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martedì 26 gennaio 2016

L'inquinamento del porto di Genova: i risultati del progetto APICE




Il ruolo dell'attività portuale nel Mediterraneo, sulla qualità dell'aria delle città che li ospitano è da tempo all'attenzione dell' Unione Europea.

Un apposito progetto, denominato APICE (Action for the mitigation of Port Industries and Cities Emissions), tra il 2010 e il 2013, ha messo sotto osservazione le emissioni in atmosfera di cinque porti del Mediterraneo: Barcellona, Genova, Marsiglia, Tessalonica, Venezia.


Obiettivi principali del progetto:
  • organizzare, in ognuna delle citta portuali, campagne di monitoraggio per stimare la quantità di polveri sottili (PM 2,5) trovate nelle corrispondenti aree urbane ed attribuibili all'attività portuale
  • realizzare inventari delle emissioni annuali di polveri sottili emesse delle navi in attracco
  • elaborare stime delle concentrazioni al suolo di polveri sottili di origine portuale
  • stimare la riduzione dell'inquinamento prodotta dalle misure di mitigazione previste in ciascuna delle aree portuali oggetto di studio
I risultati del progetto sono pubblici e qui illustriamo, in sintesi, i risultati che riguardano il porto di Genova.

Genova, nel corso del 2011, è stata oggetto di una specifica campagna di campionamento ed analisi che ha riguardato tre delle centraline della rete di monitoraggio della qualità dell'aria: corso Firenze e Multedo, di fronte alle due aree portuali genovesi e  Bolzaneto, a circa sette chilometri di distanza dal porto di Voltri.

Le polveri ultra-sottili (PM 2,5), raccolte in questi tre siti, sono state pesate e si è stimata la loro concentrazione nell'aria.

In tutti i tre i siti, le concentrazioni medie di PM 2,5 sono risultate intorno ai 14 microgrammi per metro cubo (ug/m3), quindi tendenzialmente inferiori all'obiettivo di qualità fissato a 25 ug/m3, come media annuale.

Nel 2011, le concentrazioni di  PM 2,5 misurate regolarmente per tutto l'arco dell'anno nel sito di via Buozzi, di fronte ai moli riservati ai traghetti e alla sopraelevata, sono state  di 22 ug/m3, di poco inferiori all'obiettivo di 25 ug/m3.

Di ognuno dei campioni si è analizzata la composizione chimica delle polveri raccolte.

L'abbondanza relativa di Carbonio organico, di dieci  metalli, in particolare Vanadio e Nichel, di solfati, nitrati, ioni ammonio, ha permesso di stimare la quantità di polveri sottili prodotta dalla combustione di olio pesante, il tipico combustibile utilizzato per trasporto navale, e quella attribuibile al traffico urbano.


Da febbraio ad ottobre, la percentuale di polveri sottili (PM 2,5) stimata essere prodotta dai generatori diesel delle navi attraccate ai moli  e ricadute al suolo, nei pressi delle tre centraline, sono state: 13,7% (corso Firenze), 11,8% (Multedo), 10,3% (Bolzaneto).

Negli stessi siti, le percentuali di polveri stimate derivanti direttamente dal traffico veicolare (tubi di scappamento, consumi di pneumatici, freni, asfalto...) sono state: 23% (corso Firenze), 17,8% (Multedo), 29,6% (Bolzaneto).

Circa il 60% delle polveri raccolte nei tre siti sono solfati e nitrati, derivanti da reazioni fotochimiche che sono avvenute in atmosfera, a partire da anidride solforosa e ossidi di azoto, in parte derivanti dalle stesse attività portuali, in particolare l'anidride solforosa, a causa della elevata concentrazione di zolfo presente nei combustibili usati per il trasporto navale.

Volutamente, una parte dei campionamenti effettuati nel corso del progetto APICE hanno riguardato solo i mesi primaverili ed estivi (da febbraio ad ottobre 2011) durante i quali, a Genova, i venti prevalenti provengono da Sud-Sud Est e, quindi gran parte della città si trova sotto-vento alle emissioni in atmosfera delle attività portuali.

Invece, nei mesi invernali, prevalgono forti venti da Nord-Est che portano lontano, verso il mare aperto, gli inquinanti emessi dalla attività portuale.

La Rosa dei Venti, riportata in Figura 1 e registrata a Genova nel corso del 2009, mostra che, su base annuale, per circa il 60% del tempo, l'area urbana di Genova si trova sopra-vento all'area portuale e quindi non subisce l'impatto delle sue emissioni inquinanti.
Fig. 1: Direzione e velocità (metri/sec) dei venti a Genova nel 2009

Questi risultati segnalano che d'estate, quando la città si trova prevalentemente sotto-vento alle attività portuali, le polveri sottili emesse dalle ciminiere delle navi si disperdono nell'entroterra, a distanza di diversi chilometri, coinvolgendo direttamente gran parte dell'area urbana genovese.

In sintesi, lo studio APICE ha dimostrato che le polveri sottili (PM 10-PM 2,5) prodotte dall'attività portuale sono in grado di raggiungere  aree urbane lontane anche diversi chilometri dal porto.


Nel periodo estivo, la concentrazione delle polveri "portuali" che si depositano lontano dalle vie più trafficate della città, come corso Firenze, è tutt'altro che trascurabile e confrontabile (circa la metà) con il contributo attribuibile a tutto il traffico cittadino, compreso il traffico leggero e pesante, indotto dalla stessa attività portuale, in particolare il traffico turistico associato ai traghetti per la Sardegna e la Corsica.

Tuttavia, al contrario delle città della pianura padana, i principale problema ambientale di Genova non sono le polveri sottili.

La Figura 2 mostra l'andamento delle concentrazioni medie annuali di PM10, dal 2008 al 2012, nelle sei centraline  cittadine.

In questi anni non abbiano mai registrato superamenti del limite di legge, pari a 40 ug/m3.

I siti più a rischio di superamento sono quelli di corso Europa e via Buozzi e il contributo di polveri primarie e secondarie di origine "portuale" potrebbe essere determinante per  il mancato rispetto dei limiti ma il problema principale della nostra città deriva dagli ossidi di azoto (Figura 3).

Fig. 2. Andamento della media annuale di PM10 a Genova (2008-2012)


La dimostrazione che tra il 10 al 14% delle polveri primarie che si trovano nell'area urbana genovese derivino dall'attività portuale, ci indica che un ruolo altrettanto determinante sulla qualità dell'aria genovese lo devono avere anche le emissioni di ossidi di azoto, prodotti dalle stesse combustioni che producono le polveri sottili.

Gli inventari delle emissioni in ambito portuale  ci dicono che  per ogni tonnellata di polveri sottili che escono dai camini delle navi,  ci sono anche circa 40 tonnellate di ossidi di azoto che, una volta in atmosfera, si disperdono con regole molto simili a quelle delle polveri sottili, diminuendo la loro concentrazione nell'aria, ma sempre mantenendo lo stesso rapporto di massa.

E' quindi molto probabile che anche gli ossidi di azoto prodotti dall'attività portuale abbiano un ruolo tutt'altro che trascurabile sui continui superamenti degli obiettivi di qualità del biossido di azoto che si registrano in città.
Fig. 3: concentrazioni medie annuali (1993-2009) di NO2  a Genova

La Figura 3 mostra l'andamento, dal 1993 al 2009, delle concentrazioni annuali di biossido di azoto (N02) a Genova, in tre delle nostre centraline: Quarto, Corso Firenze, Corso Europa.


Le concentrazioni più elevate  si sono sempre registrate nel sito di corso Europa, scelto per monitorare l'inquinamento da traffico.

Anche se le concentrazioni di NO2 sono progressivamente diminuite negli anni, a causa dell'aumento di auto catalizzate che, nel parco veicolare genovese a partire dal 1993, hanno sostituito le vetture Euro 0,  in corso Europa si è sempre superato il limite di 40 ng/m3.

Le concentrazioni più basse di NO2 si sono sempre registrate nella stazione di fondo urbano di Quarto che, tranne nel 1999 e 2008, è sempre stata al di sotto del limite di 40 ug/m3.

La centralina di corso Firenze, anch'essa scelta come fondo urbano, pur mostrando una tendenza alla diminuzione, sfora di circa il 10% il limite.

In anni più recenti (2012) la situazione appare stabilizzata (Fig. 4).
Corso Firenze, per pochi microgrammi rientra nei limiti, come pure l'Acquasola; tutti gli altri siti sono fuori regola, con i massimi in corso Buenos Aires nel centro città e in via Pastorino, a Bolzaneto.

Gli ultimi dati del 2015, continuano  a segnalare che la qualità dell'aria genovese è fuori legge per gli ossidi di azoto, con in testa Corso Europa a 69 ug/m3, seguita da via Pastorino con 58,8 ug/m3 di NO2.

Siamo fuori di circa il 70,  rispetto all'obiettivo di qualità e questo significa che per avere elevate probabilità di rientrare nei valori di legge, occorre ridurre del 70% le attuali emissioni di NO2. 



Fig. 4: andamento della concentrazione media annuale (2008-2012) di NO2 nei siti genovesi

Sappiamo che per evitare le salate multe dell'Unione Europea, per infrazione alle norme comunitarie a tutela della salute pubblica, il Sindaco di Genova ha vietato la circolazione a vespe a due tempi e alle vetture Euro 0 e Euro 1, poco meno del 10% dell'intero parco veicolare genovese.

E' un provvedimento che, dati alla mano, non risolverà il problema; la loro dismissione, qualora possibile, ridurrebbe solo di qualche per cento le emissioni inquinanti.

Sarebbe invece interessante sapere come cambierebbe la qualità dell'aria della nostra città, per le polveri sottili, ma ancor più per l'NO2,  se l'Ente che gestisce il Porto di Genova si desse una regolata sulle normative anti inquinamento, occupandosi anche della salute degli abitanti della città che ospita il porto.

A ben vedere questa risposta ce l'aveva, in parte, già data nel 2013, proprio il progetto APICE, che, giunto alla sua conclusione, aveva stimato che l' elettrificazione prevista (e non realizzata) al terminal cargo al VTE di Voltri, e al Terminal Traghetti, potrebbe ridurre del 10% le intere emissioni del porto e dell'80% quelle nelle immediate vicinanze di questi due approdi, oggi prodotte dai generatori diesel che le navi sono costrette a tenere continuamente accesi per alimentare i servizi di bordo.

In particolare, il progetto APICE ha stimato che con questi due interventi,  gli ossidi di azoto, oggi prodotti dalle navi in attracco, si ridurrebbero del 38% e le PM10 del 35%, con indubbi riflessi positivi sulla qualità dell'aria delle abitazioni di Genova e Voltri, in particolare quelle più vicine ai moli.

Forse l'elettrificazione dei moli non è la soluzione definitiva ma ci avvicineremmo molto all'obiettivo che probabilmente potrà essere raggiunto con la chiusura delle centrale a carbone, ancora in parte attiva, sotto la Lanterna, in area portuale.


Non sarebbe meglio che il Sindaco, la sua Giunta, l'intero Comune, facendo le debite pressioni politiche sugli Enti di controllo (USL, ARPAL), il  Consorzio del Porto, l' ENEL, il Governo focalizzassero su questi specifici obiettivi i loro sforzi, nell'interesse dell'intera comunità, compresa quella dei lavoratori portuali che, non dobbiamo dimenticare, è la popolazione più esposta ai fumi del porto?

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