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domenica 30 novembre 2014

Terrazzamenti da adottare: il ritorno alle "terre alte" 4)

Un terrazzamento abbandonato è un danno collettivo.

Con l'abbandono dei terrazzamenti tutti perdiamo identità culturale, paesaggio, cibo di qualità, lavoro, biodiversità.

Ma il costo più grave, che gran parte del Paese sta pagando in questi giorni sotto l'attacco di incessanti nubifragi, è quello che ci fanno pagare frane, smottamenti, colate di fango, inondazioni.

A parità di pioggia, tutti questi eventi avversi potrebbero essere mitigati con la cura dei terrazzamenti realizzati su Appennini e Alpi, nel corso di secoli di duro lavoro.

Numerosi studi concordano che una montagna terrazzata raddoppia  il tempo di ritorno di eventi alluvionali  disastrosi:  se, senza terrazzamenti, si ha una elevata probabilità di registrare un alluvione disastrosa ogni cento anni, con terrazzamenti ben gestiti l'evento disastroso di analoga magnitudine potrebbe avvenire solo dopo duecento anni.

In attesa che un qualche governo si accorga che la vera Grande Opera di cui abbia bisogno il Paese è la manutenzione dei nostri monti, ci sono sempre più cittadini che scoprono, o meglio riscoprono, il valore della terra e della cultura contadina.

Una interessante esperienza è quella in atto nell'area montana del canale di Brenta, nel vicentino,  denominata "Adotta un terrazzamento".

Da un'idea sorta nel corso di una ricerca sul fenomeno del neo-ruralismo, condotta dall'Università di Padova, e' nato il progetto di istituzionalizzare l'adozione, da parte di privati, di terrazzamenti da tempo abbandonati.

Nell'agosto del 2010 rappresentanti delle Istituzioni locali, comunità locale, abitanti urbani e Università hanno costituito il comitato denominato "Adotta un terrazzamento in Canale di Brenta".

Compito principale del Comitato è stato quello di definire le regole del contratto di Comodato d'uso e della gestione degli appezzamenti di terreno da parte degli adottandi.

In sintesi, chi adotta il terreno si impegna a realizzare i lavori per il suo recupero e manutenzione a fronte della concessione gratuita dei terreni per cinque anni.

L'adottante potra utilizzare il legname prodotto con la pulizia dei terrazzamenti e potrà consumare e vendere tutto quello che il terreno potrà produrre.
Il contratto incoraggia il ripristino delle strutture esistenti con le tecniche tradizionali, culture di tipo biologico, l'originaria regimentazione delle acqua e uno specifico comma del Regolamento vieta di piazzare "nanetti" nei terrazzamenti adottati.

Oltre all'odozione diretta è anche possibile un'adozione a distanza  che , grazie al versamento di 15 euro/anno permette la copertura delle spese di lavori ordinari e straordinari di manutenzione e da diritto a visitare periodicamente il terreno adottato a distanza e poterne verificare il buono stato.

Alcuni dei terrazzamenti in affido e adottati a distanza nel 2011
Nel giugno 2013 erano già cento i terrazzamenti affidati a 91 nuovi soci, con una superfice complessiva superiore a 4 ettari.

I nuovi coltivatori arrivano dalla vicina pianura, ma anche da Vicenza, Padova e persino da Venezia; l'età prevalente è tra 50 e 65 anni, e non mancano i giovani con età compresa tra i 18 e i 35 anni.

E' interessante il fatto che il 50% degli affidatari è in possesso di un diploma superiore o di una laurea. E i terrazzamenti adottati producono ortaggi, uva o sono usati per ospitare alveari e prati permanenti.

Sembra che la cosa funzioni e certamente una simile inziativa è esportabile in altre realtà nazionali.

Io, nel frattempo, sto pensando seriamente di adottare a distanza un terrazzamento del Brenta.

Fateci un pensierino anche voi.

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