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martedì 7 agosto 2012

Uno studio tedesco conclude che bruciare biomasse e' poco ecologico.

Ho ricevuto questa interessante segnalazione  che mi affretto a girarvi.
A  quanto pare aumenta il numero di ricercatori critici al proliferare di centrali termiche alimentate a biomasse.
Il risultati dello studio, che potete scaricare,  nella prima parte e' in tedesco, nella seconda in inglese.
Buona  lettura

Vale la pena scommettere sull'energia da biomasse?

Un report pubblicato dall'Accademia Nazionale delle Scienze tedesche Leopoldina indaga a 360 gradi su vantaggi e svantaggi di biomasse e biocarburanti.
Le controindicazioni di queste fonti energetiche finora sono state sottovalutate. Converrebbero a livello energetico-ambientale solo con alcune  filiere e a determinate condizioni.

Le biomasse, in generale, e i biocarburanti di prima generazione in particolare, non sono il modo migliore per ridurre le emissioni di gas serra.
L'accusa ai limiti dei biofuel non è una novità,
ma il nuovo report pubblicato dall'Accademia Nazionale delle Scienze Tedesche Leopoldina è interessante perché tenta una valutazione a 360 gradi della sreale ostenibilità delle varie forme di bioenergia.
Le principali controindicazioni sono note: per alcune colture e filiere, il bilancio in termini di gas serra può essere negativo e la produzione di bio-carburanti spesso ruba spazio alle colture alimentari, con la conseguenza di far salire il prezzo dei cereali e di causare deforestazione.
Questi sono i motivi per cui,dallo studio (qui in allegato, pdf, la versione inglese da pag 30 in avanti), emerge l'ennesima bocciatura dell'obiettivo europeo 2020 di soddisfare. entro quell'anno, il 10% del fabbisogno energetico per i trasporti con fonti di energia rinnovabile, che rischia di essere coperto quasì totalmente con i bio-carburanti.
Ma, secondo i venti accademici che hanno contribuito alla scrittura del rapporto, il ricorso alle biomasse per la produzione di energia dovrebbe essere limitato:
per ridurre le emissioni di CO2 queste fonti sono molto meno efficienti di altre come eolico e fotovoltaico, anche se ovviamente le biomasse hanno il vantaggio di poter essere trasformate agevolmente in combustibili liquidi o di poter produrre in modo altamente modulabile e in cogenerazione sia elettricità che calore.
Focalizzandosi sul caso tedesco, ma facendo un discorso valido a livello europeo e globale, , il rapporto bolla come troppo ottimistiche sia le valutazioni sugli impatti di biocarburanti e di altri usi energetici biomasse fatte dalla Comunità Europea, sia quelle formulate dall' "IPCC Special Report 2012 on Renewable Energy (SRREN) che quelle del BioÖkonomieRat del Governo tedesco.
La conclusione dei ricercatori tedeschi è che, fatta eccezione per i biocarburanti  derivate da prodotti di scarto e sottoprodotti agricoli, l'uso energetico delle biomasse non è un'opzione praticabile su larga scala per ridurre le emissioni.
Ad esempio, analizzando la filiera forestale tedesca, si ritiene che aumentare o anche solo mantenere il livello delle attuale  produzione di energia da legna, comporta il rischio di compromettere il patrimonio boschivo nazionale, senza contribuire alla riduzione delle emissioni.
Solo foreste mantenute in equilibrio, cioè in cui si ripiantumi di pari passo con il taglio, potrebbero permettere di raggiingere a neutralità, in termini di emissioni di CO2.
I bilanci sono negativi ( la CO2 immessa in atmosfera con la comustione di biomasse è maggiore della CO2 assorbita da queste stesse biomasse, durante la sua crescita)quando a fini energetici si usa biomassa coltivata: in questo caso, tenendo conto dell'uso di nitrati e di altri concimi chimici di sintesi, dell'energia spesa nella coltivazione, nei trattamenti e nei trasporti, le emissioni di CO2 sono quasi sempre superiori alla quantità di CO2 immagazzinata dalla pianta.
Per il biogas, si spiega nel rapporto, solo alcune filiere particolari sono sostenibili e per biodiesel e bioetanolo la sostenibilità è ancora più difficile da ottenere.
A questo si aggiunge il fatto che la quantità di biomassa necessaria per soddisfare l'obiettivo europeo sui trasporti è incompatibile con i terreni disponibili in Europa per la produzione alimentare. Di conseguenza, già oggi, gran parte della biomassa necessariaè imporatta viene dall'importazione da paesi ( Indonesia, Sud America..) nei quali è difficile controllare le filiere.
Nel Raopporto dell'Accademia delle Scienze Leopoldi i biocarburanti di prima generazione, sono tutti bocciati.
Perfino il bioetanolo da canna da zucchero - che con un EROI (rapporto tra rendimento energetico ed energia  investita) che arriva fino ad 8 ed è tra i migliori biocombustibili-  secondo gli autori non è pienamente sostenibile: per avere questi  rendimenti bisogna usare, per il processo di lavorazione, il calore ottenuto bruciando i residui della canna, la cosiddetta bagassa, anziché reinterrarli nel campo come è consuetudine nelle pratiche agricole tradizionali e questo significa sottrarre carbonio organico dal suolo e immetterlo in atmosfera.
Meglio, da questo punto di vista il biogas, i cui residui di lavorazione ( digestato)  vengono resistuiti ai campi come fertilizzanti, permettendo, nelle filiere ben fatte, di avere bilanci negativi in termini di CO2.
Speranze restano in un rapido sviluppo dei biocarburanti di seconda generazione, specialmente quelli a base di materie lignocellulosiche di scarto, che eviterebbero parte degli impatti negativi degli attuali biocarburanti prodotti con mais o grano.
 Il rapporto dell'Accademia Nazionale è invece molto scettico sullo sviluppo dei biocarburanti dalle alghe: con le tecnologie attuali l'EROI dei biocarburanti da alghe è al di sotto di 1, si utilizza più energia per produrli di quella che gli oli prodotti conle alghe permettono di produrre.
Un paragrafo è dedicato anche alla produzione di idrogeno da biomasse. Anche qui siamo lontani dalla competitività: con il metodo più diffuso, cioè ricavando idrogeno  dal metano, si ottiene idrogeno con il costo di 1 $ al chilogrammo; mediante elettrolisi (che può essere fatta anche con l'elettricità prodotta da impianti fotovoltaici ed eolici) il costo sale a 3 $/kg, mentre ottenere l'idrogeno con la pirolisi da biomasse attualmente costa circa 7 $/kg.
In conclusione, vale la pena scommettere sulle biomasse per produrre energia?
Secondo gli autori, per quanto possibile, meglio concentrarsi su altri metodi per ridurre la CO2: efficienza energetica, eolico, fotovoltaico e solare termico.
Le biomasse dovrebbero essere promosse solo laddove non entrino in competizione con la filiera alimentare, abbiano un impatto ambientale sostenibile e un bilancio, in termini di emissioni di gas serra, almeno del 60-70% migliore dei vettori energetici che questi biocombustibili sostituiscono sostituiscono (tipicamente benzina, gasolio e gas naturale). Promettente, in tal senso, è l'uso di scarti e sottoprodotti agricoli, ad esempio l'uso dei reflui degli allevamenti, per ottenere biogas.