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mercoledì 20 marzo 2013

Trattamenti Meccanico Biologici: la carta vincente nella strategia Rifiuti Zero


Trattamenti Meccanico Biologici (TMB): la carta vincente nella strategia Rifiuti Zero.


La proposta di Legge d’iniziativa popolare “Rifiuti Zero” si pone l’obiettivo, entro il 2020, di recuperare il 95% di materia, dai nostri scarti urbani. Sembra una “missione impossibile”, ma quest’obiettivo rientra nelle potenzialità di approcci metodologici innovativi già ampiamente collaudati, i Trattamenti Meccanico Biologici (TMB).

Un altro obiettivo strategico previsto dalla Legge, è quello della riduzione alla fonte: se nel 2000 ogni italiano produceva 491 chili dirifiuti, nel 2020, dovrà produrne il 20 % in meno (- 98 chili) e quindi scendere a 393 chili a testa. Anche questa non è una missione impossibile, perché l’obiettivo fissato dalla Legge non molto è lontano dall’attuale (2010) produzione pro-capite del Veneto: 488 chili/abitante.

I TMB sono definiti come trattamenti a “freddo” poiché evitano la combustione diretta degli scarti. In particolare, questi impianti utilizzano sistemi meccanici e fisici per separare e purificare diverse frazioni quali: carta e cartone, alluminio, ferro e acciaio, plastiche miste. Trattamenti meccanici più evoluti, con sensori a raggi infrarossi, sono in grado di separare gli imballaggi in plastica in base al tipo di polimero utilizzato (PET, PVC, PE, PS…).

Queste separazioni possono essere fatta a valle delle raccolte differenziate, per migliorarne la qualità e spuntare prezzi migliori sul mercato del riciclo, ma possono essere utilizzate  anche sulla frazione residuale non differenziata.

Nel 2010, a livello nazionale, abbiamo differenziato solo il 35,3%  dei nostri scarti. Poiché in questi scarti, oltre l’85% è riciclabile (in massima parte imballaggi e scarti di cucina) abbiamo buttato in discarica e negli inceneritori circa il 65% dei nostri materiali post consumo.

Poiché una tonnellata di cartone vale 93 euro nel mercato del riciclo e la plastica di qualità vale ben 276 euro a tonnellata, con le scelte attuali buttiamo via, letteralmente qualcosa come mezzo miliardo di euro all’anno.

I Trattamenti Meccanici permettono di recuperare gran parte di questa materia (inerti, vetro, metalli, cellulosa, polimeri plastici) e il loro valore monetario, da reimmettere in nuovi cicli produttivi.

Parliamo ora dei Trattamenti Biologici. In sintesi, con questi trattamenti che precedono quelli fisici, facciamo lavorare per noi batteri e microorganismi che, mangiando letteralmente i nostri scarti biodegradabili, li trasformano in innocui vapore acqueo e anidride  carbonica, con il compostaggio ed in anidride carbonica e metano (biogas) con la digestione anaerobica.

Il metano, adeguatamente purificato è indistinguibile dal metano russo o libico e può essere immesso nella rete di distribuzione del gas e nelle bombole delle autovetture a metano.

Il compost che si produce in entrambi i processi biologici è un terriccio con un alto contenuto di carbonio organico che, come ammendante, deve essere usato in agricoltura per produrre nuovo cibo e contribuire al recupero della fertilità dei nostri terreni agricoli che, dopo decenni di trattamenti chimici si stanno avviando, specialmente nell’Italia meridionale, verso la desertificazione.

Con questi trattamenti biologici si riutilizza o s’inertizza gran parte della materia organica biodegrabile presente nei nostri scarti che, sommando scarti di cucina e della preparazione di cibo, sfalci e potature, carta e cartone per usi alimentari, materia organica presente in pannolini e pannoloni, rappresentano circa il 60% dei nostri scarti urbani.

A questo punto, qualcuno potrebbe dire “ Ma perché queste scelte non le abbiano ancora fatte? Come può essere possibile evitare le emergenze rifiuti, tipo Napoli, senza l’aiuto dei termovalorizzatori?”.
La nostra risposta è che la rivoluzione “Rifiuti Zero” è possibile, poiché approvando questa Legge di Iniziativa Popolare, il Parlamento fa le scelte giuste a favore degli Italiani ed elimina una vera e propria truffa a loro danno, cominciata nel 1999.

Con il Decreto n. 79/1999, noto anche con «primo decreto Bersani», con il recepimento di normative europee a favore delle Energie Rinnovabili, è stato introdotto un nuovo sistema d’incentivazione di mercato, basato sui “Certificati Verdi” che ha sostituito il vecchio sistema d’incentivazione a sussidio, legato al Programma CIP 6/92.

In sintesi, con denaro preso dalle bollette della luce di tutti gli Italiani, una nuova tassa del 7% applicata sui chilowattore consumati, s’incentiva la produzione di elettricità da fonti rinnovabili, pagandola circa tre volte di più, rispetto al valore di mercato. Scelta condivisibile per fotovoltaico, eolico, idraulico, geotermico, fonti realmente rinnovabili e con basso impatto ambientale, se gestite con buon senso.

Peccato che, al momento dell’approvazione del Parlamento, una mano ignota abbia introdotto nella normativa europea che stavamo approvando, un codicillo, tutto italiano,  che faceva diventare, per assimilazione, i rifiuti urbani una fonte d’energia rinnovabile.

In questo modo, termo-valorizzando i rifiuti diventati combustibili “rinnovabili” si fanno grandi affari garantiti; ad esempio, nel 2004, a favore degli inceneritori, operativi nel nostro paese, sono stati erogati Certificati Verdi per 2,4 miliardi di euro.

Firmato il decreto 79/1999, gli amici degli inceneritori si sono potuti scatenare, con l’obiettivo dichiarato di realizzare un inceneritore in ogni provincia.

Poiché nessun incentivo è previsto per riciclo, compostaggio e meno che meno per politiche di riduzione forse, ora vi dovrebbero essere più chiare le vere cause delle emergenze rifiuti che, dal 1999, affliggono questo Paese.

La Legge d’Iniziativa Popolare “Rifiuti Zero” taglia alla radice questo scandaloso furto a danno degli Italiani: abolisce gli incentivi agli inceneritori e ai cementifici che usano i rifiuti come combustibili e tassa gli inceneritori, come fanno da anni, Austria, Danimarca, Svezia, per favorire il riciclo.

E, in base alla nuova Legge, gli introiti di questa tassa e di quella già in vigore per le discariche, saranno integralmente usati per finanziare gli impianti finalizzati al riuso, al riciclaggio, al compostaggio e alla digestione anaerobica. Incentivi saranno erogati anche per attivare in tutti i Comuni, sistemi di raccolta differenziata domiciliare, con tariffazione puntuale che ridurrà le spese di famiglie e aziende che differenziano i propri scarti e producono pochi rifiuti.

Finanziamenti pubblici andranno anche ai Centri di Ricerca che si specializzeranno per studiare metodi per il recupero spinto della materia. In questo modo, ad esempio, sarà possibile accelerare i tempi per rendere competitive tecniche, già note, per trasformare scarti ricchi di cellulosa (carta e cartone) e di plastiche miste, in nuove materie ad alto contenuto energetico, rispettivamente in etanolo e in gasolio, entrambi utilizzabili per l’autotrazione.

In attesa che queste tecnologie diventino mature, le frazioni separate dai TMB, ricche di cellulosa e quelle composte prevalentemente da plastiche miste non riciclabili, , potranno essere collocate, senza particolari impatti ambientali, in aree di stoccaggio temporanee che, tra qualche anno, diventeranno vere e proprie miniere di Materie Seconde ad alto valore aggiunto.

Federico Valerio
Chimico Ambientale
Comitato Tecnico-Scientifico LIP Rifiuti Zero