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venerdì 20 dicembre 2013

La legna peggiora la qualità dell'aria: polveri sottili

PM10 in Europa (2005). In viola le zone più inquinate

Nel suo ultimo rapporto l'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) conferma che le polveri sottili (PM10- PM2,5) sono pericolose per la salute umana a tutte le concentrazioni.

In particolare, studi effettuati in Europa (Italia compresa), hanno verificato che il rischio di morire per cause acute (ictus, infarto) sussiste anche quando la popolazione è esposta a concentrazioni di PM2,5 inferiori a 10 microgrammi/metro cubo (ug/m3).

Questo significa che, anche raggiungendo il limite di 10 ug/m3 previsto nel 2020, ci sarà qualcuno che morirà a causa dell'inquinamento dell'aria, anche se più basso dei valori medi che oggi si registrano nelle città italiane (Torino 35, Milano 33, La Spezia 16, Roma 20,5  ug/m3).

E la figura d'apertura mostra, con evidenza, come la Pianura Padana ( in viola) sia una delle aree europee a maggior inquinamento da polveri sottili.

Un fatto molto grave, con pesanti costi sanitari che oggi si possono quantificare con precisione;  ma tutto questo sembra non interessare nessuno dei nostri amministratori pubblici.

In base alle stime ISPRA, nel 2010 il macro settore che ha maggiormente contribuito alla produzione di PM10 nel nostro Paese è quello delle combustioni non industriali, il riscaldamento domestico, lo stesso macrosettore segnalato per l'elevato inquinamento da IPA.

Anche in questo caso il contributo delle combustioni non industriali all'inquinamento della nostra aria è aumentato nel tempo: nel 1990 le combustioni non industriali hanno prodotto 28.600 tonnellate di PM10, nel 2010 le tonnellate sono state 90.800 tonnellate.

In questo stesso anno, la seconda fonte di inquinamento è stato il trasporto stradale, ma con "solo" 34.000 tonnellate.

E' interessante notare che nel 1990 la principale fonte di PM10 erano i trasporti stradali (54.700 tonnellate) seguita dalle combustioni industriali per la produzione di energia (44.800 tonnellate)  e dalle combustioni industriali (35.600 tonnellate).

Per quale motivo le combustioni non industriali sono diventate la principale fonte di emissione di PM10?

Ancora una volta una possibile risposta la possiamo trovare in quello che è successo in Danimarca.

FIGURA 1. Emissioni annuali di PM2,5 dal settore residenziale nei paesi del nord Europa

La Figura 1 mostra l'andamento delle emissioni di PM2,5 prodotte dalle combustioni nel settore residenziale  dal 1990 al 2010.

Si evidenzia come in Danimarca, la quantità prodotta di PM2,5 sia nettamente aumentata, passando da circa 5.000 tonnellate nel 1990 a circa 18.000 tonnellate nel 2010.

Nello stesso intervallo di tempo si segnalano aumenti delle emissioni di PM2,5  anche in Svezia e Finlandia, anche se con incrementi inferiori a quelli registrati in Danimarca.

E' fuori di dubbio che l'aumento delle emissioni di PM2,5 danesi sia dovuto all'aumento dell'utilizzo della legna per il riscaldamento domestico.

Attualmente, circa il circa il 20% dei consumi danesi per il riscaldamento domestico è coperto dalla legna. 

Ancora una volta, i confronti tra i fattori di emissione ci permetteranno di verificare come la legna  non sia cosi "pulita" come si dice, anche per quanto riguarda le emissioni di polveri sottili.

I migliori impianti per il riscaldamento domestico alimentati a legna (stufe e caldaie a pellet), per ogni Giga Joule  (GJ) di energia prodotta  emettono 29 grammi di PM10. Lo stesso fattore di emissione viene stimato per le PM2,5.

I fattori di emissione di PM10 e PM2,5 di una caldaia alimentata a metano sono pari a 2,2 grammi/GJ.

E una calderina mono famigliare (potenza termica < 50 kWt) alimentata a metano ha fattori di emissione delle polveri sottili ancora più bassi: 0,2 grammi/GJ per ciascuna categoria di polveri.

Ancora una volta i dati confermano che è vero che il metano ci da una mano per avere aria più pulita.
 
Nel prossimo post vedremo quanto incide il riscaldamento a legna nelle concentrazioni invernali di PM10 registrate ad Augusta, in Baviera, e in Italia.

Sullo stesso argomento il post "Centrali a biomasse: tutte illegali"