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lunedì 31 dicembre 2012

Casa con cappotto

Isola di calore: come varia la temperatura dal centro alle periferie urbane.

Anno nuovo, bolletta più cara. E' ormai un ritornello, frutto inevitabile della smania della crescita continua, in un mondo con risorse finite.

Tra gli aumenti previsti, anche quelli per il riscaldamento che già ora pesa oltre il 46%, sui nostri bilanci famigliari.

E' possibile ridurre questo dissanguamento e utilizzare meglio i danari ottenuti con il nostro lavoro?

Certamente si, specialmente se si capisce che gran parte dei soldi che paghiamo per riscaldarci, in realtà serve per riscaldare l'aria della città che ospita le nostre case.

Vi siete chiesti perchè da alcuni decenni a Milano non c'è più nebbia mentre, usciti dalla città domina il nebbione della Val Padana?

La spiegazione è semplice, il centro di Milano è più caldo della sua periferia di qualche grado e la temperatuta più alta evita che il vapore acqueo si condensi nelle goccioline d'acqua della nebbia.

I tecnici parlano di "isola di calore" e tutto questo calore viene dalle abitazioni e dai veicoli che circolano per la strada: in entrambi i casi un chiaro esempio della nostra società dello spreco che butta via energia termica per errata progettazione del nostro modo di abitare e di muoverci.

Per cercare di porre rimedio a questro spreco di danaro, risorse non rinnovabili e relativo inquinamento evitabile, l'unione europea ha finanziato un progetto chiamato Energycity.

Il progetto prevede la mappatura aerea delle dispersioni di calore delle città europee. Si comincia da sette città, di cui due italiane (Treviso e Bologna).

In attesa che siano disponibili le mappe termiche delle nostre città, nei prossimi blog vi darò le istruzioni per individuare la Classe energetica della vostra abitazione e cominciare a capire cosa fare per cominciare a ridurre la bolletta del gas.

Tutte le puntate di Casa con Cappotto:

- Che classe energetica sei?
- Stare in mutande: quanto mi costa?
- Misuriamo gli sprechi evitabili
- Vasi "termici" comunicanti
- Sangue caliente 
- Muffe e condense
- Punti freddi
- Barriere frangivento
- Via col vento
- Finestre solari 3
- Finestre solari 2
- Finestre solari 1
- Occhio ai cassonetti
- Riflettori sui caloriferi
- Liberiamo i caloriferi
- La Fisica che serve 3
- La Fisica che serve 2
- La Fisica che serve 1
- Casa con cappotto

domenica 23 dicembre 2012

Pensierini di Natale per i bimbi dei grandi cantieri.

L' amico Felice Airoldi, ha postato questo suo pensierino di Natale, dedicato ai bambini ancora non nati. A questi bambini stiamo regalando la possibilità di crescere e giocare nei grandi cantieri che si stanno aprendo nel genovesato.
Simili regali li stanno ricevendo anche tanti altri bambini ancora non nati.
Di seguito il testo, che condivido, con qualche piccola modifica per renderene più facile la comprensione per i "foresti":


In preparazione della nuova tornata elettorale, i partiti della destra e quelli della sinistra, i movimentisiti e gli amministratori pubblici, i sindacati della triplice,  dicono SI allo sfruttamento "in deroga" delle cave dismesse, nella valle del Chiaravagna (GE), per poterci portare lo "smarino" (terra e roccia da operazioni di scavo) proveniente dal "più grande cantiere del mondo", come amano definirlo Moretti e Castellucci.

Su poche decine di chilometri quadrati di territorio genovese, si progetta di realizzare la linea ad alta velocità (TAV), il sesto valico che attraversa gli appennini liguri e la Gronda di Genova che sposta a monte il traffico dell'autostrada.

Le cave dismesse presenti nel  ponente genovese, per Legge, si dovrebbero mettere in sicurezza e rinaturalizzare. Ma, in caso di necessità, interviene la "deroga" che, ci fanno sapere, trasforma un reato in  "norma di legge" (come per l' AIA a Taranto)

Ma, tutti quelli che stanno dicendo di SI alle opere e alle deroghe,  sanno benissimo, perchè glielo continuiamo a ripetere da anni,  che si può distruggere, inquinare e avvelenare, e tanto, anche a "norma di legge".

Tutti quelli del SI, cosa diranno ai bambini  del Ponente genovese che, esposti agli inquinanti dei cantieri, si ammaleranno di asma con una frequenza tripla (fonte ISDE, Medici per l'Ambiente), rispetto ai bambini normali,  se intorno alla loro casa e alla loro scuola non ci fosse il "cantiere più grande del mondo" ?

E quelli del SI, cosa diranno ai bambini che stanno per nascere nei prossimi trenta anni di cantieri aperti, con  il rischio che la loro intelligenza sia inferiore rispetto al previsto, o che diventeranno incapaci di concentrarsi, o che non siano in grado  di relazionarsi con il mondo esterno, in quanto vittime dell'autismo perchè la loro madre è vissuta vicino  al "cantiere più grande del mondo", fonte inesauribile di "polveri sottili", di inquinamento dei mezzi di cantiere e di  altre sostanze nocive, tossiche e cancerogene?

Oppure, quelli del SI, cosa diranno a quei bambini non ancora nati che,  per lo stesso motivo, rischiano di non riuscire neppure a nascere, a causa  aborto spontaneo per tutti quegli inquinanti che, respirati dalla madre, sono passati a loro, attraverso il sangue del cordone ombelicale?

Siamo certi che i partiti politici, gli amministratori dei municipi, del comune e della regione, i sindacati, diranno  che  hanno  deciso di "difendere il lavoro", PRIMA DI TUTTO!

Ci diranno che i bambini ancora non nati si ammaleranno, ma a norma di legge. "E' il costo della crescita."

In tal caso  la metterebbero così: 
"Cari bambini, adesso vi ammalate di asma tre volte di più di quanto vi sareste ammalati se non ci fossero, cantieri, silos del cemento, frantoi per l' amianto e le nove nuove strade cantiere, i sette nuovi tunnel, i sette nuovi viadotti che sventreranno sette valli e milioni di tonnellate di "smarino", in prevalenza proveniente da rocce di serpentinite, tragicamente conosciuta come "pietra verde di Polcevera", ricca di amianto, trasportati  su camion scoperti, "a spasso" per le valli.

Qualcuno, magari un assessore Regionale donna e madre o un vicesindaco 
aggiungerebbe : "Lo facciamo perchè erano in gioco dei posti di lavoro e tanti bei milioni di euro di investimenti; che c'importa dell' inquinamento, delle malattie, dell' asma infantile? E comunque, siamo in "deroga", operiamo a "norma di legge". Quindi basta con tutte queste sindromi "NIMBY", tutti questi  "niente nel mio giardino".

Allora il bambino malato, risponderà : 
"Quando avete pensato ai posti di lavoro, avreste dovuto pensare anche a chi sarebbe venuto dopo di voi e avreste dovuto creare posti di lavoro che rispettassero l' ambiente e la salute dei bambini. Questa scelta che è possibile, magari con minori profitti per qualcuno, ma è possibile.

Se aveste puntato su una vera mobilità sostenibile di merci e persone, come chiedono da sempre l'Ordine dei Medici, quello degli Infermieri, tanti biologi, insegnanti, alcuni giornalisti, sindaci del comprensorio, insieme a tanti mamme e papà, adesso io starei bene, sarei normale, potrei vivere senza medicine, correre nei campi felice, giù da Murta fino alla Rocca dei Corvi, poi su fino alla chiesa di Fegino e di corsa ancora su .... più su fino dentro la "pria scugente", se non ci fosse la famigerata discarica di Scarpino. Potrei bere l'acqua fresca e limpida delle centinaia di sorgenti che la grande discarica ha avvelenato e il "cantiere più grande del mondo" farà scomparire per sempre."

Già immagino la risposta dell' assessore bugiardo: "Caro bambino, ma adesso, grazie a quei posti di lavoro hai una casa, tuo papà  fa l'operaio, e con quei soldi ti può pagare le cure mediche.

Il bambino forse risponderebbe: "Io vorrei solo essere normale, sano, intelligente, vorrei poter correre liberamente, senza tosse e affanno e senza dover  prendere medicine per tutta la vita, vorrei riuscire a risolvere i problemi di matematica come fanno gli altri bambini, vorrei riuscire a stare attento alle lezioni a scuola, invece qualcosa dentro la  testa  mi impedisce di stare fermo e di concentrarmi."

Scommetto che l' assessore  sarebbe capace di rispondere al povero bambino: 
"Ma di cosa ti lamenti, per un pò di medicine, anche quelle, le malattie, i ricoveri, gli ospedali  aumentano il PIL e creano ricchezza, così, magari, anche tu potrai entrare in questo mondo del lavoro. Accontentati e vedrai che ce ne sarà  per tutti."

Io voglio che quei bambini quando saranno grandi, se qualcuno gli racconterà  come sono andate le cose, vadano a cercare quei signori di cui sopra, quelli del SI a qualunque costo. Non voglio sapere cosa gli diranno, o gli faranno, ma non credo che saranno comprensivi.

Poi, però, verranno a cercare anche chi, pur essendo in disaccordo con quei signori, ha permesso, magari votandoli, che potessero spadroneggiare in questo  modo indegno, e gli chiederanno: "Perchè avete permesso che ci rovinassero la vita?"

Buone feste a tutti.

lunedì 10 dicembre 2012

Per salvare l'ILVA, Clini deporta i tarantini

Il quartiere di Tamburi, sui confini dell'Acciaieria ILVA di Taranto. Il segnaposto è a 1300 metri dalla cokeria, in alto a sinistra.
Ai primi di agosto di quest'anno, a commento della situazione tarantina scrivevo:

"Temo di fare una facile profezia: prevarranno gli interessi industriali e il governo dei tecnici troverà qualche accorgimento tecnico (deroga, innalzamento dei limiti) per continuare a produrre, inquinando. E in questo caso, l’unica bonifica sensata dovrebbe essere di trasferire tutti i 18.000 abitanti a rischio in una “New Tamburi” ad alcuni chilometri di distanza sopravento all’area industriale, ipotesi nient’affatto fantascientifica, visti i tempi: immaginate quanto tutto questo, inciderà sulla crescita del PIL."

Oggi, ho la conferma di avere capacità divinatorie: il governo, con grande fretta, ha licenziato una nuova Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA), per le accierie di Taranto, con l'obiettivo dichiarato di  rendere giuridicamente nulle le richieste del GIP di chiusura degli impianti inquinanti.

Invece, non avevo previsto che, dopo qualche giorno dall'approvazione dell'AIA e dagli applausi liberatori delle maestranze ILVA di Genova e dei sindacati, il ministro Clini  avrebbe fatto sua, la mia "proposta" di una deportazione forzata dell'intera popolazione del quartiere Tamburi.

Mi verrebbe spontaneo dire " Finalmente l'ha capita!"

Per "capirlo" basta cercare, su Google Map, con la visione satellitare:  via Masaccio, Taranto,
Il programma vi porterà poco fuori da Taranto, nel centro del Quartiere Tamburi, quartiere residenziale autorizzato e costruito in quel posto, nel 1956, qualche anno prima dell'acciaieria.

Non vi sarà difficile individuare l'area industriale, verso le ore 11, in alto a sinistra della mappa. Oltre la Statale, vedrete un grande rettangolo rossiccio, sono i depositi dell'ossido di ferro; più in su vedrete un altro grande rettangolo nero, sono i depositi di carbone, tutti all'aperto.

Lungo i confini del deposito di carbone, vedrete un edificio lungo e stretto (circa 300 metri x 10), anche lui nero come il carbone: è la cokeria, dove il carbone viene trasformato in carbon coke.
La cokeria è il reparto più inquinante, quello che non smette mai di funzionare, 24 ore su 24,  e che,  in continuazione perde dai suoi portelloni (alcune centinaia) potenti cancerogeni, quali il benzene e il benzo(a)pirene che si liberano dal carbone che, dentro i forni della cokeria, è riscaldato, senza aria, a circa 1000 gradi.

Se ora date un'occhiata alla scala della mappa, in basso a sinistra, potete constatare che via Masaccio, il centro di Tamburi, dista circa 1.300 metri dalla cokeria.

Tutti gli studi sull'inquinamento delle cokerie, compresi i miei, fatti a Genova, concordano che
sottovento ad una cokeria, anche la più moderna, la meglio gestita, fino a due chilometri di distanza, non si riesce a rispettare lo standard di qualità dell'aria per il benzo(a)pirene che, in tutt'Europa, è  pari a un nanogrammo (miliardesimo di grammo) per metro cubo d'aria.

A questo punto restano da capire i motivi che hanno mosso Clini a fare questa proposta che, di fatto è un'ammissione pubblica di aver pesantemente sottovalutato il problema in tutti questi mesi, in cui il Ministro si è rigirato in tutti i modi "la frittata" pur di far continuare la produzione delle acciaierie: Tamburi è stata costruita dopo le acciaieria, l'inquinamento è diminuito, l'azienda sta investendo nel risanamento, la mortalità dei tarantini è dovuta ad altre cause, non può essere la Magistratura a decidere le scelte industriali di un paese...

Ora provo di nuovo a fare il "veggente".

Ieri il governo Monti ha chiuso e con lui si è chiusa l'esperienza di Clini come ministro dell'ambiente.  Prima di chiudere definitivamente, il Parlamento deve approvare il decreto associato all'AIA e non è affatto detto che tutti i Parlamentari voteranno a favore.
Il GIP di Taranto ha solidi motivi per chiedere l'incostituzionalità della norma inserita nell'AIA che annulla il sequestro degli impianti ma, ancor di più, è evidente che i Riva non hanno nessuna intenzione di sborsare i miliardi necessari per bonificare l'accciaieria.

Insomma, per permettere a Riva di continuare a gestire ancora per qualche anno, impianti obsoleti e inevitabilmente inquinanti, per non avere uno scontro frontale con la magistratura, scontro peraltro perdente, molto meglio deportare 18.000 tarantini in altri lidi.

Potrebbe essere l'ultimo regalo di Monti al Paese, per farne crescere il PIL.

mercoledì 5 dicembre 2012

Lettera da Taranto a Genova

Operai e cittadini di Taranto hanno inviato questa lettera aperta agli operai e ai cittadini genovesi.
La mia assoluta solidarietà agli amici di Taranto.

Operai, cittadini e mamme di Genova, siamo venuti a conoscenza, tramite giornali e televisioni nazionali, delle vostre proteste dovute alle notizie di messa in “libertà” degli operai dei vostri stabilimenti del gruppo ILVA. Sempre tramite i media abbiamo addirittura appreso di festeggiamenti dopo l’emanazione del decreto SALVA-ILVA.
Noi operai, cittadini e mamme di TARANTO vi poniamo alcune domande:
Come vi sentireste se a causa delle malattie dovute all’inquinamento molte donne fossero impossibilitate ad allattare i propri figli o addirittura fossero costrette a rinunciare alla maternità.
Come vi sentireste se le persone a voi più care, in particolare neonati e bambini, fossero colpite da patologie oncologiche e non, strettamente collegate all’inquinamento industriale.
Come vi sentireste se ai vostri figli venisse vietato, per ordinanza emessa dal sindaco a causa dell’inquinamento industriale, di giocare nei giardini pubblici.
Come vi sentireste se vietassero il pascolo delle vostre greggi per un raggio di 20 km e distruggessero mitilicoltura e pescicoltura poiché il terreno e il mare risultano contaminati in profondità di sostanze tossiche, se mutilassero così il vostro territorio delle sue risorse naturali ed economiche più peculiari, privando totalmente migliaia di famiglie del loro sostentamento e impedendo di fatto anche lo sviluppo futuro di lavoro alternativo.
Come vi sentireste voi operai se i primi ad essere colpiti dall’inquinamento industriale e dal ricatto occupazionale foste voi.
Ricordando che in un recente passato la vostra città ed i paesi limitrofi hanno dovuto lottare per i problemi sopra citati e che a seguito di queste lotte (portate avanti in particolare dal COMITATO DONNE DI CORNIGLIANO) i vostri diritti sono stati giustamente rispettati:
Chi meglio di voi può comprendere i nostri problemi?
Chiediamo con questo di moderare il vostro sentimento di gioia e di comprendere e possibilmente partecipare alle nostre iniziative di sensibilizzazione affinché i nostri DIRITTI vengano rispettati come lo sono stati i vostri.
Non dobbiamo pagare NOI insieme a VOI, con il ricatto occupazionale, una situazione che sappiamo bene da chi è provocata, ossia GRUPPO RIVA e STATO ITALIANO che devono farsi carico del reddito di tutti gli operai coinvolti, garantendo da subito un LAVORO PULITO, in tutti gli stabilimenti ILVA ITALIANI.
Pertanto, ribadiamo con forza, convinti di essere nel giusto e di incontrare la vostra solidarietà, il nostro NO al decreto legislativo denominato SALVA ILVA in quanto anticostituzionale e privo di risoluzione ai problemi occupazionali e di reddito, ambientali e di salute.
TARANTO a questo decreto che salvaguarda solo i profitti del GRUPPO RIVA risponderà con una manifestazione il 15 dicembre ed invita voi e chiunque voglia unirsi a sostenere questo corteo.

giovedì 29 novembre 2012

Come si differenziano gli scontrini fiscali


Certamente anche voi avete notato che, da quando c'è Monti,  gran parte dei negozianti vi tilascia lo scontrino fiscale. E' una bella cosa, ma crea un nuovo problema: in quale contenitore della raccolta differenziata devono essere messi?
Segue la risposta giusta.


Carta termica e bisfenolo A costituscono due fattori che impediscono il riciclo degli scontrini che infatti non vanno conferiti insieme alla carta. La scelta di questo tipo di carta per gli scontrini fiscali è però dettata da precise disposizione normative. Tuttavia esistono ricevute realizzate con il 70% di rifiuti post-consumo prive di BPA

di Giuseppe Iasparra
martedì 20 novembre 2012 14:24

clicca sull'immagine per ingrandire

Come avevamo già scritto in passato, lo scontrino fiscale non è riciclabilenon vanno infatti conferiti nei contenitori della carta in quanto gli scontrini, generalmente, sono fatti con carte termiche i cui componenti reagiscono al calore generando problemi nelle fasi del riciclo.

Un modo per riconoscere la carta termica è osservarla attentamente: è infatti lucida o semilucida su un lato. Dello stesso tipo di carta sono fatti anche le ricevute rilasciate dalle bilance elettroniche e dai pos per carte di credito, oltre alla carta per i fax e a quella di alcuni tipi di ricevute fiscali e dei biglietti aerei.

La scelta di questo tipo di carta per gli scontrini fiscali è però dettata da precise disposizione normative: il rotolo di carta in dotazione al misuratore fiscale - si legge su un sito di settore - deve essere in carta termica omologata dall'Istituto Superiore di Poste e Telecomunicazione. Inoltre recentemente un provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate, pubblicato il 31 Gennaio 2012, ha fissato nuovi e più stringenti requisiti tecnici necessari per la certificazione della carta termosensibile utilizzata gli scontrini fiscali.

A compromettere il riciclo di questa tipologia di carta c'è anche un componente "pericoloso": il 94% degli scontrini che riceviamo contiene infatti bisfenolo A (BPA) sostanza che secondo gli studiosi può provocare gravi danni alla salute. Secondo gli scienziati riciclare questi scontrini è quindi anche una fonte di contaminazione con BPA di tovaglioli di carta, carta igienica, imballaggi per alimenti e altri prodotti cartacei.

Tuttavia, navigando in rete si scopre che esistono tentativi di riciclo della carta termica andati a buon fine: come riportato su alcuni siti (www.thermalsolutionsinternational.com/recycled-thermal-paperrolls-en.html;www.barcodesinc.com/cats/receipt-paper/bpa-free.htm) esistono infatti ricevute realizzate con il 70% di rifiuti post-consumo. Questa carta sarebbe anche priva di BPA.


giovedì 22 novembre 2012

Ombrelli usa e ricicla

Ombrello portatile monomateriale: tutti i componenti sono in polipropilene.
Certamente gli ombrelli portatili sono comodi, ma dopo una giornata di pioggia e forte vento, i cestini dei rifiuti sono pieni dei miseri resti di tanti di questi ombrellini, distrutti da una folata di vento.
Alcune stime valutano in 900 milioni gli ombrelli "usa e getta" che ogni anno, a livello mondiale,  dopo una breve vita utile, finiscono in discarica o negli inceneritori.
E' uno spreco di denaro e di materie preziose (240 grammi di ferro ad ambrello) che non ci possiamo più permettere.
Il sistema migliore per evitare questa evitabile massa di "rifiuti" è quella di dotarsi di un classico ombrello sufficentemente robusto.
Se non lo perdete, vi durerà decenni; il tempo sufficente affinchè ritornino in auge gli ombrellai.
Se proprio abbiamo bisogno di un ombrello portatile l'inventiva e il design nazionale, grazie a Federico Venturi (designer) e Gianluca Saveli (ingegnere meccanico),  propone un obrello portatile bello ed innovativo.
La caratteristica principale di questo ombrello, battezzato Ginko e ripreso nella immagine,  è di essere tutto realizzato con un unico polimero, il polipropilene.
Questa scelta, oltre a garantire flessibilità e durata a tutti i componenti, permetterebbe un facile riciclo, quando l'ombrello, per naturale consuzione, sarà arrivato alla fine della sua prima vita.
Il condizione è d'obbligo, in quanto il Ginko, non essendo un imballaggio, non rientra negli accordi con il Consorzio Nazionale Imballaggi.
Se oggi mettete un ombrello Gimko nel bidone della plastica, sarebbe considerato un "contaminante" e deprezzerebbe l'intero contenuto del bidone giallo, tanto da destinarlo alle fiamme di un inceneritore.
Ed ecco un nuovo impegno che ci piacerebbe poter ascoltare dai tanti che in questi giorni si propongono al governo del Paese: autorizzare la raccolta differenziata di tutti gli oggetti di plastica e corrispondere ai comuni che differenziano le cifre pattuite a prescindere della loro natura di imballaggio.
Lo stesso Governo prevederà alla realizzazione, in ogni Regione, di un centro di separazione delle plastiche per tipo di polimero abbinato ad  un centro di recupero e riutilizzo di plastiche miste.
Il mio voto, a chi metterà nel suo programma questi obbiettivi che creeranno innovazione, occupazione, efficenza energetica ed eviteranno lo spreco di risorse non rinnovabili.