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lunedì 14 dicembre 2015

Tutto quello che avreste voluto sapere sui cambiamenti climatici 1



 Non c'è piu l'anidride carbonica di una volta

Occorre leggere con calma e meditare le 32 pagine del documento conclusivo di COP21  per valutarne la portata e l'importanza.

Nel frattempo può essere utile ricapitolare i fatti alla base di questo accordo, in quanto chi ha interesse a negare il riscaldamento globale ha già avviato la sua pericolosa contro-offensiva mediatica.

Il pericolo, in questo caso, è che mettendo in discussione il fenomeno stesso e le sue cause si continui a perdere tempo.

E continuare tutti a consumare e sperperare risorse finite è proprio quello che vuole chi, a suo uso e consumo, predica il mantra della crescita infinita dei nostri bisogni e dei nostri desideri.

Cominciamo a chiarire che, con i cambiamenti climatici,  in pericolo non è, come crede il nostro primo ministro, il Pianeta e la Madre Terra.

In pericolo è l'Umanità intera, in particolare i popoli dei paesi più ricchi, intrinsecamente inadatti ad affrontare gli effetti diretti ed indiretti dei cambiamenti climatici: nubifragi, dissesti geologici, desertificazione, guerre, migrazioni di massa...

E, come vedremo, non è un problema di cui si dovranno occupare generazioni di un vago lontano futuro.

Purtroppo è un problema tutto nostro, delle generazioni già presenti: mio, vostro, dei nostri figli e nipoti.

Di tutto questo, la Terra, il Pianeta Vivente, se ne fa un baffo.

Da quando la vita è comparsa, qualche miliardo di anni fa, il Pianeta Vivente ne ha visto di tutti i colori ma la Vita, grazie alla meravigliosa capacità di adattamento della biodiversità, è sempre sopravvisuta.

Chi oggi ha qualche problema, da lui stesso provocato, è proprio l'Homo Sapiens: la nostra specie.

E l'abbiamo fatta veramente grossa.
Da due secoli a questa parte, a nostra insaputa, abbiamo drasticamente modificato la composizione chimica dell'atmosfera del Pianeta, un risultato che i vegetali, una volta comparsi sulla faccia della Terra, assorbendo anidride carbonica ed emettendo ossigeno, hanno realizzato in qualche milione di anni.

E questa non è un'opinione, ma un fatto reale, ben documentato, a partire dalla fine degli anni '60, con l'unica incertezza della precisione (molto elevata) delle misure.

             Fig 1. Andamento della concentrazione di anidride carbonica (1958 - 2011) a Mauna Loa

La Figura 1 mostra l'andamento delle concentrazioni di anidride carbonica misurata, a partire dal 1960, presso l'osservatorio di Mauna Loa, a 4.000 metri di altezza, sulla cima di un vulcano spento nell'arcipelago delle Haway, nel bel mezzo dell'oceano Pacifico.

La linea ondulata in rosso rappresenta l'andamento mensile della concentrazione di anidride carbonica, la linea nera rappresenta l'andamento delle medie annuali.

L'unità di misura della concentrazione di anidride carbonica è riportata come parti per milione, in altre parole quanti centimetri cubi di anidride carbonica si trovano in un volume di un metro cubo di aria.

La figura 1 mostra che alla fine degli anni anni 50 nell'aria si trovavano circa 310 parti per milione di anidride carbonica e che questa concentrazione, anno dopo anno è aumentata.

La figura 2 che ci mostra le misure più recenti ( dal 2011 al dicembre 2015), registrate sempre sulla vetta del Mauna Loa ci permette di chiarire meglio il fenomeno.
Fig. 2 Medie mensili e annuali di CO2 a Mauna Loa(2011-2015)
La figura 2 mostra in maggiore dettaglio l'andamento mensile delle concentrazioni (in rosso).
Con regolarità, nel corso di ogni anno, si registra, ogni 6 mesi circa, l'alternanza di valori alti e valori bassi, con una differenza di circa 6 parti per milione (ppm).

La spiegazione di questo andamento è l'effetto delle stagioni sulla vegetazione dell'emisfero nord: l'aumento di anidride carbonica si registra tra l'autunno e l'inverno e corrisponde alla caduta delle foglie e alla morte delle piante erbacee con conseguente emissione di anidride carbonica prodotta dalla biodegradazione batterica.

A partire da maggio, fino a settembre la concentrazione di anidride carbonica diminuisce in quanto assorbita dalle piante con il loro risveglio primaverile.

Pertanto il ciclo vitale di tutti i boschi dell' America del nord, dell'Europa e della Russia è responsabile a livello planetario di una variazione annuale di circa 6 ppm.

Ma le figure 1 e 2 ci mostrano anche che, a fronte di questa variazione stagionale, anno dopo anno, la concentrazione media annuale aumenta e dai 310 ppm della fine degli anni 50', siamo arrivati agli attuali 400 ppm.

La figura 3 ci fa fare un salto a ritroso nel tempo e ci mostra l'andamento della concentrazione di CO2 dai giorni nostri ( 2000 dc) fino all' anno 1000 dopo Cristo, in pieno alto medioevo.
Fig. 3 Concentrazione di anidride carbonica nell' aria intrappolata nei carotaggi dei ghiacci antartici
Queste misure sono state possibili grazie a carotaggi in profondità effettuati in tre siti diversi dell' Antartide 
.Nell' inverno antartico nella neve che si deposita sui ghiacci restano intrappolate bolle d'aria che,
l'anno successivo saranno ricoperte da nuova neve.

Poichè, fino ad ora, l'Antartide è ricoperta da ghiacci perenni, i carotaggi fino ad ora effettuati hanno permesso di riportare in superficie la neve ghiacciata depositata negli ultimi 800.000 anni e, con il ghiaccio, l'aria in esso intrappalata fin da epoche cosi remote e rimasta intatta nella sua composizione originale.

La Figura 3 fornisce importanti informazioni sul clima e sulla composizione chimica dell'atmosfera del passato.  Dall'anno 1.000 fino al 1.500 la concentrazione di anidride carbonica si mantiene costante intorno a 280 ppm.
Intorno ai primi decenni del 1.600  la CO2 fa registrare una netta e rapida diminuzione di una decina di ppm.
Questo evento coincide con la cosidetta "piccola glaciazione" con un netto calo delle temperature del nord Europa, che provocarono anche la frequente formazione di ghiaccio nella laguna veneta.

Ma a partire dal 1750 la concentrazione di CO2 nei ghiacci, pari a circa 280 ppm aumenta progressivamente fino ad 340 ppm nella neve caduta in Antartite alla fine degli anni ' 90, un valore molto simile ( Fig 1) a quello trovato nell'aria di Mauna Loa negli stessi anni.

Ed è nel 1764 che James Watt brevetta la sua macchina a vapore alimentata a carbone, icona della rivoluzione industriale che prende l'avvio in quegli anni

E la concomitanza tra rivoluzione industriale, abbandono della legna a favore di combustibili fossili, crescita dei consumi e della popolazione mondiale e la crescita della concentrazione di anidride carbonica nell'atmosfera del Pianeta non è un evento accidentale, ma un ben preciso rapporto tra causa ed effetto.

E' l'inizio dei problemi che dopo soli 250 anni di continua crescita ci tocca riconoscere, affrontare e speriamo, risolvere in tempo utile.