Translate

sabato 12 gennaio 2013

Malasanita' e mobilità insostenibile


Di seguito riporto uno stralcio di un interessante studio su quanto le scelte di mobilita' urbana possano incidere sul bilancio delle spese sanitarie per i danni provocati dall'inquinamento e dagli incidenti stradali. 
La funzione che prima di tutto mette l'uomo nella capacità di produrre è la mobilità: andare a lavoro, incontrare persone, trasportare beni e materie. Tutto è mobilità: l'80% delle attività svolte quotidianamente implica la necessità di spostarsi dal luogo di residenza. Ma se il primo processo produttivo è la mobilità, la sostenibilità di un territorio deve per forza di cose essere prima di tutto una sostenibilità degli spostamenti. Muoversi implica delle scelte (auto privata, mezzo pubblico e quale tipo di mezzo) per questo un indicatore della sostenibilità deve pesare le conseguenze di queste scelte.
Il confronto con la spesa sanitaria è lo strumento che più di tutti offre la possibilità di misurare quanto queste scelte stanno indebitando la Comunità che le fa nei confronti delle proprie disponibilità attuali e future. La spesa sanitaria è in aumento in gran parte dei Paesi dell'Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE) sia in termini relativi, rispetto al prodotto interno lordo (PIL), sia in termini assoluti. Calcolando - grazie a studi e modelli di impatto sanitario sviluppati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità e dall’Istituto Superiore della Sanità - quante persone avranno bisogno di usufruire dei servizi del Sistema Sanitario per patologie legate all’inquinamento dell’aria, alla rumorosità o agli incidenti causati dall’attuale ripartizione modale degli spostamenti si può calcolare lo spread del trasporto collettivo. Un TC-spread = 100 significa dire che il Paese ha una mobilità strutturata in modo da comportare dei costi sociali pari al 50% della spesa sanitaria corrente. Un TC-spread inferiore a 100 punti significa che i costi della mobilità sono inferiori al 50% della spesa sanitaria corrente: il Paese ha una mobilità che contiene le contaminazioni ambientali legate alle scelte di mobilità e i costi della morbilità e mortalità da incidenti senza causare un disavanzo nella spesa sanitaria futura.
Un TC-spread compreso tra 100 e 200 punti indica che i costi sociali della mobilità hanno un peso compreso tra il 50% e il 100% della spesa sanitaria corrente. La sostenibilità è contenuta entro i 300 punti di TC-spread ovvero entro il 150% di scarto con la spesa sanitaria corrente: ammettendo che la quota pubblica sia integrata da un 50% di spesa integrativa privata il sistema può rimanere stabile. Fermo restando il carattere generale di queste valutazioni, la soglia dei 300 punti di TC-spread è quella che indica che la mobilità sta causando un indebitamento sociale sulla spesa sanitaria futura. Quest'indebitamento non ha una scadenza nel breve termine ma inizia ad essere riscosso con i tempi di sviluppo delle patologie legate alle contaminazioni ambientali (5-10 anni). Il TC-spread per l’Italia, a quota 475, mostra chiaramente quanto sia necessario ripartire dal trasporto pubblico locale se si vuole realmente far ripartire il Paese.

In sintesi, le scelte fatte dal nostro Paese, a partire dagli anni 50, di favorire la Fiat, convincendo tutti gli Italiani di quanto fosse bello avere più autovetture per nucleo famigliare, hanno un insostenibile costo sanitario.


E' tempo di invertire questa scelta, che ci costa anche in termini di consumi energetici e di territorio.


Il trasporto collettivo su ferro e' la risposta a basso impatto ambientale e sanitario che altri paesi europei hanno adottato da tempo.

E la mobilità ciclabile e' un'altra possibilità che l'Italia deve assolutamente sviluppare.


E non bisogna dimenticare che esiste anche la possibilità di ridurre la mobilità non obbligata.
La telematica, sempre di più deve poterci permettere di fare documenti, acquistare beni e servizi senza uscire da casa.
E, in molti casi, il telelavoro e' un' altra possibilità, molto interessante, che può evitare di trasformarci, almeno in parte, in pendolari.