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martedì 22 luglio 2008

Una Scelta Stupida

Segue il mio contributo scritto al Convegno tenutosi ad Asti, il 16 luglio

Incenerire i rifiuti è una scelta razionale?

Federico Valerio




Bruciare quello che avanza dalle nostre attività quotidiane, i nostri Materiali Post Consumo, i cosidetti rifiuti, è una scelta razionale?

Per dare una risposta altrettanto razionale, cominciamo esaminando la composizione media di 1000 chili di scarti urbani e individuando gli eventuali pericoli igienico sanitari che nascondono questi materiali.

Oltre 220 chili, sui mille esaminati, sono composti letteralmente di acqua, presente come umidità in gran parte degli scarti, in particolare negli scarti derivante dalla preparazione di cibo; ovviamente la pericolosità di questa acqua è nulla e altrettanto ovviamente  è nullo il suo potere calorifico.

In media, altri 250 chili dei nostri materiali post consumo sono fatti di vetro, ceramica, metalli vari (lattine in acciaio e alluminio); anche in questo caso si tratta di scarti chimicamente e biologicamente inerti, innocui per la salute; vetro e metalli hanno potere calorifico pari a a zero e addirittura ci sono controindicazioni al buon funzionamento degli inceneritori se nei rifiuti è presente del vetro che, fondendo, può ostacolare il buon funzionamento delle griglie mobili del forno.

Circa 200 chili sono fatti di contenitori e film di plastica, anche in questo caso usati in prevalenza per contenere bevande e alimenti o prodotti per l’igiene della casa. Dal punto di vista igienico ambientale le plastiche non presentano nessun problema se non quello in alcuni tipi di plastiche di additivi quali alcuni ftalati sospettati di effetti nocivi, il cui uso, comunque si sta progressivamente riducendo.

Il potere calorifico delle plastiche è di qualche interesse, circa 5000 chilocalorie al chilo, simile a quello di un carbone di bassa qualità (lignite), tuttavia, se raccolte separatamente, è più conveniente, sia tal punto di vista ambientale che energetico, riciclare le plastiche piuttosto che bruciarle.

Cellulosa e lignina sono i componenti principale di altri 150 chili dei nostri scarti, in prevalenza presente sotto forma di carta e cartoni e di un po’ di legno (cassette della frutta). Si tratta di un altro scarto assolutamente innocuo, con un basso potere calorifico (4.000 chilocalorie per chilo) ma di fatto una materia prima molto più interessante per le cartiere (produzione di carta e cartone) e per l’industria del legno (pannelli in truciolare).

Per arrivare a mille, mancano circa 180 chili fatti in prevalenza di proteine,  carboidrati, grassi, zuccheri: gli avanzi delle nostre cucine e gli scarti di lavorazione del nostro cibo.

Questi pochi scarti, insieme ad altri di origine biologica (assorbenti, pannolini…) hanno un elevato contenuto di umidità (oltre il 40%) che ne sconsiglia la combustione,  ma proprio questi pochi scarti sono l’unico vero problema igienico-sanitario presente nei rifiuti urbani: senza adeguati trattamenti, gli scarti di cibo generano cattivo odore, attraggono insetti e animali, possono essere causa di epidemie e, messi in discarica, producono liquidi (eluati) carichi di sostanze inquinanti (ammoniaca, nitrati, nitriti..) che, a loro volta possono liberare metalli pesanti tossici (cadmio, piombo, mercurio, nichel..) presenti in alcuni rifiuti (plastiche clorurate, lampade al neon, pile.. ).

Come ben sa chi già fa compostaggio domestico, gli scarti di cucina e dell’orto, gli sfalci d’erba e le potature,  in circa due mesi di semplici trattamenti di tipo biologico, si trasformano in terriccio (compost) indispensabile per una sana produzione agricola e di cui i nostri campi, compresa la pianura Padana, hanno un gran bisogno, dopo decenni di sfruttamento con fertilizzanti chimici. E nel compostaggio l’elevata presenza di umidità non è di impedimento al processo, anzi.

Tecniche di trattamento biologico quali il compostaggio sono la soluzione ottimale  per la frazione umida, ma anche per la frazione ricca di cellulosa, quali scarti di carta, cartoni e legno non riciclabili.

Pertanto dei 1000 chili di scarti che stiamo esaminando, circa 600 chili (umidità compresa) sono formati da scarti biodegradabili (cibo, sfalci, carta, legno..) che possono essere compostati e una volta compostati, perdono ogni possibile effetto di rischio per la salute, compreso il cattivo odore.

Questi stessi scarti biodegradabili (ricordiamolo 600 chili su mille) si prestano per un diverso trattamento biologico che frutta l’attività di altri microorganismi che, in assenza di ossigeno, trasformano questi scarti biodegradabili in metano, gas recuperabile ed utilizzabile come fonte di energia, per la produzione di calore, energia elettrica,  autotrazione.

Questi stessi impianti (digestori anaerobici) producono fanghi che, mescolati a ramaglie, possono essere compostati ed usati in agricoltura.

Compostaggio e digestione anaerobica, sono tecniche affidabili, senza particolari problemi di economia di scala, intrinsecamente a basso impatto ambientale e con costi, tempi di ammortamento e tempi di realizzazione assolutamente competitivi con quelli della termovalorizzazione.

Queste stesse tecniche biologiche si prestano per inertizzare gli scarti indifferenziati che residuano alla raccolta differenziata che, dopo il trattamento  biologico si prestano a recuperi dei materiali utili (metalli, vetro, plastiche, scarti cellulosiche) separati con  sistemi ottici e meccanici.

Questi trattamenti denominati Trattamenti Meccanico Biologici (TMB) son in forte sviluppo in tutto il mondo grazie ai loro intrinseci vantaggi economici ed ambientali tanto è vero che una parte dei rifiuti campani inviati in Germania sono stati trattati  in questo tipo di impianto, senza essere inceneriti come si è voluto far credere agli italiani.

Cosa succede se invece di riciclare e compostare, decidiamo di incenerire i mille chili di rifiuti di composizione simile a quella che abbiamo in precedenza  descritto?

L’incenerimento  fa reagire ad alta temperatura tutti gli scarti combustibili con l’ossigeno dell’aria. La reazione produce calore, trasforma le sostanze combustibili in anidride carbonica e acqua, ma produce anche grande quantità di nuovi composti tossici in gran parte neppure presenti nei rifiuti inceneriti: ossidi di azoto, anidride solforosa, acido cloridrico e fluoridico, polveri fini ed ultrafini, diossine, policiclici aromatici.

E metalli quali cadmio, nichel, mercurio, presenti in forma innocua nelle plastiche e nelle pile sono trasformati in composti chimici  più pericolosi per l’ambiente e la salute umana.

Per ridurre l’impatto ambientale e sanitario degli inquinanti prodotti dall’incenerimento si adottano complessi e costosi sistemi di trattamento dei fumi che riducono ma non annullano l’inquinamento.

Nei migliori inceneritori oggi in funzione, quelli austriaci, ogni mille chili di acqua, carta, plastica, metalli,  scarti di cibo inceneriti , sono emessi in atmosfera circa 300 grammi di composti tossici.

In particolare: 7 grammi di polveri sottili, 4 grammi di acido cloridrico, 25 grammi di anidride solforosa, 189 grammi di ossidi di azoto, 101 grammi ossido di carboni, 0,1 grammi di mercurio) e 44 nanogrammi (miliardesimi di grammo) di diossine.

E gli inceneritori a loro volta producono rifiuti solidi: sono le ceneri pesanti, tutto quello che non brucia che si trova nei rifiuti, ma anche le ceneri leggere, ossia tutti i rifiuti solidi che si producono dalla depurazione dei fumi.



Per ogni mille chili di rifiuti inceneriti un moderno inceneritore produce circa 250 chili di ceneri pesanti e 25 chili di ceneri leggere.

E queste ceneri, in particolare le ceneri leggere, non sono affatto inerti: vi si trovano metalli e composti tossici a concentrazioni tali da far spesso classificare questi scarti come rifiuti tossici e comunque non smaltibili in discarica se non dopo idonei trattamenti  di inertizzazione, quali ad esempio il mescolamento a cemento.

Quale razionalità c’è in un costoso processo quale l’incenerimento che trasforma scarti innocui quali sono i rifiuti urbani in scarti tossici?

I gestori degli inceneritori vantano  la produzione di calore e di energia elettrica da parte dei loro impianti ma si dimenticano di sottolineare un’anomalia di questi impianti, ovvero che, solo con gli inceneritori, i produttori del “combustibile” (famiglie ed aziende) pagano (molto caro) per la trasformazione del loro “combustibile” in energia.

Questa anomalia ha una spiegazione banale: i rifiuti urbani sono un combustibile povero, a causa della elevata quantità di umidita e di inerti presenti e i costi di gestione di quest’impianto non sono affatto coperti dalla vendita di calore ed elettricità.

Gli inceneritori, anche se ribattezzati termovalorizzatori,  con una abile opera promozionale tutta italiana, sono impianti per lo smaltimento dei rifiuti i cui costi (i più alti in assoluto, rispetto agli altri sistemi di trattamento, compreso il riciclo) sono coperti dalla tassa dei rifiuti pagata da famiglie e aziende e dalla vendita di calore ed elettricità  fatta pagare alle stesse famiglie e alle stesse aziende che producono il “combustibile”; un sicuro affare per il gestore, un costo netto a carico dei bilanci di famiglie e aziende.

In Italia, inoltre, esiste un’anomalia mondiale: siamo l’unico paese al mondo che incentiva  con danaro pubblicol’incenerimento  dei rifiuti, fatti diventare per legge fonte di energia rinnovabile.

Grazie a questi trucco, le famiglie Italiane, pagano 50 euro per l’elettricità prodotta “termovalorizzando” 1000 chili della loro spazzatura, una seconda tassa occulta sui rifiuti riscossa con la bolletta della luce.

E’ probabile che molti dei lettori di queste note, non sappiano nulla di Certificati Verdi e CIP 6, i trucchi usati per riscuotere questa tassa che nessuna forza politica vuole abolire, ed è anche probabile che gli stessi lettori non sappiano che Austria, Danimarca, Svezia, da anni tassano pesantemente la termovalorizzazione dei rifiuti e che questa stessa tecnologia di smaltimento, non riceve nessun incentivo pubblico in Germania e negli Stati Uniti.

Motivo dichiarato di queste scelte, da parte dei Parlamenti di questi Paesi, è quello di disincentivare l’incenerimento con recupero energetico e di promuovere il riciclo e il riuso degli scarti, scelte molto più intelligenti  e di sicuro interesse collettivo:  se mille chili di rifiuti urbani si riciclano, l’energia che si risparmia è tre volte maggiore dell’energia che si produce con la “termovalorizzazione” di quegli stessi mille chili di scarti.

E già che ci siamo, un’altra informazione che gli Italiani ignorano: Austria e Germania  hanno degli inceneritori ma li usano per trattare rispettivamente il 10 e il 22% dei loro scarti, mentre riciclano e compostano, rispettivamente  il 60 e il 42% dei loro scarti. Il resto, tolto gran parte dell’umido, lo mettono in discarica.

Il fatto è che  anche l’inquinamento prodotto con il riciclo è nettamente inferiore all’inquinamento prodotto dalla termovalorizzazione .

Ad esempio, i rifiuti solidi prodotti dal riciclo sono inferiori a 100 chili per ogni mille chili di scarti riciclati e la tossiccità di questi scarti è pari alla tossicità originaria dei materiali riciclati (quindi nulla) e comunque nettamente inferiore alla tossicità delle ceneri che si sarebbero prodotte se quei milli chili di scarti fossero stati inceneriti.

Ritorniamo ai mille chili di spazzatura  che abbiamo esaminato in dettaglio; una marea di dati di fonte nazionale ed internazionale ci dice che di questi mille chili oltre 800 chili sono separabili alla fonte da parte degli stessi produttori e assolutamente riciclabili grazie all’alta qualità delle separazioni che le famiglie sono in grado di realizzare.

Obbiettivi di raccolta di differenziata finalizzata al riciclo pari all’80% sono le prestazioni possibili con sistemi innovativi di raccolta domiciliare quali quelli denominati Porta a Porta, sistemi ormai collaudati con successo sia nei paesini sperduti in montagna, che nei megacondomini di città.

E infine un’altra inedita informazione: da anni Stati Uniti, Germania, Danimarca hanno introdotto la tassa del vuoto a rendere per tutti i contenitori di bevande di grande consumo, bottiglie di plastica e lattine, compresa la Coca-Cola che in questi paesi è venduta in bottiglie di plastica dello stesso tipo (PET) della stessa forma usata in Italia,  ma con pareti più spesse, in modo che ogni bottiglia, con il vuoto a rendere, possa essere riempita e riusata almeno 50 volte prima di essere riciclata.

L’Italia è il paese con il maggior consumo procapite al mondo di acqua confezionata, consumo che avviene, quasi totalmente, grazie a bottiglie di plastica “usa e getta”: 350.000 tonnellate all’anno!

E’ una scelta stupida, come è stupida la scelta di termovalorizzare tutte queste bottiglie di plastica e tutto il resto.

Ovviamente chi cerca di fare il furbo è chi vuol far credere agli italiani che  consumare, gettare e termovolarizzare sono una inevitabile e innocua scelta di progresso.



Per chi vuole approfondire e tenersi aggiornato visitare  il Blog

federicovalerio.splinder.com


Postato da: federico46 a 19:45 | link | commenti (9)
materiali post consumo


Commenti:
#1  23 Luglio 2008 - 06:22
 
da insegnare nelle scuole. invece...
Utente: robertomazzuia Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. robertomazzuia
#2  23 Luglio 2008 - 12:55
 
Grazie Federico, diffonderò ovunque questo piccolo ed esauriente saggio.

Fabio

PS: intanto, guardate qui... VIDEO.
http://it.youtube.com/watch?v=mtHnPYgEVJ0 utente anonimo
#3  23 Luglio 2008 - 17:07
 
Bell'articolo ma dimentica di dire che a partire da 1000kg di rifiuti bruciandoli si producono 1700kg tra rifiuti più tossici e inquinamento.
utente anonimo
#4  23 Luglio 2008 - 18:41
 
I fattori di emissione d sostanze tossiche ( quantità di inquinanti prodotti ogni 1000 chili di MPC inceneriti) nei migliori inceneritori europei, sono quelli riportati. Mancano all'appello solo l'anidride carbonica e l'acqua.
Utente: federico46 Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. federico46
#5  24 Luglio 2008 - 11:29
 
Il 30 luglio a Sassoferrato (AN) il Comitato Tutela Ambiente (attualmente in lotta contro la costruzione di un inceneritore privato) trasmetterà in pubblico il film "Una scomoda verità" di Al Gore. In questa occasione vorrei diffondere questo interessantissimo e comprensibilissimo documento fra il pubblico presente: cosa ne pensa ?

Marco Giulietti
Pres.Comitato Tutela Ambiente
utente anonimo
#6  24 Luglio 2008 - 11:54
 
L'abbinamento con Al Gore mi imbarazza, ma ovviamente la diffusione anche del mio piccolo messaggio non puà che farmi piacere.
Siete autorizzati :-))

Federico Valerio
Utente: federico46 Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. federico46
#7  21 Agosto 2008 - 21:10
 
non ho parole.. da noi la differenziata esiste da un pezzo ma penso cche se non tolgono anche i cassonetti dell'indifferenziata , tutti continueranno a buttare in quell'unico calderone.. tutta fatica in meno!! (dicono..)
utente anonimo

giovedì 17 luglio 2008

Inceneritori Avanti Tutta

L'Associazione Nazionale Imprese Difesa Ambientale (ANIDA)  il 15 Luglio ha presentato il suo piano per salvare il Paese dall'emergenza rifiuti: 50 nuovi inceneritori da 250.000 tonnellate/anno .

Costo previsto, sette miliardi di euro in sette anni: indovinate chi paga.

Se il piano si realizzasse l'Italia, incenerendo il 40% dei suoi Materiali Post Consumo, diventerebbe il secondo paese inceneritorista in Europa, dopo la Danimarca che ne incenerisce il 60%.

Ricordiamo che la Germania incenerisce il 22% dei suoi MPC e l'Austria il10%.

Gli impianti proposti incenerirebbero 12,5 milioni di tonnellate di MPC che aggiunti ai 5 milioni di tonnellate attualmente incenerite, fanno 17,5 milioni di tonnellate.

Questo sistema produrrebbe ogni anno 3,5 milioni di tonnellate di rifiuti ( ceneri) da trattare in qualche modo e immetterebbe in atmosfera circa 780 milioni di nanogrammi di diossine, se tutti questi inceneritori ( circa 100) rispettassero i limiti dei tre (sic) inceneritori operanti in Austria.

Come difesa dell'ambiente e della salute, non c'è male.



Postato da: federico46 a 07:55 | link | commenti (5)
materiali post consumo


Commenti:
#1  17 Luglio 2008 - 10:20
 
Purtroppo nessuno conosce molto degli inceneritori, in testa le arpe e i politici.
utente anonimo
#2  18 Luglio 2008 - 07:35
 
I politici e le varie arpe NON VOGLIONO SAPERE NULLA E FINGONO DI NON SAPERE DELIBERATAMETE Io ho assistito a una conferenza del Dott. Stefano Montanari a Livorno dove era relatore anche l'assessore regionale all'ambiente Bramerini. Sarebbe bastato ascoltare Montanari per farsi venire qualche dubbio, invece qualche giorno dopo la Bramerini auspica la costruzione di non so quanti "termovalorizzatori". Queste sono persone senza scrupoli, senza coscienza che agiscono sapendo perfettamente i danni che fanno, ma frgandosene!

Un caro saluto Enrica
utente anonimo
#3  18 Luglio 2008 - 12:31
 
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QUESTO ARTICOLO è STATO SCELTO PER LA PUNTATA DI POST-IT DEL 18 LUGLIO.. in diretta alle 19 su c6.tv (la registrazione la troverete poi su c6postit.blogspot )
Grazie per l'interessante articolo.

Chiunque voglia segnalare un post letto o scritto troverà nel nostro blog (c6postit.blogspot.com) un ottimo strumento per amplificare le proprie idee.
Aspettiamo tuoi appunti e segnalazioni su altri articoli interessanti.!
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Utente: c6postit Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. c6postit
#4  20 Luglio 2008 - 16:02
 
Cito da un libro che mi sta dilettando (si fa per dire): "I due interlocutori cambiano argomento e si scagliano contro i magistrati. (...) In seguito Papalia accenna a Cultrera di un nuovo affare, 2.500 Fiat all'anno. Infine, Cultrera chiede a Papalia: "Ti puoi interessare per una fabbrica di INCENERITORI? In Argentina hanno bisogno di inceneritori".
Da L'Intoccabile, Berlusconi e Cosa nostra, Leo Sisti e Peter Gomez, 1997 (!) Kaos edizioni.

Chi ci sarà mai anche dietro al voler fare il nucleare se già nel 1994 i mafiosi cominciavano a interessarsi a inceneritori??
Buona lettura.

Gemma
utente anonimo
#5  22 Luglio 2008 - 16:05
 
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utente anonimo

mercoledì 16 luglio 2008

Il Valore della Rumenta

Allego un articolo che ho inviato ad un quotidiano di Genova, per promuovere i progetti pilota di raccolta differenziata avviati da qualche mese in due quartieri, Sestri e Pontedecimo, urbanisticamente difficili: grandi condomini, carenza di spazi comuni, marciapiedi stretti. Per questi motivi la raccolta differenziata è a livello condominiale. Ogni condominio ha i propri contenitori per la raccolta delle frazioni differenziate e il proprio cassonetto dell'indifferenziato non riciclabile.

 Ovviamente, dati e considerazioni dell'articolo vanno bene anche per il resto d'Italia. Buona lettura.

Il valore della rumenta.

Federico Valerio

Presidente Italia Nostra, sezione di Genova


I progetti pilota di raccolta differenziata “Porta a Porta” avviati a Sestri e Ponte X, hanno anche l’obiettivo di far comprendere ai Genovesi, ma ancor di più ai nostri amministratori pubblici, quanto vale la nostra “rumenta”, prima che carta, vetro, metalli, plastiche e umido, mescolati tutti insieme diventino un rifiuto da smaltire.

Quanti genovesi sanno che una tonnellata di sacchetti per la spesa e di bottiglie di plastica, se ben separata dal resto degli scarti famigliari, vale 262,12 € ?

Si tratta di un valore vero, soldi che il Consorzio Nazionale Imballaggi (CONAI) paga ai Comuni che fanno una buona raccolta differenziata. E altrettanto danaro vero arriva nelle casse comunali per ogni tonnellata di vetro, carta , cartoni, legno, alluminio, ferro, raccolti con sistemi di raccolta differenziata di qualità.

Peraltro il danaro che il CONAI può erogare, è messo a disposizione dagli stessi cittadini che, tutte le volte che comprano una merce imballata, pagano una tassa sull’imballaggio pari a 70 € a tonnellata. Se ne parla poco, ma è proprio così.

Questo significa che solo per i sacchetti della spesa e per le bottiglie di plastica, che ogni anno sono usati e gettati  (650.000 tonnellate), gli Italiani mettono nelle casse del CONAI 45,5 milioni di euro.

Ma questo significa anche che, ogni tonnellata di sacchetti e bottiglie di plastica buttate in mare o nelle discariche, equivale a buttare letteralmente in mare o nella discarica cartamoneta per un valore di 262 € !

I sistemi di raccolta avviati a Sestri e Ponte X permettono di evitare questo spreco colossale, che oggi avviene anche Genova, con il suo misero 17% di raccolta differenziata.

Passare dalle campane ai sistemi di raccolta differenziata condominiale avviati a Sestri e Ponte X permetterà  di intercettare elevati  flussi di materiali post consumo di qualità, finalizzati al riciclo e che saranno ben pagati  dal CONAI.

Uno studio effettuato da Italia Nostra con la partecipazione di 100 famiglie italiane, ha dimostrato che una famiglia adeguatamente informata e motivata riesce, senza particolari problemi, a separare più dell’80% dei propri scarti, con caratteristiche conformi alle richieste del mercato del riciclo.

Questo dato trova conferma nei tanti comuni (Varese, Cinisello Balsamo, Montebelluna, Capannori…) e quartieri di grandi città (Reggio Emilia, Roma, Torino, Bari…) che hanno già adottato il sistema di raccolta Porta a Porta, con raccolte differenziate superiori al 60% e con punte dell’ 80% (Consorzio Priula, nel Trevigiano).

Questo significa che una famiglia di tre persone, in media, riesce a differenziare 453 chili all’anno dei propri scarti, che in base alla composizione vale, per il CONAI, 53 €.

Se poi si calcola che i circa 150 chili di organico che la stessa famiglia può separare, trasformati in compost valgono altri 12 €, si raggiunge un valore commerciale dei materiali post consumo separati e riclicabili pari a 65 € per famiglia. Ma il conto non finisce qui.

Tutto quello che si ricicla non deve essere smaltito e visto che smaltire una tonnellata di rifiuti costa in media 90 €, la fatica della nostra famigliola tipo, per separare alla fonte i propri scarti, vale altri 40 € per mancate spese di smaltimento. E in totale, il guadagno e il risparmio indotto, grazie all’impegno di questa famiglia riciclona vale 106 € all’anno.

E’ un valore economico che non si può ignorare nella stima della Tariffa di Igiene Urbana (TIA) da far pagare ai genovesi: chi fa raccolta differenziata e produce meno rifiuti, deve pagare meno di chi non fa raccolta differenziata e produce più rifiuti.

E questa giustizia fiscale è resa possibile proprio dai sistemi di raccolta differenziata condominiale ( Portone a Portone) che si stanno sperimentando a Genova.

Il modo più semplice, rapido ed economico è quello di applicare ai condomini, una tariffa che sarà anche proporzionale al volume del cassonetto condominiale per l’indifferenziato non riciclabile che lo stesso condominio decide di adottare. Ovviamente l’accesso ad ogni cassonetto sarà riservato al proprio condominio di riferimento. E’ quello che già si fa con successo in altre città italiane: provare per credere.

Postato da: federico46 a 08:07 | link | commenti (5)
ambiente e salute


Commenti:

#1  19 Giugno 2008 - 10:31
il SECCO residuo, con un centro come Vedelago si può riutilizzare, risparmiando ulteriormente sulla tariffa. Basta che il Comune di Genova faccia un investimento in tal senso.
Un altro centro come Vedelago è in costruzione nel nord della Sardegna con 14 comuni partner dell'impianto (non a caso limitrofo a dove con la Rete nazionale abbiamo contribuito a impedire l'inceneritore di Ottana)

Allego una cosa scrittami da Gianluigi Salvador, con una piccola integrazione personale:

L'ultima definizione legislativa di Raccolta Differenziata.
Da G.Salvador, settore energia e rifiuti wwf veneto

RACCOLTA DIFFERENZIATA
(Dal "Correttivo Ambientale" Dlgs n.4/2008 art 183 del Codice Ambientale Dlgs n.152/2006 )
“Raccolta idonea a raggruppare i rifiuti urbani in frazioni merceologiche omogenee compresa la frazione organica umida, destinate al riutilizzo, al riciclo ed al recupero di materia.
La frazione organica umida è raccolta separatamente o con contenitori a svuotamento riutilizzabili o con sacchetti biodegradabili certificati”.

In tale definizione non rientra come obiettivo della RD il "recupero di energia", per cui occorre procedere alla RD spinta per:
ridurre la produzione, riusare, riciclare e recuperare tutta la materia, secondo la definizione data.
Infatti la "frazione secca residua" talvolta erroneamente chiamata "frazione residua non riciclabile" o "frazione secca non riciclabile", alla luce delle attuali pratiche migliori è totalmente, o quasi totalmente (salvo qualche decimo di frazione), riciclabile.

************************

Un forte e concreto avallo alla nuova definizione da operare territorio per territorio, ognuno quota parte per la risoluzione di un problema ormai nazionale.

(l’intera Regione Veneto con queste pratiche è al 49% di raccolta differenziata)

Roberto
www.buonsenso.info
utente anonimo

#2  19 Giugno 2008 - 11:46
Caro Roberto
le analisi merceologiche delle diverse frazioni di materiali post consumo ottenute con esperienze avanzate di porta a porta, compreso il Priula, ci dicono senza ombra di dubbio che non è definibile secco residuo, in quanto contiene ancora frazioni importanti di umido putrescibile, per la semplice ragione che non si riesce a far fare la separazione spinta al 100% dei soggetti coinvolti. Inoltre organizzare il porta a porta in una città di 600.000 abitanti come Genova, richiede come minimo due-tre anni e una risposta durante questo tempo bisogna darla.Questo per dire che , a mio avviso è troppo semplicistico pensare che il sistema Vedelago sia la soluzione definitiva, Il sistema Vedelago, al momento funziona bene sulla raffinazione delle diverse frazioni secche raccolte con la differenziata e recupera per il riuso e il riciclo gran parte delle plastiche post consumo.
L'aspetto più interessante di questa azienda è quella che si è messa in grado di sintonizzarsi con le esigenze delle aziende del riciclo e questo, nel panorama nazionale è un evento epocale.
Al momento a Vedelago manca il necessario pre trattamento biologico.
Che piaccia o no, un metodo di trattamento meccanico biologico, a valle di una raccolta differenziata spinta finalizzato a massimizzare il riuso e il riciclo di quello che sfugge alla raccolta differenziata è la vera unica risposta.
Non sono a conoscenza di impianti con queste caratteristiche. Ma questa può essere benissimo una mia lacuna.
Utente: federico46 Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. federico46

#3  20 Giugno 2008 - 06:37
Io mi permetto di dire qualcosa, visto che ho l'esperienza dei cassonetti condominiali. Il cassonetto condominiale risulta anonimo (e fallimentare) e purtroppo ci finisce dentro di tutto, perchè ci sono famiglie che la raccolta differenziata non la fanno e non si sa chi siano. E poi così non si può mettere una tassa sul rifiuto a peso: paghi solo per la roba non riciclabile (se non erro).

Gemma
Collebeato (Bs)
utente anonimo

#4  23 Giugno 2008 - 06:21
Propongo a tutti quelli che leggono di dare qualcosa al dott. Montanari che non ce la fa più (basterebbero 3,33€ a testa per la cifra da raggiungere). Vogliono sottrargli l’indispensabile microscopio che gli consente di fare un lavoro che rema contro tanti interessi pecuniari politici.
http://www.stefanomontanari.net

Gemma
utente anonimo

#5  23 Giugno 2008 - 15:29
Montanari merita ogni aiuto per quanto ha dato finora. In rete è parere abbastanza unanime, sui grandi media si spingono altri interessi.

Prof.Valerio, proprio sabato si discuteva di tecnologie (non sono certo un esperto di tecnologie, di TMB è sempre bene parlare con persone come Ercolini, Caldiroli, Rosso etc), e alla fine si è giunti all'idea che la filera vada organizzata con una integrazione dei vari sistemi a freddo. Vedelago compreso.

Sotto una percentuale di organico Vedelago lavora ancora bene ottenendo una sabbiella che rispetta gli standard.
Il problema vero a quanto mi diceva Gianluigi Salvador, sono i maledetti pannolini.
E infatti uno dei territori in cui si spinge di più per i pannolini lavabili è proprio nel territorio servito dal Priula.

Abbiamo tutte le conoscenze per vivere meglio inquinando meno.
Gli unici a non esserci ancora "arrivati", sono il 98% dei politici che quando arrivano ad avere certi ruoli, sembra che bipartisan abbiano tutti una propensione al mito prometeico come risolutivo di ogni questione.

Io non dimentico mai che sotto la spinta della locale Rete regionale rifiuti del Lazio, il quartiere di Colli aniene a Roma (Roma....) ha raggiunto il 63% di raccolta differenziata a due mesi dall'avvio.
Credo che a Genova sia dirimente come altrove la volontà politica, le dimensioni sono sempre relative se pensiamo che la gran parte del denaro viene elargita dai politici italici alla parte più onerosa e immotivata: l'incenerimento.

Molto interessante il post sul raffrescamento naturale.

Un cordiale saluto, Roberto Pirani
www.buonsenso.info
utente anonimo

giovedì 3 luglio 2008

Economia Domestica 20)

Le persiane.

Se avete la fortuna di avere le persiane come sistema di chiusuara  chiusura delle vostre finestre, guardatevi bene dal sostutuirle con apparentemente più moderni marchingegni.

All'inventore della persiana bisognerebbe assegnare un premio Nobel alla memoria per il bel servizio fatto all'umanità. Non c'è strumento altrettanto semplice e funzionale per garantire contemporaneamente ventilazione, protezione dal Sole, privacy, modalità di gradazione della luce da far entrare in casa.

E con il mio solito termometro ad infrarossi ho scoperto che una persiana in alluminio non ha affatto l'effetto termosifone che ipotizzavo si potesse verificare esponendo al sole una persiana in alluminio invece della classica in legno.

E, anche se un pò dispiace, una persiana di alluminio ha dalla sua la facile pulizia e nessuna necessità di manutenzione. Comunque una persiana di alluminio può essere facilmente riciclata, forse meglio di una persiana in legno.

Certamente l'alluminio conduce più facilmente il calore, rispetto al legno che è un ottimo isolante termico, ma la grande superfice di scambio che offrono le alette della persiana, fa si che, anche se in alluminio, una persiana esposta al sole, raggiunge temperature non molto più elevate della temperatura esterna e solo a qualche grado in più di una in legno, esposta nelle stesse condizioni.

Ho l'impressione che, a parità di superfice vetrata da ombreggiare e di colore, una moderna tapparella non abbia lo stesso comportamento.

martedì 17 giugno 2008

Arrivano le Bottiglie Biodegradabili

Ogni anno gli italiani usano e gettano 350.000 tonnellate di bottiglie in PET  (Poli Etilen Tereftalato)per bere acqua che gli fanno credere sia  più buona di quella del loro rubinetto.Si calcola che per produrre queste bottiglie ci vogliano 665.000 tonnellate di petrolio

E' possibile che tra qualche anno useremo e butteremo 350.000 tonnellate di bottiglie in PLA ( Acido Polilattico) e per convincerci  al cambiamento ci fanno credere che questo nuovo prodotto sia ecologico, in quanto il PLA, prodotto dalla fermentazione dl mais è biodegradabile e in tre mesi, si decompone in anidride carbonica e acqua.

Quanto petrolio ci vogliaper arare i campi, seminarli, irrigarli, fertlizzarli, disinfestarli, per raccogliere e lavorare il mais, per produrre il monomero e da questo sintetizzare il PLA ed infine produrre la bottiglia, riempirla, trasportarla al mercato e, una volta vuota, raccoglierla e trasportarla in discarica o all'inceneritore , non è dato sapere.

Non sarebbe meglio una bella robusta bottiglia in PET da riutilizzare più volte con la strategia del vuoto a rendere?

E poi, confesso: mi sfugge il motivo per cui questa innovazione venga presentata come una soluzione all'emergenza rifiuti.

Le strade di Napoli apparirebbero diverse se riempite di bottiglie e sacchetti maleodoranti ma tutti rigorosamente biodegradabili?

ps: per i più giovani che non hanno mai sperimentato il "vuoto a rendere", spieghiamo che se al momento dell'acquisto di una bottiglia (acqua, latte, aranciata, birra, vino...), si porta al negozio una equivalente bottiglia vuota, si paga solo la bevanda imbottigliata. Se non si consegna il contenitore vuoto,  si paga, caro, anche il contenitore.  Il contenitore vuoto, ritirato dall'autotrasportatore che ha consegnato i contenitori pieni è riportato all'azienda che lava e sterilizza la bottiglia e la riempie con la bevanda fresca.Può sembrare strano ma questa strana usanza era in uso anche in Italia, non molti anni fa.

Postato da: federico46 a 14:01 | link | commenti (9)
ambiente e società


Commenti:

#1  17 Giugno 2008 - 14:02
Ti ammiro molto e ti seguo spesso.

Voglio fare solo un appunto.
Le bottiglie di plastica non puzzano in genere.
Sono gli scarti umidi che puzzano durante la fermentazione.

Tu ovviamente questo lo sai già...ma l'ultima frase che hai scritto (prima del PS) è un po' fuorviante.

Grazie mille per quello che fai. E' molto importante!

Roberto
utente anonimo

#2  17 Giugno 2008 - 14:08
io ho 37 anni e ricordo che da bambina andavo con mio papà alla Rinascente qui vicino a ridare la bottiglia vuota proprio là dove l'avevamo comprata.
utente anonimo

#3  17 Giugno 2008 - 14:29
Tieni da parte una bottiglia di plastica che ha contenuto latte per qualche giorno e prova ad annusare :-));
stesso test per bottiglie di vino, birra...
Utente: federico46 Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. federico46

#4  17 Giugno 2008 - 19:47
Infatti per fare una raccolta differenziata seria bisognerebbe aprire, sciacquare e asciugare i contenitori. La plastica che si ricava è bella pulita, non puzza e pronta da riciclare. Se poi stiamo attenti a comprare merci con pochi imballaggi possiamo gettare un sacco anche una volta al mese, senza nessun problema igenico. Io lo faccio, ma mi sembra di essere un pesce fuor d'acqua.
utente anonimo

#5  17 Giugno 2008 - 19:58
siamo in due!
Utente: federico46 Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. federico46

#6  19 Giugno 2008 - 10:25
tre pesci almeno.

ricordate il contenitore di alluminio che una celebre bevanda che non ha bisogno di pubblicità vende negli autogrill, con un piccolo sovrapprezzo?

è da un anno che lo uso.
lo sciaquo, e lo riempio di acqua di fontana.

In un anno avrò risparmiato 200 bottigliette da 50 cc di pet, usa e getta. Almeno.

A Colorno, questa pratica nelle scuole, con apposita delibera, fa risparmiare migliaia di insensate bottiglie di plastica.

Basta la volontà politica di agire.

Roberto
www.buonsenso.info

PS
un paio di adesivi sul marchio, e di pubblicità sul contenitore di alluminio riutilizzabile, ne faccio a chi voglio io...
utente anonimo

#7  24 Giugno 2008 - 09:36
Ormai è da tempo che ho convinto i miei a comprare l'acqua in vetro con la pratica del vuoto a rendere. L'acqua è più buona, costa meno, e produciamo molti meno rifiuti.

Anche io sciacquo sempre i recipienti in plastica ed alluminio che poi avvio al riciclaggio, ma la soluzione migliore resta sempre il riutilizzo, Cercare di evitare di produrre e trasformare è il primo passo verso la sostenibilità.
utente anonimo

#8  24 Maggio 2011 - 05:20
Sto bevendo la Sant'Anna da bottiglie biodegradabili ma...oggi ho bevuto l'acqua del rubinetto. Non so se può essere un problema psicologico ma l'acqua di quella bottiglia mi sembra strana, non è la Sant'Anna solita, non riesco a berla. Ci ho ragionato sopra e data la strana pastosità dell'acqua sono arrivata alla conclusione che forse la bottiglia ha già cominciato a... biodegradarsi e chi la beve si beve pure le molecole del contenitore e non credo che faccia bene. Conclusione: appena ho un pò di tempo mi vado a prendere l'acqua di una fontana su una collina qui vicino, nel frattempo bevo quella del rubinetto. Mi piacerebbe comunque sapere il parere dell'esperto su questo mio dubbio e sugli eventuali effetti collaterali. Lisa
utente anonimo

#9  24 Maggio 2011 - 06:49
L'acqua imbottigliata è sterile e questo dovrebbe garantire che l'attività biodegradativa cominci solo quando la bottiglia è aperta e la degradazione si accelera se  la si beve direttamente dalla bottiglia. Se poi la si lascai al sole...
I nostri amici microbi, quando in giro c'è qualche cosa di buono per loro non si fanno pregare e si danno da fare alla grande.
I mie sacchetti di carta per la raccolta dell'umido, che tengo anche una settimana nel sottolavello prima di metterli nella compostiera, grazie al compost che aggiungo subito agli scarti proprio per attivare la biodegradazione, spariscono sotto agli occhi ;-).
Va bene la raccolta di acqua alla fontanella pubblica, ma ti consiglio di usare bottiglie in vetro ben pulite, di tenerle in frigo e di consumare l'acqua rapidamente, entro qualche giorno dalla raccolta. Insomma, non fare scorte eccessive in quanto faresti un bel brodo di cultura.
In alternativa chiedi al sindaco di realizzare chioschetti per l'acqua del sindaco sotto casa.
Si ritorna alla vecchia fontana pubblica, ma sempre meglio che andare al supermercato