Translate

mercoledì 18 giugno 2014

Il compost va alla Bocconi.



Una recente ricerca realizzata dalla SDA Bocconi School of Management, ha evidenziato che la raccolta differenziata di umido (FORSU) e scarto verde rappresenta oggi il primo settore di recupero di rifiuti urbani in Italia, con 4,8 milioni di tonnellate trattate nel 2012, pari al 40% dei rifiuti urbani raccolti in modo differenziato, in 252 impianti di compostaggio e 27 impianti di digestione anaerobica.
Ad oggi la raccolta dell’umido interessa circa 4.200 comuni italiani, con circa 34 milioni di abitanti coinvolti. Se la raccolta della frazione umida venisse estesa a tutti i comuni italiani, la quantità di materiale raccolto potrebbe quasi raddoppiare, passando a 8,6 milioni di tonnellate; ciò comporterebbe un aumento del numero di impianti di compostaggio e digestione anaerobica (ne servirebbero altri 75).

 A ciò vanno aggiunti i vantaggi ambientali (la raccolta di 8,6 milioni di tonnellate di organico comporterebbe complessivamente una riduzione delle emissioni annue di CO2 compresa tra 5,3 e 7,7 milioni di tonnellate), e i benefici economici e occupazionali che la filiera dell’organico determina (gli occupati del settore arriverebbero a 3600 addetti).
Iniziata negli anni ’90, il settore della raccolta differenziata delle frazioni organiche e del loro recupero mediante compostaggio ha conosciuto una crescita annua costante. In 20 anni in Italia sono state recuperate negli impianti di compostaggio circa 42 milioni di tonnellate di scarti organici e sono state prodotte circa 15 milioni di tonnellate compost di qualità. 

La quantità di frazione organica trattata negli impianti di compostaggio è cresciuta di pari passo con l’estensione della raccolta differenziata dello scarto di cucina e dello scarto verde; le due frazioni insieme rappresentano mediamente l’80% degli scarti organici trattati negli impianti di compostaggio. 

La filiera dell’organico racchiude, dunque, grandi potenzialità di sviluppo anche se ci sono ancora alcuni problemi da risolvere prima fra tutti l’uso dei sacchetti non compostabili per conferire i rifiuti organici. Gli imballaggi plastici, tra cui i sacchetti in polietilene illegali da qualche anno, rappresentano infatti  il 60-70% del totale dei materiali non compostabili rinvenuti all’interno delle raccolte (Fonte Cic 2013).
La media italiana di materiali non conformi presenti nella raccolta dell’umido è pari al 5,4% e le 215 mila tonnellate di “impurità” presenti nella frazione organica in ingresso in impianti di compostaggio e digestione hanno un costo annuo di smaltimento di circa 42 milioni di euro. 

Nel momento in cui tutta la frazione organica raccolta venisse trattata i costi salirebbero a 51 milioni di euro, che potrebbero essere evitati se venissero applicate le sanzioni previste dalla normativa che ha bandito i sacchetti non compostabili ormai da qualche anno. 

In aggiunta, rispettando il bando sugli shopper non compostabili, si libererebbero anche risorse economiche che potrebbero essere destinate alla realizzazione di un sistema di comunicazione efficace in grado di ridurre le inefficienze della raccolta causate dalla presenza di materiali non compostabili.