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giovedì 17 settembre 2009

LCA a Avellino

Dal 5 al 9 ottobre in Sardegna ci sarà un'importante convegno internazionale sulla gestione dei rifiuti.

In quest'occasione presenterò una rassegna bibliografica sugli studi che permettono di fare confronti tra gli impatti ambientali dei diversi sistemi di gestione dei rifiuti.

Utile segnalare che tutti gli studi presi in considerazione (una ventina, di cui sei riguardano realtà italiane) confermano l'assoluta priorità  da dare al riciclo, rispetto all'incenerimento con recupero energetico, per gli indubbi vantaggi energetici ed ambientali del riciclo.

Un interessante studio, basato sull'Analisi dei Cicli di Vita (in inglese Life Cycle Assesment -LCA) e pubblicato quest'anno, è quello condotto dall'Università di Salerno, avente come oggetto le scelte migliori, possibili in provincia di Avellino, per uscire dalla emergenza rifiuti.  Ecco una sua sintesi, tratta dalla mia rassegna; faccio notare che il migliore scenario identificato dai colleghi di Salerno è maledettamente simile a quello che vorremmo fosse realizzato a Genova (Modello Genova). Purtroppo i nostri amministratori stanno imbroccando strade molto più banali...



" Ben dodici diversi scenari di trattamento dei Materiali Post Consumo (MPC) furono individuate da un altro studio Life Cycle Assessment (LCA), il cui obiettivo era quello di risolvere l' emergenza rifiuti nella provincia di Avellino (De Feo, Malvano, 2009).

Questi scenari prevedevano nove diverse percentuali di raccolta differenziata (dal 35 all’80%) e due diversi trattamenti per la frazione indifferenziata residua: l’incenerimento con produzione di elettricità e, in alternativa, la messa a discarica dei rifiuti,  stabilizzati con Trattamenti Meccanico biologici (TMB).

In tutti gli scenari, la quota di materiali indifferenziati, residuali al riciclo, era sottoposta a TMB e la frazione putrescibile, raccolta alla fonte e selezionata con trattamenti meccanici, era successivamente compostata ed utilizzata a scopo agricolo.

Lo scenario che risultava più favorevole,  per l'elevato risparmio energetico e il ridotto impatto ambientale, era quello senza incenerimento e con queste ulteriori caratteristiche: 80% di raccolta differenziata alla fonte, selezione del residuo secco con TMB  ed ulteriori recuperi di vetro, carta, plastica e metalli, riciclo dei materiali separati e compostaggio della frazione putrescibile ed, infine, messa in discarica della frazione biostabilizzata non riciclabile.

Questo scenario, rispetto agli altri 11 esaminati,  era quello più favorevole dal punto di vista ambientale, con riferimento a sei categorie di impatto, sulle undici scelte: uso di energie rinnovabili, usi complessivi di energia, consumo d’acqua, produzione di materiali in sospensione e consumo di ossigeno, eutrofizzazione delle acque e produzione di rifiuti tossici.

Il secondo miglior scenario, con tre categorie d’impatto favorevoli (minor uso di fonti d’energia non rinnovabile, minore emissione di gas serra e minore acidificazione delle piogge),  era quello che prevedeva l’80% di raccolta differenziata, abbinata alla produzione di CDR dalla frazione residuale al riciclo e la successiva sua combustione in un inceneritore dedicato.

Solo due categorie d’impatto favorevoli (uso di minerali e prodotti di cava, produzione di rifiuti inerti), derivavano dallo scenario con il 35% di raccolta differenziata, produzione di CDR e suo incenerimento.

Per otto categorie d’impatto (fonti d’energia rinnovabile e non rinnovabile, consumo totale di energia, consumo di acqua, produzione di solidi sospesi, consumo di ossigeno, acidificazione, eutrofizzazione, rifiuti pericolosi ) tutti i dodici scenari producevano un impatto negativo (impatto evitato) e tra questi, gli scenari con la più alta percentuale di raccolta differenziata (80%), risultavano essere quelli con  maggior impatto evitato.

Pertanto, anche questo studio confermava la priorità da dare alla raccolta differenziata e al riciclo per risparmiare energia e ridurre l’impatto ambientale delle gestioni dei MPC. In particolare, in termini di “Uso totale di energia” , lo studio concludeva che è preferibile un’alta percentuale di raccolta differenziata, finalizzata al riciclo, senza nessun trattamento termico finale.

Novità di questo studio è stato quello di aver inserito un TMB in tutti gli scenari, tranne uno,  quello in cui la frazione secca,  residuale ad una raccolta differenziata all’80%, è direttamente messa a discarica."