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giovedì 15 novembre 2012

Chi non fa la raccolta differenziata danneggia anche te.

QUESTA SI CHE E' UNA BUONA NOTIZIA!

15 novembre. Repubblica Genova

Rifiuti, i sindaci pagano i danni
Raccolta differenziata misera, la Corte dei Conti chiede risarcimenti
milionari

SINDACI, assessori e funzionari della Liguria che non hanno fatto nulla
per alzare la misera percentuale di raccolta differenziata dei rifiuti,
rischiano di tasca loro. La procura della Corte dei Conti, infatti, ha
appena mandato a giudizio l’attuale e l’ex sindaco di Recco e i loro
rispettivi assessori, per non aver rispettato le percentuali minime di
differenziata imposte dalla legge. Stima dello spreco di soldi pubblici:
un milione e 200 mila euro. Contestato il danno economico derivante da
tributi e sanzioni per l’eccessivo conferimento in discarica, ma anche, ed
è la prima volta in Italia, il danno ambientale. E ora nel mirino ci sono
Genova e altri venti comuni. La Guardia di Finanza ha già acquisito
documenti, contratti e statistiche da Sarzana a Ventimiglia.

La raccolta differenziata non decolla la Corte dei Conti processa i sindaci
Recco primo caso, chiesto un milione di multa per gli amministratori della
città
L’inchiesta
MARCO PREVE

L’ATTUALE sindaco di Recco e il suo predecessore, i rispettivi assessori
all’ambiente e il dirigente comunale responsabile del settore sono stati
citati a giudizio dalla procura della Corte dei Conti per aver causato un
danno erariale derivante dal mancato rispetto delle percentuali di
raccolta differenziata dei rifiuti. I cinque, in caso di condanna,
dovranno risarcire un milione e 200 mila euro.
Se per il danno economico originato dai maggiori tributi e dalle sanzioni
per i quantitativi extra conferiti in discarica, si tratta del terzo
processo del genere in Italia, per la prima volta nel nostro paese è
stato, invece, contestato ai cinque “invitati” (l’invito a dedurre è
l’equivalente dell’avviso di garanzia penale) il danno ambientale, pari a
circa 80 mila euro. Il procuratore regionale Ermete Bogetti lo collega
all’aumento illegittimo di rifiuti portati in discarica,
che contribuiscono ad aumentare il «deterioramneto della risorsa naturale
terreno, mediante l’introduzione di sostanze e organismi nocivi per
l’ambiente e nell’immissione in atmosfera di gas nocivi».
Ma, aldilà di questi aspetti, l’inchiesta della Corte affidata ai
finanzieri della Sezione Accertamenti Danni Erariali del Nucleo di Polizia
Tributaria di Genova, rappresenta un vero e proprio terremoto per quasi
tutti i comuni liguri visto che — e lo raccontiamo in queste stesse pagine
— la nostra regione è all’ultimo posto tra quelle del centro nord per la
raccolta differenziata e al sud è superata anche dalla Campania.
Per quanto riguarda Recco verranno processati Gianluca Buccilli, sindaco
dal 1999 al 2009, l’attuale primo cittadino Dario Capurro, l’ex assessore
Stefano Bersanetti e il suo successore Franco Senarega, oltre al
funzionario Franco Canovi. Gli anni presi in esame vanno dal 2006 al 2010
quando era in vigore una convenzione siglata nel 2003 tra il Comune di
Recco e quello di Genova che affidava il servizio di raccolta e
conferimento all’Amiu. Nel 2010, Recco ha assegnato ad un’altra società il
servizio dopo lo svolgimento di una gara d’appalto.
La citazione della Corte contesta le bassissime percentuali di
differenziata. Se le leggi in materia stabilivano che per il 2006 e il
2010 i livelli minimi dovevano essere del 35% e del 60%, le statistiche di
Recco fanno segnare rispettivamente dei miseri 11,89% e 22,83%.
La colpa di amministratori e
funzionari, secondo la procura è di aver «omesso di assumere qualsivoglia
iniziativa atta a ricondurre la gestione dei rifiuti nell’ambito della
legge.. promuovere azioni nei confronti di Amiu che in violazione del
contratto... non ha rispettato i limiti minimi di legge di raccolta
differenziata». I cinque sono difesi dall’avvocato Alessandro Ghibellini.
L’ex gloria della pallanuoto locale è da tempo un consulente del Comune di
Recco e di recente si è pure occupato di igiene urbana, ma in questo caso
si smarca dal suo precedente ruolo, con un ardito dribbling al conflitto
d’interessi, difendendo amministratori che sono accusati di aver procurato
un danno proprio al Comune.
Nelle memorie difensive vengono citati vari aspetti, tra cui: la
regolarità dell’appalto, la circostanza che la maggior parte dei comuni
liguri siano fuorilegge, errata programmazione di Regione e Provincia,
l’assenza di danno ambientale visto che la discarica
è autorizzata, il costo maggiore della raccolta differenziata rispetto a
quella indifferenziata. Obiezioni alle quali replica la procura punto per
punto. Ad esempio con i dati del Rapporto Ispra (Istituto Superiore per la
Protezione e la Ricerca Ambientale del Ministero per l’Ambiente) che
«mostra inequivocabilmente come all’aumentare della percentuale di
raccolta differenziata decresce il costo annuo complessivo della gestione
dei rifiuti».
L’avvocato Ghibellini arriva anche a contestare lo scarso effetto
deterrente della cosiddetta ecotassa (ossia l’addizionale del 20% per i
rifiuti finiti in discarica «ove non siano conseguiti gli obiettivi minimi
di raccolta differenziata previsti dalla legge»), perché troppo lieve. «E’
come sostenere — replica il procuratore Bogetti — che se il ladro ruba è
perché la pena per il furto è troppo bassa e dunque non sussiste la
responsabilità del ladro».

E adesso si aprono nuovi fronti anche Genova finisce nel mirino
Liguria in clamoroso ritardo, solo al Sud si fa peggio

E ADESSO tocca a Genova e ad un’altra ventina di località liguri tra le
quali i capoluoghi di provincia. In questi ultimi mesi, i finanzieri della
Sezione Danni Erariali hanno raccolto in molti uffici, da Sarzana a
Ventimiglia, la documentazione relativa ai dati della raccolta
differenziata e, dopo aver mandato a giudizio amministratori e funzionari
per il primo caso, quello di Recco, sono stati aperti altri fascicoli. Sui
nomi dei comuni “indagati” non trapela alcunché, ma l’accesso dei
finanzieri a Tursi non lascia dubbi sul fatto che quella di Genova sia una
delle amministrazioni nel mirino. Naturalmente, la Procura della Corte dei
Conti se è vero che parte da un dato oggettivo come il mancato adeguamento
ai livelli stabiliti dalla legge lo è altrettanto che analizza anche un
elemento soggettivo quale può essere il comportamento di sindaci,
assessori e funzionari. Ossia se si sono dati da fare per migliorare la
situazione, se hanno contestato eventuali violazioni
contrattuali con le aziende cui era stato affidato il servizio con precisi
accordi e obiettivi.
Detto ciò, il quadro ligure sulla differenziata è quanto mai sconfortante.
La nostra è una regione che
per quanto riguarda i rifiuti sembra appartenere al profondo Sud, e
purtroppo non è in questo caso una nota positiva.
Se nel 2010 la percentuale di raccolta differenziata in Italia fa
registrare una media nazionale
del 35,3% (dati ministeriali del-l’Ispra, Istituto Superiore per la
Protezione e la Ricerca Ambientale), al Nord la percentuale sale al 49,1%.
Ma se il Veneto è la regione più virtuosa con il 58,7%, la Liguria è la
cenerentola con
appena il 25,6%. Addirittura sotto la media del Centro Italia (27,1%) e
poco sopra la media del Sud (21,2%), ma decisamente staccata dalla
Campania che fa registrare un 32,7%.
Per quanto riguarda i dati città
per città, si passa all’Osservatorio Regionale sui Rifiuti gestito da
Arpal. Genova, nel 2011, si assesta ad un dignitoso, ma nulla più, 31%,
che comunque è sempre appena la metà di quanto previsto dagli obiettivi
minimi
fissati dal combinato di articoli del Codice dell’Ambiente del 2006 e
della legge finanziaria del 2007.
Certo i genovesi possono consolarsi se guardano le altre province: Savona
si ferma ad un inquietante
21,9%; Imperia fa un po’ meglio con 24,5% mentre La Spezia va decisamente
meglio con il 35,9%Nella sua citazione agli amministratori di Recco, il procuratore Ermete
Bogetti sottolinea come «la circostanza che tanti non rispettino la legge
non costituisce scriminante per il singolo che non la rispetta».
E poi cita il Rapporto Ispra attraverso il quale «si evince che regioni
italiane paragonabili per condizioni di territorio e distribuzione della
popolazione hanno ampiamente conseguito e superato in tutti gli anni gli
obiettivi minimi di legge, dimostrando la effettiva realizzabilità del
risultato voluto dal legislatore nazionale e comunitario».
Insomma, l’esperienza degli altri dimostra che se proprio non è possibile
raggiungere nei tempi le tabelle ministeriali perlomeno, con un po’ di
impegno, si può tentare di sfilarsi la maglia
nera di ultimi del gruppo.
(m.p.)