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mercoledì 23 settembre 2009

Genova Capitale Energie Rinnovabili

In anteprima, un mio articolo che sarà pubblicato sull'edizione locale di Repubblica.

Per chi non conosce Genova, alcune informazioni:

- ai piedi della Lanterna, il faro simbolo della città, c'è una piccola centrale a carbone, regalo degli USA con il piano Marshaal nel primo dopoguerra, alimentata con il carbone stoccato in un grande spiazzo (carbonile) al fianco della centrale

- subito dietro al porto si sviluppano i quartieri collinari e qui vanno a finire i fumi delle navi attraccate ai moli con i venti dal mare

- A ponente della Lanterna, su un grande riempimento del mare, negli anni '50  è stata costruita una grande acciaieria, ora gestita dalla famiglia Riva. Spenta la sezione a caldo, quella più inquinante, funzionante a carbone,  a Riva è stato concesso di utilizzare questto terreno demaniale, per continuare a produrre laminati. Quest'impianto, per funzionare, ha bisogno di grandi quantità di elettricità da produrre in una nuova centrale elettrica. Riva pensava di usare olio di palma ( vedi blog). Sembra che questa idea balzana sia stata accantonata.

- Scarpino è una grande vallata,  alle spalle di Genova Sestri che in quarantanni abbiamo riempito con i nostri rifiuti ( Discarica di Scarpino) gestita dall'AMIU, l'azienda per la gestione dei nostri Materiali Post consumo.

Si è cominciato a recuperare il biogas che la discarica produce e recentemente la Giunta comunale ha deciso che in questa zona saranno realizzati un digestore anaerobico per il trattamento degli scarti umidi, biodegradabili e un gasificatore per il recupero energetico della frazione non riciclabile.



 "Monaco di Baviera, un milione di abitanti, ha deciso di uscire dal nucleare grazie ad una miscela intelligente di efficienza energetica e di produzione di energia da fonti rinnovabili: solare, eolico, biomasse. La transizione è già in atto e i piani sono pronti per sostenere l’attività della città quando, nel 2020, avverrà la dismissione della centrale nucleare ISAR 2 che fornisce a Monaco il 25% dell’energia elettrica, attualmente utilizzata.

Genova, 650.000 abitanti, con una simile miscela intelligente potrebbe, entro qualche anno, uscire dall’era del carbone, con la dismissione della centrale sotto la Lanterna nel porto e con lo spegnimento dei generatori diesel, alimentati ad olio pesante, che tengono in funzione i servizi di bordo delle navi attraccate ai moli. In questo modo, polveri sottili e polveri pesanti (dal carbonile all’aperto) diminuiranno drasticamente e, statistiche alla mano, gran parte dei genovesi, particolarmente i più giovani, vedranno aumentata di qualche mese la loro aspettativa di vita.

Affinché la miscela intelligente di interventi si possa attuare è necessario che i tanti giocatori che muovono le loro pedine sulla grande scacchiera cittadina, decidano di fare un gioco di squadra.

La prima mossa spetta alla famiglia Riva.

Il loro nuovo laminatoio richiede energia elettrica e l’unico combustibile per produrla,  compatibile con la città che ospita il laminatoio,  è il metano: a parità di energia prodotta, il metano garantisce la minore emissione di micro e nano particelle.

Se la nuova centrale a metano dei laminatoi, sarà progettata per cogenerare elettricità e calore, quest’ultimo, con opportune condotte ed impianti finali, potrà essere usato per riscaldare e raffreddare edifici circostanti; questi, a loro volta, potranno spegnere le loro attuale caldaie, con un ulteriore riduzione di polveri sottili nell’aria della città.

Candidati al teleriscaldamento e al tele-raffreddamento, la vicina Fiumara ma, ancor di più, la prossima cittadella tecnologica degli Erzelli.

Se questa operazione andrà in porto, per la prima volta, nella storia della città, una attività produttiva, non sarà vissuta come un corpo estraneo, ma si metterà in simbiosi con la città e suoi abitanti: fabbrica e abitazioni si scambieranno favori.

L’impresa Riva, a Genova, ha un’altra opportunità, quella di diventare la prima acciaieria alimentata con fonti di energia rinnovabile.

La superficie dei tetti piani che coprono gli impianti è di almeno 20 ettari; è un’enorme superficie, che ben si presta ad ospitare pannelli fotovoltaici  i quali,  grazie al soleggiamento genovese, potrebbero erogare elettricità per una trentina di milioni di chilowattora all’anno.

Ma c’è un’altra interessante opportunità, uno scambio di favori tra azienda e città: Riva, potrebbe realizzare sui terreni che ha in concessione, un impianto di digestione anaerobica per la produzione di bio-metano, gas che utilizzerà direttamente nella sua centrale di cogenerazione, mentre il digestore potrà essere alimentato con i fanghi del nuovo impianto di depurazione delle acque, che sostituirà quello puzzolente in mezzo alle case e con altra biomasse prodotte nelle vicinanze: gli scarti del mercato ortofrutticolo di Bolzaneto e partite di frutta andate a male scaricate in porto.

Un’altra pedina per far diventare Genova la capitale del rinnovabile italiano è in mano all’AMIU.

Scarpino è un giacimento di metano che occorre recuperare ed utilizzare meglio e altro metano sarà prodotto con il digestore anaerobico che realizzato a Scarpino, tratterà ogni anno 50.000 tonnellate  di scarti umidi prodotti dai genovesi.

Sono in gioco, ogni anno, diverse decine di milioni di metri cubi di biogas che potranno essere utilizzati per produrre elettricità a Scarpino e  per alimentare un nuovo parco veicoli AMIU.

 Ma esiste un’altra interessante opportunità che, in questo caso creerebbe una simbiosi tra AMIU e Genova: purificare  il biogas di Scarpino a  biometano e immettere il biometano nella rete di distribuzione del gas, esattamente quello che, dal 2007,  fa il primo impianto di biometano tedesco, realizzato alle porte di Monaco di Baviera.

In questo modo, di fatto, gli impianti localizzati sulle alture di Scarpino, potrebbero permettere il teleriscaldamento della città, con l’uso diretto di metano prodotto da fonti rinnovabili.

Ma Scarpino può rendere altri favori alla città, e alle casse comunali, in quanto ben si presta ad ospitare un grande impianto fotovoltaico, ampliando quello già operativo, e il sito potrebbe anche essere idoneo ad ospitare alcune pale eoliche.

A questo punto, fatti i conti, la centrale nel porto può essere chiusa, il suo edificio tutelato dalla Sovrintendenza potrebbe diventare parte integrante del parco della Lanterna e l’attuale carbonile potrebbe ospitare, eventualmente in struttura interrata, gli impianti per la selezione dei materiali post consumo prodotti dalla città e dal porto. Un altro bell'esempio di simbiosi.

E le montagne di carta, plastica, metalli, opportunamente separate e selezionate per classi merceologiche , sarebbero già pronte per essere imbarcate per la Cina e l’India, proprio come oggi accade nel porto di  San Francisco, un’ altra città che Genova dovrebbe imitare, una metropoli che , con la raccolta porta a porta, ricicla e composta il 70 % dei propri scarti."