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domenica 29 dicembre 2013

Il crescente uso di biocombustibili preoccupa la UE

FIGURA 1. Andamento del consumo di biomasse  nei paesi della Unione Europea  (1990-2011) per usi domestici e la produzione di elettricità e calore
 Nell'ultimo decennio (vedi Figura 1) nei  27 paesi della Unione Europea, il consumo di biomasse a fini energetici ha visto un rapido aumento, in particolare nella produzione di elettricità e calore con centrali a cogenerazione, passata da 200 petajoules del 1990 a 1.400 petajoules nel 2011( peta: 1015 (1000000000000000)).

Anche il settore domestico europeo ha visto la crescita dei consumi di biomasse, prevalentemente legnose e, in entrambi i casi, la crescita è spiegata dagli incentivi pubblici alle fonti di energia rinnovabile ma anche dagli aumenti dei costi dei combustibili fossili e dalla recessione economica che spinge all'uso di combustibili più economici.

Nel rapporto 2013 sugli indicatori ambientali, edito dalla Agenzia Europea per l'Ambiente, questa crescita suscita qualche preoccupazione.

"Un aumento dell'uso di biomasse forestali è fonte di preoccupazione in quanto potrebbero essere necessari decenni per far si che la ricrescita del bosco tagliato possa controbilanciare l'iniziali rilascio di carbonio dal legname bruciato e dal terreno disboscato. La combustione di tutte le biomasse provoca l'emissione di gas clima alteranti e di inquinanti atmosferici.
Questo significa che in assenza di adeguati accorgimenti, alcuni usi energetici delle biomasse potrebbero offrire pochi vantaggi, rispetto ai combustibili fossili (EEA, 2013)".

Tra gli adeguati accorgimenti, normalmente assenti nei progetti di centrali a biomasse presentati in Italia, il teleriscaldamento, i cui alti costi di installazione sono sempre demandati ai Comuni ospitanti.
Senza teleriscaldamento, all'inquinamento degli impianti di riscaldamento domestici presenti nel Comune ospitante  si aggiunge quello della centrale a biomasse e del traffico pesante indotto dalla centrale,  per il conferimento delle biomasse e il ritiro delle ceneri.

Per l'Agenzia Europea per l'Ambiente, l'aumento del 56% della legna utilizzata per il riscaldamento domestico tra il 1990 e il 2011, anche se più contenuto degli usi termoelettrici, è ancora più preoccupante.

"La mancanza di filtri negli impianti di riscaldamento domestici significa che, in questo momento nei paesi dell'Unione Europea, le abitazioni sono la principale fonte di emissione di polveri fini e i loro abitanti sono i soggetti più direttamente esposti a queste emissioni.
L'aumento del ricorso a legname per il riscaldamento domestico crea ulteriori preoccupazioni sulla possibilità che le pratiche forestali utilizzate siano poco sostenibili (ndr: con tagli annuali superiori alla capacità rigenerativa del bosco)"

Nel prossimo post, vedremo quali dovrebbero essere le scelte razionali per gli usi energetici delle biomasse legnose che la politica nazionale dovrebbe promuovere.




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