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martedì 23 ottobre 2012

Mi si è sciolto il polo Nord

Quest'immagine è molto efficace e comunica il disagio dell'orso polare sulla banchisa di ghiaccio in fase di disgelo.
Possiamo avere una forte empatia nei confronti del povero orso, alle prese con una improbabile caccia alla foca, ma il rischio di questa immagine è che il lettore non percepisca la vera entità del problema, il suo diretto coinvolgimento.
Il Polo Nord è così lontano e gli orsi li vediamo solo allo zoo.
Forse, è più efficace questa seconda immagine satellitare che riprende l'estensione estiva dei ghiacci del Polo Nord nel 1979, nel 2003 e  qualche mese fa nel 2012.


Queste tre riprese dallo spazio del polo Nord, ci raccontano che in 43 anni, la superficie dei suoi  "ghiacci perenni" si è sensibilmente e progressivamente  ridotta.
E, da quest'anno, e' una realtà il mitico passaggio a NordOvest, la rotta che frotte di esploratori hanno inutilmente cercato dai tempi di Cristoforo Colombo, bloccati dai ghiacci, sino ad ieri  ritenuti perenni.
Ormai e' un dato di fatto: d'estate, senza rompighiaccio di servizio, una nave da carico può passare rapidamente dall'Oceano Atlantico, all'Oceano Pacifico e viceversa.
Se qualcuno aveva dei dubbi sull'aumento della temperatura del Pianeta e sui suoi effetti, ora è servito.
E non ci sono problemi solo per orsi e foche.
Il disgelo del Polo Nord, una volta avviato, può accelerare per il semplice fatto che il mare blu, liberato dal ghiaccio, assorbe molto più energia solare del ghiaccio che, invece, riflette i raggi del Sole. E mare più caldo, disgelo maggiore, con effetto a catena.
E l'acqua dolce che le grandi masse di ghiaccio in dissoluzione liberano, è piu' leggera, meno densa di quella salata e questo certamente influenza l'andamento delle grandi correnti marine, le quali, a loro volta, influenzano il clima a livello Planetario e la pesca.
Che fare?
Intanto, è fondamentale  rendersi conto che il problema esiste e che la causa principale è il modello di sviluppo a termine che si è imposto a livello mondiale, negli ultimi 70 anni.
Il secondo passo è essere in tanti a fare pressione sui propri governi per una rapida adozione delle misure definite dagli accordi di Kioto, le uniche che possono rallentare e invertire i cambamenti climatici.
Il terzo e decisivo passo: scegliere subito dei governanti informati, capaci e coraggiosi per pilotare, a livello mondiale, le scelte ormai ineludibili.
E queste scelte per i nostri Paesi opulenti sono: rapido passaggio alle fonte di energia rinnovabili, alta efficenza energetica, consumi individuali sobri, equa distribuzione ed uso delle risorse del Pianeta, in grado di garantirne la disponibilità nei millenni a venire.