Se volessi girare in mutande per casa, in pieno inverno, quanto mi costerebbe?
Nel precedente post ho calcolato la quantità di calore che, in una giornata d'inverno, passa ogni ora, dall'interno all'esterno, attraverso un metro quadrato dei miei muri in pietra.
L'unità di misura utilizzata in questo calcolo era il wattora (Wh), la millesima parte del chiloWattora (kWh).
Poichè il kWh è più famigliare, da ora useremo questa unità di misura.
Il calcolo, come ricordate, è stato fatto ipotizzando due diverse temperature interne (18 e 23 gradi centigradi) e questi sono stati i risultati:
- 0,0246 kWh per ora e per metro quadrato, con la casa a 18 °C
- 0,0348 kWh per ora e per metro quadrato, con la casa a 23 °C
La superfice dei muri esterni della mia abitazione (60 metri quadrati di superfice) è di 77 metri quadrati.
Se ora moltiplico la quantità oraria di calore disperso da un metro quadrato di muro per l'intera superfice esterna (77 metri quadrati) per le 24 ore giornaliere e per i 31 giorni di gennaio, ottengo i seguenti consumi di calore, stimati per tutto il mese di gennaio, dalle mie parti, a due passi da Genova:
- 1409,284 kWh con le stanze a 18 °C
- 1993,622 kWh con le stanze a 23 °C
Pertanto, se voglio tenere la mia casa ad una temperatura maggiore di cinque gradi rispetto al valore consigliato (18 °C), in un mese di riscaldamento butterei, letteralmente, all'aria 584,338 kWh di calore in più .
In tutti i casi, per mantenere alle temperature prefissate le stanze del mio appartamento, la calderina a metano deve produrre, nello stesso intervallo di tempo, la stessa quantità calore che, attraverso i muri, si è disperso nell'ambiente esterno (vi ricordate i vasi "termici" comunicanti ?).
Una calderina ben mantenuta, bruciando un metro cubo di metano, produce 9,59 kWh di calore.
Pertando, il sottile piacere di tenere la casa a 23 °C e poter, in questo modo, girare in mutande richiede 60,93 metri cubi di metano in più:
584,338 : 9,59 = 60,93
Poichè, un metro cubo di metano attualmente costa 1,121 € (tasse, accise, IVA comprese) questo sfizio mi costerebbe 68,30 € al mese.
Voi fate quello che vi pare, io preferisco stare in casa a 18 °C, al calduccio, con maglione e felpa.
Tutte le puntate di Casa con Cappotto:
- Che classe energetica sei?
- Stare in mutande: quanto mi costa?
- Misuriamo gli sprechi evitabili
- Vasi "termici" comunicanti
- Sangue caliente
- Muffe e condense
- Punti freddi
- Barriere frangivento
- Via col vento
- Finestre solari 3
- Finestre solari 2
- Finestre solari 1
- Occhio ai cassonetti
- Riflettori sui caloriferi
- Liberiamo i caloriferi
- La Fisica che serve 3
- La Fisica che serve 2
- La Fisica che serve 1
- Casa con cappotto
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venerdì 15 marzo 2013
martedì 12 marzo 2013
Casa con cappotto: misuriamo gli sprechi evitabili
La mia casa è stata costruita nei primi anni del 1900 e i muri esterni, spessi 40 centimetri, sono in pietra, rigorosamente cavate a "chilometro zero", dai monti alle spalle del paese.
Con questo tipo di muri, quando la temperatura interna è maggiore di un grado centigrado rispetto alla temperatura esterna, la quantità di calore che, durante un' ora, passa dall'interno delle mie stanze all'esterno, è stimata pari a 2,05 wattora per ogni metro quadrato di muro (Wh mq °C).
Questa grandezza è definita come conduttività termica.
Nell'esempio dei vasi "termici" comunicanti fatto nel precedente post, la conduttività termica di una parete, un soffitto, un pavimento, corrisponde alla sezione del tubo che unisce i due vasi: maggiore è la conduttività termica, maggiore è la sezione del tubo, maggiore è la quantità di calore che, ogni ora, passa dall'ambiente caldo a quello più freddo, a parità di differenza di altezza dell'acqua (temperatura) nei due vasi "termici" comunicanti.
Le prestazioni termiche di casa mia non sono granchè, ma 120 anni fa, così si faceva, lavorando in economia.
Proviamo ora a calcolare quanto calore deve produrre la mia calderina a metano se volessi tenere a 23 °C il termostato di casa, invece dei 18 °C a cui, ora, e fissato.
Dalle nostre parti, vicino a Genova, a gennaio, il mese più freddo, la temperatura media dell'aria esterna è intorno a 6 °C.
Pertanto, durante questo mese, con le mie stanze a 18 °C, la differenza tra temperatura interna ed temperatura esterna è, mediamente di 12 gradi.
Di conseguenza, la quantità di calore (Q1) che, in un'ora, disperde un metro quadrato delle mie pareti esterne sarà:
Q1 = 2,05 Wh x 12 = 24,6 Wh
Se volessi tenere il termostato a 23 °C, la differenza di temperatura tra interno ed esterno sarebbe di 17 gradi e, in questo caso la quantità di calore dispersa ogni ora nell'aria esterna (Q2) sarebbe:
Q2 = 2,05 Wh x 17 = 34,8 Wh
Pertanto, aumentare di sei gradi la temperatura del termostato, comporterebbe un aumento della dispersione di calore e, quindi della bolletta del gas, pari al 41,4%.
Un aumento di circa il 7%, per ogni grado centigrado in più, rispetto alla temperatura confort di 18 °C.
E questo incremento dei consumi e dei costi per il riscaldamento, vale qualunque sia il tipo di muro che vi separa dall'ambiente esterno
Nel prossimo post calcoleremo, quanto mi (vi) costerebbe lo "sfizio" di girare in casa in mutande ( a + 23 °C) in pieno inverno.
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domenica 10 marzo 2013
Casa con cappotto: vasi "termici" comunicanti
In questo caso ci può aiutare il ricorso ad una esperienza di più facile comprensione: i vasi comunicanti.
| Vasi "termici" comunicati alla stessa temperatura (5°C). Non c'è flusso di calore tra B e A |
Nella figura, il vaso B rappresenta la vostra casa e il vaso A il vasto ambiente esterno.
Immaginate che i due vasi siano in comunicazione tra di loro.
Immaginate che i due vasi siano in comunicazione tra di loro.
Se aggiungete dell'acqua in uno di questi vasi, dopo un pò, inevitabilmente, l'acqua si distribuirà in ciascuno dei due vasi comunicanti, raggiungendo sempre la stessa altezza. Il tempo necessario affinchè i livelli di acqua raggiungano l'equilibrio dipende dalla sezione del tubo che mette in comunicazione i due vasi.
Più piccola è la sezione di questo tubo, maggiore sarà il tempo necessario affinchè le due colonne d'acqua raggiungano lo stesso livello.
In questo esempio, l'acqua equivale all' energia termica presente nei due ambienti e l'altezza dell'acqua rappresenta la temperatura dell'aria di questi ambienti, l'energia media delle molecole d'aria.
Il tubo rappresenta i muri e le finestre che mettono in comunicazione termica l'interno della vostra casa con l'esterno e la sezione di questo tubo è la rappresentazione della resistenza al passaggio di calore dei materiali con cui sono fatti muri e finestre e dal loro spessore.
Dal punto di vista fisico i flussi di acqua e di calore seguono leggi assolutamente simili.
Quando la temperature esterna è uguale a quella interna (5 ° C, in questo esempio) non c’è flusso di calore tra le pareti della casa e l’aria esterna, anche se A e B sono comunicanti attraverso i muri e le finestre, in quanto l'energia cinetica delle molecole in A è mediamente simile a quella delle molecole in B.
Analogamente, colonne d'acqua di simile altezza, qualunque sia la forma e il volume dei vasi che li contengono, esercitano la stessa pressione sul tubo che li unisce e quindi, in questo caso, non ci sono flussi d'acqua da un vaso all'altro.
| Il calore a temperatura maggiore nel vaso B fluisce verso il vaso A più freddo |
Quando la temperatura interna (B) è maggiore di quella esterna (A) il calore fluisce, come l'acqua, da B ad A.
La quantità di calore in transito, dipende dalla differenza di temperatura tra i due locali e dalle dimensioni del “tubo” che collega A e B .
Maggiore è la differenza di temperatura tra B e A, maggiore sarà la "pressione" esercitata dalle molecole calde presenti nel tubo B e quindi maggiore sarà la quantità di energia termica (calore) che fluisce, nello stesso tempo, da B a A.
In questo caso, per mantenere costante la temperatura di B, occorre fornire costantemente calore al tubo B (rubinetto aperto) in proporzione a questo flusso.
Ovviamente non possiamo fare granch'è per modificare la temperatura esterna e dobbiamo prenderci il tempo che Giove Pluvio ci offre, ma la temperatura a cui impostare il termostato della calderina è una nostra scelta.
E ora dovrebbe essere più chiaro per quale motivo è un'inutile spreco tenere in casa temperature più alte di 18-20 °C, valori che anche gli umani piu freddolosi, purchè adequatamente coperti, percepiscono come confortevoli.
E nel prossimo post faremo qualche conto di quanti euri ci potrebbe costare lo sfizio di girare in casa in mutande in pieno inverno.
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Compostaggio nel carcere di Napoli
- In Commissione Ambiente il progetto di un impianto di compostaggio all’interno del Centro penitenziario di Secondigliano
(Rinnovabili.it)
– Potrebbe essere il carcere di Secondigliano a dare una mano al
riciclo della differenziata organica di Napoli. Sul tavolo della
Commissione ambiente del Comune è arrivata la delibera di proposta al
Consiglio sull’adesione alla realizzazione di un impianto di compostaggio all’interno del centro penitenziario.
Il progetto, come spiegato da Danilo
Risi dell’assessorato all’Ambiente, prevedrebbe l’istallazione di un
impianto di trattamento aerobico che permetta di trasformare i rifiuti
organici non pericolosi prodotti sia dagli stessi detenuti che
provenienti dalla raccolta differenziata realizzata a Scampia.
“Il tutto, – si legge nella nota stampa del Comune di Napoli – abbattendo
di almeno il 50% i costi di trattamento dell’umido, ai quali andrà
aggiunto il risparmio, ancora da quantificare, sui costi di raccolta per
l’ASIA”. Accanto alla valenza spiccatamente ambientale,
l’iniziativa mira portare a casa anche un risultato sociale come
sottolineato dal presidente della Commissione Marco Russo. A regime,
infatti, l’impianto richiederebbe l’impiego di almeno dieci detenuti
a cui verrebbe data l’opportunità di acquisire una competenza
specializzata da utilizzare una volta terminato il periodo di
detenzione. “Almeno altri trenta detenuti, – ha aggiunto il direttore del Centro penitenziario, Liberato Cimmino – potrebbero
essere stabilmente impiegati se fosse utilizzato a pieno regime anche
l’altro impianto realizzato all’interno dell’area del carcere dalla
Secondigliano Recuperi, quello per il recupero dei rifiuti da
imballaggio”.
sabato 9 marzo 2013
Casa con cappotto: sangue caliente
Non so se si insegna ancora, ma una delle cose che ho imparato a scuola quando ero ragazzino, è che i mammiferi sono animali a sangue caldo e che noi umani siamo dei mammiferi. Quindi noi umani siamo a sangue caldo.
Ma non è solo il nostro sangue ad essere caldo, ma tutto il nostro corpo, nel mio caso 75 chili di carne, ciccia, ossa, cervello e coratelle varie.
Sappiamo anche che la temperatura interna di tutti gli umani, qualunque sia la loro età, il loro peso, il colore della loro pelle, è costantemente a 37° centigradi, salvo malattie e congelamenti.
A questa temperatura, tutte le complesse reazioni biochimiche che avvengono nelle nostre cellule (100.000 miliardi) e che ci fanno vivere, si svolgono al meglio delle loro possibilità.
Il combustibile per mantenere a questa temperatura le decine di chili delle nostre biomasse viventi e per fare tutte le cose più o meno piacevoli che facciamo quando siamo svegli, è il nostro cibo quotidiano che, insieme a tutti i viventi, passati, presenti e futuri abbiamo imparato a "bruciare" a bassa temperatura, appunto, nel nostro caso, a 37°C.
Insomma, siamo a tutti gli effetti delle stufette ad energia rinnovabile, con una potenza installata ridicola, si e no una ottantina di watt, quando si fanno lavori sedentari, come il mio.
Quindi consumiamo, più o meno, come una vecchia lampadina ad incandescenza, ovviamente che non si spegne mai, finché siamo in vita.
Tanto per fare un confronto, la calderina di casa mia ha una potenza di 26.000 watt.
Questo vuol dire che potrei riscaldare casa, a gratis, invitando 325 amici e sfruttando il loro calore umano.
E' noto a tutti che, a confronto di tutti gli altri mammiferi, madre natura ha pensato bene di non dotarci di pelliccia, forse perché i nostri antenati bighellonavano nelle calde savane africane con il cibo a portata di mano.
Poi deve essere successo qualche cosa, abbiamo lasciato l'originario paradiso, qualcuno dice per colpa della nostra madre ancestrale, e ci siamo messi a vagabondare in lungo e in
largo per le terre emerse e quando ci è arrivata addosso la glaciazione ci siamo attrezzati scoprendo il fuoco e inventando il "cappotto" fatto con pelle e pelliccia tolta ai nostri compagni di viaggio più pelosi.
Con la pelliccia, abbiamo anche scoperto il risparmio energetico, ma negli ultimi tempi pare che ci siamo scordati di questa bella invenzione.
Vediamo di recuperare.
Mentre sto scrivendo, il termometro sul tavolino segna 19,7 °C, fuori ci sono 12 °C e la differenza di temperatura è dovuta al calore immesso nella casa (60 metri quadrati) dalla calderina a metano che, in giornate come queste consuma circa 4 metri cubi di gas.
Se devo giudicare il mio attuale confort termico, direi che è ottimo.
Proviamo a trovare una spiegazione.
Con il mio termometrino a raggi infrarossi ho fatto queste misure sulle rispettive superfici:
Pelle del torace (villoso): 32,6 °C
Canottiera di lana: 30,4 °C
Camicia di cotone: 26,6 °C
Maglia di lana: 23,6 °C
La differenza di temperatura tra una superfice e l'altra vi da una idea della resistenza al flusso di calore (isolamento termico) esercitato da pochi millimetri di spessore di tessuti naturali e dalle microcelle d'aria ferma che si formano tra le fibre di questi tessuti.
In base a queste misure, così vestito, la mia superfice esterna è più calda di circa 4 gradi, rispetto all'ambiente circostante.
Come abbiamo visto, questo vuol dire che sto riscaldando, per irraggiamento, l'ambiente esterno intorno a me, più freddo, ma la quantità di energia termica che, in queste condizioni, immetto nell'ambiente è assolutamente compatibile con la potenza della mia calderina endogena.
Vediamo cosa succederebbe se decidessi di andare in giro per casa coperto, per decenza, dalle sole mutande.
In questo caso, la differenza di temperatura tra la mia pelle e l'ambiente sarebbe di 13 gradi e questo vuol dire che, spogliato, devo produrre tre volte più calore di quando ero vestito, se voglio che il mio corpo continui a stare a 37 °C.
Appena spogliato, per un pò non succederebbe niente; lo strato di aria calda che mi porto addosso per qualche minuto mi terrebbe isolato, ma presto i miei sensori cutanei mi avvertirebbero che sto perdendo troppo calore, rispetto alla potenza installata: il mio corpo si sta raffreddando, sto cedendo all'ambiente esterno, più freddo di me, più calore di quello che riesco a produrre.
Subito partirebbero i sistemi automatici per diminuire la perdita di calore. Mi si rizzerebbe il pelo per aumentare lo spessore isolante della pelle e comincerei a tremare, in modo da produrre più calore, con l'aumentata attività muscolare indotta dai brividi.
Ovviamente questo non basta e ho tre alternative: mi rivesto, mi metto a pedalare come un forsennato sulla ciclette, alzo il termostato a 28 gradi.
Chi non è saggio e fa la prima scelta, di solito opta per la terza alternativa, aumenta la temperatura della casa ( grado più, grado meno) e , in questo modo butta, stupidamente, all'aria un bel pò di soldi.
Il prossimo post proveremo a fare i conti e a capire meglio cosa succede se, quando è freddo, non mettiamo il cappotto sulle nostre spalle e intorno alla nostra casa.
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venerdì 8 marzo 2013
Rifiuti Zero al Parlamento Europeo
Si é svolta per la prima volta al Parlamento Europeo la conferenza sui Rifiuti Zero, organizzata da Zero Waste Europe. Segue la cronaca dell'evento a cura di Patrizia Lo Sciuti
Un folto pubblico ha assistito il 7 marzo scorso alla conferenza Towards to Zero Waste svoltasi al Parlamento Europeo. Hanno partecipato più di trecento persone tra attivisti, rappresentanti di numerose associazioni no profit provenienti da diversi paesi d'Europa e parlamentari europei.
Nella sessione del mattino Joan Marc Simon, responsabile di Zero Waste Europe, ha presentato il progetto Rifiuti Zero affermando che non si tratta di un'utopia; in diverse aree d'Europa esistono infatti comunità che si stanno impegnando concretamente in questa sfida. Simon ha sottolineato l'importanza della rete Rifiuti Zero costituita da attivisti ed enti locali che si impegna a ridurre la produzione dei rifiuti ed applicare le buone pratiche. Attualmente in Europa il 60 per cento dei rifiuti va a smaltimento - ha sottolineato Simon - di cui il 37 per cento in discarica e il 23 per cento in impianti di incenerimento. L'Europa ha l'obiettivo di ridurre i rifiuti del 20 per cento entro il 2020, ma gli strumenti oggi non sono sufficienti. Il riciclo non viene supportato e gli incentivi economici vanno in gran parte agli impianti di incenerimento.
In seguito l'intervento di Enzo Favoino, esperto e ricercatore della Scuola Agraria del Parco di Monza, ha dimostrato, dati alla mano, che Rifiuti Zero non é una visione del futuro ma qualcosa di concreto nel presente. Città come Amburgo, Torino, Milano e Salerno hanno raggiunto grandi obiettivi. Occorre affrontare il viaggio verso Rifiuti Zero con metodologia ed impegno. Abbiamo vari punti di riferimento nelle normative europee come ad esempio la direttiva imballaggi. Bisogna puntare - ha sottolineato Favoino - sull'efficacia del sistema per arrivare al 70% di RD, ridurre l'impronta ecologica con la stabilizzazione biologica e recuperare ulteriormente materia riciclabile presente nella parte residuale. In questo modo possiamo ottenere importanti risultati.
Significativa la testimonianza del sindaco di Capannori, Giorgio Del Ghingaro, primo Comune in Italia ad avere adottato il protocollo Rifiuti Zero. Il sindaco, davanti ad una platea attenta, ha descritto i passi verso Rifiuti Zero intrapresi dal Comune dal 2008. Facciamo cose normali e concrete - ha affermato Del Ghingaro - dall'eliminazione delle bottiglie di plastica nelle mense scolastiche all'auto-compostaggio, dall'incentivo per l'uso dei pannolini lavabili ai distributori di latte alla spina, dal Centro di Ricerca Rifiuti Zero per l'analisi del rifiuto residuo, al Centro di riparazione e riuso.
Dopo Capannori, dal 2008 ad oggi, 123 comuni italiani hanno adottato la delibera Rifiuti Zero, circa 3.300.000 abitanti.
Un altro caso di buone pratiche nell'obiettivo Rifiuti Zero é presentato al Parlamento Europeo da Iñaki Errazkin, ministro dell'Ambiente della provincia di Gipuzkoa nei Paesi Baschi. Errazkin ha parlato del grande successo ottenuto dopo soli tre anni. Oggi 710.000 abitanti sono coperti dal servizio di raccolta differenziata porta a porta, con una differenziazione al 70 per cento. Per ottenere ottimi risultati - ha affermato Errazkin - occorre coinvolgere i cittadini e renderli protagonisti nel processo di cambiamento.
Subito dopo c'é stato l'atteso intervento del Commissario per l'Ambiente, Janez Potocnik, il quale ha riconosciuto, dopo aver ascoltato con interesse i risultati eccellenti provenienti dal sud Europa, che l'obiettivo Rifiuti Zero é la strada giusta da seguire. Oggi con l'attuale legislazione europea si possono creare complessivamente 400.000 posti di lavoro nel settore del riciclo, riparazione e riutilizzo; un elemento positivo visto l'attuale momento di crisi. Occorre incoraggiare al massimo il riciclo e il compostaggio - ha dichiarato Potocnik - in modo che la parte residuale sia ridotta ulteriormente.
Il Commissario però non si é pronunciato su come gestire il rifiuto residuo. Non condanna e non incoraggia la costruzione di inceneritori, ma neanche sostiene che andrebbero chiusi. Una posizione ambigua per l'Europa se si vuole seguire un percorso sostenibile.
Potocnik ha anche parlato del Libro Verde "Una strategia europea sui rifiuti di plastica nell'ambiente". La plastica crea sfide specifiche, se vogliamo Rifiuti Zero - dichiara Potocnik - occorre eliminare la plastica "usa e getta" e tutelare le risorse.
A seguire l'europarlamentare Andrea Zanoni (ALDE) ha sottolineato che i nemici della RD sono gli inceneritori. É più vantaggioso recuperare e riemettere la materia nel mercato piuttosto che bruciare.
L'intensa mattinata, ricca di spunti, si é conclusa con gli interventi di Roy Vercoulen, vicepresidente dell'Istituto Cradle to Cradle e di Ariadna Rodrigo di Friends of the Earth Europe.
Durante la sessione pomeridiana presentata dall'europarlamentare Nikos Chrysogelos (Greens/EFA) sono stati presentati esempi di buone pratiche Rifiuti Zero nel settore commerciale e aziendale, come l'ufficio belga di Greenovate, il negozio italiano di Effecorta, la casa di moda Upcycling Design in Estonia, la famiglia inglese di Karen Cannard, il centro di riparazione e riuso di Göteborg e per finire l'azienda italiana DIsmeco.
La lunga ed interessante giornata si é conclusa con la proiezione del film Trashed della regista Candida Brady prodotto ed interpretato da Jeremy Irons. L'attore inglese ha presentato il film denuncia sulle discariche e gli inceneritori davanti ad un folto pubblico sottolinenando quanto sia importante educare e coinvolgere più persone e a più livelli, dai bambini ai politici, dagli industriali ai cittadini.
Un meeting riuscitissimo che genera grandi riflessioni per tutti i partecipanti, libera con grande entusiasmo il messaggio positivo di Rifiuti Zero dando forza, energia e speranza da trasmettere alle generazioni future.
Ci auguriamo che l'onda Rifiuti Zero coinvolga anche i decisori del Parlamento Europeo in modo da abbandonare quei percorsi ricchi di fumo e cenere per intraprendere con fermezza e convinzione la via luminosa e sostenibile che conduce verso Rifiuti Zero.
Patrizia Lo Sciuto. Zero Waste
Un folto pubblico ha assistito il 7 marzo scorso alla conferenza Towards to Zero Waste svoltasi al Parlamento Europeo. Hanno partecipato più di trecento persone tra attivisti, rappresentanti di numerose associazioni no profit provenienti da diversi paesi d'Europa e parlamentari europei.
Nella sessione del mattino Joan Marc Simon, responsabile di Zero Waste Europe, ha presentato il progetto Rifiuti Zero affermando che non si tratta di un'utopia; in diverse aree d'Europa esistono infatti comunità che si stanno impegnando concretamente in questa sfida. Simon ha sottolineato l'importanza della rete Rifiuti Zero costituita da attivisti ed enti locali che si impegna a ridurre la produzione dei rifiuti ed applicare le buone pratiche. Attualmente in Europa il 60 per cento dei rifiuti va a smaltimento - ha sottolineato Simon - di cui il 37 per cento in discarica e il 23 per cento in impianti di incenerimento. L'Europa ha l'obiettivo di ridurre i rifiuti del 20 per cento entro il 2020, ma gli strumenti oggi non sono sufficienti. Il riciclo non viene supportato e gli incentivi economici vanno in gran parte agli impianti di incenerimento.
In seguito l'intervento di Enzo Favoino, esperto e ricercatore della Scuola Agraria del Parco di Monza, ha dimostrato, dati alla mano, che Rifiuti Zero non é una visione del futuro ma qualcosa di concreto nel presente. Città come Amburgo, Torino, Milano e Salerno hanno raggiunto grandi obiettivi. Occorre affrontare il viaggio verso Rifiuti Zero con metodologia ed impegno. Abbiamo vari punti di riferimento nelle normative europee come ad esempio la direttiva imballaggi. Bisogna puntare - ha sottolineato Favoino - sull'efficacia del sistema per arrivare al 70% di RD, ridurre l'impronta ecologica con la stabilizzazione biologica e recuperare ulteriormente materia riciclabile presente nella parte residuale. In questo modo possiamo ottenere importanti risultati.
Significativa la testimonianza del sindaco di Capannori, Giorgio Del Ghingaro, primo Comune in Italia ad avere adottato il protocollo Rifiuti Zero. Il sindaco, davanti ad una platea attenta, ha descritto i passi verso Rifiuti Zero intrapresi dal Comune dal 2008. Facciamo cose normali e concrete - ha affermato Del Ghingaro - dall'eliminazione delle bottiglie di plastica nelle mense scolastiche all'auto-compostaggio, dall'incentivo per l'uso dei pannolini lavabili ai distributori di latte alla spina, dal Centro di Ricerca Rifiuti Zero per l'analisi del rifiuto residuo, al Centro di riparazione e riuso.
Dopo Capannori, dal 2008 ad oggi, 123 comuni italiani hanno adottato la delibera Rifiuti Zero, circa 3.300.000 abitanti.
Un altro caso di buone pratiche nell'obiettivo Rifiuti Zero é presentato al Parlamento Europeo da Iñaki Errazkin, ministro dell'Ambiente della provincia di Gipuzkoa nei Paesi Baschi. Errazkin ha parlato del grande successo ottenuto dopo soli tre anni. Oggi 710.000 abitanti sono coperti dal servizio di raccolta differenziata porta a porta, con una differenziazione al 70 per cento. Per ottenere ottimi risultati - ha affermato Errazkin - occorre coinvolgere i cittadini e renderli protagonisti nel processo di cambiamento.
Subito dopo c'é stato l'atteso intervento del Commissario per l'Ambiente, Janez Potocnik, il quale ha riconosciuto, dopo aver ascoltato con interesse i risultati eccellenti provenienti dal sud Europa, che l'obiettivo Rifiuti Zero é la strada giusta da seguire. Oggi con l'attuale legislazione europea si possono creare complessivamente 400.000 posti di lavoro nel settore del riciclo, riparazione e riutilizzo; un elemento positivo visto l'attuale momento di crisi. Occorre incoraggiare al massimo il riciclo e il compostaggio - ha dichiarato Potocnik - in modo che la parte residuale sia ridotta ulteriormente.
Il Commissario però non si é pronunciato su come gestire il rifiuto residuo. Non condanna e non incoraggia la costruzione di inceneritori, ma neanche sostiene che andrebbero chiusi. Una posizione ambigua per l'Europa se si vuole seguire un percorso sostenibile.
Potocnik ha anche parlato del Libro Verde "Una strategia europea sui rifiuti di plastica nell'ambiente". La plastica crea sfide specifiche, se vogliamo Rifiuti Zero - dichiara Potocnik - occorre eliminare la plastica "usa e getta" e tutelare le risorse.
A seguire l'europarlamentare Andrea Zanoni (ALDE) ha sottolineato che i nemici della RD sono gli inceneritori. É più vantaggioso recuperare e riemettere la materia nel mercato piuttosto che bruciare.
L'intensa mattinata, ricca di spunti, si é conclusa con gli interventi di Roy Vercoulen, vicepresidente dell'Istituto Cradle to Cradle e di Ariadna Rodrigo di Friends of the Earth Europe.
Durante la sessione pomeridiana presentata dall'europarlamentare Nikos Chrysogelos (Greens/EFA) sono stati presentati esempi di buone pratiche Rifiuti Zero nel settore commerciale e aziendale, come l'ufficio belga di Greenovate, il negozio italiano di Effecorta, la casa di moda Upcycling Design in Estonia, la famiglia inglese di Karen Cannard, il centro di riparazione e riuso di Göteborg e per finire l'azienda italiana DIsmeco.
La lunga ed interessante giornata si é conclusa con la proiezione del film Trashed della regista Candida Brady prodotto ed interpretato da Jeremy Irons. L'attore inglese ha presentato il film denuncia sulle discariche e gli inceneritori davanti ad un folto pubblico sottolinenando quanto sia importante educare e coinvolgere più persone e a più livelli, dai bambini ai politici, dagli industriali ai cittadini.
Un meeting riuscitissimo che genera grandi riflessioni per tutti i partecipanti, libera con grande entusiasmo il messaggio positivo di Rifiuti Zero dando forza, energia e speranza da trasmettere alle generazioni future.
Ci auguriamo che l'onda Rifiuti Zero coinvolga anche i decisori del Parlamento Europeo in modo da abbandonare quei percorsi ricchi di fumo e cenere per intraprendere con fermezza e convinzione la via luminosa e sostenibile che conduce verso Rifiuti Zero.
Patrizia Lo Sciuto. Zero Waste
domenica 3 marzo 2013
Rivoluzione solare
In ballo c'è il potere della gestione delle fonti
energetiche rinnovabili, in particolare quella solare.
Dal 2009 al 2012, in Germania la potenza installata di impianti fotovoltaici è stata di 26 Giga Watt, una crescita importante che comincia ad incidere significativamente sulla produzione complessiva di elettricità.
Tanto per chiarirci le idee, questi numeri significano che, nelle ore di maggiore insolazione gli impianti fotovoltaici tedeschi producono la stessa elettricità di 26 centrali tradizionali da 1000 megawatt ciascuna.
Come si può vedere dal diagramma nella parte bassa della figura, nel 2012, da maggio ad agosto gli impianti fotovoltaici installati in Germenia, hanno coperto oltre l'8% della domanda di elettricità tedesca.
Oggi, in
Germania, l'auto produzione di energia elettrica fotovoltaica e' per
il 39 % in mano ai privati e per il 21% in quelle degli agricoltori. Le
4 grandi corporazioni dell'energia fossile(carbone, petrolio, gas) e
nucleare, gestiscono solo lo 0,2% del fotovoltaico tedesco.
E come si legge sulla figura allegata: "immaginate chi non è contento della rapida perdita di mercati?"
Questa stessa rivoluzione e' in atto anche in Italia, in forte ritardo rispetto alla Germania, ma favorita da una maggiore disponibilità di energia solare.
Anche Monti, chi sa perchè, ci ha provato a frenare l'auto produzione di energia fotovoltaica.
Compito del nuovo Governo dovrebbe essere quello di accompagnare il raggiungimento della parità dei costi della produzione di elettricità con energia solare rispetto ai costi da energie fossili, senza tante complicazioni burocratiche, ad esempio con generose detrazioni dalle tasse a chi installa sul proprio tetto impianti solari.
In questo caso lo Stato "incasserebbe" gli extracosti di evitato inquinamento,
evitato consumo di suolo, evitate malattie da inquinamento, evitata
importazione di combustibili fossili...
Senza contare le nuove opportunità di lavoro per la progettazionem l'installazione, la manutenzione.
E alla fine, siatene certi, sarebbe lo Stato, tutti noi, a guadagnarci.
Prima lo capiamo, meglio sarà.
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