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lunedì 17 febbraio 2014

Una centrale elettrica a Cornigliano?

Le aree industriali di Genova Cornigliano
Nelle aree industriali di Cornigliano, liberate nel 2002 dagli inquinanti impianti a caldo, potrebbe ritornare una centrale elettrica e, con la centrale potrebbero ritornare anche un bel pò di polveri sottili e di ossidi di azoto, di cui i corniglianesi non sentono proprio la mancanza.

La disponibilità di 10 ettari, magnanimamente restituiti dall'ILVA, stanno suscitando gli appetiti di facili e grandi guadagni.

IREN, Ansaldo, AMIU, con la benedizione del Comune di Genova, stanno pensando di prendere due piccioni con una fava: grazie alla nuova disponibilità di aree, accanto al previsto depuratore che libererà Cornigliano dai suoi miasmi, potrebbe sorgere una centrale elettrica alimentata con il biogas prodotto dalla digestione anaerobica dei fanghi di tutti i depuratori genovesi che già si prevedeva dovessero confluire qui.

Il facile affare è quello delle generose incentivazioni date all'elettricità prodotta da fonti di energie rinnovabile, denominati "Certificati Verdi", in realtà una tassa pagata, a loro insaputa, da tutti gli italiani, con le bollette della luce.

Il biogas sarà anche una fonte di energia rinnovabile, ma la sua combustione, inevitabilmente produce, a norma di legge, inquinamento e giustamente, gli abitanti di Cornigliano potrebbero dire: "Abbiamo già dato".

E anche tutti gli altri genovesi avrebbero qualche cosa da ridire, in quanto l'entrata in funzione di questa nuova centrale che, visti i grandi appetiti,  temiamo possa essere di grandi dimensioni,  inevitabilmente immetterà in atmosfera diverse tonnellate di nuovi inquinanti e questo fatto, dal punto di vista giuridico, è in contrasto con la legge che tutela la qualità dell'aria e la salute di tutti noi.

A titolo di esempio, da misure effettuate su centyrali danesi, per ogni Giga joule ( 277 kwh) di elettricità prodotta, una centrale a biogas immette in atmosfera 451 milligrammi di PM10.

Se IREN, Ansaldo, AMIU volessero rinunciare ai facili affari dei "Certificati Verdi" e a produrre elettricità, una soluzione ci sarebbe: a Cornigliano si realizza un impianto biologico integrato per il trattamento delle acque fognarie, dei fanghi di depurazione e delle frazioni organiche da raccolta differenziata.

Risolti in questo modo i miasmi dell'attuale depuratore di Cornigliano e del fangodotto della Volpara, il nuovo impianto biologico potrà produre compost di qualità, da vendere al migliore acquirente e metano (biometano) da utilizzare per gli autoconsumi dei nuovi impianti biologici e come combustibile per i mezzi AMT e AMIU, convertiti alla trazione a metano.

Un' eventuale quota eccedente di biometano potrebbe essere immessa nella rete di distribuzione del gas ed utilizzata in sostituzione di analoghi volumi di gas libico e siberiano.

Infine, una progettazione attenta agli interessi del territorio che ospita l'impianto, potrebbe dimensionare il nuovo impianto, per fornire calore e frigorie agli edifici più vicini e quindi permettere  lo spegnimento delle attuali caldaie.

Con questa soluzione a Cornigliano e a Genova non ci sarebbe nessuna nuova fonte inquinante e Genova potrebbe continuare ad essere tra le poche grandi città italiane, dove si rispettano i limiti per le polveri sottili, le micidiali PM10.