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lunedì 5 agosto 2013

Centrali a biomasse: tutte illegali

In Italia, sono ormai un centinaio le centrali elettriche alimentate direttamente o indirettamente, con biomasse, ovvero prodotti vegetali (cippato di legno, scarti alimentari, oli di mais, sansa di olive...) e scarti animali (pollina, scarti di macellazione, deiezioni da allevamenti suini e bovini).  Inoltre, quindici sono gli inceneritori che oggi in Italia producono elettricità bruciando materiali di origine organica (scarti alimentari, materiali cellulosici, sfalci, potature...).

In Italia, nel 2009, complessivamente, risultava installata una potenza elettrica, alimentata a biomasse,  pari a 1.728 mega watt.

Tutte queste centrali esistono, in quanto, inceneritori compresi, permettono affari sicuri, grazie agli incentivi quindicennali generosamente regalati loro, con i Certificati Verdi, certificati pagati da tutti gli Italiani, con l'apposita tassa fissata sulla bolletta della luce.

Ebbene, tutte queste centrali sono illegali!

L'illegalità e' dovuta al fatto che tutti questi impianti, una volta entrati in funzione, hanno peggiorato la qualità dell'aria dei territori che li ospitano con l'immissione in atmosfera di importanti quantità di ossidi d'azoto, polveri sottili e ultra sottili, idrocarburi policiclici aromatici, diossine...

La legge violata e' il  Decreto Legislativo 155/2012 che, tra le sue finalità, prevede di
 "mantenere la qualità dell'aria ambiente, laddove buona e migliorarla negli altri casi".

E' una finalità chiara, sensata e, sostanzialmente, rispettata fino a qualche anno fa.

Tutte le statistiche dimostrano che, da alcuni decenni, a parita' di produttività, le emissioni inquinanti inviate nell'atmosfera del nostro Paese, sono drasticamente diminuite.

Questo risultato e' stato ottenuto migliorando i combustibili ( gasolio a basso tenore  di zolfo, benzina senza piombo), sostituendo olio combustibile e carbone con gas naturale, con più efficaci trattamento fumi ( filtri a manica, marmitte catalittiche).

Questa tendenza, che ha comportato un progressivo miglioramento della qualità dell'aria del nostro Paese, si è interrotta con il proliferare di grandi e piccole centrali alimentate con biomasse, compresi i "termovalorizzatori" di rifiuti urbani, in tutti i casi combustibili poveri e altamente inquinanti.

Ad esempio, a parità di energia prodotta (elettricità+calore), una centrale alimentata a biomasse legnose emette 42 volte più polveri sottili (PM10) di una centrale di pari potenza, alimentata con gas naturale.

Non sono meno impattanti le centrali alimentate con gas di sintesi prodotto dalla gassificazione del legno, in teoria migliori della combustione diretta delle stesse biomasse gassificate.

 Un impianto di gassificazionedi cippato di legno da un Megawatt di potenza elettrica, nel pieno rispetto dei limiti alla concentrazione di inquinanti presenti nei suoi fumi, emette annualmente circa 6 tonnellate di ossidi di azoto, circa 6 tonnellate di ossido di carbonio, 4 tonnellate di anidride solforosa e 300 chili di polveri sottili PM 10.

In assenza di impianti di teleriscaldamento e senza il contemporaneo spegnimento di impianti termici poco efficienti,  alimentati con combustibili con fattori di emissioni superiore a quello delle biomasse utilizzate, e' inevitabile che tutti questi inquinanti provochino un sicuro peggioramento della qualità dell'aria e un proporzionale aumento di rischio sanitario per la popolazione esposta.

Questo significa che il rispetto delle concentrazioni di inquinanti nei fumi, ammessi dalla Legge e' una condizione necessaria, ma non sufficiente, al rilascio delle autorizzazioni per la realizzazione e l'entrata in servizio di questi impianti.

L'autorizzazione ha valore solo se il progetto dimostra anche che l'entrata in funzione dell'impianto  "mantiene la qualità dell'aria ambiente, laddove buona e la migliora negli altri casi".

Questa duplice norma cautelativa (rispetto dei limiti alle emissioni e rispetto di una delle finalità del Decr. 155/2012) e' stata fatta propria con la Delibera 362 dalla Regione Emilia Romagna del 26 luglio 2011 che afferma:
  1. Ai fini della localizzazione di impianti per la produzione di energia a biomasse aventi potenza termica nominale superiore a 250 kWt si applicano i seguenti criteri generali:
  2. x Su tutto il territorio regionale gli impianti devono utilizzare le migliori tecniche disponibili;
    x Nelle aree di superamento e nelle aree a rischio di superamento, è possibile localizzare impianti a biomasse solo a condizione che si sostituiscano sorgenti emissive esistenti e che sia assicurato un saldo complessivo pari almeno a zero delle emissioni in atmosfera di PM10 e NO2;
    x Nelle altre zone  si deve utilizzare un criterio cautelativo per mantenere la qualità dell’aria ambiente. 
"Il computo emissivo deve essere effettuato per i parametri PM10 e NOx (ossidi di azoto espressi come NO2) e per entrambi gli inquinanti nelle aree di superamento e nelle aree a rischio di superamento il saldo emissivo complessivo deve essere:
Saldo emissivo = Emissioni nuovo impianto - Emissioni spente o ridotte 􏰀 0
Nella valutazione del saldo emissivo complessivo vanno dunque computate le sorgenti emissive esistenti che saranno “spente” o ridotte con l’entrata in funzione dell’impianto.
Si configurano in particolare due casistiche possibili:
  • -  sostituzione di emissioni provenienti da impianti esistenti;
  • -  installazione di nuovi impianti con contestuale riduzione delle emissioni complessive sul territorio tramite la realizzazione di opportune misure integrate localizzate in via prioritaria nella medesima area comunale o, in dipendenza dalla localizzazione dell’impianto, nelle aree contigue ricadenti in altri Comuni, da definire con le autorità competenti anche attraverso eventuali Accordi. " 
    E' interessante notare che la Regione Emilia Romagna, prevede che il computo emissivo sia fatto anche valutando le emissioni del traffico indotto per il trasporto delle biomassea alla centrale .
    Sarebbe opportuno che, al più presto, una simile norma (chiarendo meglio quali possano essere i criteri cautelativi da adottare nelle zone dove la qualità dell'aria e' già buona) sia introdotta in tutte le legislazioni regionali, in quanto ora, solo i cittadini dell'Emilia Romagna hanno a loro disposizione una norma che li tutela.
    Comunque, evidenziamo che, dati alla mano, in tutte le aree servite da gas naturale, il più pulito combustibile di cui possiamo disporre, sarà impossibile che l'uso energetico di biomasse al posto del gas naturale, possa lasciare inalterata, e tantomeno migliorare, la qualità dell'aria del territorio interessato alle ricadute dei fumi prodotti dal nuovo impianto.
Pertanto, ipotizzo che gran parte delle attuali autorizzazioni rilasciate ad impianti alimentati a biomasse, compresi gli inceneritori per rifiuti urbani, siano illegittime.

La parola definitiva a qualche buon avvocato che non si crei problemi a schierarsi a favore della salute del Popolo Italiano.

Se nel frattempo qualche ministro dell' Ambiente, dello Sviluppo Economico e delle Finanze provvedesse ad abolire gli incentivi a tutte le centrali a biomasse, gliene saremo grati in eterno.












67 commenti:

  1. Mi scusi ma i dati relativi al particolato presente nell'aria nelle zone circostanti le centrali dove li ha reperiti?
    saluti

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  2. La stima delle emissioni annuali di una centrale che produce gas di sintesi da biomasse legnose e' stata fatta in base alle specifiche tecniche di un impianto di questo tipo.
    Il confronto tra le emissioni di una centrale a metano e a cippato di legno, si basa sui fattori di emissioni di impianti industriali elaborati dalla Unione Europea in base ai valori medi dei fattori di emissione di impianti simili.

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  3. antonio falcetta20 agosto 2013 03:20

    consiglierei ai lettori di ascoltare l'intervento del prof. federico valeri, chimico ambientale già direttore "dell'istituto nazionale di ricerca sul cancro" tenuto a genova il 07/06/2013 in cui da chimico evidenzia la sempre maggiore necessità dell'utilizzo dei rifiuti urbani e dei rifiuti in generale per la produzione di energia elettrica e di gas metano da impianti a produzione anaerobica.
    il detto "scienziato" è estremamente favorevole agli impianti di trasformazione dei rifiuti ritenendo l'utilizzo del gas metano prodotto del tutto simile all'utilizzo del gas naturale.
    occorrerà servirsi della migliore tecnica attuale al fine di evitare l'immissione in atmosfera dei prodotti eventualmente inquinanti, attualmente tale tecnologia esiste.
    penso che oggi la battaglia non debba essere impianti si o impianti no, ma debba essere quella di pretendere l'utilizzo di una tecnologia che eviti l'aumento di inquinamento o comunque lo mantenga nei limiti dell'utilizzo del gas naturale.
    è certo la produzione di energia mediante la trasformazione anaerobica dei rifiuti è di gran lunga meno inquinante e produce un impatto ambientale di gran lunga inferiore all'utilizzo dei combustibili fossili

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  4. La trasformazione di biomasse in metano (biometano), realizzato da batteri allevati in appositi impianti, permette la produzione di un combustibile gassoso del tutto simile al gas naturale che circola nei nostri gasdotti.
    Il biometano puè essere immesso nella rete di distribuzione del gas, al posto del gas naturale fossile.
    Questa scelta risponde agli obiettivi del Decreto 155 in quanto non si modifica l'attuale inquinamento prodotto dall'uso del gas naturale.
    Resta, nei dintorni dell'impianto, la quota di emissioni prodotta per fornire calore ed energia elettrica all'impianto per la produzione di biometano. Questa quota può essere ridotta con forme di teleriscaldamento e con la conversione a metano degli automezzi utilizzati alla raccolta differenziata dell'umido da trasformare in biometano e al trasporto del compost.
    In questo caso il bilancio ambientale deve tener conto del fatto che è obbligatorio trattare gli scarti organici biodegradabili e il nostro obiettivo è di farlo con il minor impatto ambientale possibile. La digestione anaerobica e la raffinazione del biogas a biometano è a mio avviso la giusta risposta.
    Nel mio blog, alla voce biomasse troverete altre informazioni utili

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  5. Buon giorno,
    ho letto alcuni suoi articoli e visto alcuni video scaricati da YouTube che riguardavano centrali a biomassa.
    Vorrei avere, se possibile, La Sua opinione in merito a centrali a cogenerazione di piccola potenza (<500KW) con utilizzo di gas di sintesi (Syngas) da biomassa vegetale, costruite in territori montani con grandi potenzialità di reperimento di combustibile vergine attraverso principalmente la pulizia dei boschi.
    Pensa che siano dannosi per l'ambiente e le persone?

    se SI le chiedo:

    A)Come si spiega l'appoggio e l'incentivazione da parte di alcune associazioni ambientaliste (es. legambiente)a questo tipo di iniziative?

    B) come si spiega l'utilizzo massiccio di queste tecnologie in una regione come il Trentino Alto Adige, che è riconosciuta da tutti come esempio per il rispetto dell' ambiente e della qualità della vita?

    C) come mai se ci sono degli elementi così chiari e dimostrabili della nocività di tali impianti non sono ancora stati fatti esposti a magistratura ed organi competenti per la chiusura di questi impianti?

    La ringrazio anticipatamente se troverà il tempo di rispondere a queste banali osservazioni che mi serviranno anche per capire se il suo è un NO contro tutto e contro tutti gli impianti a Biomassa o solamente un NO mirato ad impianti di scarsa efficienza e situati in aree non adatte ad ospitarli.
    cordiali saluti.

    Un cittadino preoccupato

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  6. A parità di energia prodotta, una centrale a syngas alimentata con biomasse, è meno impattante di una centrale che brucia direttamente la stessa biomassa.

    Tuttavia, la quantità di inquinanti emessinon è trascurabile e certamente superiore a quelli di una centrale di cogenerazione alimentata con gas naturale.

    Pertanto, una centrale a syngas non peggiora la qualità dell'aria del luogo che la ospita, solo se utilizza le migliori tecnologie per il trattamento gas e fumi e se, grazie al teleriscaldamento, permette di spegnere un congruo numero di caldaie e caminetti alimentati a legna.
    Questo equilibrio si raggiunge solo se la centrale a biomasse è finalizzata prevalentemente a fornire il calore necessario per il periodo invernale alle abitazioni presenti nel raggio di poche centinaia di metri di distanza dalla centrale.

    In questo caso, la cogenerazione di elettricità, non è obblicatoria e dovrebbe essere una scelta di secondo ordine a copertura dei consumi locali.

    In altre parole, il dimensionamento degli impianti alimentati a biomasse, dovrebbe essere fatto in base alle esigenze energetiche locali, per riscaldare case ben isolate termicamente e con impianti elettrici molto efficenti

    Se invece, come avviene, l'obiettivo è quello di produrre, con autorizzazioni semplificate, il massimo di elettricità possibile e in questo modo introitare i generosi contributi pubblici dati alle cosidette fonti di energia rinnovabile, i gestori dell'impianto fanno sicuri affari e chi abita intorno all'impianto respirerà più inquinanti.

    Il Trentino, come l'Austria e la Svezia, ha una consolidata attività forestale incentrata prioritariamente alla produzione di legno da opera (mobili, abitazioni, palerie...).
    I veri affari si fanno in questi settori.
    L'uso energetico degli scarti legnosi di queste attività è attualmente orientato agli autoconsumi delle segherie e alla produzione di pellet di legno che, utilizzato in idonee caldaie, può essere una valida alternativa alla legna in pezzi o come cippato utilizzati per il riscaldamento domestico.

    Laddove è arrivato il metano, il GPL e persino il gasolio, non esiste nessun vantaggio ambientale a ritornare alla legna, anche nella forma di pellet.


    Il maggiore inquinamento delle biomasse usate come combustibili e i suoi pericoli per la salute è un dato oggettivo e documentato ed è altrettanto documentato il fatto che la neutralità di questi combustibili sui bilanci delle emissioni di gas serra è quantomeno discutibile.

    Il problema è che norme sbagliate, quelle degli incentivi dei certificati verdi, pagati dagli italiani, a loro insaputa,con la bolletta della luce sta distorcendo fortemente il mercato delle biomasse,con la conseguenza di una proliferazione incontrollata di impianti sotto 1 megawatt (quelli con autorizzazione semplificata) e del peggioramento della qualità dell'aria di zone agricole e montane che, fino ad oggi, non avevano questo problema.

    Laddove cittadini e sindaci informati si sono opposti alla realizzazione di questi impianti per tutelare la loro salute,questi impianti, inutili per la collettività, non sono stati autorizzati.

    Basterebbe che il governo si accorgesse di questo grossolano errore ed abolisse gli incentivi a tutti gli usi energetici delle biomasse, lasciando fare al libero mercato.

    In quanto alla posizione di Legambiente, preferisco non pronunciarmi. Diciamo che, probabilmente, i loro dirigenti non hanno ancora studiato adeguatamente l'argomento

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  7. Buongiorno, il calore di cui parla ovviamente penso possa essere utilizzato anche per altri scopi oltre al teleriscaldamento come per esempio l'essicazione di materiale legnoso dedicato ad altre lavorazioni o sbaglio?
    Comunque nei vari punti la risposta mi sembra vaga, mi spiego meglio:

    a) se come dice Lei si realizza una centrale a Syngas di piccola taglia (es. 500KW) con le migliori tecnologie per il trattamento gas e fumi (quali?) e si utilizza totalmente il calore prodotto per teleriscaldamento o altre attività perché questa centrale risulta per Lei ancora dannosa per l’ambiente e la salute?

    b) Perché si dovrebbe rinunciare agli incentivi dello stato per la produzione di energia elettrica? Ovviamente questa rinuncia non porta a migliorare o peggiorare le emissioni dell’impianto.

    c) Cosa c’entra l’autorizzazione semplificata col fatto che la centrale sia ambientalmente utile o meno?

    d) Lei mi dice che in Trentino usano questi impianti per alimentare segherie e impianti per la produzione di pellet e tutto va bene… quindi se si utilizzano queste centrali per lo stesso scopo nel resto delle regioni italiane dovrebbe essere lo stesso.
    Inoltre subito dopo mi dice che il pellet utilizzato in idonee caldaie può considerarsi una valida alternativa…..ma le caldaie non hanno una combustione diretta e quindi secondo il suo ragionamento dovrebbero danneggiare l’ambiente al pari se non di più di una centrale a Biomassa? ….subito dopo ancora mi dice che perfino il Gasolio (su questo veramente non posso crederLe) è meglio della legna e del Pellet (mi sembra una grossa contraddizione).

    e) Lei dice che “il maggiore inquinamento delle biomasse usate come combustibili e i suoi pericoli per la salute è un dato oggettivo e documentato ed è altrettanto documentato il fatto che la neutralità di questi combustibili sui bilanci delle emissioni di gas serra è quantomeno discutibile”.
    E’ oggettivo in base a cosa?
    E’ documentato da chi?
    Quantomeno discutibile in base a cosa?

    f) La Sua non risposta su Legambiente mi lascia molto perplesso; ho visto che Legambiente si è opposta a molte centrali a Biomassa che non avevano alcuna utilità ma ne ha anche appoggiato la costruzione di altre dove i progetti erano ritenuti validi. Comunque non ha mai messo in discussione la pericolosità da punto di vista sanitario, come mai?
    Se non sbaglio il comitato scientifico di Legambiente è composto da molti docenti di Università e Politecnici, appartenenti al CNR, ENEA, Istituti Ambientali, Istituto superiore della sanità, ARPA, Istituto nazionale Tumori, ecc.

    Mi scuso per la lunghezza del testo ma penso fosse doveroso porre tutti questi quesiti.

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  8. Se mi mandi il tuo indirizzo mail ti invio le risposte che insieme alle tue domande risultano troppo lunghe rispetto ai 4.096 caratteri che il programma accetta .
    la mia mail è
    federico.valerio@fastwebnet.it

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  9. ...immagino, Le ho appena inviato una mail al suo indirizzo.
    La ringrazio e buona giornta

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  10. Buonasera
    sono un progettista di centrali a Biomassa, e pongo particolare attenzione all'aspetto emissioni. Utilizziamo infatti sempre depolveratori multicicloni e vari tipi di filtri a valle.
    Le centrali che progetto e cantierizzo sono solo per la produzione del calore e NON mi occupo di cogenerazione e utilizzano cippato di legna vergine.
    Dai documenti in mio possesso ho evinto che se le centrali sono ben progettate e hanno una combustione completa (ottenuto con idoneo uso di aria primaria per la fase di riscaldamento-essicazione, aria secondaria per i processi di ossidazione dei gruppo CxHx, il tutto regolato da sistema "sonda lamda") hanno livelli di emissione molto bassi.
    In linea generale rispetto a tecnologie a gasolio, il livello complessivo di emissioni (risottolineo se le centrali sono ben progettate) è indiscutibilmente più basso.
    Rispetto al Gas , abbiamo ovviamente più emissioni in termini di polveri, ma è un dato di fatto che in termini di CO2 il bilancio se non del tutto neutro (emissioni per taglio e trasporto del legno) è quasi a impatto nullo, cosa che non avviene per il gas. Possiamo discutere se sono più i vantaggi o gli svantaggi dei due tipi di emissione.
    In ogni caso analizzando le emissioni dei mezzi per autotrazione, una centrale a biomassa per esempio da 1 MW con depolveratore multiciclone e filtri , per i dati di cui dispongo pare essere un ago in un pagliaio. Può contestare questa affermazione’ E’ in grado di contestare un calcolo che una strada ad alta percorrenza produce emissioni di ordini di grandezza superiori ad esempio rispetto ad una centrale a cippato di 1MW di potenza termica? Se può contestare queste affermazioni con numeri alla mano la prego di inviarmi i dati. Però calcoli numerici e NON considerazioni di tipo generale.
    Specifico che nei nostri impianti facciamo usare cippato di legna vergine certificato UNI EN 14961-4, e se il materiale è buono , abbiamo numerosi test report fatti in sito con strumenti, che indicano che il livello di polveri è anche 6-7 volte inferiore a quanto prescritto dal DLGS 152-2006 e con sistemi di abbattimento pari a meno della metà della ben più restrittiva classe 5 della norma UNI EN 303-5 versione 2012.
    Con questo non voglio dire che l'impatto sia nullo, ma credo che lei dovrebbe sottolineare le differenze macroscopiche che esistono fra impianto ed impianto. Una sparata nel mucchio no è elemento di chiarezza. Inoltre (parlo dell’energia termica) solo quella solare è a impatto praticamente nullo ma con le tecnologie attuali , specie nei mesi invernali non è possibile soddisfare i fabbisogni pertanto impianti a combustione per ora sono richeisti. Possiamo discutere, e me interessa, quali siano quelli che fanno danni minori.
    Sono comunque molto aperto a sentire le sue ragioni e la sua documentazione. Dobbiamo lavorare assieme per generare progresso tecnologico per produzione di energia il più pulita possibile.
    Ci sarebbe da parlare delle differenze fra le PM10 e le PM5 , 2.5 e 1 .. dell'adsorbimento dei metalli pesanti che è effettivamente una cosa dannosa.
    (continua in altro post)

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  11. Peccato però che molti non parlano di cosa producono i freni delle macchine.... per quantità e tipo di polvere. Però quelle PM vanno bene a tutti e nessuno ne parla professore perchè fermare le macchine (in tutti i sensi... emissioni di scarico e PM da freni). Potremmo parlare anche degli effetti dei macchinari che le Pubbliche amministrazioni utilizzano per la pulizia delle strade e delle PM correlate.... ma anche in questo caso non mi pare che ce se ne preoccupi.
    Perchè se si parla di centrali a biomassa dannose a tutti i costi, senza i giusti distinguo, l'attenzione è assicurata, e questo non va bene. Ritengo che non tutti gli scienziati siano depositari della verità, anche se ne ho rispetto e ne ascolto le argomentazioni per un confronto serio e corretto. Leggo infatti con sgomento cosa scrivono e affermano certi “professori” sull’energia nucleare e aspetti connessi che mi danno certezze in merito al fatto che anche uno scienziato possa volutamente o meno per interesse alterare la verità. Ovviamente non mi riferisco a Lei, altrimenti non sarei qui per cercare di confrontarmi.
    In ogni caso da addetto ai lavori le posso dire che la tecnologia di abbattimento delle polveri sta facendo dei progressi enormi e presto arriveremo a risultati eccezionali.
    Sarò attento e stimolato dalle sue considerazioni. Mi permetto di inviarle questo testo alla mail che ha indicato
    Ing. Andrea Segatta, Trento
    andrea.segatta@seriva.it

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    Risposte
    1. Gentile ingegnere, grazie per l'attenzione al mio blog.
      Ho letto i suoi commenti e mi permetto di precisare:
      - l'illegittimità da me segnalata, si riferisce alle centrali termoelettriche alimentate a biomasse e in particolare agli incentivi riconosciuti a questi impianti
      - le fonti di polveri sottili sono numerose, ma i confronti si fanno tra sistemi omogenei. Nel caso specifico, impianti per la produzione di energia elettrica e calore ( cogenerazione). In questo caso i fattori di emissione di tutti gli inquinanti prodotti dalle combustioni, sono decisamente a favore del gas naturale.
      - analoga considerazione per impianti di riscaldamento domestico ed industriali: non c'è niente di meglio del gas naturale
      - per il condizioamento termico degli edifici, prima occorre migliorarne l'efficenza energetica (tutti gli edifici in classe energetica A) e poi pensiamo a come riscaldarli e raffreddarli. L'effetto serra si combatte con efficacia in questo modo e in questo modo si migliora certamente anche la qualità dell'aria
      - l'aumento delle concentrazioni di gas clima alteranti non si risolve aggiungendo ad impianti ad energia fossile inefficienti impianti alimentati con biomasse
      - il futuro dell'uso energetico delle biomasse ( già realtà in una decina di paesi europei) e' la fermentazione anaerobica di scarti alimentari e agricoli e l'immissione del bio metano, così prodotto, nella rete di distribuzione del gas, in sostituzione del gas naturale.
      - per quanto riguarda le caldaie alimentate a legna( pelet, cippato ), non ho nessuna preclusione per il loro uso in zone non servite dal gas naturale, meglio se con teleriscaldamento.Certamente con caldaie efficienti, con trattamento dei fumi e con il teleriscaldamento e contemporaneo spegnimento di impianti famigliari meno efficienti, la qualità dell'aria certamente migliorerà .

      Cordiali saluti

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  12. Innanzitutto la ringrazio per la cortese risposta.
    Il dibattito è interessante e stimolante.
    Come progettista di centrali termiche con caldaie a legna ho molto a cuore la questione delle emissioni, in particolare rispetto alle polveri. Pongo alla sua attenzione le seguenti considerazioni e interrogativi.
    a) In base a quanto scrive le chiedo conferma se secondo il suo parere vi è differenza fra una centrale a legna cogenerativa (in genere gassificatori pirolitici a letto fluido scorrevole o macchine a vapore)e una solamente termica. Quale sarebbe la discriminante tecnica in termini di emissioni di polveri sottili? Fa riferimento alle temperature di processo?
    b) Le avevo cortesemente chiesto un raffronto numerico fra le emissioni di polveri dovute al traffico di una strada ad eleva percorrenza (mia ipotesi di lavoro 1 km di sviluppo) e una centrale a legna con depolveratre multiciclone e filtro a manica o elettrostatico (mia ipotesi di lavoro Pn= 1 MMt). I discorsi di tipo generico a mio avviso non hanno alcun valore: occorre valutare analiticamente, numericamente. Quali sono i suoi modelli matematici in merito a quanto ho descritto?
    c) In merito all'uso del gas, come ho già evidenziato il bilancio rispetto alla biomassa è senz'altro positivo sulle polveri, ma altrettanto certamente in termini di CO2 la centrale a Biomassa ha un impatto decisamente migliore. Inoltre la legna è rinnovabile mentre il gas lo è molto meno. Quali sono le considerazioni che le fanno ritenere minore il danno da emissione di CO2?
    Sarei lieto di avere sue considerazioni, specialmente sulle analisi numeriche di cui al punto B. Lei è uno scienziato e se ha fatto determinare affermazioni pubbliche, sono più che certo che le avrà supportate con dati oggettivi e non generici.
    la ringrazio e la saluto.
    Ing. Andrea Segatta

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  13. HO notato un errore di battitura... L'ipotesi di lavoro per la caldaia a legna è 1 MWt (Mega Watt termico).

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  14. a) solo da poco sono disponibili fattori di emissioni per impianti termici e cogenerativi alimentati a biomasse. So che il problema dell'emissione di polveri sottili e nanopolveri è all'attenzione dei progettisti ma non conosco studi che stiano valutando le variabili in gioco. Da quello che ho capito il problema si pone per tutti i combustibili solidi, intrinsecamente "sporchi".

    b) il confronto che mi propone ( polveri emesse dal traffico e da impianti termici) non ha senso. Le polveri sottili sono un serio problema sanitario qualunque sia la fonte che le produce. Pertanto, per ogni specifica fonte, bisogna valutare gli interventi per ridurre i fattori di emissione. E a mio parere bisogna fare a meno delle combustioni non obbligatorie.
    E bruciare legna per produrre elettricità non è affatto una scelta obbligatoria!
    Per la mobilità il passaggio dagli EURO Zero agli EURO Cinque, a parità di traffico circolante, ha nettamente migliorato la qualità delle emissioni. Analogamente il passaggio a combustibili via via più puliti: legna, carbone, gasolio, gas naturale.
    La Legge vieta il ritorno ai combustibili più inquinanti.
    Comunque, se si vuol divertire, sul sito del centro di ISPRA troverà i fattori di emissione per km percorso, di tutti i tipi di veicolo che le possono interessare.

    c) non è possibile mettere sullo stesso piano un gas innocuo come la CO2, con le emissioni di accertati cancerogeni prodotti dalla stessa combustione.

    Inoltre, anche i bilanci di CO2 derivante dal disboscamento (accelerata mineralizzazione dello strato superficiale di humus) e dalla combustione della legna meritano una attenta valutazione. Ad esempio, fino ad oggi si è ignorata la presenza, accertata, di metano nelle emissioni di impianti alimentati a biomasse, metano che si forma ex novo a causa della combustione e che ha un potere clima alterante 23 volte superiore a quello della CO2. E il metano, ovviamente non rientra nel ciclo del carbonio attivato dalla sintesi clorofilliana.

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  15. Buongiorno
    a) io dispongo di dati precisi, misurati da strumentazione e fra poco anche da laboratori accreditati terzi, che le emissioni delle caldaie a cippato che uso nei miei impianti hanno valori BEN al di sotto dei limiti imposti sia dal Dlgs 152/2006, che dalla molto più restrittiva UNI EN 303-5 2012 classe 5. Gli interventi che eseguo sono quasi esclusivamente in sostituzione di impianti a Gasolio in zone non servite dal metano pertanto posso affermare con certezza documentata di determinare un miglioramento significativo in termini di emissioni. Purtroppo (anche Lei, con tutto il rispetto) un po' lo fa, sparare "nel mucchio" contro le biomasse non è l'approccio più ragionevole. Sarò ancora più esaustivo a breve in termini numerici su questo argomento. La inviterei a fornirmi i dati di emissioni in mg/nm3, a tenore di ossigeno 13% dei cogeneratori di cui scrive per capire i livelli di emissioni che essi hanno.
    b) Il confronto che le propongo ha senso eccome , ed è offensivo che lei mi dica che scrivo cose senza senso. Esempio banale: se 10 è un limite tollerabile, il traffico emette 20 e un impianto 1, come fa a non avere senso? Le quantità contano eccome.
    Non c'è praticamente nulla che è completamente indolore a livello ambientale in termini di emissioni. Poveri o CO2 o altro (NOx, SOx o peggio.....)
    c) Un gas innocuo come la CO2..... mi scusi ma chi ha scritto questo pezzo? http://federico-valerio.blogspot.it/2013/06/e-l-anidride-carbonica-va-su.html ?
    E'innocua in funzione del post che si scrive o dell'argomento che si vuole sostenere?
    La CO2 non è un gas innocuo...... e anche le tanto da lei ammirate centrali a Metano determinano un danno ambientale. Questo non significa che io non ritenga essenziale lavorare seriamente sull'aspetto polveri che costituiscono fattore di emissione nocivo. Si tratta,con la tecnologia , di ridurle quasi ad azzerarle.
    Cordiali saluti

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  16. a) La sostituzione di caldaie a gasolio con caldaie a cippato, in zone non servite da metano, rientra nelle situazioni che non contraddicono l'obbiettivo della 155/2012 di non peggiorare la qualità dell'aria laddove è buona. Come già detto e ripeto,la mia critica va agli impianti che usano biomasse per produrre elettricità.

    b) mi dispiace, ma è un "giochino" che non mi piace (lo ha fatto Berlusconi il giorno dell'inaugurazione dell'inceneritore di Acerra) quello di confrontare (e giustificare) le emissioni di un inceneritore o di una centrale con quelle del traffico veicolare.
    Le automobili sono costruite per motivi diversi da quelli per cui si costruiscono le caldaie e l'obiettivo del legislatore è quello di ridurre al minimo l'inquinamento prodotto da tutte le fonti inquinanti. Ed è quello che sta avvenendo a livello mondiale, Cina compresa. L'uso incentivato delle biomasse come combustibili ci fa fare molti passi indietro nella tutela della qualità dell'aria e della salute.
    Accetto la sua domanda sulle emissioni delle autovetture solo se volesse fare un confronto delle emissioni di una vettura EURO 5, con quelle di una vettura alimentate a "gasogeno", prodotto con la gasificazione della legna,scelta tecnicamente possibile ma che nessuno, al momento si sogna di fare.
    Non escludo che se qualcuno si inventasse generosi incentivi pubblici sulle auto a gasogeno potremmo tornare a rivedere le auto a legna che circolavano in Italia nel periodo bellico.
    c) L'innocuità si riferisce agli effetti tossici sugli esseri viventi. L'anidride carbonica non è tossica,le polveri sottili si.
    L'effetto clima-alterante dell'anidride carbonica è un altra cosa, assolutamente seria. Anche in questo caso non è affatto utile fare confusione tra insiemi diversi: tossicità, effetti clima-alteranti.
    E per quanto riguarda il metano, provo a ridirlo per l'ultima volta.
    Se abbiamo bisogno di un combustibile per produrre calore ed elettricità la scelta deve andare al metano in quanto, a parità di energia prodotta,il metano è il combustibile che produce in assoluto la minore quantità di inquinamento da sostanze tossiche. Anche per quanto riguarda l'emissione di anidride carbonica i fattori di emisione del metano sono inferiori a quelli di combustibili solidi, quali il carbone.
    Infine, se vogliamo ridurre sia le sostanze tossiche che l'aumento della CO2 atmosferica usando biomasse,la soluzione è la digestione anaerobica di biomasse vegetali e animali di scarto e la produzione di bio-metano da immettere in rete.
    Su questo argomento, se ha la pazienza di cercarli, potrà trovare diversi miei post su questo Blog.
    Un cordiale saluto e buon lavoro

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  17. La prego... il solo accostamento con la persona che ha citato mi turba non poco.
    Ma qui, mi scusi non voglio mancarle di rispetto, a mio avviso sbaglia proprio approccio.
    Premesso che:
    - lei sostiene che una cosa è la produzione di energia elettrica, e un'altra è la produzione di calore per riscaldamento. Per farlo immagino che disponga dei dati precisi, anche se non me li fornisce. Io non conosco i dati di emissione polveri dei cogeneratori a biomassa pertanto dovrei documentarmi prima di esprimermi. In ogni caso io mi occupo di sola produzione di calore da generatori a cippato, anche se la cosa mi interessa ugualmente per cultura generale.
    - ogni sforzo deve essere compiuto per limitare le emissioni di inquinanti in atmosfera, sia che si parli di grandi impianti, di piccoli impianti, di traffico o qualsiasi altra cosa.
    Pero...se una nave sta affondando per troppo peso e sopra vi ho un peso da 1 tonnellata e uno da 1 quintale , quale cerco di scaricare? Facile quello da una tonnellata perchè se scarico quello la nave galleggia, se scarico quello da un quintale la nave affonda. Con ancora tutto il rispetto non può dirmi che è un "giochino".
    In ogni caso rispetto le sue posizioni, che condivido nell'impostazione generale nel senso dell'attenzione che dobbiamo tutti porre alle emissioni, e mi interessa approfondire. Mi sono appena procurato i dati di emissioni degli euro 3, 4, 5. Siccome non mi piace prendere i numeri da altre fonti, la simulazione me la farò da solo e vediamo che salta fuori. Se altri studi che ho letto sono attendibili o meno.
    Se sono giochini, non sono il tipo di persona che vuole avere ragione a tutti i costi.
    Un cordiale saluto e buon lavoro anche a Lei.

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  18. Per dovere di precisione, per non essere generico e non fare solo considerazioni di tipo generale :
    http://it.wikipedia.org/wiki/Euro_III
    http://it.wikipedia.org/wiki/Euro_IV
    http://it.wikipedia.org/wiki/Euro_V
    Prendiamo questo come dato di partenza. Adesso si tratta di trovare dei dati attendibili dei volumi di traffico per unità di superficie, una superficie di influenza della centrale termica e il calcolo, e parlo sempre di stime perchè non si può pretendere di essere precisi a livello assoluto, è possibile farlo. L'ordine di grandezza lo si può centrare.

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  19. Ho eseguito la simulazione.
    Autostrade per l'Italia , sul suo sito cita per il 2012 un dato di 44.500.000.000 percorsi, su un totale di 2850 di rete. Quindi volendo prendere come riferimento 1 Km di Autostrada la percorrenza che considero è 44.500.000.000 / 2.850 = 15.614.035 unità di misura km percorsi / km di autostrada
    Passando alle emissioni ho preso i dati di Euro 3 e considerato il traffico composto da 10% motocicli, 50% autoveicoli, 25% autocarri leggeri e 15 % autocarri pesanti (Mia ipotesi).
    In base alle emissioni 0.05 g/km per motocicli, 0.07 g/km per autoveicoli, 0.08 g/km per autocarri leggeri e 0.1 g/km per autocarri pesanti il risultato è che per il transito di 1 Km di autostrada vengono emessi (ovviamente stima non si pretende di spaccare la virgola) circa 1.171.053 kg di polveri, quindi 1.171 tonnellate.
    Andiamo a prendere come paragone una centrale a biomassa di nuova generazione con potenza nominale termica di 1MW, con sistema sonda lamda, ventilatore aria primaria, ventilatore aria secondaria, griglia mobile, depolveratore multicilcone e filtro a manica in serie.
    Tale caldaia emette 3980 m3/h di fumi. Considerando un funzionamento di 1500 ore anno per stagione di riscaldamento, a piena potenza , ho un volume fumi complessivo di 5.970.000 m3.
    Prendendo un dato ESTREMAMENTE PRUDENZIALE (nel senso che con depolveratore multicilone e filtro a manica emetto MOLTO di meno) di 0.025 g/m3, ottengo un totale di emissioni di poveri pari a 149.250 kg, pari a 149 tonnellate.
    In pratica la centrale emette una quantità di polveri equivalente a 127 metri di autostrada.
    Consideriamo che in traffico autostradale è solo una piccola % del traffico totale.
    Questo calcolo è SERIO e chiedo la cortesia che non venga liquidato come un giochetto di prestigio. I dati di partenza sono tutti riscontrabili e i calcoli li ho esplicati chiaramente.
    Per chi lo volesse rendo disponibile il foglio Excel.
    In merito al tipo di particelle fini emesse dalle caldaie a biomassa di nuova generazione ci sono articoli di scienziati Austriaci, Svizzeri e Finldandesi (Università) che in base ad evidenze pratiche affermano che il tipo di particolato fine emesso da caldaia a biomassa di nuova generazione consiste principalmente in sostanze inorganiche a base di sali minerali come KCl, K2SO4, CaCO3, e CaCO, che non sarebbero dannose per la salute, al contrario del particolato emesso dagli automezzi.
    Quindi mi pare evidente che applicando le opportune tecnologie di ottimizzazione della combustione e dell'abbattimento delle polveri , le caldaie a legna non solo NON sono illegali ma costituiscono un sistema di riscaldamento efficiente e pulito.

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    1. Caro Andrea S. confesso che ho difficoltà a capire l'impostazione della sua stima e continuo a giudicare sbagliato, dal punto di vista metodologico, il voler mettere a confronto l'inquinamento prodotto dal traffico con quello di un impianto per la produzione di calore.
      Ma, se questo le piace, la invito a stimare quale concentrazione di polveri sottili si riscontra negli abitacoli di chi percorre quel pezzo di autostrada e nelle abitazioni di chi ha avuto l'avventura di vedersi costruire quella autostrada sotto casa ( a Genova è successo proprio questo).
      Queste misure sono state effettuate, e i risultati sostanzialmente concordano con il segnalare che in questi ambienti i livelli di esposizione sono pericolosi per la salute degli esposti.
      Ora rifaccia il suo calcolo, ipotizzando che le persone che hanno percorso un chilometro di autostrada tipo siano spostate da un treno. Stimi quante carrozze ci vogliono per spostare gli stessi passeggeri che percorrono l'autostrada e calcoli, in questo caso, quante polveri sottili sono prodotte dal treno lungo lo stesso percorso.
      Penso che anche lei concordi che nel caso del treno la quantità di polveri prodotte sia estremamente bassa. Se proprio volessimo, potremo valutare le polveri di ferro che si liberano per usura dei binari.
      Quindi in un paese serio che avesse a cuore la salute e il portafoglio dei propri concittadini, gli investimenti in infrastrutture per la mobilità dovrebbero andare al trasporto su ferro e quello su gomma sarebbe disincentivato. Come lei sa questo paese non è l'Italia.
      Per quanto riguarda la caldaia alimentata a biomasse, che le sta tanto a cuore, mi limito a citarle i fattori di emissione di polveri di una stufa a pellet con le migliori tecnologie disponibili.
      Il fattore di emissione medio è di 50 grammi per GigaJoule (GJ) con valori minimi e massimi pari a 30 e 100 grammi, rispettivamente.
      Una caldaia di analoga potenza, alimentata a gas naturale ha un fattore di emissione medio di 0,2 grammi/GJ ( min 0,03 , max 1 ).
      Come vede, non c'è partita e chi si preoccupa della salute pubblica deve sicuramente favorire l'uso del gas naturale per il riscaldamento domestico.
      Questi dati li ho tratti da un articolo a cura di ARPA Lombardia, pubblicato sulla rivista Quale Energia nel 2006.
      Non dubito che dal 2006 ad oggi le tecniche per ridurre le emissioni delle polveri degli impianti a legna siano migliorate, ma la combustione di un gas resta sempre intrinsecamente più pulito di un combustibile solido.
      Posso comunque confermarle, in base a recenti stime effettuate su impianti danesi dall'Istituto Nazionale per le ricerche ambientali, che le prestazioni ambientali di impianti a cogenerazione con potenza inferiore a 25 MWe alimentati a gas metano sono sempre migliori di quelle di alimentate con cippato di legna. Il fattore di emissione delle PM10 è di 1944 mg/Gj con il legno, contro 61 mg/GJ, in un turbogas alimentato a gas naturale
      Ci sarebbe poi da disquisire sulla produzione delle ceneri e su che cosa farne. Ma per il momento soprassiedo.

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  20. Bibliografia sulle argomentazioni in merito alle polveri del post precendente

    NUSSBAUMER T., KLIPPEL N., OSER M.
    2005. Health relevance of areosols from biomass combustion in comparison to Diesel soot indicated by cytotoxicity tests. ISBN 3-9501980-2-4.
    Ed. Obernberger I. Brunner T. in Areosols in Biomass Combustion.

    KLIPPEL N., NUSSBAUMER T. 2006.
    Feinstaubbildung in Holzfeuerungen und Gesundheitsrelevanz von Holzstaub im Vergleich zu Dieselruss. ISBN 3-908705-14-2. Nussbaumer T. (Hrsg.): 9. Holzenergie-Symposium ETH Zürich.

    BRUNNER T., KELZ J., OBERNBERGER I.,
    JALAVA P., HIRVONEN M-R. 2011. Influence of combustion conditions on the genotoxic potential of fine particle emissions from small-scale wood combustion. IEA Bioenergy Task 32 workshop: Aerosols from small-scale biomass combustion plants, 27.01.2011, Graz, Austria.

    HIRVONEN M-R. 2011. Health related toxicological
    Ecological effects of particulate emissions from small –scale biomass combustion systems.
    IEA Bioenergy Task 32 workshop: Aerosols from small-scale biomass combustion plants,
    27.01.2011, Graz, Austria.

    OBERNBERGER I. 2011. Aerosols from small-scale biomass combustion plants.
    IEA Bioenergy Task 32 workshop: Aerosols from small-scale biomass combustion plants, 27.01.2011, Graz,
    Austria.

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    1. Buon giorno dott. Valerio,
      volevo chiedere se quanto scritto nel post precedente corrisponde a realtà e se le fonti sono attendibili.
      Grazie

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    2. L'autorevolezza delle riviste che hanno ospitato gli articoli citati è fuori discussione.
      Ribadisco la mia perplessità a confrontare emissioni da impianti di riscaldamento con quelli di impianti per il trasporto. Tale confronto, in ogni caso, non ha nessuna utilità pratica finalizzata alla tutela della salute della popolazione.
      Che le polveri sottili prodotte dalla combustione della legna siano composti da sali di calcio e di potassio non mi stupisce affatto. Ovviamente le poche polveri sottili che si producono quando si brucia il gas naturale hanno una diiversa composizione chimica. Sarebbe interessante mettere a confronto la loro mutagenicità ed eventualmente studiare l'effetto sanitario.
      Le posso già dire che l'effetto concerogeno del fumo di legna è stato recentemente (20109 accertato dall'Agenzia internazionale per la ricerca sul Cancro , mentre non ho notizie di analoghi problemi con l'esposizione a fumi di impianti alimentati a gas naturale.
      E, tanto per chiarire, dichiaro ufficialmente di non avere nessun conflitto di interesse con riferimento ai miei giudizi favorevoli all'uso del gas naturale come fonte energetica.

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  21. Gent. Dott. Valerio. Le ho inviato una richiesta di contatto su Skype in merito ad uno scambio di opinioni sugli argomenti trattati. Essendo entrambi persone ragionevoli e aperte, ne è venuto fuori un dibattito interessante. Non so se non legge le notifiche oppure intende rifiutare lo scambio di opinioni (cosa di cui dubito, e spero non sia così). Cordiali saluti.

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  22. Saluto e complimenti per la discussione , inserirei un altro fattore ,la filiera del gas , con tutti i processi industriali per arrivare al prodotto finito , sicuramente quel treno di cui si parla l emissione (sme) sono sicuramente basse ma sommate a tutti i processi le cose cambiano di molto
    Se si parla di ambiente bisogna considerare tutti i processi
    Poniamo una centrale a metano e analizziamo tutti i processi per arrivare al prodotto finito , io non credo che una centrale a gas naturale sia meno inquinante di una a biomassa
    Gianni dip. centrale a carbone cordiali saluti

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    1. Concordo in pieno sull'impatto ambientale per arrivare al prodotto "Gas naturale finito". Non ci si può limitare alla sola combustione finale. C'è la costruzione delle centrali, i gasdotti, le trivellazioni... purtroppo di recente anche il Fracking ecc ecc. Per gli impianti termici a biomassa si muove sempre questa critica e non capisco perché per centrali a Metano si soprassiede allegramente sull'impatto generale. Questo implica una visione non obiettiva.

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    2. Vorrei che il progettista Andrea S. così convinto che le centrali a cippato sono ecologiche, fosse costretto, come il sottoscritto, a convivere nel periodo invernale con una caldaia a cippato installata dal proprio vicino di casa con canna fumaria distante circa 14 metri dalla propria abitazione ed un’altezza del camino inferiore di 2 m alla mia finestra.
      Oltre alla rumorosità continua la caldaia produce anche fumi che periodicamente invadono la mia abitazione e mi costringono a mantenere le finestre sempre chiuse per evitare che i fumi entrino direttamente nelle stanze. Se Lei fosse nelle mie condizioni, sicuramente cambierebbe opinione.
      Lei cosa farebbe?
      La caldaia è una ARIMAX 250 bio con potenza al focolare di 277,8 kW e come cippato il vicino utilizza le viti e i pali di vecchi vigneti estirpati e quindi non legno vergine ma legno inquinato da tutti i fitofarmaci utilizzati nel vigneto.
      Sono due anni che lotto per avere aria salubre; comunicazione al Comune alla Regione Piemonte e ben 11 mesi fa un esposto alla Procura della Repubblica con relativa relazione tecnica, ma tutto tace.
      Lei cosa farebbe?
      L’anno scorso prima dell’esposto ho raccolto la neve dal davanzale della finestra dopo due mesi di esposizione ai fumi della caldaia (era grigia) e ho fatto le analisi. Sono emersi valori altissimi ti tutti i metalli in particolare alluminio, calcio, rame, ferro, potassio, magnesio, zinco. La ditta che ha fatto le analisi ha anche riscontrato valori elevati IPA ed in particolare anche il famigerato benzo(a)pirene. Non ho eseguito l’analisi sulle diossine perchè troppo costosa, ma sicuramente avrei trovato anche quelle.
      Lei cosa farebbe?
      E’ ancora convinto sulle capacità tecnologiche dei nuovi impianti a trattenere le polveri?

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    3. Gent.Bruno
      nelle centrali-caldaie a legna è fondamentale la buona progettazione e gestione dell'impianto. Il DLGS 152/2006 inoltre pone dei paletti ben precisi sulle altezze dei camini rispetto ad edifici esistenti. Per quanto riguarda le emissioni, il controllo della combustione e il materiale usato hanno un ruolo fondamentale.
      Sono perfettamente cosciente che impianti mal progettati e mal gestiti, e nel suo caso male localizzati, hanno un certo impatto. A tale proposito, le sarà facile verificare che una semplice stufa a legna da 15-20 kw che brucia materiale non idoneo e sprovvista di adeguati sistemi di ottimizzazione della combustione (per abbattere i COV a valori attorno a 1-2 mg/Nm3) e abbattimento polveri (multicilcone e filtro a manica, per abbattere le polveri a valori attorno a 10 mg/Nm3) , ha le STESSE emissioni di una caldaia da 1MWt.
      Quanto riportato non autorizza a dire che gli impianti a legna, siano necessariamente impattanti come si vuole fare credere.
      Come in ogni settore ci sono le cose fatte bene e quelle fatte male.
      Nel suo caso inoltre mi pare non sia stata rispettato quanto previsto dalla normativa vigente sull'altezza del camino rispetto alla sua abitazione.

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    4. L'approvvigionamento del combustibile idoneo, naturalmente può cambiare radicalmente il tipo di emissioni. Se brucio materiale contaminato, non posso che aspettarmi emissioni nocive. Occorre ragionare in un ottica di filera che garantisca legname adatto alla combustione. SOno sinceramente spiaciuto della situazione in cui si trova e ovviamente se fossi nella sua situazione sarei altrettanto arrabbiato.
      Io però faccio considerazione sugli impianti con caldaie a legna ad elevato livello di tecnologia, e alimentate da legame certificato UNI EN 14961.
      Come sempre non si può fare di tutta un erba un fascio.
      Le propongo un ulteriore considerazione. Il parco veicoli medio Italiano emette, ad esempio, polveri per circa 50-100 mg/km. Prenda un solo km di strada, calcoli i passaggi di una strada anche a bassa percorrenza, e consideri il livello di inquinamento. Quando si scrive di questo si è accusati di fare "giochi strani" con i numeri. Invece è solo un moltipolciazione : inquinante al km X numero kilometri. E' un calcolo magico e così complicato?
      E le polveri da traffico non sono composte a base di sali minerali come quelle del legno, ma estremamente più nocive. Per non parlare dei livelli di altri inquinanti che anche lei ha citato.
      Eppure livelli assurdi di traffico veicolare sono accettati senza battere ciglio.
      Quello che vorrei sottolineare è che vanno distinti i buoni impianti da quelli pessimi.
      E tralascio tutta la parte sull'industria.....

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  23. Buona sera Ing. Federico VALERIO,
    ad Assemini in provincia di Cagliari devono costruire una centrale a Biomasse.
    In questo link c'è la tutta la descrizione del progetto:
    http://www.sardegnaambiente.it/index.php?xsl=612&s=107040&v=2&c=4807&idsito=18

    Ebbene in data 28 novembre 2013 l'amministrazione ha fissato un appuntamento con i cittadini e la società titolare del progetto, di seguito quanto pubblicato nel sito del comune:
    SSEMBLEA PUBBLICA Si informa la cittadinanza che il giorno 28 novembre 2013, giovedì, alle ore 17,30, presso la sala consiliare del palazzo comunale in Piazza Repubblica, alla presenza della Soc. Power Crop srl e degli Enti interessati, si svolgerà un’assemblea pubblica per la discussione delle problematiche legate alla realizzazione dell’impianto di produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili (biomasse), da parte della Soc. Power Crop srl. Al fine di promuovere un dibattito pubblico l’Amministrazione Comunale chiede a chiunque ne abbia interesse a far pervenire in forma scritta al protocollo di questo Comune eventuali domande da sottoporre alla Soc. Power Crop entro il 18.11.2013, la quale fornirà le dovute risposte nella stessa seduta pubblica. http://www.comune.assemini.ca.it/dettagli/comunicazione/572

    Domanda come possiamo noi cittadini formulare delle domande precise? Come può un cittadino comune, senza alcuna conoscenza tecnica a riguardo, porre delle domande a tecnici scafati?

    La ringrazio anticipatamente

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  24. Non mi sono presentato,
    mi chimo Alessandro e sono un pò preoccupato per la realizzazione della centrale visto la vicinanza al centro abitato ...........

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  25. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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  26. buonasera professore Valerio come giudicherebbe una centrale di coogenerazione biomassa a oli vegetali da 300 kw che devono costruire nel mio pese Tito (pz) a ridosso del centro abitato sotto gli spalti del campo sportivo del paese la realizzazione la deve fare un azienda privata su un suolo comunale e in nostro comune giadagnerebbe solo il 7% dell gse + il riscaldamento degli spogliatoi del campo in piu dopo 20 anni il tutto dovra essere preso in carico dal comune , ma a noi la cosa che interessa di piu' e il discorso delle emissioni in atmosfera dei fumi che produrrebbe questa centrale lei la reputerebbe pericolosa e con quali dat i. grazie

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  27. Salve, mi scusi, ma la LCA delle biomasse nella filiera corta suggerisce ben altri panorami rispetto quelli che indica lei... le emissioni globali sono ben altre.
    E che lei suggerisca che metano e teleriscaldamento siano soluzioni a basso impatto, beh, è solo un punto di vista, non un dato oggettivo. Che il tlr abbia fatto miracoli non è affatto vero in non pochi casi purtroppo. Che il metano tra i combustibili fossili sia il preferibile è certo, ma durante la sua vita non assorbe 1 grammo di emissioni. Per le piante che poi diventan biomassa, è tutta un'altra storia!
    Sul fatto di creare dal nulla centrali a biomassa concordo con lei, peggiorano la situazione ambientale nell'immediato o in zone/territori dal già alto carico di emissioni che quindi si vedrebbero peggiorare le situazioni.
    Mi spiacerebbe che con quello che asserisce passasse l'idea, ad un disattento lettore, che le biomasse sono illegali o inquinano...

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    1. Se mi fa il piacere di farmi sapere con chi sto interloquendo ( nome e cognome) le rispondo volentieri, allegando tutta la documentazione utile
      Federico Valerio

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    2. EGREGIO SIG Valerio sono una cittadina di un piccolo paese in provincia di cremona da noi stanno finendo di costruire una centrale a biomasse abbiamo proprio ieri sera costituito un comitato contro questa iniziativa mi dica oltre al volantinaggio casa x casa scrivere ai giornali cosa possiamo fare x fermare questa centrale??? grazie infinite danielamezzadri.61@tiscali.it

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    3. Cara Daniela
      Informate i vostri concittadini su quali sono i veri motivi per cui si realizzano questi impianti, su chi paga e chi ci guadagna. E chiedete al vostro Sindaco che tuteli il vostro ambiente e la vostra salute come la legge gli richiede.

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  28. Nel mio paese è prevista l'istallazione di una centrale a biomassa. Considerata la pericolosità da lei evidenziata, le chiedo come si può convincere l'amministrazione pubblica e l'opinione pubblica della dannosità e pericolosità dell'opera? E, soprattutto, visto che la società umana produce rifiuti continuamente, cosa fare in alternativa per farli diventare una risorsa energetica ecosostenibile?

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    1. Innanzitutto bisogna capire di che tipo di centrale si tratti. Per convincere la vostra amministrazione sulla opportunità che faccia le scelte giuste a favore della comunità la strada e informare e ricordare le Leggi a tutela della salute e dell'ambiente. Per quanto riguarda i rifiuti possono diventare una risorsa energetica eco sostenibile riciclandoli, compostandoli e producendone meno.

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  29. Salve,
    mi sto avvicinando ora al discorso biomasse legnose, nello specifico syngas, pensando, comunque, di produrre energia "pulita". L'impianto che avevo in mente sarebbe relativamente piccolo, cioè 50Kw.
    Vorrei dei chiarimenti in più, per avere la possibilità di valutare impianti differenti e, se ne esistono, migliori.
    Ne potremmo parlare nel dettaglio via mail ( cesaretonelli86@gmail.com ).
    La ringrazio in anticipo.

    Cesare.

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  30. Buongiorno prof. Valerio e buongiorno a tutti.
    Sono Iadicicco Daniele un "giovane" laureato in Ingegneria Nucleare. Sono un ricercatore e mi occupo di sviluppo e produzione di mariali innovativi ad elevate prestazioni per ambienti ad alta temperatura con problemi di irraggiamento e di corrosione.( Quindi per impianti nucleari a fissione di IV generazione e di tipo a Fusione ).
    Ho letto l'interessante dibattito che si è creato in particolare con l'Ing. Sagatta.
    Premetto che non sono un esperto del settore della produzione di energia da Biomasse e tanto meno da Metano ( che sia esso estratto o prodotto da altre fonti ) e quindi non mi sbilancerò su quale dei due può essere il miglior criterio di produrre energia elettrica/calore.

    Voglio porre l'attenzione su un paio di punti fondamentali, forse solo accennati nella discussione, che sono le fonti.
    I) Il mio lavoro mi ha insegnato, e tutt'ora mi sta insegnando, come paragoni e confronti vadano fatti con dati, misure, modelli ed esperimenti "seri" validati ed quanto più riproducibili ( quanto chiesto dall'Ing. Sagatta più volte ).
    Quindi, pensier mio, mettere a disposiozione le fonti, modelli, dati e quant'altro abbia usato per arrivare a queste conclusioni sarebbe ideale per un miglioramento del dibattito oltre che un veicolo per chi voglia ampliare le proprie conoscenze in materia.
    II) Perchè non si parla mai di ciclo di vita? Penso sia giusto e intellettualmente onesto orami valutare la produzione di energia elettrica/calore dal ciclo di vita di ogni inquinante emesso ( CO2, polveri e quant'altro più o meno innoque che siano ); dall'estrazione delle materie prime per costruire fisicamente l'impianto, all'energia e risosrse spese per la manutenzione allo smantellamento oltre che la stessa cosa per il combustibile.
    Ribadisco dicendo che concentrarsi solo sulle emissioni, spesa di energia solo laddove è ubicato l'impianto sia di poca onestà intellettuale in quanto si può ridurre solamente ad uno "spostare il problema" da un'altra parte ( Sia esso luogo fisico o punto della filiera produttiva ).

    Chiedo gentilmente quindi al prof. Valerio se mi può indicare referenze ( mi permetto, anche se sono sicuro lo siano, "serie" ) dove reperire dati e quant'altro per potere approfondire le mie conoscenze e competenze in questa materia.

    Grazie in anticipo.

    Iadicicco Daniele

    RispondiElimina
  31. Egregio ing Iadicicco
    ovviamente ognuno di noi ha la sua deformazione professionale e la mia è orientata a tutelare la salute.
    Certamente le analisi LCA sono utili per valutare gli impatti su scala "globale", ma chi respira i fumi della centrale è più interessato a conoscere la loro composizione e a capire se era così importante farla proprio lì, a fianco di casa sua ( questa è una situazione vera, che ho potuto documentare).
    In questo caso conoscere i fattori di emissione dei diversi combustibili è utile per fare le scelte più opportune e finalizzate a ridurre l'esposizione della popolazione a sostanze tossiche.
    Se la può interessare nel mio sito
    www.federico-valerio.it
    nella sezione "pubblicazioni" potra trovare una mia rassegna sulle pubblicazioni che riguardano l'impatto ambientale e sanitario derivante dalla combustione di biomasse legnose.
    Resto a sua disposizione per ogni ulteriore chiarimento
    Federico Valerio

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  32. Buongiorno, mi chiamo Federico Giovannone sono uno scienziato ambientale che si occupa principalmente di analisi del ciclo di vita (LCA) e vorrei fare un po' di chiarezza proprio su questo. L'ing. Ladicicco chiede che vengano fatte analisi LCA sugli inquinanti emessi... come ha già detto il prof. Valerio la CO2 è un gas climalterante e non un inquinante e l’analisi LCA viene effettuata su un sistema produttivo o su di una determinata attività o servizio.
    L'analisi LCA viene effettuata su un sistema di cui vanno univocamente definitivi i confini del sistema (unità di processo da includere) e l'unità funzionale, ovvero il riferimento al quale correlare i risultati dell'analisi.
    A fronte di questo in un analisi LCA i sistemi da comparare devono essere omogenei, ovvero devono avere la medesima funzione, che senso ha comparare il traffico veicolare con un centrale a biomasse? Un confronto obiettivo è quello tra una centrale a biomasse con una qualsiasi alternativa (es. impianto solare, eolico, centrale alimentata a biogas, centrale a carbone) che fornisca il medesimo servizio, ovvero l’immissione in rete di 1 KWh (che in questo caso è la nostra unità funzionale).
    A proposito della considerazione della costruzione degli impianti ed infrastrutture:
    l’energia di investimento e le emissioni associate – aggiungo io, non solo di CO2 – (la costruzione dell’impianto produttivo e delle infrastrutture) può essere rilevante soprattutto a causa delle grandi quantità di materiali impiegati, ma essendo il periodo di utilizzazione dei macchinari e delle infrastrutture normalmente piuttosto lungo, il carico ambientale LCA risulta essere generalmente trascurabile quando confrontato con quello di qualunque prodotto generato all’interno della struttura medesima.
    Esistono comunque alcuni casi in cui l’energia di investimento non può essere trascurata: nell’analisi dei sistemi di trasporto, nelle operazioni di estrazione del petrolio e nelle produzione di tipo limitato e/o sperimentali, per i quali la costruzione e la manutenzione devono essere inclusi nei calcoli LCA (Baldo et al., 2008).
    Mentre per quanto riguarda l’energia umana:
    la quota di energia fornita dai lavoratori durante il processo produttivo, si deve pensare che questa deriva essenzialmente dal cibo con cui sono alimentati gli essere umani, la quota maggiore dell’energia derivante da alimenti è necessaria a sostenere le funzioni vitali. Per questo motivo l’energia fornita può essere considerata trascurabile (Baldo et al., 2008).
    Detto questo, avrei qualche altro aspetto da valutare a proposito dei bilanci delle emissioni, come prima cosa l’assunzione che il bilancio delle emissioni di CO2 sia neutro è solamente su carta, stabilito da dei mercanti (per citare Pertini sulla Unione Europea) con la normativa dell’Emission Trading Scheme (EU ETS Directive 2009/29/EC). Come già detto in altri post, questa assunzione non tiene minimamente conto della filiera di approvvigionamento della biomassa (coltivazione, uso di pesticidi, uso di concimi azotati –emissioni dirette di N2O, gas climalterante–, uso di concimi fosfatici –eutrofizzazione acque– , taglio, trasporto , cippatura) e da nessuna parte è assicurata la reale piantumazione di altre essenze arboree che renderebbero il bilancio davvero neutro, al quale andrebbe ulteriormente aggiunto l’impatto dovuto al trasporto e piantumazione di questi nuovi alberi e l’occupazione del terreno, senza tenere conto che lo stoccaggio nei tessuti vegetali avverrà solamente in diversi anni a differenza della combustione il cui rilascio di CO2 è immediato (principio dell’ossidazione istantanea).

    continua

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  33. continua dal commento precedente

    Detto questo sarebbe sufficiente per rendere neutro il bilancio di gas serra di un qualsiasi combustibile, piantumare alberi sufficienti ad assorbire in X anni il quantitativo stechiometrico di CO2 rilasciata dalla combustione (principio di compensazione).
    A livello di sistema di trasformazione energetica invece la decisione dovrebbe portare ad utilizzare i combustibili che effettivamente rilasciano meno INQUINANTI (NOx, diossine, IPA, SOx, metalli, polveri, fumi acidi, ecc.), proprio perché l’anidride carbonica non può essere utilizzata come unico indicatore di un impatto ambientale, visti gli effetti non diretti sulla salute umana e sugli ecosistemi ma indiretti (cambiamenti climatici). Gli inquinanti emessi dipendono esclusivamente dal tipo di combustibile e dal tipo di impianto, andrebbe perciò effettuato un rigoroso calcolo del flusso di massa per i diversi sistemi tecnologici, al fine di valutare tramite i fattori di caratterizzazione dei modelli in uso, quale effettivamente INQUINA maggiormente, quale sistema incide maggiormente sull’ambiente e sulla salute umana; ricordo che la tutela della salute umana e dell’ambiente sono i primi requisiti di qualsiasi legge europea sull’ambiente.
    Una centrale nucleare non produce emissioni climalteranti, perciò non produce danni indiretti alla salute umana e agli ecosistemi, ma diretti dovuti all’emissioni inquinanti, di radiazioni e alla produzione di scorie nucleari che possiamo solamente nascondere sotto il tappeto o peggio ancora, visto che siamo in Italia, sotto i campi di una magnifica Regione.
    Per concludere, esprimere i risultati di un LCA sotto forma di sola impronta di carbonio (la ormai famosa carbon footprint) e perciò concentrarsi solo sulla CO2, può essere molto fuorviante, ci sono tutti gli altri inquinanti che esercitano una certa pressione sull’ambiente e incidono sulla salute umana (es. ammoniaca, NO2 e SO2 contribuisco all’acidificazione delle piogge; ammoniaca, fosfato e COD contribuiscono all’eutrofizzazione delle acque; monossido di carbonio, etilene e toluene contribuiscono alla formazione di smog fotochimico, in presenza di NOx e ovviamente di radiazione solare) (Fattori di caratterizzazione EPD).
    Ultima piccola considerazione: perché Unione Europea e perciò lo Stato Italiano considerano le biomasse solide come fonti rinnovabili di energia rendendo possibile l’accesso agli incentivi che ogni mese paghiamo in bolletta? Perché senza di esse saremo davvero lontani dall’obiettivo europeo del 20% di approvvigionamento da fonti rinnovabili entro il 2020, visto che la metà di queste è data dall’utilizzo di biomasse solide per la combustione e relativa trasformazione energetica (Energia da risorse rinnovabili).

    A disposizione per chiarimenti e confronti.

    Baldo G.L., Marino M., Rossi S., (2008). Analisi del ciclo di vita LCA. Gli strumenti per la progettazione sostenibile di materiali, prodotti, processi. Edizioni Ambiente, Milano.

    Fattori di caratterizzazione EPD.
    [http://www.environdec.com/en/The-International-EPD-System/General-Programme-Instructions/Recommended-characterisation-factors/#.U2ikLIF_uE4]

    Energia da risorse rinnovabili. [http://epp.eurostat.ec.europa.eu/statistics_explained/index.php/Energy_from_renewable_sources]

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  34. Io mi sto interessando per acquistare una azienda agricola, l'intenzione è costruire un cogeneratore alimentato a biomasse legnose, taglia 999 KWe.
    Non vorrei impianti a syngas, ma un semplicissimo CHP-MVA.
    In rete ho letto peste ecorna del syngas, impianti inaugurati ma fermi dopo meno di 2000 ore di funzionamento, cause su cause, penali da pagare.
    Io preferisco le cose semplici: una banale caldaia che produce del banale vapore per muovere un banale motre alternativo (Spilling), il quale fa girare un banale alternatore...
    Filtri a iosa per abbattere le polveri, autoproduzione della biomassa.
    credo che , piantando alberi che verranno trasformati in cippato e bruciati renda "quasi" neutro il bilancio della CO2.
    Il problema è che i progettisti si ostinano a proporre il syngas...

    Tiziano Fabbri

    FabbriTizio@gmail.com

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    1. Come ampiamente documentato il problema non e'l'anidride carbonica, gas innocuo , ma le emissioni di ossidi di azoto e polveri ultra fini che anche i più moderni sistemi di abbattimento non riescono a eliminarli. La domanda che le faccio e a cui chiedo cortesemente una risposta : farebbe questo impianto senza gli incentivi che tutti gli Italiani , a loro insaputa, le verseremo con il pagamento delle tasse sulle nostre bollette sulla luce. Il mio consiglio, se vuol fare un investimento sicuro ed ambientalmente sicuro e' quello di coprire con celle fotovoltaiche i capannoni che la sua azienda agricola certamente ha.

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    2. Mi scuso, leggo solo ora.
      Il cogeneratore verrebbe realizzato solo ed esclusivamente per sfruttare la remunerazione decisa dallo Stato (0,28 € al KWh nel 2014, con una diminuzione del 2% all'anno agli impianti realizzati negli anni successivi).
      Solo questa, giustifica il bruciare biomasse , che altrimenti NON verrebbero coltivate.
      Mi preoccupa il discorso inquinamento: le polveri sottili sono tremende, DEVE esistere un sistema per abbatterle.
      Al limite con filtri a gorgogliamento ad acqua, se dovesser essere insufficienti quelli a maniche.

      Per quanto riguarda il fotovoltaico, Le giro la domanda: Lei coprirebbe di pannelli i tetti di una azienda, se non esistessero gli incentivi, che tutti pagano in bolletta?
      Sa quanto inquina la produzione di pannelli in silicio monocristallino?
      Chi si occuperà dello smontaggio e dello smaltimento di tutti i pannelli installati , dop la fine della loro vita utile?
      Sono inquinanti e difficili da smaltire...più o meno come l'Eternit!
      Ritengo il fotovoltaico eccezinale, per quanto riguarda la produzione per autoconsumo; una mezza truffa , se considerato al netto degli incentivi!
      Non si possono pagare 0,44 € a KWh come successo con i primi "Conto Energia", è assurdo.

      Diciamo che l'ideale sarebbe diminuire i consumi , elettrici e di energia in generale.
      Se un edificio è ben realizzato e ben isolato richiederà poca energia per il riscaldamento invernale ed il raffrescamento estivo.
      Non serve a nulla pretendere di avere una temperatura di 24 ° in inverno e di 20 ° in estate...
      ma forse ci hanno abituato male.

      Io parto dalla considerazione che comunque esiste la possibilità di costruire questi cogeneratori , e quindi nel limite del possibile vorrei approfittarne.
      Credo di poter ottenerre sì enormi profitti, ma creando anche diversi posti di lavoro e sfruttando una risorsa non abbastanza considerata come i nostri boschi.
      Il calore generato dal cogeneratore servirebbe, nei mie progetti, ad alimentare un forno industriale a vapore , per la produzine di "pane da farina vergine integrale".
      Un ciclo continuo, con rendimento complessivo superiore al 85%.
      Parliamone...

      Tiziano Fabbri.

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    3. Non sono il difensore d'ufficio del fotovoltaico, ma tutti i difetti che lei elenca contro il fotovoltaico non sussistono. Il confronto con l'Eternit, problema che conosco benissimo, è una inaccettabile provocazione. Se è vero che la produzione delle fotocelle richiede in alcune fasi la manipolazione di composti molto tossici, ma in quantità limitata,la tecnica permette di farlo a rischi trascurabili per i lavoratori e l'ambiente intorno alle fabbriche. Il recupero e il riciclo dei vari materiali con cui sono fatti i pannelli è stato studiato ed è fattibile anche dal punto di vista econonomico. I costi del fotovoltaico stanno scendendo rapidamente e ormai siamo vicini alla parità con l'elettricità convenzionale.
      Rispetto alla sua domanda, non installo fotovolatico sul mio tetto di casa, per il semplice motivo che ho edifici che mi fanno ombra e l'orientamento non è quello migliore. In quanto agli incentivi mi accontenterei degli sgravi fiscali che ho ottenuto installando due verande utilizzate come collettori solari passivi. Funzionano benissimo e nelle giornate soleggiate, in pieno inverno, i termostati a 20 gradi spengono i termosifoni delle stanze corrispondenti alle verande.
      Certamente il fotovoltaico ha dalla sua un impatto nullo durante il suo uso e questo ha un valore monetario degno di attenzione.
      Per le biomasse sussistono i problemi irrisolvibili che lei ha letto. Un governo attento alle esigenze dei suoi concittadini e in primo luogo alla loro salute farà scelte differente da quelli che fino ad ora ci hanno governato. E questo governo, non dovrebbe tardare a essere eletto.
      Sempre più italiani stanno capendo che cosa occorre per uscire da questo pantano.
      Il mio personale consiglio è di investire diversamente il suo denaro, come dice lei e come sto facendo, certamente in efficenza energetica. Dubito che l'attuale regime di incentivazione di fonti rinnovabili ed inquinanti possa durare.

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  35. Non dubito che Lei, potendo, lo installerebbe lo stesso, ma è un fatto che l'enorme diffusione del fotovoltaico dipende dagli incentivi .
    Io lavoro in un sito portuale che sbarca petcoke (provenienza Texas), pellet di legno (Canada), sfarinati di soia (Brasile ed Argentina) , grano (Ucraima , Cotne (Turchia etc.).
    Ultimamente arrivano anche residui di fonderia (billette e piramidi di ghisa), ed addirittura rottami metallici (prowler: parti di auto etc).
    Ora, se parliamo di inquinamento, mi spieghi come sia possibile importare addirittura il pellet di legno dal Canada, come se noi non avessim boschi.
    Quanto consuma quella nave, per arrivare qui?
    La Francia ci vende energia elettrica a circa 7 cent al KWh, perchè invece di inquinare con le biomasse non la acquistiamo da loro?
    Spenderemmo 4 volte meno... e npn inquineremmo.
    Sono provocazioni, ma è la verità.
    Bisogna che ci mettiamo in testa che si può sì inquinare di meno , ma nessun prodotto è ad "impatto zero".
    Non serve a nulla creare auto ad emissini inferiri (Eur 5 ripsett ad esempi ad Euro 1) se poi per andare al lavoro invece di , chennesò, 5 km, ne debbo percorrere 50.
    Io bevo , per scelta, l'acqua del rubinetto.
    E vieterei per legge l'uso della coseddetta "acqua minerale": che senso ha traspratre bpttiglie di acqua da Sondrio alla Sicilia, e dalla Sicilia a Sondrio?
    Perchè ognuno non si beve la sua?
    E' acqua!
    Tutta uguale.
    Però abbiam decine di autotreni che girano per l'Italia carichi di bancali di bottiglie di acqua...
    Ma non vedo nessuno scandalizzarsi.
    Le navi che attraccano al Porto, attraversano l'oceano bruciando catrame e schifezze varie.
    Nessuno le vuole vietare?
    Tutto inquina.
    Diciamo che , dovendo scegliere, molto meglio il metano della biomassa?
    Va bene, ma l'estrazione del metano ha causato l'abbasamento del litorale , qui a Ravenna.
    Quindi qualche problema lo dà.
    Si tratta di scegliere: lo Stato ha incentivato i cogeneratori a biomassa, io cerco di fare quello.
    Mi faccia capire: io per campare mi devo respirare la polvere di pellet (cancerogena!), la polvere di PetCoke (bene non fa...) , la polvere di Clinker (cemento puro!), la Fosfina con cui trattano il grano che sbarchiamo...ma non posso bruciare legna "perchè inquina"???
    Se da fastidio..eliminiamo tutto.
    Quindi non alleviamo più bestiame (il 70 % del mangime arriva dall'estero), non produciamo più cemento (usano il PetCoke americano), non ci riscaldiamo più (pellet americano), non produciamo più acciaio (rottami dall'America), non facciamo più la pasta ed il pane (grano russo ed americano).
    Tutto bene.
    Ma poi deve trovare Lei un modo per farci campare tutti...

    Tiziano Fabbri.








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  36. Oddio....vuoi vedere che alla fine dell'analisi dobbiamo comprare l'energia elettrica dal nucleare?
    Magari giustifichiamo qualche guerra per portarci il metano dall'Africa e dall'Ucraina.
    grazie ora sto meglio.

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    1. Il nucleare non ha futuro per il semplice motivo che anche l'uranio è una risorsa finita non rinnovabile.
      Solare termico attivo e passivo, fotovoltaico, eolico, biometano, biocarburanti da scarti agricoli, geotermico a bassa temperatura , abbinati ad elevate efficenza e a sobrietà nei consumi sono possibili e credibili possibilità per avere un qualche futuro.

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    2. Mi permetto di dissentire da questa affermazione.
      Le riserve di combustibile nucleare, intese come Uranio parlano di circa 100 anni in base alle attuali tecnologie e giacimenti disponibili. In India è quasi completa una centrale che utilizza il Torio come combustibile nucleare e lei come scienziato saprà, o dovrebbe sapere, che il mare è pieno di Torio, un combustibile nucleare che i giapponesi già nel 2010 erano riusciti a isolare e produrre con tecniche sofisticate ma percorribili. La stessa India detiene la maggior parte del combustibile presente in giacimenti del mondo.
      Non vorrà pensare che i fautori del nucleare possano fermarsi a quello che hanno senza ricercare valide alternative ai combustibili per ora disponibili? Sarebbe prova di scarsa conoscenza della materia e forse un condizionamente imposto dall'alto come l'Ing Segatta ha più volte paventato.
      Mi dispiacerebbe scoprire che alla fine lei non parla con cognizione di causa ma solo perché indotto così da una certa frangia politica.
      L'attuale tipologia di reattori, infatti, utilizza come combustibile l'uranio-235, che rappresenta meno dell'1% dell'uranio naturale. L'uranio che viene utilizzato oggi, per essere più chiari, quello prodotto a meno di 130 $/kg è uranio-235.
      Ma tra 15 anni si prevede di utilizzare i cosiddetti reattori di IV generazione, per i quali sarà possibile utilizzare l'uranio-238, che rappresenta circa il 99% dell'uranio naturale. È evidente che solo questo fatto moltiplicherà enormemente le risorse di uranio disponibili.
      E poi non c'è solo l'uranio. Sono ad esempio già in corso di sviluppo reattori di nuova concezione che come combustibile utilizzano prevalentemente il torio, un minerale che è di gran lunga più diffuso dell'uranio e anche a concentrazioni più elevate, e quindi estraibile a costi minori. Passando ad una generazione elettronucleare basata sul torio le risorse di combustibile non dico che sarebbero infinite, ma ... insomma, cominciamo a parlare di decine di secoli

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  37. Nel mio comune intendono realizzare un impianto di compostaggio a biocelle connesso ad un pirogassificatore per la valorizzazione energetica di parte dei rifiuti organici in arrivo all'impianto. Si tratta di un impianto di 5 Mwt per produrre calore, da destinare alle biocelle, ed energia elettrica in una centrale da 900 Kwe. L'impianto dista 2 km dall'abitato.

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  38. Caro amico l'anonimato non è gradito all'Amministratore di questo blog.
    Facci sapere conìme ti chiami e commenterò volentieri il tuo messaggio
    Federico Valerio

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  39. Egregio Ing. Valerio

    Vedo molta presunzione di parte nelle sue risposte.
    Vorrei solo farle notare che l'Italia ha aderito al piano 20 20 20 che si prefigge di ridurre le emissioni di gas serra del 20 %, alzare al 20 % la quota di energia prodotta da fonti rinnovabili e portare al 20 % il risparmio energetico, il tutto entro il 2020. E' un piano, in estrema sintesi, contenuto del cosiddetto “pacchetto clima-energia 20-20-20” varato dall’Unione Europea. L’obiettivo è ovviamente quello di contrastare i cambiamenti climatici e promuovere l’utilizzo delle fonti energetiche rinnovabili tramite obiettivi vincolanti per i Paesi membri. Ora il gas metano è il principale responsabile dell'effetto serra, sia allo stato naturale sia dopo la combustione. Nonostante il metano sia presente in quantità ridotte rispetto alla CO2, il suo potenziale inquinante rispetto all’effetto serra è risultato ben 25 volte superiore. Un calcolo che tiene conto non soltanto dell’inquinamento derivato dal suo utilizzo, ma anche delle perdite che si verificano costantemente nella rete distributiva causando un aumento del danno ambientale del 15%. Le sue affermazioni quindi non trovano affatto una corrispondenza su quelli che sono i valori di cui dispongono le principali agenzie dell'energia.
    In Italia si è voluto affossare il nucleare con la preoccupazione delle eventuali ripercussioni ambientali. Ci sono Paesi, come la Francia, che convivono con il nucleare da oltre 50 anni e non lamentano affatto incidenti tali da contare la morte di esseri umani. L'ambiente francese, ma anche quello Giapponese (fukushima a parte) sono entrambi in una condizione migliore di quello italiano. Lei naturalmente ignora che la concentrazione di gas metano nell'atmosfera è aumentata del 158% rispetto all'era pre-industriale e la CO2 del 38%. Diventa evidente, e numerosi studi lo affermano, che il metano è il principale responsabile dell'effetto serra come suddetto, l'incremento dell'effetto entropico e riscaldamento globale si è incrementato drasticamente dopo l'introduzione di questo gas nel sistema energetico domestico e non a causa della combustione di biomasse legnose e vegetali.

    A seguito di indagini in particolare in centro e sud d'Italia sono stati verificati e confrontati i dati emersi confermando come, nel periodo invernale, il riscaldamento domestico sia di gran lunga il maggiore responsabile dei gas serra, con un contributo che raggiunge l’80% contro il 20% del traffico veicolare.

    Ing. Sergio Balacco
    Esperto Produzione Energia

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  40. Egregio Ing Balacco
    la stessa UE che ha legiferato in merito all'obiettivo 20-20-20 per limitare le emissioni di gas climaalteranti ha emanato una Direttiva sulla qualità dell'aria nei Paesi dell'Unione che indica con chiarezza che qualora le conentrazioni di inquinanti nell'aria sono inferiori agli obiettivi fissati, questa qualità deve essere mantenuta. Qualora i limiti siano supearti i Paesi dell'Unione evono impegnarsi a ridurre le corrispondenti emissioni e quindi il conseguente inquinamento dell'aria.
    Le centrali a biomasse, a causa degli elevati fattori di emissioni di inquinanti tossici di questi combustibili, in ogni caso peggiorano la qualità dell'aria del territorio in cui le loro emissioni impattano.
    Questa eventualità è particolarmente frequente in Italia in cui la maggior parte di centrali elettriche alimentate a biomasse non vede affiancati gli impianti per teleriscaldare gli edifici vicini.
    Pertanto non essendo rispettate le norme questi impianti sono fuorilegge. Per farlo capire alle ASL e alle ARPAL, ma ancor più ai politici che continuano a tassare i cittadini per sovvenzionare i privati con le prebende dei "certificati Verdi, bisognerebbe che qualche bravo avvocato mettesse su una "class action" a difesa della salute delle migliaia di cittadini che hanno la sfortuna di abitare nei pressi di questi impianti.
    Per quanto riguarda il metano, è vero che il suo effetto clima-alterante è maggiore dell'anidride carbonica, ma è anche vero che a parità di energia prodotta un impianto a biomasse emette più anidride carbonica (1,7x) di un impianto alimentato a gas naturale.

    Inoltre, ritengo utile alle sue valutazioni sapere che nei fumi di impianti alimentati a biomasse, si trova metano, prodotto ex novo a seguito delle complesse reazioni che avvengono durante le combustioni.

    I dati aggiornati
    http://www.theclimateregistry.org/downloads/2014/02/2014-Climate-Registry-Default-Emissions-Factors.pdf

    dimostrano che a parità di energia prodotta, una caldaia alimentata a biomasse emette metano in quantità circa dieci volte maggiore di una caldaia a gas naturale.

    Questo fatto mette in forte discussione la pretesa neutralità della combustione di biomasse per quanto riguarda il ciclo del carbonio in atmosfera e a mio avviso dovrebbe scoraggiare il perdurare degli incentivi a questa fonte di energia.

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  41. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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  42. The Climate Registry ha tutta la convenienza a mostrare dati di parte difficilmente verificabili da una struttura esterna sia perché poco accessibili ai privati, sia perché esiste una specie di veto per la distribuzione a strutture e organizzazioni che non siano governative o peggio facenti parte del giro della IPCC ampiamente contestata da una bella fetta della scienza mondiale. Il Board of Directors della succitata organizzazione comprende membri che fanno parte della IPCC sia come signatari della "Carta" sia come appoggio esterno. Non metterei la mano sul fornello neppure se fosse spento per dare credito a questi signori.

    Il problema che lei pone inoltre non tiene conto della catena alimentare semplice, se vogliamo considerare come grandi emettitori di metano andiamo a contare tutti i bovini o bovidi che circolano per il mondo, alcune centinaia di milioni di animali che emettono diverse decine di metri cubi di gas metano al giorno frutto della digestione delle stesse biomasse che negli impianti producono, a suo dire, metano. Non che il loro apporto sia determinante ma contribuiscono e sarebbe impensabile eliminare tutti i bovini per risolvere il problema.

    La soluzione la conosciamo tutti, si chiama nucleare. Emissioni zero nell'atmosfera, ma il nucleare fa paura nonostante tutto e il nucleare non alimenta la sete di gruppi industriali interessati a lucrare sull'energia partendo da una tecnologia, se vogliano, di basso livello.
    Gli impianti a biomassa che sia solida o liquida, animale o legnosa producono CO2 che era già nell'atmosfera, mentre il metano produce CO2 che prima non c'era inglobato nella struttura del gas stesso per milioni di anni.

    Nella tabella di cui al link tuttavia non sono evidenziate le differenti quantità di gas metano prodotto ma quelle di CO2 da cui si evidenzia che i combustibili di origine vegetale ne rilasciano nell'atmosfera fino al 70% in meno rispetto a un combustibile fossile. Questo dato rappresenta la vera ragione per cui gli impianti a biomassa sono appetibili in alternativa a quelli alimentati a gas metano e in parte a carbone.

    Come detto prima per evitare tutto questo l'unica via percorribile sono le centrali nucleari, si arriverà prima o poi, quando non sarà disponibile alternativa valida. Tutto il resto sono solo disquisizioni che mirano a favorire una filiera piuttosto di un'altra.

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  43. Si legga quello che viene riportato in calce a ogni tabella, poi credo che non ci siano altri dubbio riguardo la corrispondenza dei dati alla reale situazione dell'ambiente oggi. E tenga inconsiderazione che i dati sono stati raccolti nel 2006, quando l'IPCC valeva all'opinione pubblica ancora qualcosa, oggi che sappiamo tutti come si sono vendutio al dio denaro anche loro, quei dati lasciano il tempo che trovano:

    "Source: IPCC, Guidelines for National Greenhouse Gas Inventories (2006), Chapter 2: Stationary Combustion, Table 2.10. Values were
    converted from LHV to HHV assuming that LHV are five percent lower than HHV for coal and oil, 10 percent lower for natural gas, and 20
    percent lower for dry wood. (The IPCC converted the original factors from units of HHV to LHV, so the same conversion rates used by the
    IPCC were used here to obtain the original values in units of HHV.) Values were converted from kg/TJ to g/MMBtu using 1 kg = 1000 g and
    1 MMBtu = 0.001055 TJ."

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  44. La presenza di metano nelle emissioni di centrali a biomasse è stata documentata da diverse fonti ed è plausibile da un punto di vista chimico, viste le complesse reazioni che avvengono nelle combustioni.
    In ogni caso, fare misure a camino delle concentrazioni di metano è alla portata di ogni buon laboratorio di controli ambientali.
    Che i ruminanti siano un'importante fonte di metano è un fatto vero, ma è fuori tema.
    Il tema che ho provato a svolgere con questo blog è :
    Per quale motivo gli italiani, con la loro bolletta della luce (tasse per sostenere le fonti di energia rinnovabile) devono arricchire dei privati che propongono centrali elettriche alimentate a biomasse in tutt'Italia?
    La scusa che ogni richiesta di autorizzazione riporta immancabilmente è che questi impianti hanno un bilancio di anidride carbonica neutro e pertanto ci aiuteranno a combattere i cambiamenti climatici.
    L'emissione di metano, per quanto piccola sia, dimostra che questa affermazione è falsa.
    Quindi chi vuole, realizzi con i propri denari tutti gli impianti a biomassa che vuole, rispetti i limiti alle emissioni che le norme gli impongono, ma non con i miei soldi e perdipiù raccontandomi delle favole.
    In quanto al nucleare le ho già risposto: non esiste abbastanza uranio per far fronte agli attuali consumi per un numero ragionevole di anni che non può essere, come risulta, di qualche decennio
    Non ho dubbi che gli anni che stiamo vivendo siano quelli del collasso della cosidetta civilta dei consumi.
    L'umanità che da alcune decine di migliaia di anni si è sviluppata utilizzando solo fonti di energia rinnovabile grazie all'energia solare, può continuare a farlo, mettendo a frutto la propria intelliggenza e mi auguro, la saggezza e la sobrietà di molti. Ovviamente è inevitabile che i popoli ricchi rinuncino ai loro modelli di consumo usa e getta. E questo è il vero problema-
    I prossimi anni ci diranno chi aveva ragione.

    RispondiElimina
  45. Ecco sta tutto li il problema: arricchire pochi con il consenso e il denaro di molti.
    Ma il mondo gira' cosi' non lo sapeva?
    C'e' bisogno di un forum per ribadirlo?
    Dispiace che tante belle parole si risolvano tutte in questo, allora lei, mi permetta, non ha capito nulla.
    Non si tratta di scienza ma di banale invidia.

    Si riguardi la bile.

    RispondiElimina
  46. buongiorno, ho un dubbio in merito alla presunta "emissione zero" di CO2 nelle combustioni di biomasse o comunque sorgenti rinnovabili.
    La mia idea, infatti, è questa che cerco di spiegare illustrando quello che avviene in due casi con numeri più o meno inventati. In entrambi i casi voglio ottenere, che so, 100MJ/anno.
    Supponiamo anche che la produzione di CO2 per ottenere i 100MJ sia la stessa (es 1 ton CO2), bruciando biomasse rinnovabili o fossili (cambierà qualcosa, ma di poco).

    caso A: utilizzo di combustibili fossili
    combustione con produzione di 1 ton CO2
    ...semplice

    caso B: utilizzo di biomassa rinnovabile coltivata/tagliata apposta per questo utilizzo (unica condizione plausibile per sopportare un passaggio importante all'uso di biomasse)
    combustione con produzione di 1 ton CO2
    la biomassa coltivata ha assorbito 1 ton/CO2
    bilancio ZERO?

    Ma, ma nel caso A, quel campo di biomasse che nel caso B vengono tagliate e bruciate ogni anno, COMUNQUE assorbono CO2.

    Ecco l'inganno: far sembrare che l'esistenza di coltivazion di biomasse fornisca quel plus di assorbimento di CO2 che bilancia quello della loro combustione, ma è un FALSO clamoroso: una macchia di vegetazione assorbe la stessa quantità di CO2 ogni anno, sia che provenga dalla combustione di combustibili fossili, sia che provenga dalla combustione della vegetazione che si trovava l'anno prima sulla stessa area.

    A meno che le biomasse non provengano OGNI anno da superfici sempre nuove e prima completamente prive di vegetazione....situazione evidentemente non solo irreale, ma comunque destinata prima o poi a giungere a pareggio.

    Mi manca qualche aspetto che non ho considerato? Oppure effettivamente questo "bilancio zero" è solo un modo per uscire da quel vicolo cieco degli accordi di Kyoto senza offendere la sensibilità ecologista del Popolo?

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  47. Completo l'esempio: se voglio riscaldarmi e ho un albero, posso scegliere di tagliarlo e ripantarne uno al suo posto, oppure bruciare combustibile fossile.
    Nel primo caso, ogni anno produco una certa quantità di CO2 che, anno per anno, viene assorbita in parte dall'alberello che cresce al suo posto. Quando ho finito l'albero vecchio, ritaglio quello che nel frattempo è cresciuto e ricomincio il ciclo.
    Nle secondo caso, lascio l'albero al suo posto e produco una certa quantità di CO2 bruciando es. metano. Ma OGNI anno c'è COMUNQUE quell'albero che assorbe CO2....anzi, volendo essere pignoli, essendo mediamente più grosso, probabilmente ne assorbe anche di più.

    Per cui, alla fine, il bilancio è comunque ZERO se considero la CO2 assorbita dall'albero, ed è comunque positivo nel caso non la consideri.
    Perchè, allora, nel caso di combustione delle biomasse vado a considerare la CO2 assorbita dalla biomassa in vita mentre nella combustione di fossili non posso considerare la CO2 assorbita dalla vegetazione che avrei potuto utilizzare come biomassa, ma che lasciata al suo posto comunque assorbe CO2?

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  48. Buongiorno, sono il Sindaco di un piccolo paese (150 abitanti) in prov di Cuneo. Avrei intenzione di proporre al consiglio comunale la costruzione in autonomia di un pirogassificatore da 50 massimo 100 KW con il quale oltre produrre energia elettrica, utilizzare l'energia termica per scaldare anche solo parzialmente la nostra casa di riposo. Le premetto che il nostro territorio è montano e ricco di boschi in cui i paesani tagliano legna da vendere come paleria o legname da lavoro. Il progetto in base alle due taglie dette prima occuperebbe 2/3 unità lavoro più un'indotto al momento non quantificabile di persone che conferiranno legno di scarto al gassificatore. Non voglio assolutamente mezzi che viaggiano sulle nostre strade per portare il cippato dall'esterno, il nostro territorio, considerando 20-30 ql. die di cippato utilizzato è in grado di produrlo autonomamente garantendo il ciclo previsto di 25/30 anni. Fino a questo punto vedo solo vantaggi per tutta la mia comunità, ma il problema dell'emissione di inquinanti da lei più volte ribadito mi frena. Cortesemente potrebbe darmi alcune considerazioni in merito.
    La ringrazio anticipatamente.

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  49. Buongiorno, sono il Sindaco di un piccolo paese (150 abitanti) in prov di Cuneo. Avrei intenzione di proporre al consiglio comunale la costruzione in autonomia di un pirogassificatore da 50 massimo 100 KW con il quale oltre produrre energia elettrica, utilizzare l'energia termica per scaldare anche solo parzialmente la nostra casa di riposo. Le premetto che il nostro territorio è montano e ricco di boschi in cui i paesani tagliano legna da vendere come paleria o legname da lavoro. Il progetto in base alle due taglie dette prima occuperebbe 2/3 unità lavoro più un'indotto al momento non quantificabile di persone che conferiranno legno di scarto al gassificatore. Non voglio assolutamente mezzi che viaggiano sulle nostre strade per portare il cippato dall'esterno, il nostro territorio, considerando 20-30 ql. die di cippato utilizzato è in grado di produrlo autonomamente garantendo il ciclo previsto di 25/30 anni. Fino a questo punto vedo solo vantaggi per tutta la mia comunità, ma il problema dell'emissione di inquinanti da lei più volte ribadito mi frena. Cortesemente potrebbe darmi alcune considerazioni in merito.
    La ringrazio anticipatamente.

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  50. Mi scuso se rispondo solo ora, ma la sua lettera mi era sfuggita.
    Il mio consiglio è, in ogni caso di investire in efficienza energetica migliorando l'isolamento termico della casa di riposo, in tutti i suoi elementi ( Infissi, tetto, parete, pavimenti).
    Poi se al suo paese arriva il metano l'invito caldamente a lasciar perdere il pirogassificatore. Si metterebbe in casa numerose servitu che ora non ha, quali lo stoccaggio della legna e il relativo rischio di incendio, un maggior numero di camion circolanti per il paese e i costi di smaltimento di ceneri e scarti di lavorazione.
    Un altro difetto dell'impianto che le propongono è che esso è finalizzato a produrre e vendere alla rete elettricità ( avrà capito, leggendo il blog, che questo è l'affare che fanno i privati enopn certo il suo Comune) pertanto l'impianto sarà continuamente in funzione anche quando il calore non serve. E durante questa stagione avrete una fonte di inquinamento in più in cambio di niente.
    Se il suo comune non ha metano, resta sempre valido l'investimento in efficenza termica ( con detrazioni sulle tasse ) e potrebbe pensare a caldaie a legna ad alta efficenza con adeguati sistemi di trattamento dei fumi. Se con il teleriscaldamento riuscirete anche a spegnere un pò di caminetti e stufe a legna, alla fine potreste anche migliorare l'attuale situazione. E se il tetto della casa di riposo è ben esposto e magari deve essere rifatto non si dimentiche di pannelli solari per l'acqua calda per usi sanitari e magari , perchè no , un bell'impianto forovoltaico per ridurre i consumi elettrici della casa e magari anche del suo municipio. Cordiali saluti Federico Valerio
    Se nel suo comune

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