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lunedì 24 marzo 2008

Modello Brescia

Modello Brescia (parte 1)
Il 20 aprile ennesima mia conferenza sugli impatti ambientali dei diversi sistemi di gestione dei materiali post consumo, ma questa volta proprio nella tana del lupo: Brescia.



Occasione ghiotta per mettere a confronto il modello “Brescia” , quello della “termovalorizzazione assistiita” ovvero “ più brucio più guadagno”, con il nascente Modello “Genova” , il cui slogan potrebbe essere: minor impatto ambientale e minori costi a carico dei cittadini.



Dopo la conferenza, gli amici del Meet Up di Bebbe Grillo, che hanno oganizzato la serata, mi danno una copia del Rapporto dell’osservatorio sul funzionamento del termoutilizzatore di Brescia relativo agli anni 2004-2005, rapporto edito nel 2006 e ad oggi il più aggiornato.



La lettura del documento mi stimol alcune riflessioni che sottoppongo all’attenzione dei lettori del mio blog.



Dall’agosto 2004 per la linea uno  e dal dicembre 2004 per la linea tre  è stata avviata la sperimentazione per il monitoraggio in continuo delle diossine  nei fumi.



Per chi non ha familiarità con questo problema ricordiamo che diossine e metalli nei fumi degli inceneritori non sono misurati in continuo. Il motivo è prevalentemente tecnico per cui, nel pieno rispetto della attuale normativa, bastano due campionamenti  all’anno , ognuno della durata di otto ore, per documentare il rispetto dei limiti.



Converrete che per un impianto che funziona 24 ore su 24  e il cui combustibile varia di composizione di  giorno in giorno, pensare che 16 ore di monitoraggio possano essere rappresentative del corretto funzionamento per tutte le altre 8.744 ore è un po’ troppo.



Per dare una risposta a questa domanda a Brescia si è data avvio la sperimentazione di cui abbiamo accennato che consiste in un prelievo di fumi  di basso volume, ma continuo, per circa 30 giorni. I fumi raccolti sono fatti passare in un tubo che contiene materiali in grado di assorbire le diossine presenti nei fumi stessi. Dopo un mese di campionamento continuo  si procede all’analisi delle diossine assorbite, si divide il valore trovato per il volume di fumi inviati al tubo di assorbimento  e, se il procedimento scelto è esente da errori sistematici, si può affermare che la concentrazione di diossine così trovata corisponde alla concentrazione media presente nei fumi l’intero mese di campionamento.



Finito un campionamento se ne avvia un altro con le stesse modalità e in questo modo si può parlare di campionamento continuo.



Al momento la sperimentazione si è protratta per cinque mesi consecutivi per la Linea Uno e  nove mesi per la libea tre.



Il Rapporto si limita a fornire le concentrazioni mensili trovate, senza nessun commento.



Provo a fare io le prime valutazioni.



I numeri a disposizione confermano quello che immaginavamo: le prestazioni dell’inceneritore non sono costanti.  Pochi mesi di misure in continuo denunciano differenze tra la media mensile più bassa e quella più alta pari a 16 volte nella linea Uno e 21 volte nella linea Tre.



In particolare , nella Linea Tre, quella monitorata più a lungo  dal 3 /12/04 al 6/1/06, la concentrazione media mensile è risultata pari a 0,259 picogrammi/metro cubo a fronte di una concentrazione massima mensile di 0,730 pg/m3 e una concentrazione minima mensile di 0,038 pg/m3.



La concentrazione media di diossine nella Linea Uno, monitorata dal 30 Luglio  2004 al 22  agosto  2005, con il sistema di campionamento in continuo è risultata pari a 0,387 pg/m3, con un minimo di 0,080 e un massimo di 1,29 pg/m3.



Il problema però è che queste concentrazioni sono nettamente più basse di quelle trovate con i campionamenti fatti sulle stesse linee, in periodi analoghi, seguendo il metodo di campionamento previsto dalle attuali normative, ovvero protratte per otto ore, i cui valori sono riportati nella Tabella seguente.



Da sottolineare il fatto che nel Giugno 2004 sono state fatti campionamenti e misure di diossine nei fumi dell’inceneritore di Brescia da parte di ben tre laboratori di controllo: l’Istituto Mario Negri,( il controllore ufficiale)  e le Agenzie Regionali per l’Ambiente (ARPA) Piemonte e Toscana.





Tabella 1: Concentrazioni medie ( 8 ore di campionamento) di PCDD/F  in ciascuna delle tre linee di incenerimento dell’Impianto di Brescia



                            Linea 1    Linea 2    Linea 3



                              Picogrammi / metro cubo



Marzo 2004         2,60        1,70  



Giugno 2004       7,24        1,76  



Giugno 2004        2,74*      2,45*       1,30**



Giugno 2004       1,80**     1,40**  



Novembre 2004  1,73        3,07  



Aprile 2005            2,44      1,10         1,56



Giugno 2005         1,70       3,10         0,80







* misure fatte da ARPA piemonte



** misure fatte da ARPA Toscana




Pertanto, in base ai campionamenti in continuo, tra il 18 maggio al 20 giugno 2005 la concentrazione di diossine nella linea tre è stata di 0,32 pg/m3.



Il campionamento breve effettuato nello stesso periodo su questa linea segnala  una concentrazione quasi tre volte maggiore ( 0,80 pg/m3 )  e valori ancora più grandi (1,56- 1,30 pg/m3) sono stati trovati  in altri periodi su questa linea.



Analoghe considerazioni per la linea Uno in cui la concentrazione media dei campionamenti di durata mensile  (0,39 pg/m3) è  nettamente inferiore a tutte le concentrazioni misurate su questa linea con campionamenti brevi ( tra 1,70 e 7,24 pg/m3).



Volete sapere che cosa ne penso?



E’ molto probabile che Il sistema di campionamento in continuo sperimentato dall’inceneritore di Brescia soffra di un pesante errore sistematico, attribuibile al sistema scelto,  il quale produce una elevata  sottostima delle concentrazioni reali di diossine presenti nei fumi.



Possibile causa di questo errore la perdita di diossine campionate per evaporazione o per degradazione chimica a causa di reazioni con altri inquinanti gassosi presenti nei fumi ( ad esempio ossidi di azoto), fenomeni ben noti a chi si occupa di questi argomenti.

Postato da: federico46 a 08:12 | link | commenti (4)
ambiente e società, materiali post consumo


Commenti:
#1  24 Marzo 2008 - 10:12
 
Invito a leggere il libro "L'italia sotto i rifiuti", due interi capitoli dedicati all'Asm di Brescia, uno in particolare attestante il fatto che l'istituto Mario Negri (di Silvio Garattini, noto anche per avere promosso campagne pro inceneritore) non può essere considerato "imparziale".

L'unica speranza per non cadere in facili errori o peggio vizi di misura è quello di fare eseguire il monitoraggio ad enti realmente indipendenti, meglio se più di uno. Non ha senso misurare i decimi di picogrammo se già l'errore supera un fattore due!
utente anonimo
#2  24 Marzo 2008 - 20:37
 
La diossina a Brescia abbonda perfino nel latte (coinvolte nell'inquinamento 18 aziende agricole!!) e i tumori al fegato sono largamente al di sopra di ogni previsione e molti di più di qualsiasi altra città lombarda, un motivo ci sarà e qualsiasi bresciano dotato di un minimo di capacità cognitiva qualche domanda sul mostro inceneriscitutto se la pone ogni volta che vede fumare quel maledetto camino!! Giulia
utente anonimo
#3  25 Marzo 2008 - 23:05
 
nel ringraziarla enormemente per le informazioni che ricevo leggendo il suo blog (sono fra i "suoi cinque" assidui lettori) vorrei comunque chiederle quale è il limite di legge per le diossine emesse dagli inceneritori? dal punto di vista di un cittadino inesperto, la conclusione che traggo da questi dati sull'inceneritore di Brescia è che non abbiamo ancora messo a punto un metodo di analisi dei fumi che possa dare risultati attendibili, sbaglio?
un saluto da Napoli, Rosamaria
utente anonimo
#4  08 Aprile 2008 - 14:08
 
In Europa i limiti delle diossine fanno riferimento alle concentrazioni nei fumi (peso per volume di fumi).
Questo approccio è scorretto in quanto il pericolo delle diossine non è legato alla quantità che se ne respira ma a quanto se ne mangia ( vedi problema delle mozzarelle alla diossina).
In Giappone, più correttamente, si valuta, per tonnellata di rifiuto trattato, la quantità complessiva di diossine immesse nell'ambiente (fumi, ceneri) , rispetto alla quantità di diossine presente nei rifiuti.
Se la quantità di diossine immesse nell'ambiente è inferiore alla quantità di diossine che si presume essere presente nei rifiuti l'impianto di incenerimento è considerato in regola.
Ricercatori danesi hanno proposto che il limite debba riguardare la quantità di diossine che si deposita al suolo in un determinato tempo, qualunque sia la fonte che le produce. Il limite così stabilito, valuta che nell'ipotesi più sfavorevole (mangiare solo latticini prodotti da mucche che hanno pascolato sui campi inquinati) la dose giornalmente ingerita di diossine sia inferiore alla quantità considerata tollerabile ( 2 picogrammi per grammo di peso corporeo).
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