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sabato 30 marzo 2013

Fracking: vale la pena raschiare il barile?


Dopo lo "spread", ci tocca imparare un altro neologismo: "fracking".

E' un termine talmente nuovo che non si trova nei vecchi vocabolari d'Inglese.

Potremmo tradurlo come  "frantumazione", meglio "frantumazione a pressione idraulica".

E' una tecnica per recuperare gas e petrolio imprigionati in rocce e sabbie compattate e, per questo, non estraibili con i metodi tradizionali, quali i pozzi verticali.

Con un pozzo verticale si arriva alla profondità in cui sono presenti strati gelogici ricchi di idrocarburi. Da qui, all'interno dello strato,  si scava un pozzo  orizzontale, lungo alcuni chilometri, all'interno del quale è inviato ad alta pressione un liquido composto da una emulsione in acqua di sabbia e ceramica in polvere, chiamato "proppant", il cui compito è di fessurare in profondità lo strato attraversato.

Successivamente, attraverso queste fratture, petrolio, metano e liquido fessurante sono pompati verso la superfice in corrispondenza del pozzo.

Il liquido fessurante è fatto per l' 80,5% di acqua, il 19% di "proppant"e il 0,5 di additivi chimici, utilizzati per inibire la crescita batterica, ridurre la frizione ed aumentare la viscosità.

La composizione di questi additivi è, per legge,  segreta, per lo meno negli USA, ma certamente contengono composti tossici e cancerogeni.

Applicata per la prima volta nel 1949, la fratturazione idraulica ha avuto un boom, a partire dagli ultimi ultimi dieci anni, in particolare negli Stati Uniti.

Attualmente, nel solo Nord Dakota, 8.000 pozzi utilizzano questa tecnica estrattiva, con la produzione giornaliera di 660.000 barili di petrolio ma, in considerazione  dell'estensione dello strato geologico che si sta sfruttando,  si stima di poter arrivare solo in questo Stato a 40.000 - 50.000 pozzi attivi.

Ref: Nat. Geographic march 2013
Nella figura a sinistra, ripresa da un articolo di National Geographic dedicato alle "speranze e ai rischi del fracking",  sono riportate le localizzazione degli attuali pozzi di petrolio scavati con la tecnica del fracking nelle vicinanze della cittadina di Williston (Nord Dakota)

Ogni pallino nero corrisponde ad un pozzo attivo!

Ogni riga che parte da ciascun pozzo identifica il percorso dei corrispondenti pozzi orizzontali lungo i quali avviene la frantumazione delle rocce ricche di idrocarburi.

Si stima che ognuno di questi pozzi, durante l'intero periodo di sfruttamento abbia bisogno di 7,6 milioni di litri d'acqua, di 15 milioni di fluido fratturante  e di 5.000 litri di addittivi.

Tutti questi materiali, dopo essere stati iniettati in pressione lungo il pozzo orizzontale, sono ripompati in superfice, insieme al petrolio estratto dalle rocce.

Una volta separati dal petrolio, questi fluidi che fine fanno?

Per l'80% sono messi "sotto al tappeto", iniettati in altri pozzi, fuori dal Nord Dakota, a qualche chilometro di profondità, teoricamente sotto la falda acquifera.

Ovviamente, come succede normalmente in questi casi, le assicurazioni dei tecnici sulla innocuità di questo smaltimento, sono già state smentite dai fatti e molti pozzi d'acqua dolce sono risultati contaminati da questi fluidi estrattivi.

Altrettanto ovviamente, a livello statale non è successo niente, in quanto, anche negli USA continuare a produrre e consumare val bene qualche pozzo contaminato.

Ma il rischio di contaminazione dei pozzi non è l'unico problema per chi, da secoli, abita queste pianure, dedicandosi alla produzione agricola.

Queste grandi pianure producono orzo, grano, semi di girasole, erba medica e ovviamente hanno bisogno di acqua, in concorrenza con l'uso di acqua per il "fracking" e, come abbiamo visto, a rischio di contaminazione per questa nuova attività estrattiva.

Ma c'è un nuovo problema: la piovosità di questi Stati da decenni si va riducendo, con lunghi periodi di siccittà.

Certamente questi sono gli effetti climatici indotti dal continuo e crescente consumo di combustibili fossili, quali quelli che, per una ventina di anni sarà possibile estrarre dalla Terra con queste nuove tecniche qui, negli USA, ma anche da noi, in Abruzzo e lungo le nostre coste.

Ne parleremo nei prossimi post, anche perchè pare proprio che il " fraching" non comporti solo un problema di inquinamento delle falde,  ma anche di terremoti, come si è dimostrato essere avvenuto nell' Oklahoma, un altro Stato trivellato di pozzi con fantumazione idraulica.