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sabato 5 dicembre 2015

Boschi in cenere o usi più intelligenti di questa risorsa?


La superfice della Liguria è stimata pari a 542.024 ettari e nel 1880 i boschi liguri coprivano 230.000 ettari della regione.

Dopo il pesante disboscamento avvenuto nel corso della seconda guerra mondiale, per produrre carbone di legna a scopo industriale e legna da ardere per uso domestico, il bosco ha cominciato a rioccupare il territorio.

Nel 2015, in base all'inventario Nazionale delle Foreste e dei Serbatoi Forestali di Carbonio (INFC),  la superfice boscata ligure è passata a 397.170 ettari, un aumento del 41% nel corso degli ultimi 70 anni e superiore al valore di 135 anni or sono.

Nell'ultimo decennio, nonostante i frequenti incendi, il bosco ligure è avanzato: 2.270 ettari all'anno, corrispondenti a circa un milione e mezzo di metri cubi di biomassa legnosa, il cui peso (umido) può essere stimato pari ad 1,6 milioni di tonnellate.

Pertanto oggi, con oltre il 71% di territorio coperto da boschi, la Liguria è la regione più verde d'Italia, rispetto alla propria superfice.

Ma questa non è una buona notizia.

L'espansione del bosco ligure è avvenuta spontaneamente e a scapito di aree agricole e di pascolo, abbandonate a causa dell'esodo delle popolazioni verso la costa.

E l'abbandono ha riguardato anche la fitta rete di "bei" per la regimentazione delle acque e le migliaia di chilometri di terrazzamenti, la cui costante manutenzione, nel corso di diversi secoli,  ha garantito la stabilità geologica di questi territori.

Il rinato interesse al paesaggio ligure, compreso quello dell'entroterra, la creazione di parchi regionali e la necessità di contrastare i danni del dissesto idrogeologico, sta riportanto l'attenzione sulla risorsa boschi e sempre più frequentemente si sente parlare di una sua "valorizzazione".

Oggi i boscaioli liguri (387 imprese forestali nel 2012) tagliano annualmente circa 100.000 tonnellate di alberi, con tagliate che interessano mediamente un migliaio di ettari (max: 1.317 ettari nel 2010).

Pertanto questi interventi utilizzano circa il 6% della nuova biomassa e non incidono significamente sull'aumento annuale del carbonio organico stoccato nella vegetazione ligure.

La biomassa legnosa derivante dal disboscamento, nel 70% è utilizzato come legna da ardere, in gran parte per il riscaldamento invernale delle abitazioni dell'entroterra ligure. Segue il legname da triturazione per pannelli in legno (18%) e la produzione di travi e pali (7%).

Ma lo scenario potrebbe presto cambiare.

Il crescente interesse per le fonti di energia rinnovabile, ma ancor di più i generosi incentivi pubblici (Certificati Verdi) regalati all'elettricità prodotta con fonti rinnovabili, sono alla base di un numero crescente di impianti termici (calore e elettricità) alimentati con biomasse legnose.

Ad esempio caldaie a cippato di legno utilizzate per il tele riscaldamento sono già operative a Campoligure (700 kWtermici), Rossiglione (1.100 kWt), Rezzoaglio (150 kWt).

Altri undici impianti alimentati a biomasse legnose risultano operative in Liguria (Rovegno, Arenzano, Saremo, Rocchetta di Vara, Mallare, Calcare, Quigliano, Celle Ligure, Dego, Albenga).

Più problematiche, come abbiamo illustrato in questo blog, sono le centrali termoelettriche alimentate a legna.

A riguardo, in Liguria esiste un progetto che vorrebbe realizzare a Ferrania (SV) una centrale termoelettrica da 11,5  megaWatt elettrici che dovrebbe essere alimentata con 110.000 tonnellate all'anno di cippato di legno ricavato dai boschi intorno all'impianto, ovvero l'attuale, intera produzione di legname realizzata in Liguria.

Dovrebbe bastare questo dato per far nascere sospetti sulla reale sostenibilità ambientale di scelte di questo tipo, anche in considerazione delle oggettive difficoltà di accesso ai boschi liguri.

E la difficoltà di approvviggionamento di legname per coprire il fabbisogno annuale di 35.200 tonnellate di cippato di legno deve essere la causa della chiusura della centrale di Bevera (2,9 megaWatt elettrici), nei pressi di Ventimiglia, motivata da traffico illecito di rifiuti.

Visto quello che sta succedendo in Toscana, in Umbria, nel Trentino Alto Adige, possiamo con facilità prevedere che, in nome della manutenzione dei boschi e delle procedure autorizzative semplificate, anche in Liguria arriveranno decine di richieste di attivare impianti termoelettrici alimentati a legna, di potenza elettrica inferiore ad un megawatt elettrico.

Un impianto da un megawatt (1.000 chilowatt) richiede 10.000 tonnellate/anno di cippato di legno.

La stessa quantità di cippato (10.000 tonnellate) è richiesta, come strutturante, da un impianto di compostaggio per il trattamento di 30.000 tonnellate di scarti organici di origine urbana (scarti da cucina) oppure da un impianto per la digestione anaerobica  di 60.000 tonnellate di frazione organica, con  produzione di biometano e compost.

Una eventuale scelta tra produzione di elettricità oppure di  compost e biometano deve considerare il fatto che, a norma di legge, ognuno di questi tre impianti, annualmente  immette in atmosfera le seguenti quantità di polveri sottili (PM10)
  • 11    tonnellate  PM10  da centrale a biomasse 1 megawatt
  • 0,12 tonnellate  PM10  da combustione 3,6 milioni m3 biometano  
  • nessuna emissione di PM10 da compostaggio 
E' evidente come sia meglio usare la pulizia dei boschi per produrre compost e biometano, tendendo presente che l'inquinamento di quest'ultimo, in ogni caso molto basso, è simile a quello di un pari volume di metano fossile il cui consumo si potrebbe evitare grazie alla digestione anaerobica dei nostri scarti di cucina e all'immissione del biometano nella rete del gas.

Nel 2010 i Liguri e i loro ospiti hanno prodotto 280.000 tonnellate di scarti organici.

Per un loro corretto compostaggio, da effettuare in una decina di impianti di compostaggio distribuiti sul territorio, avremmo bisogno ogni anno di 84.000 tonnellate di cippato.

La regolare pulizia degli alvei dei torrenti e dei versanti dei principali bacini imbriferi liguri potrebbe fornirci queste quantità di legname senza intaccare il patrimonio boschivo che è opportuno che cresca sano anche per aiutarci a contenere le emissioni di gas serra.

Di questo importante ruolo dei nostri boschi parleremo nei prossimi post.