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lunedì 5 agosto 2013

Centrali a biomasse: tutte illegali

In Italia, sono ormai un centinaio le centrali elettriche alimentate direttamente o indirettamente, con biomasse, ovvero prodotti vegetali (cippato di legno, scarti alimentari, oli di mais, sansa di olive...) e scarti animali (pollina, scarti di macellazione, deiezioni da allevamenti suini e bovini).  Inoltre, quindici sono gli inceneritori che oggi in Italia producono elettricità bruciando materiali di origine organica (scarti alimentari, materiali cellulosici, sfalci, potature...).

In Italia, nel 2009, complessivamente, risultava installata una potenza elettrica, alimentata a biomasse,  pari a 1.728 mega watt.

Tutte queste centrali esistono, in quanto, inceneritori compresi, permettono affari sicuri, grazie agli incentivi quindicennali generosamente regalati loro, con i Certificati Verdi, certificati pagati da tutti gli Italiani, con l'apposita tassa fissata sulla bolletta della luce.

Ebbene, tutte queste centrali sono illegali!

L'illegalità e' dovuta al fatto che tutti questi impianti, una volta entrati in funzione, hanno peggiorato la qualità dell'aria dei territori che li ospitano con l'immissione in atmosfera di importanti quantità di ossidi d'azoto, polveri sottili e ultra sottili, idrocarburi policiclici aromatici, diossine...

La legge violata e' il  Decreto Legislativo 155/2012 che, tra le sue finalità, prevede di
 "mantenere la qualità dell'aria ambiente, laddove buona e migliorarla negli altri casi".

E' una finalità chiara, sensata e, sostanzialmente, rispettata fino a qualche anno fa.

Tutte le statistiche dimostrano che, da alcuni decenni, a parita' di produttività, le emissioni inquinanti inviate nell'atmosfera del nostro Paese, sono drasticamente diminuite.

Questo risultato e' stato ottenuto migliorando i combustibili ( gasolio a basso tenore  di zolfo, benzina senza piombo), sostituendo olio combustibile e carbone con gas naturale, con più efficaci trattamento fumi ( filtri a manica, marmitte catalittiche).

Questa tendenza, che ha comportato un progressivo miglioramento della qualità dell'aria del nostro Paese, si è interrotta con il proliferare di grandi e piccole centrali alimentate con biomasse, compresi i "termovalorizzatori" di rifiuti urbani, in tutti i casi combustibili poveri e altamente inquinanti.

Ad esempio, a parità di energia prodotta (elettricità+calore), una centrale alimentata a biomasse legnose emette 42 volte più polveri sottili (PM10) di una centrale di pari potenza, alimentata con gas naturale.

Non sono meno impattanti le centrali alimentate con gas di sintesi prodotto dalla gassificazione del legno, in teoria migliori della combustione diretta delle stesse biomasse gassificate.

 Un impianto di gassificazionedi cippato di legno da un Megawatt di potenza elettrica, nel pieno rispetto dei limiti alla concentrazione di inquinanti presenti nei suoi fumi, emette annualmente circa 6 tonnellate di ossidi di azoto, circa 6 tonnellate di ossido di carbonio, 4 tonnellate di anidride solforosa e 300 chili di polveri sottili PM 10.

In assenza di impianti di teleriscaldamento e senza il contemporaneo spegnimento di impianti termici poco efficienti,  alimentati con combustibili con fattori di emissioni superiore a quello delle biomasse utilizzate, e' inevitabile che tutti questi inquinanti provochino un sicuro peggioramento della qualità dell'aria e un proporzionale aumento di rischio sanitario per la popolazione esposta.

Questo significa che il rispetto delle concentrazioni di inquinanti nei fumi, ammessi dalla Legge e' una condizione necessaria, ma non sufficiente, al rilascio delle autorizzazioni per la realizzazione e l'entrata in servizio di questi impianti.

L'autorizzazione ha valore solo se il progetto dimostra anche che l'entrata in funzione dell'impianto  "mantiene la qualità dell'aria ambiente, laddove buona e la migliora negli altri casi".

Questa duplice norma cautelativa (rispetto dei limiti alle emissioni e rispetto di una delle finalità del Decr. 155/2012) e' stata fatta propria con la Delibera 362 dalla Regione Emilia Romagna del 26 luglio 2011 che afferma:
  1. Ai fini della localizzazione di impianti per la produzione di energia a biomasse aventi potenza termica nominale superiore a 250 kWt si applicano i seguenti criteri generali:
  2. x Su tutto il territorio regionale gli impianti devono utilizzare le migliori tecniche disponibili;
    x Nelle aree di superamento e nelle aree a rischio di superamento, è possibile localizzare impianti a biomasse solo a condizione che si sostituiscano sorgenti emissive esistenti e che sia assicurato un saldo complessivo pari almeno a zero delle emissioni in atmosfera di PM10 e NO2;
    x Nelle altre zone  si deve utilizzare un criterio cautelativo per mantenere la qualità dell’aria ambiente. 
"Il computo emissivo deve essere effettuato per i parametri PM10 e NOx (ossidi di azoto espressi come NO2) e per entrambi gli inquinanti nelle aree di superamento e nelle aree a rischio di superamento il saldo emissivo complessivo deve essere:
Saldo emissivo = Emissioni nuovo impianto - Emissioni spente o ridotte 􏰀 0
Nella valutazione del saldo emissivo complessivo vanno dunque computate le sorgenti emissive esistenti che saranno “spente” o ridotte con l’entrata in funzione dell’impianto.
Si configurano in particolare due casistiche possibili:
  • -  sostituzione di emissioni provenienti da impianti esistenti;
  • -  installazione di nuovi impianti con contestuale riduzione delle emissioni complessive sul territorio tramite la realizzazione di opportune misure integrate localizzate in via prioritaria nella medesima area comunale o, in dipendenza dalla localizzazione dell’impianto, nelle aree contigue ricadenti in altri Comuni, da definire con le autorità competenti anche attraverso eventuali Accordi. " 
    E' interessante notare che la Regione Emilia Romagna, prevede che il computo emissivo sia fatto anche valutando le emissioni del traffico indotto per il trasporto delle biomassea alla centrale .
    Sarebbe opportuno che, al più presto, una simile norma (chiarendo meglio quali possano essere i criteri cautelativi da adottare nelle zone dove la qualità dell'aria e' già buona) sia introdotta in tutte le legislazioni regionali, in quanto ora, solo i cittadini dell'Emilia Romagna hanno a loro disposizione una norma che li tutela.
    Comunque, evidenziamo che, dati alla mano, in tutte le aree servite da gas naturale, il più pulito combustibile di cui possiamo disporre, sarà impossibile che l'uso energetico di biomasse al posto del gas naturale, possa lasciare inalterata, e tantomeno migliorare, la qualità dell'aria del territorio interessato alle ricadute dei fumi prodotti dal nuovo impianto.
Pertanto, ipotizzo che gran parte delle attuali autorizzazioni rilasciate ad impianti alimentati a biomasse, compresi gli inceneritori per rifiuti urbani, siano illegittime.

La parola definitiva a qualche buon avvocato che non si crei problemi a schierarsi a favore della salute del Popolo Italiano.

Se nel frattempo qualche ministro dell' Ambiente, dello Sviluppo Economico e delle Finanze provvedesse ad abolire gli incentivi a tutte le centrali a biomasse, gliene saremo grati in eterno.