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martedì 4 ottobre 2011

La nuova vita delle gomme

Ogni anno in Italia 426.000 tonnellate di pneumatici arrivano alla fine della loro vita lungo le strade.

E che fine fanno?

Oggi, 180.000 tonnellate finiscono come combustibili nei cementifici non senza problemi per la qualità delle loro emissioni. Solo 46.000 tonnellate ritornano sulle strade come pneumatici ricostruiti, mentre

altre 100.000 tonnellate finiscono in discariche abusive.

Quest'ultimo destino dovrebbe  finire, per lo meno per il fatto che da qualche tempo, quando compriamo un treno di pneumatici nuovi, paghiamo anche i costi per il ritiro e il riciclo alla fine della loro prima vita.

E grazie a questo nostro contributo in danaro c'è da augurarsi che le 100.000 tonnellate di pneumatici oggi avviato al recupero di materia sia destinato ad aumentare.

Ancora una volta, al posto del fuoco "purificatore" è molto meglio che questo particolare Materiale Post Consumo , il pneumatico, sia avviato al riuso.

Nel caso specifico il granulato di pneumatici usati, mescolato al bitume, permette di fare asfalti con caratteristiche molto interessanti: maggiore effetto drenante, meno rumore all'uso, maggiore durata, minor consumo dei pneumatici delle vetture circolanti su questo nuovo tipo di asfalto.

E visto che questo particolare uso rientra nell'obbligo delle amministrazioni pubbliche di effettuare acquisti verdi, le tanto vituperate province a cui è affidata la manutenzione delle strade provinciali,  potrebbero essere i maggiori acquirenti di asfalto "verde", con possibile riduzione delle loro spese.

Sul tema, un piccolo annedoto segnalatomi alcuni giorno or sono da Ganapini il quale mi ha ricordato come negli anni '70, a Genova fu realizzata la prima esperienza di asfalto "verde", con l'aggiunta al bitume di plastiche post consumo.

L'idea e la conduzione della sperimentazione fu del prof Umberto Bianchi, docente in Macromolecole della facoltà di Chimica. Nonostante gli ottimi risultati, simili a quelli qui citati per i copertoni, non se ne fece nulla, probabilmente per la contrarietà delle lobby dei bitumi.

Quindi abbiamo perso 40 anni, prima di cominciare a fare le cose giuste.

Oggi c'è il rischio che all'asfalto "verde" si mettano di traverso le lobby dei cementifici e degli inceneritori- gasificatori che vedono come fumo nei loro occhi usi alternativi, a basso impatto ambientale,  di polimeri di sintesi post consumo come pneumatici e plastiche, senza i quali i loro impianti non avrebbero niente da bruciare e da lucrare.