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mercoledì 27 febbraio 2013

Chi la dura la vince


In questi anni di crisi, ci sono i partiti che promettono “crescita”, altri che promettono “sviluppo”, altri ancora precisano che lo sviluppo debba essere “sostenibile”.
Questi ultimi sono i più sensibili alla tutela dell’ambiente, ma l’aggettivo “sostenibile” è troppo debole, ambiguo.
In base a quali parametri si decide che un determinato modello di sviluppo, una più o meno grande opera, sia sostenibile?  Perché si mette qualche alberello intorno? Perché  sui tetti si installa qualche pannello solare?
Per evitare ambiguità e inganni, mi piace molto di più la terminologia francese : développement durable.
Potremmo tradurlo come “sviluppo duraturo”: scelte di miglioramento progressivo del benessere dei membri di una comunità che ne garantiscano la durata nel tempo.
Misurare il successo di un’organizzazione sociale, in base alla sua durata nel tempo è certamente un parametro facile da valutare.
Da qualche mese, in quel di Bogliasco, sono partiti i lavori per realizzare, nel cosiddetto Fondo Valle, un pesante intervento di urbanizzazione: sei condomini “immersi nel verde”, a due passi dal mare, come dice la sua pubblicità.
Nel corso degli sbancamenti, si è tagliata la fitta boscaglia che ricopriva la collinetta sotto ai campi sportivi e, con una certa sorpresa, sono comparsi ampi terrazzamenti,  con una superfice di circa 2.500 metri quadrati, ancora in buono stato ed un edificio rurale.
Quando sono stati realizzati questi terrazzamenti?
Non crediamo di sbagliare affermando che i terrazzamenti abbiano almeno la stessa età della Chiesa Parrocchiale di Bogliasco, le cui origini sono documentate intorno al 1100 d.C.
Se c’è una Chiesa, esiste una comunità il cui sostentamento è garantito dalla produzione agricola che, in Liguria, si realizza grazie ai terrazzamenti che creano superfici piane coltivabili in zone molto acclivi.
Quindi, per almeno 900 anni la comunità che ha realizzato e mantenuto quei terrazzamenti, ha convissuto in equilibrio con le risorse del territorio, coltivando su questi stessi terrazzamenti grano, ortaggi, frutta, olivi, fieno per alimentare gli animali.
Per almeno 900 anni, i terrazzamenti hanno evitato la naturale erosione delle montagne, frane e smottamenti, hanno avuto la funzione di accumulare le acque piovane, hanno smorzato la forza distruttrice dei tanti nubifragi che nel tempo hanno colpito il Golfo Paradiso. E la stessa comunità che ha realizzato e mantenuto i terrazzamenti con muretti a secco, per secoli ha sfruttato l’energia rinnovabile del corso d’acqua, oggi tombinato sotto la discarica, per far funzionare mulini e frantoi.
Tra qualche mese, questi terrazzamenti ultracentenari saranno distrutti e, in nome della crescita, e perchè no anche in nome del lavoro, sostituiti con tetti, strade, parcheggi.
Certamente il prossimo nubifragio che colpirà Bogliasco porterà a valle molta più acqua di quanto fino ad oggi avvenuto, certamente non avremo più la possibilità di avere orti urbani a disposizione a pochi passi dalle case e neppure l’opportunità di riciclare in questi orti, dopo il loro compostaggio, qualche cosa come 15 tonnellate all’anno delle frazioni organiche prodotte dai bogliaschini.
Quanto pensate che durerà il modello di sviluppo avviato in questo secolo che, per puri scopi speculativi, cementifica i suoi terreni agricoli?