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giovedì 6 novembre 2008

Alghe

Un approfondimento sulle tecnologie disponibili per produrre biodiesel coltivando alghe si possono trovare sul sito della GREEN FUEL che produce e commercializza questa tecnologia.

Tanto per avere una idea delle potenzialità di questa scelta: un chilometro quadrato coltivato a palme da olio produce annualmente 610 metri cubi di biodiesel. Questa produzione è la più elevata tra tutte le colture agricole tradizionali ( mais, colza..). Un chilometro quadrato coltivato ad alghe produce annualmente tra 10.000 e 20.000  metri cubi di biodiesel (da Wikipedia).

Postato da: federico46 a 08:35 | link | commenti (3)


Commenti:
#1  06 Novembre 2008 - 21:25
 
Tento un esercizio: col potere calorifico del biodiesel medio (35 MJ/kg, fonte CEN o CTI) e la sua massa volumica (0,874) stimo l'energia primaria ricavabile in ca. 85 GWh, ovvero il consumo medio annuo per la climatizzazione di ca. 5600 abitazioni italiane o di 56.000 di classe A. Oppure ci sarebbe di che alimentare per un anno un cogeneratore da 5 MW elettrici. Coi pannelli fotovoltaici al silicio policristallino occorrerebbe circa il 60% di superficie per produrre un'uguale quantità di elettricità, ma senza un'occhio di riguardo alla progettazione si rischia un consumo improprio di suolo per gli impianti a terra, il che renderebbe meno problematiche le alghe per l'impatto sul paesaggio, per non parlare dei vantaggi sul sequestro di CO2. Sarebbe interessante valutare l'impatto del kWh prodotto dalle due fonti con un'analisi LCA (troppo onerosa e debordante per un post).
Ho il sospetto che in un prossimo futuro, senza un adeguato rilancio della ricerca di base e precompetitiva, ci toccherà dipendere dall’estero anche per i cogeneratori ad alghe.

Massimiliano - TO
utente anonimo
#2  07 Novembre 2008 - 06:47
 
La notizia che posso dare è che un impianto pilota per la produzione di biodiesel da alghe è in progettazione in Italia.
Concordo con le riflessioni di Massimiliano.
Personalmente penso che la flessibilità sia la scelta del futuro: ogni luogo sceglierà la fonte di energia rinnovabile su cui puntare.
Ricordo che la coltura di alghe risolve diversi problemi e un combustibile a sua volta molto flessible nell'uso e nello stoccaggio.
Gli Stati Uniti hanno il deserto del Nevada
Utente: federico46 Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. federico46
#3  07 Novembre 2008 - 22:28
 
Dall'annuario APAT (dati ENEA) si ricavano gli usi finali dell'energia, che ammontavano nel 2006 a ca. 196.000 ktep (migliaia di tonnellate equivalenti petrolio). Un'altra fonte (Wijffels R.H. Potential of sponges and microalgae for marine biotechnology, Trends in biotechnology 26 (1), 2007, 26-31) conferma sostanzialmente il dato di Wikipedia sulla produttività (18.800 ton./anno). Il rapporto tra i due valori (l'approssimazione è grossolana, dunque bisognosa di ulteriore approfondimento) è nell'ordine di grandezza di 11.000 km quadrati. Di pari estensione è la superficie coltivata a mais in tutta Italia (fonte: Senato, 9ª COMMISSIONE PERMANENTE -Agricoltura e produzione agroalimentare- INDAGINE CONOSCITIVA SULLE PROSPETTIVE DI SVILUPPO DELL’USO DI BIOMASSE E DI BIOCARBURANTI DI ORIGINE AGRICOLA E SULLE IMPLICAZIONI PER IL COMPARTO PRIMARIO, 73ma seduta, 9 maggio 2007), sufficiente per coprire il fabbisogno nazionale. Ricordando che le alghe, a differenza di colza, girasole, etc., non sono in competizione con l'agroalimentare e che degli usi finali dell'energia di cui sopra il 40% va in edifici poco efficienti (e potrebbe essere tranquillamente dimezzato) e il 30% nei trasporti (dove sono possibili e auspicabili scelte coraggiose, ma razionali, sulla logistica), i 196 ktep/anno non sono un muro invalicabile. Purtroppo mi mancano degli elementi sul sequestro di CO2 e degli inquinanti. Però c'è già di che riflettere sul potenziale enorme della microgenerazione distribuita e dei fotobioreattori. Se non sono troppo invadente, mi riprometto in seguito di fare due conti e produrre una stima dei costi. La buona notizia, per ora, è una timida apertura di un certo numero di colleghi impiantisti (che hanno costruito la propria carriera su fonti fossili e grandi impianti) e con cui ora riesco a parlare di efficienza, microgenerazione, IAFR (Impianti Alimentati a Fonti Rinnovabili) e di relazione paesaggistica. Speriamo...

Massimiliano - TO
utente anonimo