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lunedì 5 gennaio 2009

Oilio e Petrolio

La scorsa domenica sono stato di nuovo ospite di Sabato&Domenica su RAI 1;argomento della trasmissione, la possibile prossima apertura di due pozzi petroliferi in Abruzzo.
Ebbene si, oltre alla Basilicata, abbiamo giacimenti di petrolio anche in Abruzzo, dalle parti di Ortona(CH).
E' dal 2001 che l'ENI ha acquistato terreni e avuti tutti i permessi per l'estrazione e il preraffinamento del greggio e del gas con il pieno consenso di Comuni, Provincia e Regione. Peccato che poco o nulla ne sapevano i cittadini più direttamente interessati, in particolare oliviculturi e viticultori che hanno realizzato in zona una fiorente produzione agricola di alta qualità.
E ora la smania di petrolio e di "sviluppismo" del governo rischia di mettere in discussione tutto questo.
Solo ora, dopo le prime vibrate proteste dei cittadini, le amministrazioni locali si sono svegliate e hanno commissionato all'Istituto Mario Negri uno studio sull'impatto ambientale e sanitario;  e i primi risultati di questo studio dicono che le Valutazioni di Impatto Ambientale approntate dall'ENI, ed approvate, sottovalutavano le ricadute ambientali.
Da parte mia ho rincarato la dose, in quanto anche lo studio preliminare del Mario Negri, ignora la sicura formazione di polveri fini secondarie e la maggiore produzione di ozono e di smog fotochimico a causa delle emissioni degli impianti termici  previsti e delle perdite per evaporazione del petrolio estratto e stoccato ( idrocarburi, ossidi di azoto).
Infine, sembra che tutti abbiano ignorato i possibili rischi di incidenti gravi durante il trasporto del greggio; proprio ieri, nel porto petroli di Genova c'è stato l'ennesimo principio di incendio a bordo di una petroliera in fase di carico.
Comunque le stime del Mario Negri parlano di possibile superamento dei valori di inquinamento che mettono a rischio la produzione agricola locale, il cui valore, i base ad  una stima cautelativa di questo Istituto  è pari a 140.000 euro all'anno.
Lo sfruttamento del giacimento durerà, se va bene, 30 anni, tanti quanti ne serve ad un uliveto per diventare produttivo. Il problema è che cessata l'estrazione di petrolio, restano per decenni i danni ambientali provocati mentre un uliveto produce i suoi frutti per secoli nel pieno rispetto dell'ambiente e del paesaggio.
Non sappiamo come questa brutta storia all'italiana finirà. La novità è che la Chiesa locale, con i suoi massimi rappresentanti, oggi si è messa di traverso al progetto di sfruttamento a difesa del  sapiente frutto del lavoro agricolo in Abruzzo: l'olio e il vino, fonti di "energia" rinnovabile, a basso impatto ambietale.

Postato da: federico46 a 13:15 | link | commenti (2)
ambiente e società, biomasse


Commenti:
#1  05 Gennaio 2009 - 13:55
 
Ho visto il tuo intervento in Rai, bravissimo!

Aggiungo e confermo quanto ho già sentito dire, il vero oro nero da quelle parti è l'olio e il vino, non certo il petrolio.

A quanto ammonterebbe indicativamente in percentuale, sul fabbisogno nazionale stimato, il giacimento scoperto in abruzzo ? Suppongo assai poco.
utente anonimo
#2  05 Gennaio 2009 - 16:38
 
Si prevede che il Centro Oli di Ortona possa produrre 7.230 barili di greggio semilavorato al giorno.
A questa quantità occorre detrarre la quantità di petrolio (energia) necessaria per il pompaggio, i trattamenti e i trasporti; questi consumi energetici sono la principale causa del degrado ambientale che si stima nella zona. Una previsione ottimistica (al ribasso) può valutare nel 10%, questo costo energetico.
Quindi i barili "utili" che escono dal centro potrebbero essere circa 6.510 al giorno.
Ogni giorno il nostro paese consuma circa 2 milioni di barili di petrolio.
Pertanto, il contributo del Centro oli di Ortona, sarà pari allo 0,3% del bilancio petrolifero nazionale.