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sabato 18 agosto 2012

Taranto: altro che bonifica!

Ho l'impressione che dopo la visita di due ministri, l'ILVA continui a vendere fumo.

Ad esempio, è un pannicello caldo quello che l'ILVA vuol fare per ridurre la polverosità dei grandi depositi di materie prime: aggiungere un legante all'acqua con cui ora tengono umidi i cumuli di carbone all'aperto!

L'immagine che segue, più di tanti discorsi, da una chiara idea a che livello di arretratezza sia la più grande acciaieria d'Europa (foto in  basso), confrontata con le scelte impiantistiche di una acciaierie della Corea del Sud (foto in alto), un nostro concorrente sul mercato mondiale dell'acciaio.


E questo riguarda solo il parco minerali che, dal punto di vista sanitario, è un problema minore, in quanto le dimensioni delle polveri di carbone e di ossido di ferro che si disperdono durante la movimentazione sono molto grandi e non in grado di entrare nelle vie respiratorie.
I veri problemi di Taranto sono le vecchie cokerie, che l' ILVA ha rimesso in funzione, e il reparto Agglomerazione.
E da qui che escono i cancerogeni (benzene, benzopirene, diossine) e per garantire la salute di lavoratori e cittadini non c'è altra soluzione che chiudere entrambi, al più presto possibile.
La verità è che, se Taranto deve ancora produrre acciaio,  bisognerebbe rifare tutto l'impianto, di sana pianta.
E per fare questo bisogna chiudere, ma nessuno andrebbe a casa, in quanto la chiusura, la bonifica e la ricostruzione di nuovi moderni impianti richiede lavoro e operai, ma anche capitali e qui temo, Riva non ci sente:per fare affari bisogna che tutto continui come ora, con un pò di fumo negli occhi dei politici di turno e del sindacato.