, con l'impegno di usare, a partire dall'ingresso in porto, gasolio marino a basso tenore di zolfo (inferiore a 0,1 %) e la Regola 2 prevede che siano messi in funzione opportuni sistemi di "lavaggio" dei fumi (scrubber) per ridurre le emissioni di polveri e di anidride solforosa.

La Regola 6 del Genoa Blue Agreement 2024, prevede che le navi monitorino attentamente le proprie emissioni di fumi  durante le manovre e la sosta all’ormeggio. 

In particolare, la regola stabilisce che, in caso di emissioni scure dai fumaioli, di durata  superiore a 60 secondi, l’equipaggio deve avvisare immediatamente la Sala operativa della Capitaneria di porto.

Inoltre, se le emissioni superano i 4 minuti continuativi, è previsto lo spegnimento di motori e generatori, purché ciò sia praticabile in sicurezza, sotto la supervisione del comandante e del direttore di macchina.

Figura 2. Emissioni di fumi "scuri" di due traghetti della Compagnia GNV, attraccati ai moli genovesi.

L’obiettivo dell’accordo è quello di ridurre l’inquinamento atmosferico, in particolare le emissioni di ossidi di zolfo (SOx) e ossidi di azoto (NOx), anticipando di un anno le norme europee che, dal 2025, limiteranno il contenuto di zolfo nei combustibili marittimi al 0,1% in massa, per tutte le navi in circolazionenel Mediterraneo .

Verso la fine di giugno 2024, la Rete Associazioni di San Teodoro ha accolto il suggerimento della Capitaneria di Porto di Genova di monitorare, con documentazione fotografica, le emissioni di fumi scuri di durata maggiore ai 4 minuti e di inviare, alla stessa Capitaneria, la documentazione ottenuta.

Dal 20 giugno 2024 al 16 novembre 2024, undici “Sentinelle dei Fumi dal Porto”, in gran parte donne, hanno tenuto sotto controllo le navi traghetto e da crociere in fase di arrivo e partenza dal porto di Genova, fotografando le emissioni di fumi scuri e registrandone la durata.

Tutta questa documentazione, e’ stata inserita in 122 rapporti giornalieri pubblicati nel Gruppo Face Book,”Sentinelle dell’Aria”. dove sono riportate le fotografie delle navi fumanti con le  seguenti indicazioni: 

  • nome della nave
  • data
  • ora di inizio e fine dei fumi scuri
  • intensità dei fumi in base alla Scala Ringelman.

Una selezione dei Rapporti Giornalieri delle "Sentinelle dei Fumi dal Porto", le potete trovare anche qui, nel sito di Ecoistituto Reggio Emilia-Genova, che fornisce supporto scientifico alla Rete Associazioni San Teodoro.

Come concordato, sintesi quindicinali dei mancati rispetti della Regola 6 del GBA, sono stati inviati alla Capitaneria Porto Genova.

Dal 20 Giugno al 16 Novembre 2024, le “Sentinelle dei Fumi dal Porto” hanno documentato 187 mancati rispetti della Regola 6 con fumate scure, spesso di durata nettamente maggiore a 4 minuti.

Le situazioni peggiori, per durata delle fumate scure,  sono le seguenti: 

- 25 giugno,  con la Moby Wonder con una fumata scura durata per un’ora e 46 minuti 



-  4 luglio,  con la Moby Otta con una fumata scura, iniziata fuori dal porto, e durata per due ore



- 16 luglio, con la GNV Spirit con una fumata scura durata un’ora e 7 minuti.


E questa e’ la classifica finale delle quattro navi con il maggior numero di mancati rispetti della Regola 6, durante  tutto il periodo monitorato:

                                  Numero infrazioni Regola 6

  • Moby Wonder                     38
  • Moby Aki                            31
  • GNV Spirit                          26
  • Moby Drea                          15


Risultati della sorveglianza delle Sentinelle dei Fumi.

Figura 3. Segnalazioni settimanali del numero di mancato rispetto Regola 6
6







La Figura 3 mostra l'andamento settimanale del numero di traghetti che non hanno rispettato la Regola 6 del Genoa Blue Agreement dal 20 giugno al 19 novembre 2024.

Il numero massimo di segnalazioni (ventisette) si è avuto nella settimana tra 4 e 11 luglio 2024.

Successivamente, il numero delle fumate durate più di quattro minuti, è progressivamente diminutivo. Un risultato confermato dalla Capitaneria di Porto di Genova, attribuibile agli interventi della stessa Capitaneria, supportata dalla documentazione fotografica e le testimonianze delle “Sentinelle dei Fumi dal Porto. 

Dal punto di vista tecnico questo risultato si è ottenuto a seguito di velocità di manovre di accosto più lente e da frequenti interventi di manutenzione dei motori, presso i moli delle Riparazioni Navali, da parte dei traghetti più fumosi.


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domenica 1 dicembre 2024

Biossido di azoto nei fumi navali. Emissioni diesel a confronto: traghetti vs autovetture 2)

 Emissioni diesel a confronto: traghetti vs autovetture.

Figura 1. La GNV Polaris, traghetto che entrerà in servizio nel 2025, nella tratta Genova-Palermo


La Grande Nave Veloce (GNV) Polaris, in Figura1, è un nuovo traghetto, alimentato con diesel marino, progettato per avere un' elevata efficenza energetica, finalizzata a ridurne i consumi.
E’ stata anche dotata di moderni impianti per il trattamento delle sue emissioni, con l’obiettivo di ridurre, nei fumi in uscita, le concentrazioni di anidride solforosa (SO2) e di biossido di azoto (NO2). Sono, rispettivamente, uno "scrubber",  per il lavaggio controcorrente dei fumi e un Sistema Catalitico per la Riduzione  (SCR) del biossido di azoto.

Questo traghetto è stato anche progettato per poter alimentare i servizi di bordo con allaccio alla rete elettrica, qualora, nel porto di arrivo, fosse disponibile una banchina elettrificata (Cold Ironing).

A Genova non esiste ancora questo servizio, ancorché programmato e inizialmente finanziato.

Pertanto la GNV Polaris, come tutte le navi che attualmente attraccano ai moli del porto di Genova, dovrà alimentare i suoi servizi di bordo tenendo sempre accesi i suoi generatori diesel, alimentati con diesel marino a basso tenore di zolfo, attualmente 0,5%, che si ridurrà allo 0,1% nel 2025, in quanto questa scelta sarà obbligatoria per tutte le navi che attraverseranno il Mediterraneo.

Come accennato, per ridurre il suo impatto, la GNV Polaris, una volta attraccata ai moli di Genova, sarà costretta a tenere in funzione Scrubber e SCR, per trattare le emissioni dei suoi generatori diesel, e impattare un po’ meno sui quartieri della città,  ma non tanto quanto avrebbe potuto disponendo di una banchina elettrificata.

In base a valutazioni, effettuate da diverse fonti  (ISPRA, Ente UK Ltd, Organizzazione Marittima Internazionale) è possibile stimare che, con il duplice trattamento fumi, applicati alle emissioni di un generatore diesel, a servizio dei consumi elettrici di un traghetto, prodotti con generatori diesel, con una potenza compresa tra 1.000 e 5.000 chiloWatt (kW), un traghetto come la GNV Polaris,  ogni ora, possa emettere in atmosfera da 5 a 10 chili di biossido  di azoto.

Vediamo ora quale sia l'emissione oraria di biossido di azoto di una moderna autovettura diesel, con trattamento fumi Euro 6D.

Figura 2. Autovettura diesel Euro 6D, potenza 121 kW

La Mazda 6, in Figura 2, è una Euro 6D, che utilizza diversi metodi per ridurre le sue emissioni di biossido di azoto: catalizzatore a tre vie, controllo elettronico della miscela, ottimizzazione della combustione.

Il suo motore diesel ha una potenza di 121 chiloWatt (kW), quindi almeno otto volte inferiore alla potenza di un generatore di un traghetto (1.000-5.000 kW).

Quest'auto, durante un percorso urbano, a 30 km/ora, in un'ora emette circa 1 grammo di biossido di azoto, nel pieno rispetto delle attuali normative.

Pertanto, l'emissioni oraria di biossido di azoto di un moderno traghetto, attraccato a moli non elettrificati,  equivale a quella di 5.000 - 10.000 autovetture diesel, della classe Madza 6D, in circolazione in citta', per la stessa durata di tempo.

Per avere un'idea del potenziale impatto sulla qualità dell'aria di Genova del trasporto terrestre e quello navale, può essere utile sapere che, nel 2020, a Genova erano immatricolate 220.000 autovetture diesel e che, nella stagione turistica, il  porto di Genova prevede 8-10 scali giornalieri di traghetti e navi da crociera (Figura 3) che rimangono attraccati ai moli, con i loro generatori accesi, per una decina di ore al giorno.

Questi due sistemi di trasporto, terrestre e navale, per le loro caratteristiche e per le modalità del loro uso, hanno  un impatto importante sulla qualità dell'ambiente delle città che li ospitano e per la salute dei loro abitanti.

Sono, tuttavia, "storie" diverse che meritano di essere ben comprese. 

Sono i “racconti” che faremo nei prossimi post.


Figura 3. Traghetti, navi da crociera, navi commerciali e di servizio (rimorchiatori, navi rifornimento..),  attraccate ai moli e partite alle 19:31 del 13 agosto 2024

La Figura 3 mostra l'affollamento dei moli del porto passeggeri di Genova, durante un normale tardo pomeriggio di agosto, con sette navi passeggeri ai moli, un traghetto appena partito e due nave commerciale (in verde) attraccate ai moli a sud.

Tutte queste navi, in gran parte varate tra dieci e venti anni fa, hanno anche frequenti problemi di corretta manutenzione dei motori, resi evidenti da pesanti e lunghe fumate scure.

Queste fumate, che denunciano il mancato rispetto di una una specifica Regola fissata dalla Capitaneria di Porto di Genova e sottoscritta da tutti gli armatori, nel Genoa Blue Agreement, nel corso del 2024, sono state anche documentate fotograficamente dalle Sentinelle dei Fumi dal Porto e visibili, nei loro circa 200 rapporti giornalieri, pubblicati nei social.

E per l’anzianità di servizio e per una inadeguata manutenzione dei motori, le emissioni orarie di biossido di azoto, di gran parte dei traghetti in servizio a Genova, sono certamente maggiori di quelle stimate per la  nuova GNV Polaris.

E la concentrazione di tutte queste fonti emissive in un’area ristretta e l’effetto di attrazione di traffico veicolare (leggero e pesante), certamente non tutto Euro 6, da parte dei traghetti, sono destinati a peggiorare la qualità dell’aria di tutta la zona portuale e delle aree urbane limitrofe.

Nel prossimo post, utilizzando le misure effettuate dalle centraline ARPAL, mostreremo quanto e come i fumi emessi dalle navi e dal traffico, pesino sulla qualità dell'aria dei quartieri in collina con  vista porto, i quali, d'estate, per molte ore al giorno, si trovano sottovento agli alti fumaioli delle navi ospitate dal porto.

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