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martedì 4 settembre 2007

Italia Nostra per un nuovo modello di sviluppo

Italia Nostra per un diverso modello di sviluppo
Genova, 1 Settembre 2007

Prima di scrivere queste note ho dato un’occhiata al sito dell’osservatorio astronomico di Mauna Loa, nelle isole Haway (http://www.esrl.noaa.gov/gmd/webdata/ccgg/trends/co2_mm_mlo.dat).
 
A partire dalla fine degli anni ’50, sulla cima di questo vulcano spento, ad oltre 4.000 metri di altezza, nel bel mezzo dell’Oceano Pacifico, si misura regolarmente la concentrazione di anidride carbonica del Pianeta Terra.
 
Nel Luglio del 2007 (ultima data ad oggi disponibile) gli strumenti registravano 384 parti per milione (ppm) di anidride carbonica.
 
Nel 1977, la concentrazione di anidride carbonica nell’atmosfera del Pianeta era a 333 ppm.

In quello stesso anno, Italia Nostra, pubblicava un libricino intitolato “Alla Ricerca di una Società Neotecnica. Boschi e Biomasse-Energia e Territorio”, a cura di Fulco Pratesi e Andrea Todisco, con prefazione di Giorgio Nebbia,

Sono passati quattro anni dalla crisi energetica del 1973 e questo documento di Italia Nostra è una risposta, tra le tante di questa associazione, alle scelte governative di allora, che volevano superare la crisi petrolifera con la realizzazione di centrali nucleari.

Una risposta, come è costume di Italia Nostra, organica e documentata per cercare di far cambiare rotta al paese per privilegiare la tutela del proprio patrimonio ambientale, paesaggistico e culturale.

Purtroppo i risultati di questi sforzi sono assolutamente deludenti, nonostante fin da allora fossimo in molti a capire che senza cambiamento nei modi di consumare e produrre, non ci sarebbe stato futuro.

Nella sua introduzione, Giorgio Nebbia faceva notare che se non si mettevano in discussione i modelli di sviluppo e di consumi allora in auge, l’Italia, se fossimo stati costretti a rinunciare al petrolio, avrebbe dovuto costruire tre centrali da 1.000 megawatt ogni anno!

Sappiamo come è andata a finire quella storia e come i modelli di sviluppo nostrani non hanno mostrato alcun segno di cambiamento.
La crescita del Prodotto Interno Lordo (PIL) continua ad essere la preoccupazione dei nostri governanti, sia di quelli di destra che di centro-sinistra, ma le conseguenze della crescita continua dei consumi sul paesaggio, sull’ambiente, sulla salute sono costantemente ignorate.

Sono passati 30 anni da quel libricino e in Italia (e a Genova) si continua a parlare della necessità di promuovere l’efficienza energetica, le fonti energetiche rinnovabili, l’educazione ambientale, senza che sia cambiato sostanzialmente nulla.

E qualcuno, ancora una volta, tira fuori dal cassetto le centrali nucleari ignorando che, con gli attuali consumi energetici, probabilmente finisce prima la disponibilità di uranio (le stime ufficiali parlano di 35 anni) che quella di petrolio e carbone.

L’unica cosa che è cambiata è la produzione annuale di anidride carbonica del Paese, che, a forza di chiacchiere, è aumentata, nonostante la sottoscrizione degli Accordi di Kyoto da parte dell’Italia.
Infatti, nel 2004, il nostro Bel Paese ha immesso nell’atmosfera il 13% in più di anidride carbonica, rispetto ai valori del 1990 e, non avendo onorato gli accordi, dovrà pagare pesanti penali.

Oggi, dopo l’estate torrida del 2003, con l’ecatombe di vecchietti  (con un aumento della loro mortalità del 19%) e il non-inverno del 2006-2007 che ha rovinato le settimane bianche dei tanti amanti dello sci, gli Italiani, cominciano a capire che c’è qualcosa che non va.

Dal dibattito in corso tra le forze politiche, temiamo che i nostri eletti non abbiano ancora capito.

Quel qualcosa che non va sono le 384 parti per milione di gas serra misurati a Luglio di quest’anno a Manua Loa, il valore più alto negli ultimi 600.000 anni di storia del pianeta, come ci dicono le misure dell’anidride carbonica imprigionata nei ghiacci del polo che qui, con la neve, si sono stratificati, anno dopo anno, fin da epoche remote in cui il Pianeta non era ancora calpestato dai piedi dell’Homo Sapiens Sapiens (la specie a cui tutta l’attuale umanità appartiene) che sarebbe uscito alla ribalta della storia con l’ultima grande glaciazione, circa 100.000 anni or sono.

Nel numero del 1 Settembre  di La Repubblica delle Donne, Aitav Gosh, scrittore ed antropologo scrive:

E’ per questo che gli intellettuali della mia generazione saranno giudicati: per come hanno affrontato la questione del riscaldamento globale. E’ una certezza che mi pesa addosso come un macigno, ma è anche il frutto di colpe e responsabilità che vanno addebitate direttamente agli uomini e alle donne del mio tempo”.
 
Nessuno può dire “Non sapevamo!”

Risale al 1972 la pubblicazione de “I Limiti dello Sviluppo” a cura di Aurelio Peccei, fondatore del Club di Roma ed è del marzo 1978 l’articolo di G.M. Woodwell su “Il problema dell’anidride carbonica”, pubblicato da Le Scienze, in cui si afferma che

Il consumo di combustibili fossili e la distruzione delle foreste hanno determinato un aumento dell’anidride carbonica nell’atmosfera, il quale potrebbe portare a profondi modificazioni climatiche”.

Dopo trenta anni, per il 90% degli esperti in climatologia che hanno partecipato alla Conferenza di Parigi (febbraio del 2007), quel condizionale (potrebbe portare) è diventato un indicativo presente (porta).

In questi trenta anni, uomini e donne di Italia Nostra non sono stati a guardare e ad occuparsi d’altro. E sulle loro spalle non grava alcuna responsabilità, se non quella di non essere riusciti a smuovere le inerzie della politica locale e nazionale per realizzare le nuove scelte, le uniche  in grado di darci un futuro

Quello che segue è un breve elenco delle cose fatte  dalla sezione genovese di Italia Nostra a favore delle energie rinnovabili e del risparmio energetico.
  1.  Novembre 1979. Proposta di Legge Regionale di iniziativa popolare: risparmio energetico ed utilizzo delle fonti rinnovabili di energia.
    Italia Nostra, Associazione Radicale Ecologica, Amici della Terra, WWF presentano alla Regione Liguria 6000 firme a sostegno di questa che è stata la prima (e l’ultima?) proposta di Legge Regionale di iniziativa popolare.
  2. Marzo 1984. Promosso dal Comune di Genova, Ufficio Energie Alternative e a cura di Italia Nostra, Sezione di Genova, viene pubblicato il volume “Utilizzazione di fonti di energia rinnovabile nel territorio del Comune di Genova.”
  3. 1990. Nelle scuole medie liguri si realizza il progetto “L’Energia in Valigia”, progetto di educazione al risparmio energetico a cura di Italia Nostra, con il patrocinio della Regione Liguria.
  4. 1998. Avvio dei corsi di Compostaggio Domestico rivolto ad un pubblico adulto.
  5. 2000. Stampa della prima edizione del “Corso di Compostaggio domestico: come trasformare gli scarti verdi di casa in terriccio profumato di bosco.
  6. 2003-2004. Corsi regionali di compostaggio domestico “Compostiamoci Bene”, promosso da Italia Nostra, con il patrocinio della Regione Liguria e la partecipazione del Centro Regionale di Educazione Ambientale. Terza ristampa del manuale per complessive 5.500 copie.

  7. 2005-2007. Realizzazione del progetto Nazionale “Cittadini In Rete per il Riciclo” per promuovere la raccolta differenziata e il riciclaggio dei materiali post consumo.

    E’ doveroso, a futura memoria, qualche commento a queste iniziative, anche perché a molti piace ancora emarginarci come quelli del “partito del No”.
1) Nei fatti, la classe politica Ligure (Regione Liguria) ha mostrato  fastidio e diffidenza per la nostra   proposta di iniziativa popolare che prevedeva:

  1. programmi regionali per l’impiego e l’incentivazione nell’uso di fonti energetiche rinnovabili
  2. elaborazione di mappe atte a meglio individuare le risorse rinnovabili in Liguria
  3. promozioni ed iniziative di divulgazione ed informazione
  4. istituzione di corsi professionali.
La discussione della Proposta è stata rinviata più volte con mille scuse e alla fine non se ne è fatto nulla. Ma la classe politica di allora è riuscita anche a far di peggio.Visto che quelli erano gli anni in cui Genova avrebbe dovuto diventare la capitale italiana del nucleare, alcuni assessori regionali, con una collaudata (e sempre viva) capacità di sfruttare la flessibilità della lingua italiana, tra le fonti energetiche “alternative” da promuovere con danaro pubblico cercano di inserire anche il nucleare!

2) Letto a distanza di oltre 20 anni, il libretto sulla utilizzazione di fonti di energie rinnovabili nel Comune di Genova è ancora oggi fonte di utili consigli, ovviamente rimasti lettera morta nelle scelte quotidiane delle tante amministrazioni comunali, che nel tempo si sono succedute.
L'unica pagina che l’autore (il sottoscritto) rifarebbe di sana pianta è quella relativa al recupero energetico dei rifiuti tramite termovalorizzazione che in quelle pagine era stato preso in considerazione in quanto allora alla Volpara (Staglieno) era in funzione uno dei primi termovalorizzatori dei rifiuti operanti in Italia.Qualche anno dopo, l’impianto venne spento e successivamente smantellato.
All’opinione pubblica non fu dato sapere i motivi di questa scelta, si dice per gravi problemi di inquinamento.
A mia scusante c’è da segnalare che nel frattempo è diventato chiaro, per lo meno a chi scrive, che il migliore sistema per risparmiare energia con i rifiuti e per ridurre le emissioni di gas serra è quello di riciclarli e che i sistemi di raccolta “porta a porta” garantiscono risultati di raccolta differenziata di qualità superiori al 70%, valori ritenuti impossibili negli anni ’80 , anni in cui anche le tecniche di trattamento a freddo, di tipo meccanico biologico, della frazione residuale al riciclaggio, erano ignote ai più.

3) Grazie al progetto “Energia in Valigia” alcune migliaia di ragazzini e ragazzine su tutto il territorio Ligure si sono confrontati con i principi fisici della propagazione e la conservazione del calore, effettuando esperimenti in classe.
E’ da sperare che oggi, diventati maggiorenni, se ne ricordino, quando mettono su casa.
Chi è interessato a visionare il Manuale di Istruzione per gli insegnanti e le Schede per lo svolgimento degli esperimenti a cura degli alunni, può fare richiesta di una copia (fino ad esaurimento) alla Sezione Genovese di Italia Nostra , piazze Fontane Marose 6/4 , e-mail: italianostra.genova@libero .it.

4) l corso di compostaggio domestico per adulti è stato un successo, a cui quasi nessun pubblico amministratore aveva creduto, al suo nascere.

Dopo quattro anni dal suo avvio, Italia Nostra può dirsi orgogliosa delle 3.000 famiglie che hanno partecipato attivamente ai suoi corsi, delle migliaia di compostiere che direttamente e indirettamente (passa-parola dei corsisti) ha contribuito a realizzare, dei diversi centri dimostrativi di compostaggio domestico che ha attivato presso i Centri di Educazione Ambientale Regionali (anche se oggi, temiamo che molti siano stati lasciati all’abbandono), delle normative a favore del compostaggio domestico inserite nel regolamento di igiene urbana del Comune di Genova.
Ancora oggi, fiduciosi, nonostante tutto, restiamo in attesa che i Comuni Liguri, a cominciare da Genova, premino economicamente i compostatori domestici liguri con generosi e giusti sconti sulla Tariffa /Tassa rifiuti, come si fa in decine di altri comuni italiani a fronte di una semplice autocertificazione.
Chi vuole ricevere per posta elettronica copia  in pdf del Corso di Compostaggio Domestico (circa 400 kb) per cimentarsi nell’arte del riciclo naturale, realizzabile anche sul balcone di casa, ne può far richiesta alla Sezione di Genova: italianostra.genova@libero .it.

L’ultima impresa di Italia Nostra, in ordine di tempo, è la realizzazione del progetto “Cittadini in Rete per il Riciclo”.
Per quattro mesi consecutivi 109 famiglie Italiane hanno pesato quanto vetro, carta, metalli, plastica, umido… riescono a separare dai loro scarti.
I risultati sono estremamente interessanti e saranno resi pubblici a livello nazionale e locale, nei prossimi mesi.
Diamo un breve anticipo ai nostri quattro lettori:
  • La vera produzione pro-capite di materiali post consumo da parte delle famiglie italiane è nettamente inferiore ai valori medi ufficiali in cui, senza che nessuno lo spieghi, sono compresi anche i rifiuti speciali prodotti dalle aziende ed assimilati a rifiuti urbani dai Comuni in cerca di nuove entrate.

    La capacità di differenziazione di una famiglia italiana, adeguatamente motivata, supera facilmente il 60%.
  • Non esiste nessuna correlazione tra produzione famigliare di materiali post consumo e superficie della propria abitazione, parametro che tutti i comuni , compreso quello di Genova, utilizzano per calcolare la Tariffa di Igiene Urbana da addebitare alle famiglie. E questo suggerisce il passaggio obbligatorio ( come la Legge prevede) alla Tariffazione puntuale, in modo che ogni famiglia paghi in proporzione alla quantità di scarti indifferenziati effettivamente prodotti, misura resa possibile dai sistemi di raccolta “porta a porta”.
Anche in questo caso chi è interessato a saperne di più, può chiedere copia elettronica dei risultati dell’indagine alla Sezione di Genova (spazio occupato circa un Mega bite)
Ci auguriamo che tra i richiedenti ci siamo molti dei nostri attuali eletti, desiderosi di sapere come si può fare per risolvere il problema rifiuti, facendo pagare meno ai propri elettori, minimizzando l’impatto ambientale e contribuendo anche in questo modo, con il  riciclaggio e compostaggio dei materiali post consumo prodotti dalla famiglie, a ridurre le emissioni di gas serra che, purtroppo, dal momento in cui scrivo questa nota (1 settembre 2007) e il momento in cui la leggerete sono certamente aumentate, come potrete vedere andando a consultare il sito dell’osservatorio di Manua Loa, il cui indirizzo web è riportato nelle prime righe di questa nota.
Ma per non scoraggiarci,  mi piace concludere con questo aforisma, tratto dalla prefazione del Corso di Compostaggio Domestico di Italia Nostra e attribuito ad un anonimo della fine del 2° millennio:
 “TANTE PICCOLE AZIONI
POSSONO CREARE O RISOLVERE
GRANDI PROBLEMI”
Federico Valerio
Presidente Italia Nostra
Sezione di Genova