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venerdì 6 luglio 2012

La Cassazione conferma le condanne di chi comandò il massacro della scuola Diaz

5 luglio 2012

Undici anni dopo, la Cassazione conferma le condanne a chi comandò il massacro alla scuola Diaz,  durante il G8 di Genova.


G8 di Genova, dieci anni dopo



                                                            
                                                                     fotografia di Silvestro Reimondo

24 luglio 2011

Io c’ero! Non potevo rinunciare alla mia testimonianza. Il 20 luglio 2001 ero a piazza Manin, insieme agli ambientalisti, alle mani bianche di Lilliput, armato con palloncini colorati.

Solo un caso ha evitato che fossi tra i tanti, in quella piazza, presi ferocemente a manganellate, senza nessuna ragione, se non la volontà di mettere a tacere il dissenso pacifista ed ecologista alle politiche degli otto grandi.

Ma il caso mi ha dato anche la possibilità di documentare, senza alcun dubbio, che una scelta precisa delle forze dell’ordine, quantomeno, ha lasciato che i black-blok, senza nessun freno, distruggessero la Città e la reputazione dell’intero movimento.

In occasione del decennale di quei fatti le ricostruzioni che si stanno facendo (consiglio di andare a cercare la registrazione dell’indagine di Lucarelli su RAI-3) quello che avevo intuito è stato ampiamente confermato.

Ho ritenuto opportuno riprodurre e mettere in rete la mia testimonianza di allora e la ricostruzione di quei fatti.

ps: sono passati dieci anni, ma non me la sono ancora sentito di ritornare a piazza Manin



3  Settembre 2001

La cronaca della prima giornata di Genova, in circa un mese è arrivata alla terza versione.

Attorno alla mia prima testimonianza, con il tempo ho avuto modo di raccoglierne  altre, tratte da quotidiani, instant book, internet, contatti personali.

Pertanto, quella che segue è la raccolta di diverse  testimonianze che tenta di dare una logica agli avvenimenti genovesi.
Si tratta di una ricostruzione ancora in divenire,  anche se riteniamo di aver raggiunto  una sufficiente completezza per poter serenamente giudicare i fatti,  secondo verità.

Tuttavia , per completare il quadro, per aiutarci a capire meglio che cosa è successo, per confermare le possibili  logiche che hanno guidato gli avvenimenti, sono graditi  ulteriori contributi dei tanti che hanno condiviso quei drammatici momenti. In particolare siamo interessati a ricevere immagini, a supporto degli episodi narrati.

Leggendo queste cronache  vi meraviglierete, come me, della perfetta corrispondenza  dei fatti che tante persone diverse, la maggior parte delle quali neppure si conosceva, hanno raccontato.  Dietro a questo fatto c' è una semplice verità: tutti sono testimoni veritieri degli stessi  accadimenti.

Questa  mia piccola fatica  è stata innanzi tutto il tentativo personale di capire che cosa era successo quel pomeriggio, i

In seconda battuta  questo è il mio contributo  per aiutare a far chiarezza a chi non era a Genova nei giorni drammatici del G8. Un contributo giudicato da subito  indispensabile, in quanto era evidente per chi invece c' era stato, che le  cronache televisive  e giornalistiche stavano dando  una visione parziale ed in molti casi  distorta della realtà. E le polemiche tra le forze politiche e le strumentalizzazioni non contribuivano certo  a far chiarezza.

Oggi , rispetto alla prima ora, è possibile che un maggior numero di Italiani  abbia cominciato  ad avere dei dubbi  su chi siano stati i  veri violenti in quei giorni. Riteniamo utile, per la democrazia di questo paese, che il loro numero possa aumentare, anche grazie  alla vostra opera di diffusione di questi documenti che, comunque sono già stati ufficialmente consegnati alla Procura di Genova .



LA PRIMA GIORNATA DI GENOVA ( v.3-1)

di Federico Valerio

Cronache , testimonianze ed immagini dei fatti accaduti in piazza Manin e dintorni il 20 Luglio 2001.

Venerdì 20 Luglio, a Piazza Manin, sono stato testimone (e ho in parte documentato fotograficamente) degli effetti degli   ordini ricevuti dalla polizia per tutelare l'ordine pubblico e la sicurezza dei cittadini genovesi. I fatti che descriverò, con l'aiuto di numerose altre  testimonianze di chi era in quella piazza, hanno una loro logica spiegazione solo se alla loro origine   ci sono i seguenti ordini impartiti alle forze di polizia: lasciare liberi i Black Block di distruggere indisturbati quello che vogliono, usare questi gruppi per disperdere i manifestanti pacifisti.

A Piazza Manin, era regolarmente autorizzato il raduno d'ambientalisti, scout, gruppi femministi, Lilliput, Mercato Equo e Solidale. Nessun Black Block era presente. La manifestazione era assolutamente pacifica e senza tensioni.
Le "armi "del dissenso erano palloncini colorati e mutandoni giganti, accompagnati da canti e musica.

Figura 1 La manifestazione in Via Assarotti, pochi minuti prima dell'arrivo dei Black Block

Don Gallo, con Franca Rame, era riuscito a mediare con il colonnello responsabile delle forze dell'ordine, schierate a 40 metri dalle cancellate, in fondo a Via Assarotti, la possibilità di poterci avvicinare in fila indiana alle cancellate stesse e di affiggere cartelli e striscioni, cosa che è stata fatta, in un clima relativamente calmo.
Analoga situazione nella vicina Piazza Marsala dove, dopo qualche momento di tensione, si è assistito anche ad episodi di fraternizzazione tra polizia e dimostranti.

Ecco come quest'episodio è narrato da Davide Ferrario ( dal Manifesto del 2 Agosto) :

"Venerdì 20 luglio ore 15,30 circa, Genova, Piazza Marsala. Il corteo dei pacifisti sta assediando la zona rossa. C'è stato qualche momento di tensione ed una carica della polizia con lancio di lacrimogeni. Ma la folla non si è dispersa ed i manifestanti cominciano a riaffacciarsi sulla piazza.  I poliziotti si sono attestati un centinaio di metri indietro. Il megafono gracchia l'annuncio regolamentare (l'unico che mi ricordi di aver sentito in 48 ore di scontri): "Sgombrate la piazza". C'è un momento di perplessità, poi qualcuno avanza a mani alzate. Con gran coraggio, un paio dei leader pacifisti vanno verso i poliziotti e sfilano davanti a loro con le braccia ben sollevate. Gli altri, qualche centinaio, si siedono a terra. Una donna si sdraia davanti ad una camionetta. Altri, molti altri, seguono il loro esempio.
Parte un unico coro, non minaccioso: "Via il casco, via il casco". I poliziotti sono visibilmente presi in contropiede. Sembrano quasi essere contenti quando sono oggetto del lancio di una bottiglia piena d'acqua, ma il lanciatore è subito neutralizzato dai suoi compagni. Si sente fisicamente la tensione smontare di fronte alla reazione pacifica della piazza. Quando il primo poliziotto si toglie il casco, scrollando la testa rassegnato, è un'ovazione. Presto anche gli altri lo imitano.
Segue una scena che avevo visto solo in qualche film sugli scioperi delle mondine, quando i soldati si rifiutano di sparare sui manifestanti. I poliziotti - che senza la mascheratura del casco sono tornati ad essere
uomini, spesso molto giovani - sono coperti d'abbracci e d'offerte d'acqua e focaccia. "Perché ci picchiate? Siamo dalla vostra parte!" dicono i ragazzi. Il graduato comincia a lamentarsi del costo della vita.
"Sapete quanto costa una confezione di latte in polvere?", protesta, chiudendo inconsapevolmente e paradossalmente il circolo vizioso sulla globalizzazione iniziato con il boicottaggio della Nestlè...
Mezz'ora dopo arriveranno i Black Block e ricominceranno a parlare, indiscriminatamente, i manganelli."

Anche se l'arrivo dei Black Block  vanifica la surreale atmosfera della "fraternizzazione" tra manifestanti e polizia, piazza Marsala, quel pomeriggio, è stata anche testimone di un altro episodio, incredibile se si va a rileggere la cronaca di quei giorni, ma vero ed il cui difetto è stato quello d'essere poco mass-mediatico e fuori linea rispetto al facile schema "dimostranti violenti contro polizia" : i dimostranti fermano i Black Block e si interpongono tra questi e la polizia, evitando lo scontro.

Ecco il racconto di Michele Citoni :
" Abbiamo visto diverse decine di Black cominciare a sfilare sulla scalinata che scende fino alla cima di Via Palestro. Arrivati sulla strada, i Black hanno cominciato ad incendiare e distruggere procedendo in discesa lungo Via Palestro, mentre il fumo nero si alzava segnando il loro passaggio.
La polizia si è schierata in fila in Piazza Marsala, pronta al peggio, e quel luogo che sentivamo ormai "nostro", in cui si era espressa la forza simbolica della non violenza, stava per essere consegnato ai bastoni e ai lacrimogeni. Noi eravamo pochi, tanti quanto i poliziotti o forse meno. Ci siamo guardati e parlati brevemente e abbiamo detto che dovevamo andarcene oppure fare qualcosa per difendere il piccolo spazio di democrazia che
avevamo contribuito a creare insieme a tanti altri. Ci siamo messi in ginocchio, in fila all'inizio di Via Palestro: dietro di noi la polizia, di nuovo con i caschi e i fucili, e di fronte i Black in avvicinamento, che cominciavano a tirare pietre e bottiglie sopra le nostre teste. Uno di noi è salito a parlare con i B.B. ed è riuscito, in poche parole concitate, a rappresentare le nostre ragioni. Alla fine, dopo avere lanciato in discesa i cassonetti incendiati e avere ricevuto qualche lacrimogeno, il gruppo di B.B. ha deciso di ripiegare alla sua destra, infilandosi in una traversa per poi risalire verso la circonvallazione.
La tensione in Piazza Marsala si è di nuovo abbassata e abbiamo ripreso a parlare con i poliziotti. Il graduato ci ha persino espresso gratitudine.
L'episodio ha avuto eco solo in una breve nota dell'Ansa:

ZCZC0458/SXA
YGE50098
R CRO R0A S41 S91 QBXW
G8: PROTESTE; A VIA PALESTRO POLIZIOTTI SALVATI DA PACIFISTI

(ANSA) - GENOVA, 20 LUG - "Devo ringraziare quei quindici che si sono messi in ginocchio e ci hanno salvato "

Chi si è trovato nella vicina Piazza Portello , più o meno contemporaneamente ai fatti narrati , ha vissuto un'altra singolare esperienza, per molti versi simile a quanto  avvenuto in altri luoghi occupati dal GSF, ma con la particolarità che qui, anche grazie a strategie non violente applicate con scrupolo, non ci sono stati scontri.. Ecco la testimonianza di Franco Mori.

"Venerdi 20 luglio, in piazza Portello, insieme a circa 250 aderenti ai diversi Gruppi di Affinita' (GdA) abbiamo dato vita ad un'azione diretta non-violenta - ben riuscita senza incidenti e senza grandi tensioni - realizzando un blocco totale dell'ingresso alla "zona rossa".
In precedenza, ci siamo trovati in piazza Manin, insieme ai gruppi della Rete di Lilliput, di Legambiente, del WWF e di altri Gruppi di Affinita' di altre citta' (Bergamo, Milano, ecc.). Qui ci siamo divisi, perché i GdA dovevano presidiare l'ingresso di Piazza Portello.
Raggiunta via Caffaro, che  sbocca  su questa piazza, ci siamo fermati e allineati in fila per gruppi di
affinità ,osservando uno scrupoloso silenzio: eravamo vicino a Piazza Portello presidiata dalla polizia. Il portavoce, con l'incarico di parlare con la polizia, si allontana per comunicare al responsabile di PS le
nostre intenzioni: presidio della piazza e azione di blocco non-violento dell'ingresso. Concordato il tipo di azione che escludeva l'intenzione nostra di operare degli sfondamenti, ci siamo  avviati con le mani alzate prendendo posto nella piazza, sedendoci per terra, proprio vicinissimi all'ingresso sbarrato dalla cancellata in ferro.
Le ore trascorrevano nella determinazione di compiere questo nostro gesto, cantando, giocando con un pallone/mappamondo, alternando silenzio e comunicazioni varie.
Siamo riusciti a superare lo schieramento  dei poliziotti e ad avere il contatto diretto lungo tutta l'inferriata che ci separava dalla "zona rossa". Intanto giungevano le notizie dei disordini dall'altra parte della citta' e degli scontri in piazza Manin. Vedevamo l'agitarsi della polizia che si metteva i caschi e si infilava le maschere antigas: erano in arrivo, da Via Caffaro, i "Black"; la polizia si schierava all'uscita della via bloccando l'accesso e sparava contro i B.B. alcuni lacrimogeni che li respingeva e li disperdeva.
Alle 18 abbiamo lasciato la nostra posizione (c'era l'invito di ritrovarsi tutti entro le 19 in piazzale Kennedy) decorando con striscioni, magliette e  mutandine  l'alta inferriata."


Mentre a Portello ,la disobbedienza civile, insieme al buon senso e alla tolleranza dava i suoi frutti,  verso le ore 14, alcune decine di Black Blocks, una parte dei quali abbiamo già visto in azione in Via Palestro, arrivavamo, improvvisamente in Piazza Manin, provenienti da via Montaldo.

"Venivano dall'assalto del carcere di Marassi, effettuato nella tarda mattinata, con bombe molotov, un attacco durato almeno 15 minuti sotto gli occhi di numerosi cittadini della Val Bisagno ma anche dei carabinieri alla guida   di tre blindati e due jeep, fermi a distanza di sicurezza.   I Black Block (una cinquantina) sono poi saliti indisturbati per una scalinata, raggiungendo via Montaldo.  In questa via, all'ora di pranzo, hanno tranquillamente bivaccato, mangiando focaccette farcite e bevendo birra, regolarmente acquistate e pagate (sic) all'unico ristorante rimasto aperto.  Riposati e rinfocillati, dopo aver fatto razzia della benzina delle moto parcheggiate, sono ripartiti alla volta di piazza Manin. (Testimonianze di un genovese della Val Bisagno e del gestore del ristorante).

Appena i primi B.B. (15-20 persone) arrivano in Piazza Manin, diverse decine d'esponenti di Lilliput , alzando le mani dipinte di bianco facevano barriera per impedire loro di dirigersi verso la zona rossa, alla fine di Via Assarotti. Questa situazione avrebbe messo in grave pericolo i dimostranti ancora presenti lungo questa via che, senza scampo, sarebbero rimasti schiacciati tra Black Blocks e polizia. I ragazzi con i bastoni si guardano in giro un po' smarriti, poi decidono di imboccare Corso Armellini. Per pochi attimi la situazione resta tranquilla, ma sopraggiunge un gruppo più nutrito di B.B., seguito a breve distanza dalla polizia, preannunciata dal lancio di lacrimogeni.

"Poi, in pochi attimi, la devastazione. Ho visto del fumo in fondo alla piazza, poi sono arrivati una quantità enorme di lacrimogeni. I B.B., che sembravano pochi, si sono moltiplicati, fino a sembrare essere 100-200, sono filtrati agevolmente tra le nostre mani bianche alzate, le nostre menti stordite. In una frazione di secondo, quindi, i lacrimogeni, il loro passaggio e, tra il fumo, la visione dei celerini che ci caricavano a manganellate! Noi, ragazze e ragazzi, signore, signori, tutte persone con le mani alzate, pitturate di bianco, noi! Non hanno seguito i B.B.. Si sono accaniti su di noi." Testimonianza di Sasa Raichevic .

" Arrivano poco dopo, vestiti di nero, volti coperti, armati di spranghe (pali di cartelli stradali, pezzi di panchine, il tutto sfasciato poco prima); arrivano in gruppo, con qualche bandiera; qualcuno rimane sulla strada che attraversa la piazza, altri si mischiano a noi.
Li guardiamo negli occhi, sono ragazzini, anche meno di vent'anni. La polizia che li seguiva da un po' senza infastidirli (mentre loro sfasciavano la città) si ferma poco prima della piazza e sta a guardare. Una trentina di pacifisti cerca di impedire alle tute nere di andare a disturbare il sit-in, mettendosi all'imbocco della via con le mani bianche alzate; noi siamo molto tesi, loro sembrano indifferenti.
Dopo pochi minuti, d'improvviso, cominciano a correre e la polizia carica, il blocco dei lillipuziani si scioglie, le tute nere scompaiono in un attimo, la polizia non rincorre loro ma ci accerchia da tutti i lati; i manganelli e i lacrimogeni volano e non sappiamo da che parte scappare; i più fortunati trovano una via di fuga in Via Assarotti o in una scalinata vicina, ma sulla piazza la polizia sfascia le bancarelle e manganella tutti, compreso chi ha le mani alzate, le ragazze a terra, chi urla "Io non c'entro".
La polizia prende il controllo della piazza mentre noi ci raccogliamo nelle vie attorno; solo nella nostra zona contiamo quattro ragazzi sanguinanti dalla testa, altri tre ammaccati, una ragazza con una mano rotta; alcuni hanno vomitato per i lacrimogeni; una ragazza del nostro gruppo è stata colpita sulla schiena, sull'orecchio e sul collo." Testimonianza Cooperativa Chico Mendes.


"Mentre la polizia aggredisce i pacifisti , i Black Blocks percorrono tranquillamente Corso Armellini erigendo barricate con i cassonetti dei rifiuti e sfasciando i vetri delle macchine in sosta.
All' altezza di piazza S. Bartolomeo degli Armeni, i B.B. creano una nuova barricata e, raccolte le bottiglie rovesciate da una campana per la raccolta differenziata del vetro, una decina di loro si attarda, per aspettare la polizia.
A questo punto i B.B. erano chiaramente separati dai manifestanti che si erano dati alla fuga e, all' approssimarsi della polizia iniziava, da parte dei B.B., un nutrito lancio di bottiglie verso la pattuglia che rispondeva con il lancio di lacrimogeni.




Figura 2.  I Black Block , in Corso Armellini, all'altezza di piazza S. Bartolomeo, lanciano bottiglie contro la polizia che avanza lungo la via





 Figura 3.  I B.B. abbandonano la barricata sotto il lancio dei lacrimogeni  e proseguono lungo via Solferino ben in vista alla squadra di poliziotti


I poliziotti, lanciando lacrimogeni,  avanzavano in gruppo compatto ed ordinato verso la barricata. Giunti a una ventina di metri di distanza, tutti i B.B lasciavano la posizione, dirigendosi, senza fretta, lungo Corso Solferino.

A questo punto, contro ogni apparente logica, i poliziotti, invece di inseguire i Black Blocks, chiaramente individuabili nelle loro azioni violente ed ostili e ormai rimasti gli unici occupanti del Corso, giunti nei pressi della barricata, su comando del caposquadra,   si fermavano e deviavano compatti sulla loro sinistra, verso l' adiacente piazza di San Bartolomeo dove aveva trovato rifugio, oltre al sottoscritto, un gruppo di pacifisti, in maggior parte donne e ragazze, assolutamente inermi e senza vie di fuga ." Testimonianza e fotografie di Federico Valerio

"Sono stata tra i primi a vedere i poliziotti arrivare e non avendo vie di fuga ho provato a nascondermi sotto una macchina, ma ne sono uscita vedendo una manifestante impietrita dalla paura, contro il muro del palazzo e ho cercato di scuoterla. Vicino a lei c'erano due signore molto anziane che si trovavano a passare di lì, per caso. I poliziotti, entrando nella piazzetta, procedevano molto lentamente, come chi vuole accertare chi ha di fronte. Ad un certo punto, il responsabile del gruppo, usando il manganello, ha fatto un gesto deciso alle due signore, affinché passassero rapidamente. Essendomi accorta di quel gesto, ne ho approfittato e ho spinto addosso alle due vecchiette anche l'altra manifestante, riuscendo a passare entrambe assieme a loro ed evitando la carica che hanno iniziato subito dopo il nostro passaggio.  Questo per dire che, a fronte del macello che i Black stavano compiendo a pochi metri di distanza, l'unica preoccupazione che hanno avuto i poliziotti è stata quella di essere nelle condizioni di manganellare esclusivamente i manifestanti." Testimonianza di Elisabetta Zucchi.

Una delle ragazze, pesantemente picchiata, era strappata con forza dal gruppo delle sue amiche e portata via.




Figura 4.  I poliziotti, abbandonato l'inseguimento dei B.B. , attraversano Piazza S. Bartolomeo e ridiscendono in via Assarotti, colpendo i pacifisti  (cerchio rosso sulla destra) che in questa piazza avevano trovato rifugio. Il personaggio sulla moto ha guidato la squadra su tutto il loro tragitto.

  La polizia scendeva quindi verso Via Assarotti, dove altre testimonianze raccontano di ulteriori aggressioni ai manifestanti presenti, nonostante, lo ricordiamo, fossero autorizzati ad occupare quella strada ed avessero atteggiamenti assolutamente pacifici, anche verbalmente.

A questo punto è chiaro che le forze dell’ordine, a Manin, hanno messo in atto una ben orchestrata e preordinata manovra a “tenaglia” per isolare i manifestanti tra piazza Manin e la parte di via Assarotti a cui la squadra ha avuto accesso attraverso la scalinata che collega piazza S. Bartolomeo con via Assarotti.

" Sono una delle persone massacrate venerdì dalla polizia in Piazza Manin. I poliziotti hanno fatto irruzione, ci hanno bloccato le vie di fuga coi lacrimogeni e poi, invece di andare verso i Blacks, hanno puntato dritto verso di noi: poiché tenevo le mani alzate, mi hanno fratturato la destra e poi, quando sono caduta a terra, hanno continuato a pestarmi con violenza incrinandomi la spalla. Vicino a me c'erano molte teste sanguinanti. Poi si sono fermati, soddisfatti; i Black nel frattempo si erano allontanati indisturbati; le ambulanze sono arrivate dopo un'ora buona e non mi hanno voluto caricare, non ero abbastanza grave; sono stata accompagnata in ospedale da un giornalista, anche lui pestato, e immediatamente operata; qui ho evitato la denuncia o il fermo solo grazie alla solidarietà di medici e impiegati dell'ospedale. Testimonianza di Simona."

"I Black Block passano, senza considerarci degni della loro attenzione, hanno altri progetti, andare in giro a sfasciare tutto. Ma quali progetti ha la polizia? Li seguirà senza muovere un dito, fino a quando? Fino al loro quartier generale? Magari rimboccheranno loro le coperte? No, la polizia ha altri piani. Esco dal vicolo, mi faccio vedere dai poliziotti per dire loro che ci sono donne e bambini terrorizzati, che vogliamo uscire e tornare sani e salvi nella piazza, se non ci sono più i neri. Il poliziotto ci vede, chiama tutti gli altri, nessuno si preoccupa più dei Black Block che se ne vanno indisturbati (eravamo la terza piazza visitata da loro, quindi gli ultimi) e circa quindici poliziotti vengono verso di noi.  Quando capisco che non hanno intenzione di "scortarci", grido ancora la mia richiesta d' aiutare le donne e i bambini dietro di me, alzando le mani in alto. Tutti alziamo le mani in alto, tutti si prendono le manganellate. Ho guardato quello che sembrava il più anziano negli occhi, dietro il vetro dell'elmetto, dicendogli ancora un volta che c'erano con me donne e bambini; non ha avuto il coraggio di colpirmi alla testa guardandomi in faccia, mi ha girato e poi colpito sulla spalla. Gli altri hanno avuto il compito più facile, semplicemente lasciarsi andare, colpendo alla testa una ragazzina, colpendo con i manganelli e con i calci quelli che avevano scelto di rannicchiarsi per terra, bastonando la telecamera di un operatore che poi è stato colpito alla testa anche lui."
Testimonianza di Davide

Nel frattempo, i Black Blocks continuavano indisturbati la loro opera di distruzione lungo Corso Solferino e Via Palestro.

"In piazza Manin ho visto i manifestanti pacifici terrorizzati e sconvolti, la polizia schierata in posizione e in Corso Armellini (verso ponente) una scia di fumo e devastazione... segno del passaggio del Black Block. Mi aspettavo che la polizia partisse all'inseguimento dei Blacks, invece niente, hanno girato e se ne sono andati....probabilmente a picchiare qualche altro manifestante pacifico.
Io ho seguito i B.B. e, all'altezza di Largo Pacifici, li ho superati. Erano fermi ai giardinetti, intorno alla fontanella: alcuni bevevano, altri si riposavano, nessuna sentinella, erano tranquillissimi, per niente in allarme.
Evidentemente sapevano che non dovevano temere nulla dalla polizia."  Una Testimonianza

" I "neri" sono apparsi in cima alla salita di Via Palestro, hanno dato fuoco ad una Mercedes, hanno danneggiato altre macchine, hanno levato i freni ai cassonetti che sono arrivati, in discesa, sul fronte compatto dei poliziotti, sempre in Piazza Marsala. Intanto il 99 per cento dei manifestanti pacifici era andato via.
La polizia si è mantenuta sempre in Piazza Marsala, compatta dietro gli scudi, e si è limitata a sparare alcuni lacrimogeni. Non è stato fatto nessun tentativo di fermare i danneggiamenti, né d' inseguire od identificare i "neri". Ritiratisi i "neri" in circonvallazione, sono salito in cima a Via Palestro per osservare. Essendo la situazione ormai "tranquilla" sono salito in corso Magenta. Decine di "neri" giravano indisturbati, tranquilli. Giovanissimi, molti centro-nord europei, alcuni con bastoni. Diversi tondini di ferro, neanche nascosti, ma semplicemente appoggiati nelle aiuole.  Nessun poliziotto in giro. Questo fino a tutto Corso Paganini."
Testimonianza di Alessandro Paganini, privato cittadino di Genova.

Ed ecco, come uno dei Black Block in questione ha visto gli episodi che abbiano appena narrato, confermando a pieno le testimonianza dei pacifisti:

"Dopo Piazza Da Novi, il gruppo di Tute nere ha attraversato Brignole e Marassi fino a Piazza Manin, dove sostavano i pacifisti. Li, ci siamo fermati per una decina di minuti. E' arrivata la polizia di corsa e noi siamo scappati verso Piazza Corvetto, dove sono uscito dal gruppo. La polizia però, non ci ha seguito: si è fermata a manganellare i pacifisti che stavano lì fermi, con le mani alzate. Paradossale, da non crederci. Certo, noi eravamo molto rapidi nei movimenti, creavamo barricate in un batter d'occhio, ma fino a quando sono rimasto con i neri (alla fine, alle 18, saranno stati meno di un centinaio), nessuno ci ha bloccato." Testimonianza di Mattia, uno dei Black Block, raccolta da Alberto Burba di Clarence.

Eppure sarebbe bastata la presenza di un'altra squadra di forze dell' ordine a metà di Corso Solferino   e pochi uomini posti a presidiare salita San Rocchino e le altre stradine laterali, per bloccarli in modo definitivo, soluzione realizzabile senza difficoltà se solo si fossero voluti spostare, lungo Via Bertola e Via Palestro, parte degli uomini schierati a difesa della zona Rossa, alla fine di via Assarotti e nella vicina piazza Marsala. Questa operazione sicuramente si sarebbe potuta realizzare anche in accordo e con la collaborazione dei dimostranti che, preoccupati dal preannunciato arrivo dei Black Blocks,   avevano già sgombrato la parte bassa di via Assarotti, temendo di rimanere chiusi tra la polizia e i B.B..
In base alle testimonianze riportate siamo certi che la polizia schierata in piazza Marsala era a conoscenza dell' arrivo dei «Neri», in quanto ha collaborato al rapido sgombero dei dimostranti presenti in questa zona, anch' essi preoccupati dell' arrivo dei Black Blocks. Tuttavia, durante le devastazioni  in Corso Solferino, nessun poliziotto  ha lasciato la sua posizione a difesa della zona rossa.

Questa incredibile verità lascia perplessi tutti, compreso un poliziotto intervistato da Michele Varì, della Gazzetta del Lunedì:

"E' inspiegabile. Di certo potevamo isolarli dopo poche ore, ma non è stato fatto. In piazza Corvetto, per esempio, avremmo potuto accerchiarli con facilità, ma non è stato fatto. E dire che erano riconoscibilissimi".

Peraltro, sul finire della prima giornata di Genova,   anche la singolare parentesi di collaborazione tra manifestanti e polizia, nata in Piazza Corvetto, svanisce, insieme ai fumi degli incendi e dei lacrimogeni:

"Era finito l'assalto dei Black Blocks ai poliziotti in fondo a via Assarotti verso la zona rossa e noi manifestanti pacifici, che avevamo cercato di difenderli ( i poliziotti, N.d.R.) dall'attacco dei Black Blocks, mostrando le mani bianche, discutevamo con i poliziotti con cui, oramai, si era allentata la tensione. Stiamo per andarcene ed alcuni di loro iniziano a togliere i nostri striscioni pacifici attaccati alle cancellate della strada. Mi rivolgo ai poliziotti per dire di lasciare stare le nostre bandiere, i nostri colori, le nostre frasi che sintetizzano la voglia di giustizia e di un nuovo mondo possibile. Uno di loro subito mi minaccia, mi offende, mi spintona e scalciona. Io non reagisco, mi giro, vedo una donna che, fino a poco fa li difendeva dagli attacchi dei Black, ed ora era circondata da 5-6 poliziotti che l' insultavano e la colpivano. Alcuni le gridavano che volevano arrestarla. Lei, impulsivamente, reagisce. Mi avvicino per portarla via, per dirle di non reagire, per difenderla. Uno dei poliziotti, con violenza inaudita mi prende da dietro, mi straccia la maglietta, mi da' un calcio e mi sbatte lontano. Io ancora non reagisco, cerco di mantenere la calma, mi allontano, impotente di fronte alla carica e alla violenza gratuita." Testimonianza di Filippo Ivardi Ganapini. Padova.

Tutte le testimonianze raccolte concordano che in Piazza Manin, piazza Marsala, Piazza Portello, la presenza dei manifestanti del GSF è stata assolutamente pacifica e aveva addirittura attivato forme di dialogo con le forze dell' ordine poste a presidio delle rispettive zone rosse. In tutti questi casi, la violazione delle cancellate è stata sempre e solo simbolica e sempre concordata sul momento.
Crediamo che non ci siano difficoltà a trovare conferma di questi fatti da parte dei responsabile dei reparti posti a guardia di queste zone.
Solo in piazza Dante c'è stato un tentativo "violento" di sfondamento delle cancellate, ma le riprese in diretta di Primocanale possono confermare che lo scontro si è limitato a urla ed al lancio di qualche bottiglia di plastica da una parte ed all'uso blando di un idrante dall'altra, ed anche la difesa della linea rossa non è sembrata fosse predisposta per l'assoluta inviolabilità. Tutti hanno visto una ragazza ed un vecchietto infilarsi in un varco lasciato stranamente aperto, violare la zona rossa di alcuni metri e fermarsi subito. Pare che il vecchietto, subito dopo, abbia addirittura chiesto alla polizia se poteva tornare indietro! Non sabbiamo come questo episodio sia andato a finire, certo è che, quando è arrivata la richiesta del sindaco Pericu al GSF di abbandonare questa zona per lasciare libere le forze dell' ordine per tentare di bloccare le azioni vandaliche che stavano avvenendo altrove, lo sgombero è stato subito attuato anche se "disturbato" da cariche di polizia.

Ma anche il corteo delle Tute Bianche, quello che in via Tolemaide ha visto gli unici scontri fisici tra polizia e   manifestanti, con questi ultimi apparentemente  con atteggiamenti aggressivi, ha una storia che occorre raccontare, in quanto i suoi inizi non facevano assolutamente prevedere la tragedia ( la morte di Carlo Giuliani) che sarebbe avvenuta da lì a poco.
Questa è la testimonianza di una "tuta bianca" , confermata dalle immagini riprese da Italia 1 ed andate in rete pochi giorni dopo:

"LA PARTENZA
Il corteo dei «disobbedienti», che si era formato dallo stadio Carlini, era composto da 10\15mila persone, era molto ordinato, disposto sul viale ( Corso europa, Nd.R.) che conduceva verso il centro. Alla testa c’era il gruppo di contatto composto da alcuni parlamentari, dai portavoce delle tute bianche e dagli altri esponenti delle associazioni che partecipavano alla manifestazione. Insieme a loro decine di giornalisti. Il corteo vero e proprio era guidato dagli «strumenti di offesa», gli unici che aveva: 8 enormi teste di maiale fatte di gomma piuma, gente che indossava pettorine gialle e verdi di carta velina con una «D», che stava per disobbedienti, ritagliata sul petto. Al loro fianco mostri transgenici, sempre di gomma piuma: una grande carota modificata geneticamente e una locusta colorata. Offesa dunque, ma non certo fisica. Subito dietro, grandi scudi di plastica, quattro metri per due, montati sulle rotelline dei carrelli da supermercato, erano spinti da quattro o cinque persone. Avrebbero dovuti servire per proteggere la testa del corteo nel suo avvicinamento alla zona rossa. Dietro di loro gli scudi
più piccoli, portati a mano dalla gente bardata di gomma piuma, di bottiglie di plastica vuote, scotch, casco, ginocchiere e protezioni di questo genere.
L’assalto pacifico alla «zona rossa» partiva così, come una squinternata armata brancaleone, senza nessuno strumento di violenza fisica (gli appelli a non portare niente di pericoloso si erano ripetuti per tutta la mattina),
ma tutti avevano in tasca una «arma segreta» che sarebbe servita a violare la cittadella dei potenti. L’atmosfera alla partenza era di allegra confusione, non c’era nessuna tensione e soprattutto nessun presagio di
morte....

LA TENSIONE
Arrivati in corso Gastaldi arrivano le prime notizie dei disordini, corre voce che i cosiddetti «black block» abbiano assaltato il centro congressi di piazzale Kennedy, sede del GSF.
Ma la zona è lontana e il corteo non si scompone, continuano i cori e la marcia. Poche centinaia di metri più avanti, all’incrocio con una via laterale ( probabilmente via Montevideo N.d.R.) , si cominciano a vedere i segni di devastazione appena compiuti ( dai Black Blocks, N.d.R.): auto rovesciate e negozi distrutti. Parlo con un ragazzo toscano finito nella zona per caso, è molto risentito per quello che ha visto, mi dice che i B.B. erano una quarantina, la maggior parte tedeschi e inglesi, molto determinati e con grande abilità nel distruggere. La polizia gli stava semplicemente dietro senza intervenire, spesso la loro azione contro una banca durava molti minuti, durante i quali nessuno li disturbava."

Il corteo arriva in via Tolemaide, una strada stretta, chiusa completamente da un lato dall' alta massicciata della ferrovia. Qui, all'altezza di Corso Torino, ancora lontano dalle barriere della zona rossa, dalle poche strade laterali, parte, senza preavviso, una furiosa carica delle forze dell' ordine. I manifestanti non hanno via di scampo.

"GLI SCONTRI
Oltre l’incrocio lo scontro diventa terribile. Ed è qui che è cominciata la fine.
Il corteo sbanda, arretra, il fuggi fuggi generale, con la strada così stretta e come unica via di fuga la retromarcia, per poco non si trasforma in un massacro. La carica è violentissima. Arrivano migliaia di agenti e soprattutto decine di autoblindo e jeep che si mettono a compiere pericolosissime evoluzioni cercando di ricacciare indietro il corteo.
Alla testa del corteo qualcuno cerca di resistere, gli scudi di plastica diventano un tetto, l’unica protezione alla pioggia di lacrimogeni, ma la polizia se ne accorge e comincia a spararli anche rasoterra. Il corteo continua ad arretrare è di nuovo quasi tutto fuori dall’imbuto di via Tolemaide.
Sono convinto che, se a questo punto la carica si fosse attenuata o fosse finita, il peggio si sarebbe evitato. Quasi tutte le persone erano tornate indietro, uscite dalla strettoia, stavano raggiungendo l’ampio corso Gastaldi. Si sarebbero fermate li. Il corteo si sarebbe ricompattato e come in altre manifestazioni si sarebbe potuta raggiungere un intesa. Poteva anche rimanere fermo dov’era, o arrivare qualche centinaio di metri più avanti, scandire qualche coro e ritornare alla base.
Invece le cariche, se possibile, diventano più veementi proprio quando la situazione poteva essere gestita. Invece no! E a questo punto si scatena la battaglia. Io, e l’80% del corteo che è rimasto fermo in corso Gastaldi, pur sentendo profondamente ingiusto, sbagliato e folle quello che sta succedendo, non partecipiamo allo scontro. La sensazione è che un corteo pacifico e festoso che voleva solo arrivare a 500 metri dalla zona rossa,
magari prendersi pure qualche manganellata, per poi fermarsi e usare la sua «arma segreta» per violare la zona rossa, era stato aggredito con una ferocia spropositata."

Ma quale era questa terribile "arma segreta" ? Non certamente le fionde di tipo Falcon, o i palloncini riempiti di sangue infetto, n'è tantomeno deltaplani per violare la zona rossa, come riportano i Servizi Segreti nella nota del 19 Giugno 2001. Di tutto questo armamentario fantasioso, nessuna delle numerose perquisizioni fatte alle Tute Bianche, prima della manifestazione, ha mai trovato traccia.
Eppure l' arma segreta c'era, si è anche vista in qualche immagine ripresa durante i disordini, ma nessun giornale, nessuna televisione ne ha mai parlato, perché ?

" L’ARMA SEGRETA
Torniamo allo stadio, la notizia che hanno ucciso un ragazzo è stata confermata, molti piangono, altri discutono. Le discussioni dureranno tutta  la notte, penso che continuino ancora adesso e siano destinate a durare per
mesi e a cambiare questo movimento per sempre. Con la tristezza della morte  sommata all’inutilità, sono riposte in uno scatolone le «armi segrete»  dei disobbedienti.
 Sono piccoli specchietti, come quelli usati da Archimede  nell’assedio di Siracusa nel 213 avanti cristo. Solo che a Genova non  c’erano navi romane da dare alle fiamme, solo le oscure e fitte grate issate  dal G8 da violare con un raggio di sole."


Si conclude così, con rancore, rabbia, violenza, intolleranza ( e, purtroppo, con la morte di un ragazzo, Carlo Giuliani) la prima delle giornate di Genova che, insieme  agli amici di Legambiente, era cominciata  gonfiando tanti allegri palloncini gialli, insieme a ragazzi e ragazze venuti a Genova da tutto il mondo.

Tutte le testimonianze raccolte, di fonte diverse, da parte di persone che non si conoscono,  sono concordi.

Quel giorno, a  Manin, in piazza Marsala, in via Tolemaide  si è ripetuto lo stesso canovaccio: con la scusa di isolare le bande  dei teppisti, lasciati liberi di distruggere la città,  sono stati assaliti pesantemente e dispersi i dimostranti disarmati del GSF che, nella maggior parte dei casi, hanno subito passivamente  le violenze loro inflitte. E questo stesso copione  si ripeterà, con ancora più violenza nei confronti dei dimostranti, il giorno dopo.

Troppe coincidenze, per non pensare che  ci sia stata un'abile ed accorta regia.

Una possibile spiegazione di tutto ciò si può trovare nella dichiarazioni del neo questore di Genova  che ha affermato  che i vertici della difesa del G8  ritenevano che le manovre dei Black Block fossero dei diversivi per allontanare le difese della zona rossa e permettere la sua violazione da parte del GSF. E questo spiega l'inerzia delle forze dell'ordine nei confronti delle distruzioni operate dai Black Block. Ma nulla fa pensare che questo fosse veramente  il piano del GSF e delle Tute Bianche.

Tuttavia, necessita  di una spiegazione anche l' eccessivo contrasto tra i  numerosi episodi di tolleranza  avvenuti localmente  tra forze dell'ordine e manifestanti, troppo numerosi per essere casuali,  e i pesanti  attacchi subiti  successivamente da quest'ultimi,  ad opera di altri reparti.

Gli episodi di "fraternizzazione" che qui abbiamo riportato   confermano  le dichiarazioni dell' ex  questore di Genova Colucci,  in merito ad accordi "segreti"  con i manifestanti , ovvero allestire una "sceneggiata"  ai confini della zona rossa, con bassi livelli di violenza da entrambi le parti e salvando l' "onore" reciproco.

Se questo accordo c'è stato ( ed è ragionevole  e per nulla disdicevole che ciò possa essere avvenuto ) o una parte delle forze dell'ordine non ne era al corrente ( eventualità estremamente probabile, visto quello che è successo nell' irruzione alla scuola  Diaz) o qualcuno, da parte delle stesse forze dell' ordine,  non  ha voluto deliberatamente rispettare questi accordi.

Il perché di questo atteggiamento merita una risposta. 

Provo ad abbozzarne una:

ve l' immaginate una manifestazione anti G8 di quelle dimensioni finita senza gravi incidenti,  una manifestazione anti global che smentisce clamorosamente le tragiche previsioni  della destra, che copre  di ridicolo tutti coloro che, grazie allo spropositato apparato difensivo, avevano costretto i Genovesi a lasciare la città per paura d' incidenti,  con i grandi che non  avevano concluso nulla ed,  in mancanza di altre notizie, i media costretti a parlare dei  temi della contestazione e delle proposte dei manifestanti pacifici  contro gli strapoteri delle multinazionali e del  libero mercato?