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martedì 7 gennaio 2014

Spiagge dei Fuochi



A distanza di pochi giorni,  due nubifragi da allerta 2, accompagnati da forti mareggiate hanno coperto le spiagge liguri di tronchi, ramaglie, canne trascinate a mare dai torrenti in piena.

I gestori dei bagni hanno chiesto di poterli bruciare per disfarsene rapidamente, richiesta caldeggiata dai Comuni che non hanno i soldi per la loro corretta messa in discarica, pratica obbligatoria in base alle leggi vigenti.

La Regione Liguria ha chiesto una deroga al ministro dell'Ambiente in quanto i materiali spiaggiati per definizione sono rifiuti e come tali devono essere trattati.

Temo che questi spiaggiamenti di entità mai vista prima siano una avvisaglia degli effetti indesiderati dei cambiamenti climatici globali in atto e prima lo capiamo meglio e'.

Premesso che in casi come questi, la prima scelta da fare dovrebbe essere la prevenzione, ossia
la messa in sicurezza del nostro territorio, provo ad abbozzare un pianodi emergenza  per liberare le spiagge senza trasformare la costa ligure in una nuova Terra dei Fuochi.

Bruciare legname umido, sporco, intriso di sale e' il modo più efficace per produrre diossine ed idrocarburi policiclici aromatici, destinati a contaminate le spiagge, il mare, la catena alimentare.

Numerosi studi hanno stimato la quantità di inquinanti che si liberano in atmosfera quando si pensa di togliersi un problema di rifiuti con il fuoco.

Tutti questi studi concludono che, operando in questo modo, si creano sempre nuovi problemi, più gravi e subdoli del primo.

Al posto del problema di ingombro, sgradevole da vedersi ci si ritrova certamente con un invisibile ,a pesante inquinamento dell'aria, del suolo, del mare, del pesce.

Bruciare all'aperto una tonnellate di residui di bosco produce, indicativamente, circa 4 chili di polveri sottili (PM10), 3 grammi di benzo(a)pirene, dai 200 ai 300 grammi di benzene, 10 microgrammi (tossicità equivalente) di diossine.

E tutti gli inquinanti che ho elencato sono cancerogeni certi per l'uomo, pericolosi a bassissime concentrazioni.

Ma le mareggiate non hanno portato a terra solo alberi, ramaglie, canne; le ondate hanno anche restituito tutti i rifiuti scaricati abusivamente nei rii e il combustibile delle auto travolte dalle piene.

Inoltre la permanenza nell'acqua di mare del legno ha certamente aumentato il contenuto di sali di sodio e, come ci si aspettava, se si brucia nella stufa legna raccolta sulla spiaggia, la quantità di diossine aumenta da 20 a 90 volte rispetto al valore citato in precedenza.

Insomma le spiagge si sono ricoperte di rifiuti e i rifiuti, giustamente non si possono bruciare all'aperto.

Se lo si fa si contamina l'aria, ma ancor più la stessa spiaggia e il mare e benzopirene e diossine sono composti molto stabili destinati a durare nel tempo o richiedere una ancora più costosa bonifica, prima di permettere ai bambini di giocare a fare castelli di sabbia.

E nelle spiagge liguri che si vogliono liberare con il fuoco, di tonnellate di legname ce ne sono veramente tante, certamente centinaia di tonnellate, se non addirittura migliaia, lungo tutte le coste spiaggiate.

Che fare?

Ovviamente, per prima cosa  sono necessari sopralluoghi per verificare le reali e specifiche situazioni di ogni spiaggia e quantificare l'entità del problema.

La soluzione comune potrebbe essere una raccolta differenziata dei materiali spiaggiati (tronchi, canne e ramaglie, plastiche, gomme, rottami ferrosi).

La mano d'opera potrebbe venire dal volontariato e le aziende e i Comuni ci mettono la logistica e le attrezzature.

La priorità deve essere quelli di allontanare i tronchi più grandi, per evitare che con la prossima mareggiata ritornino in mare, dove sono un reale pericolo per la navigazione.

Se sufficientemente puliti (per fortuna si usa sempre meno gasolio e il catrame in mare e' ormai un fatto raro) plastiche, metalli, gomme, una volta differenziati possono essere avviati al riciclo.

Per quanto riguarda i tronchi più grandi, verificatane la pulizia e il contenuto di sale, si può deliberare in emergenza che il loro legno sia utilizzabile come combustibile e possa essere ritirato da privati, individuando semplici regole per evitare abusi (quantità massima ritirabile da singoli soggetti identificati).

Per il legname minuto e le canne si può prevedere il loro compostaggio, dopo aver verificato la fattibilità della loro biotriturazione e cippatura che potrebbe essere problematica, a causa della sabbia, di ciottoli e della salsedine.

Se ci sono spazi adeguati,  il compostaggio ( in cumulo) può essere fatto nelle stesse spiagge o in spiazzi idonei individuati per l'occasione.

Poiché il materiale putrescibile dovrebbe essere in quantità trascurabili, il compostaggio in cumulo non dovrebbe comportare particolari problemi (eluati, odori).

Se necessario, trattamenti con enzimi e integratori possono essere utilizzati per accelerare il processo del compostaggio che richiede solo alcuni mesi per completarsi.

Certamente la cippatura diminuirà notevolmente il volume di questi materiali e dopo qualche mese di compostaggio anche la massa di frazione organica si dovrebbe ridurre in modo significativo.

In base alla qualità del compost prodotto se ne potrà valutare l'uso finale (copertura discariche, bonifica terreni sottoposti a incendio, pacciamatura uliveti...).

Ovviamente i costi di questa operazione non possono essere accollati ai Comuni.

E' un'emergenza e come tale deve essere affrontata, a cominciare da deroghe che possano  permettere la raccolta differenziata, il riciclo,  il compostaggio, l'uso della legna pulita come combustibile, dopo opportuna selezione.

Ma la cosa molto più importante è che il governo, senza indugi, faccia partire da subito un piano di messa in sicurezza del territorio e, non sarebbe male, che la Regione Liguria  introduca l'obbligo di raccolta differenziata porta a porta e di prossimità, in tutti i comuni per azzerare i conferimenti abusivi dei rifiuti e dei materiali ingombranti.