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martedì 30 dicembre 2008

Produciamone Meno

Con gli auguri di Buon Anno, vi regalo una semplice ricetta per ridurre rapidamente la produzione di rifiuti.
Ne parleremo ai primi di Gennaio al nostro Sindaco. Vi farò sapere come è andata. Da parte vostra, se l'idea vi convince, fate analoga proposta ai vostri amministratori.
BUON ANNO


LA SOLUZIONE AL PROBLEMA RIFIUTI?
PRODURNE DI MENO!


E’ lapalissiano affermare che il rifiuto che si gestisce meglio, con importanti vantaggi economici ed ambientali è il “rifiuto che non c’è”, quello che si è evitato di produrre.

A questa sacrosanta verità comincia a crederci persino l’Unione Europea che ha stabilito che nei prossimi anni il nostro obiettivo prioritario dovrà essere quello di ridurre la produzione pro-capite di rifiuti.

Purtroppo questa scelta si scontra con la percezione comune che la produzione di rifiuti possa essere un indice di benessere, in quanto, si ripete spesso, il Prodotto Interno Lordo (PIL) aumenta con l’aumentare dei rifiuti.

Questo è vero, ma il problema è che il PIL non è un indice di vero benessere.

Ad esempio, rimanendo nel tema, l’uso di una pila ricaricabile, per tutto il periodo della sua vita utile, evita la produzione e lo smaltimento di diverse centinaia  di pile “usa e getta”. Il risultato di questa semplice scelta, che non modifica in modo sostanziale i nostri stili di vita (se non quello di ricordarsi di ricaricare le pile) è quello di una netta diminuzione dei rifiuti; tuttavia, per la mancata produzione e smaltimento delle pile “usa e getta” diminuirà anche il PIL!

Oggi, la raccolta e lo smaltimento in sicurezza dei nostri rifiuti  costa circa 15 centesimi al chilo e questa cifra è totalmente a carico del cittadino utente, al quale la Legge chiede la piena copertura dei costi del servizio, attraverso l’applicazione di una Tariffa (TIA). Tuttavia, la stessa Legge prevede che la Tariffa deve tener conto della effettiva produzione di rifiuti da parte del cittadino contribuente. In altre parole dovrebbe ”pagare di più chi produce più rifiuti”, ma, ovviamente è anche vero che dovrebbe “pagare di meno chi produce meno rifiuti”.

Ovviamente quantificare l’effettiva produzione di rifiuti di ogni singola famiglia e azienda, non è possibile senza una radicale trasformazione degli attuali metodi di raccolta (dagli attuali  “cassonetto e campana” passare  alla raccolta differenziata di prossimità ovvero al “porta a porta”).
Tuttavia è anche possibile attuare una diversa strategia, di più facile  e rapida realizzazione per riconoscere e premiare economicamente chi produce meno rifiuti.

Ed questa è la proposta che facciamo ad AMIU e Comune.

In tutte le situazioni in cui cittadini ed aziende possono facilmente dimostrare, per autocertificazione, di  avere una produzione di rifiuti inferiore alla media,  riconoscere loro un premio per “mancata produzione”, un premio stimato in 8 centesimi per ogni chilo di rifiuto non prodotto, circa la metà dei costi per il suo ritiro e smaltimento.

In questo modo, le scelte dei cittadini virtuosi avranno una ricompensa economica per i loro diversi stili di vita (ad esempio, fare compostaggio domestico). L’AMIU vedrà ridotte le proprie entrate nel capitolo TIA, ma potrà ridurre le uscite su altre voci di bilancio,in quanto per ogni chilo di rifiuto non prodotto non dovrà raccoglierlo, trasportarlo, pre-trattarlo, smaltirlo. Meno rifiuti da raccogliere significa anche meno cassonetti da distribuire sul territorio, meno cassonetti da lavare, ma anche una più lunga vita utile di Scarpino e una minore vita post chiusura della discarica: e tutto questo produce  ulteriori risparmi per l’AMIU.

Meno rifiuti da raccogliere significa anche meno mano d’opera da utilizzare a questo specifico scopo, ma certamente è manodopera da utilizzare meglio nella raccolta Porta a Porta che, sappiamo, richiede più forza lavoro, ma che, se estesa a tutta la città, alla fine costerà meno (per evitato smaltimento, grazie al riciclo) dell’attuale gestione, con un possibile ulteriore riduzione dei costi.

Proviamo a fare qualche conto in tasca ai genovesi, se questa ipotesi troverà favorevoli Comune e AMIU.

Ogni componente di una famiglia, ogni anno, produce circa 250 chili di rifiuti; se si riduce questa quantità del 20 %, la produzione potrebbe scendere a 200 chili e per i 50 chili di rifiuti annualmente non prodotti, l’AMIU, in base alla nostra proposta, potrebbe riconoscere uno sconto, sulla TIA,  di 4 euro; per una famiglia di tre persone che ha deciso di attivare buone pratiche nella gestione dei propri rifiuti potrebbero essere 12  gli euro risparmiati ogni anno.

Ovviamente le cifre in gioco potrebbero essere decisamente più importanti per attività che producono grandi quantità di rifiuti quali mense aziendali, mercati,  centri commerciali, ovvero tutte le attività che producono rifiuti speciali assimilati agli urbani e che, con questa loro produzione, fanno lievitare a circa 600 chili la produzione procapite dei genovesi.
Queste aziende, oltre che attivare forme di riduzione dei propri rifiuti, potrebbero attivare politiche di riduzione dei rifiuti dei propri clienti, scelte che, a nostro avviso, meriterebbero  altrettanta attenzione da parte dei gestori della cosa pubblica. 

Vediamo ora come potrebbe essere possibile produrre meno rifiuti, in una maniera quantificabile e verificabile, ovvia condizione per  ottenere il riconoscimento dello sconto.

Un esempio concreto è il compostaggio domestico. La famiglia che attiva questa pratica che trasforma in terriccio gli scarti di cucina e usa questo terriccio nel proprio orto, nel proprio giardino o nei vasi di gerani tenuti sui balconi o sul terrazzo, evita la produzione di circa 50 chili di rifiuti ogni anno, per ognuno dei suoi componenti. Per una famiglia tipo di tre persone, fanno 150 chili di rifiuti non prodotti, che rappresentano dal 20 al 30 % della produzione della stessa famiglia se non facesse compostaggio.
In base alla nostra proposta, questa famiglia potrebbe godere uno sconto annuo  di 12 euro.

Questa cifra è molto simile a quella che già oggi il Comune di Genova sconta sulla TIA (15 euro) alle circa 300 famiglie che, in questi primi mesi di attuazione hanno autocertificato di fare compostaggio domestico. La veridicità di questa autocertificazione è semplice: una visita dei vigili può rapidamente verificare se esiste la compostiera, se è piena e se ci sono giardini o vasi idonei per ricevere il compost autoprodotto come la famiglia ha auto certificato.

E ora facciamo qualche altro esempio di scelte di riduzione della propria produzione di rifiuti  autocertificabili e  verificabili:

• Uso di pannolini lavabili : si allega all’autocertificazione il certificato di nascita del proprio bambino e le ricevute per l’acquisto dei pannolini.
• Uso di acqua alla spina e in brocca nei bar e nella ristorazione: ricevuta acquisto impianto di depurazione e verifica
• Abolizione di stoviglie “usa e getta” nella ristorazione aziendale: verifica diretta
• Uso di sapone e shampoo in dispenser per la clientela alberghiera:  ricevute e verifica
• Cessione al Banco Alimentare e al Last Minute Market delle derrate in scadenza o fuori specifiche dei centri commerciali e della ristorazione:  copia dell’accordo con le rispettive onlus che provvedono a ritirare gli alimenti e a distribuirli agli enti di beneficenza.
• Uso di cassette per la frutta riutilizzabili da parte di negozi e mercati ortofrutta: ricevuta acquisto
• Installazione nei centri commerciali di distributori di prodotti sfusi e alla spina: ricevuta acquisto

E infine ecco un elenco delle possibili iniziative da parte di attività commerciali ,finalizzate a potenziare il riciclo e il riuso e che potrebbero rientrare nelle pratiche da incentivare economicamente, sempre con il meccanismo della autocertificazione:

• Centri commerciali che all’uscita mettono, a disposizione dei clienti, contenitori per la raccolta differenziata degli imballaggi non essenziali dei prodotti acquistati
• Centri commerciali che all’ingresso, in cambio di buoni acquisto, offrono il servizio di raccolta differenziata di vetro, lattine, contenitori in plastica, cartoni, conferiti dai clienti
• Centri commerciali e negozi che aboliscono i sacchetti in plastica
• Mercatini dell’usato (oggi pagano la TIA a metro quadrato)
• Negozi di elettrodomestici che ritirano pile, lampade fluorescenti, piccoli elettrodomestici  guasti, conferiti dai loro clienti direttamente nel loro negozio con AMIU che provvede al ritiro e al corretto smaltimento
• Edicole che effettuano la raccolta dei giornali del giorno prima, conferiti dai loro clienti, con ritiro e riciclo da parte di AMIU
• Ristoranti che offrono ai loro clienti il servizio di potersi portare a casa gli avanzi del pranzo

Per la quantificazione degli sconti TIA da applicare in tutte queste iniziative, vale il criterio generale che lo sconto deve essere proporzionale alla effettiva o presunta riduzione nella produzione di rifiuti, la cui entità dovrà oggetto di specifici studi di settore.

Oggi, a Genova, la produzione media procapite di rifiuti, stimata sommando la produzione delle famiglie e delle aziende, è di 560 chili all’anno. Grazie agli incentivi alla minore produzione  e raggiugendo su tutta la città il 20% di riduzione, se tutti i genovesi aderissero a questa iniziativa la produzione di rifiuti si potrebbero attestare  a 448 chili procapite; non si tratta di un valore fuori dal mondo: 467 chili per abitante è l’attuale produzione di rifiuti di un veneto, che è così bassa perché da tempo, in questa regione,  si stanno realizzando buone pratiche per la riduzione della produzione di rifiuti.

E per concludere, proviamo a simulare i possibili effetti di queste scelte sulla gestione dei Materiali post consumo prodotti dai genovesi, in una ipotesi,  sul breve tempo forse più realistica.

Ipotizziamo che nel giro di qualche mese, dopo una ben orchestrata campagna promozionale,  il 20% della popolazione genovese (120.000 persone, 40.000 famiglie), convinta dagli sconti sulla TIA, aderisca direttamente o indirettamente alla politica di riduzione della produzione di rifiuti e che ognuno di loro contribuisca a ridurre del 20 % l’attuale produzione media di rifiuti.

In questo caso, se la campagna di riduzione funziona, l’AMIU non dovrà più gestire 14.400 tonnellate di rifiuti all’anno (4% dell’attuale produzione), con una riduzione delle proprie entrate di 1.152.000 euro all’anno (l’1% del suo attuale bilancio), soldi che, scontati dalla TIA, entreranno nei bilanci delle famiglie e delle aziende che avranno autocertificato le proprie pratiche di riduzione.

L’AMIU, a sua volta, potrà cancellare circa 2.000 viaggi di camion all’anno per il conferimento a Scarpino (e il gasolio da loro consumato) dei rifiuti non prodotti e potrà togliere dalla città almeno 150 cassonetti, diventati inutili. Infine, ogni anno, a Scarpino ( la discarica a servizio di Genova)  si risparmieranno 48.000 metri cubi di volumi disponibili, (un cubo con lati lunghi 219 metri), pari a circa l’1% dei volumi attualmente autorizzati.