Translate

martedì 4 agosto 2009

Salvate il Geraneo

Sono assolutamente d'accordo sulle campagne per evitare l'abbandono estivo degli animali di casa, ma a quando una adeguata campagna per salvare dalla tremenda morte per sete i poveri gerani abbandonati dai padroni in vacanza?

Anche in questo caso la migliore soluzione è la prevenzione, ovvero provvedere ad una idonea innaffiatura delle piante di casa quando siamo assenti.

Dopo avere provato quasi tutto quello che offre il mercato,  ecco la soluzione che raccomando per salvare i vostri gerani: i conetti in terracotta porosa.

Per chi non li conosce, si tratta di coni in terracotta di circa 15 centimetri di altezza,  con attacco alla base di un idoneo coperchio su cui si trova un tubicino in plastica. Il tutto funziona per capillarità: si riempie il conetto di acqua, fino all'orlo, si immerge il tubicino di plastica in un contenitore d'acqua e si chiude il conetto con il coperchio porta tubicino. Con quest'operazione l'aria presente nel tubicino viene espulsa e al suo posto entra l'acqua. A questo punto, basta infilare tuttto il conetto nella terra del vaso, vicino alla pianta che si vuol salvare e si può andare in vacanza per almeno una decina di giorni sicuri di trovare le vostre amiche piante vive e vegete.

Infatti, man mano che la pianta utilizza l'acqua che esce per capillarità dal conetto, la diminuita pressione all'interno del conetto richiama nuova acqua dal contenitore esterno, con la possibilità di superare dislivelli di oltre mezzo metro, tra il livello dell'acqua e il conetto.

Il tutto senza pile, senza collegamenti elettrici, senza parenti da scomodare.

Per essere sicuri di ritrovare al ritorno il vostro geranio, sano e salvo, ecco qualche consiglio, frutto della mia personale esperienza.

Preparate i vasi per affrontare l'emergenza estiva qualche settimana prima di partire, meglio se raggruppati insieme, per farsi ombra e avere una maggiore protezione dal vento che aumenta l'evapporazione dell'acqua. Con questa preparazione in anticipo, potrete verificare il buon funzionamento dei conetti e i consumi di acqua,  in condizioni reali. Per far questo, riempite a tappo il contenitore per l'acqua che avete scelto per garantire la riserva per la vostra pianta e controllate il consumo giorno dopo giorno. Se tutto è stato fatto a regola d'arte, scoprirete che la quantità d'acqua di cui ha veramente bisogno il vostro geranio per le sue funzioni vitali  è veramente poca e, comunque , scegliete il contenitore per l'acqua il cui volume sia tale da garantire, con ampia riserva, il rifornimento per tutto il periodo della vostra assenza. Ovviamente,  per tutto il perido di esperimento non innaffiate le piante;  Il periodo di esperimento servirà anche alla pianta per scoprire il punto più umido del suo vaso e far crescere intorno al conetto una fitta maglia di nuove radici per assorbire tutta l'acqua che le serve.

Come contenitori di acqua io uso bottiglie del latte riciclate che, grazie al collo largo, si possono facilmente riempire. Inoltre, grazie alla trasparenza del PET, spariscono di fatto alla vista.  Vista la comodità e il basso consumo di acqua, da qualche tempo uso i conetti come sistema stabile di innaffiamento delle piante di casa che, in questo modo, crescono più rigogliose, anche grazie a periodici inserimento di resine per culture idroponiche nelle bottiglie, resine che hanno la caratteristica di cedere lentamente all'acqua e alla pianta, le sostanze nutritive di cui ha bisogno.

Per le altre piante, quelle tenute all'esterno, rientrati dalla vacanze vi consiglio di togliere i conetti, di lavarli bene dalla terra e di asciugare, altrettanto bene, conetti, tappi e tubici al sole per evitare muffe, durante il loro stoccaggio invernale. E , ovviamente riprendete ad innaffiare regolarmente le vostre piante.

Il costo iniziale dei conetti è impegnativo ( qualche euro l'uno),  ma, se trattati con cura, sono eterni e in pochi anni, vista la sicura efficacia , si ripagheranno con l'evitato acquisto di nuovi gerani disidratati dalla vostra incuria.

domenica 2 agosto 2009

Biogas questo sconosciuto

Biogas e biometano hanno grandi potenzialità nel nostro paese, ma devono scontrarsi con burocrazia e incertezza normativa. Alla Solarexpo di Verona oggi si è fatto il punto della situazione del settore in Italia.

In Svezia oltre la metà del gas consumato è biometano, cioè biogas prodotto dalla fermentazione di residui agricoli, rifiuti organici e biomassa varia, purificato. In Germania gli impianti che producono elettricità da biogas sono circa 4mila e oltre una decina quelli che immettono biometano nei gasdotti. In Italia per l’elettricità prodotta da questa fonte abbiamo incentivi tra i più generosi in Europa, eppure in tutto non si superano i 500 impianti. Grandi potenzialità, dunque, ma anche ostacoli da superare. Primi fra tutti l’incertezza normativa e una burocrazia in mezzo alla quale è difficile districarsi. Oggi alla Fiera di Verona, durante il seminario internazionale Biogas e Biometano, ospitato da Solarexpo, si è fatto il punto sulla situazione italiana del settore. Che le potenzialità di questa fonte energetica siano buone lo dimostra la situazione tedesca, illustrata da Michael Köttner, dell’International Biogas & Bioenergie Kompetenzzentrum. Lì il biogas soddisfa già l’1,5% del fabbisogno elettrico nazionale, gli impianti collegati alla rete elettrica sono circa 4mila e gli addetti del settore 10mila. Ma, spiega, “ci sarebbero le potenzialità per arrivare a soddisfare il 17% del fabbisogno elettrico”. Gli impianti, alimentati preferibilmente a liquami da allevamenti, a costo zero, o a rifiuti, che ricevono un buon incentivo; funzionano molto anche con colture energetiche dedicate (dal mais, all’erba) e diventano economicamente convenienti nel momento in cui si recupera anche il calore prodotto bruciando il biogas oltre all’anidride carbonica.

Altro settore che sta crescendo molto in Germania è la produzione di biometano: biogas raffinato separando il metano dall’anidride carbonica e dalle altre impurità per essere immesso in rete o usato come carburante. In questo caso la convenienza si ha solo per impianti grandi, anche che raccolgano biogas da diversi piccoli produttori e in Germania le esperienze partite sono già 12. Da marzo 2008 una direttiva ne permette infatti l’immissione in rete e l’obiettivo tedesco è di arrivare ad avere entro il 2030 il 10% di biometano sul totale del gas immesso in rete.

Il biometano, fa notare Sergio Piccinini del Centro Ricerche Produzioni Animali (CRPA), sarebbe una soluzione particolarmente indicata per il nostro paese, che ha una rete capillare di gasdotti a bassa pressione (quindi compatibili con l’immissione di biogas) e che è il paese al mondo con più veicoli a metano (400 mila su un totale mondiale di 6 milioni). “Come carburante rinnovabile, il biometano - sottolinea Piccinini - ha un’efficienza ben maggiore rispetto agli altri carburanti rinnovabili: se da un ettaro di coltura energetica si ricaverebbero circa 14 chilowattora trasformandola in biodiesel, facendo biometano con lo stesso ettaro i kWh ottenuti sarebbero 59. Biogas e biometano assieme potrebbero coprire il 7-8% del fabbisogno elettrico, mentre il biometano potrebbe soddisfare il 10% del fabbisogno di gas naturale, in crescita e dipendente dalle importazioni. ” Peccato che in Italia - denuncia Piccinini - la produzione di biometano non goda di nessun tipo di incentivo”.

A godere di incentivi generosi in Italia è invece la produzione di energia elettrica da biogas. Se in Germania l’incentivazione - che è modulata a seconda della tecnologia usata, del tipo di substrato da cui si parte e di altre variabili - arriva al massimo a 22-23 euro cent/kWh, nel nostro paese 22 euro cent /kWh è la tariffa base, in vigore da gennaio 2009 per tutti gli impianti a biogas inferiori al megawatt (mentre per gli impianti più grandi o per chi voglia convertire l’incentivo in certificati verdi il coefficiente per unità di energia prodotta è di 1,1).

Per gli impianti legati ad una filiera corta che usi sottoprodotti e altri scarti agricoli la tariffa incentivante è addirittura di 30 centesimi (o un coefficiente di 1,8 per i CV). Parte di questi incentivi denuncia però Marino Berton, dell’Associazione Italiana Energie Agroforestali (AIEL), “stanno rimanendo sulla carta per carenze legislative: se la tariffa incentivante di 22 centesimi è finalmente entrata in vigore a gennaio, l’incentivo di 30 centesimi a kWh per la filiera corta agricola attende da 16 mesi i decreti attuativi.”

Quali siano i freni alle potenzialità di questa fonte energetica si capisce poi dalla presentazione della normativa del settore, fatta da Lorella Rossi del CRPA: il primo è sicuramente una burocrazia spesso difficile da interpretare e da adempiere. Incentivi ancora incerti e soggetti ai tempi lunghi della politica e una normativa bizantina che, come si scopre dalle domande del pubblico di operatori del settore, lascia zone d’ombra e ambiguità irrisolte. Come spiega Pietro Gattoni, membro del comitato esecutivo dell’European Biogas Association: “gli investimenti in questo settore hanno bisogno di un alto grado di pianificazione su diversi livelli, dall’impianto alla filiera di approvvigionamento e la difficoltà di coordinare questi livelli a livello burocratico e l’incertezza normativa si riflette negativamente sull’accesso al credito”. (Qualenergia.it)

giovedì 16 luglio 2009

Merita il Viaggio

DSC02144Vi consiglio di andare in Provenza e visitare il Pont de Gard, l'acquedotto romano che scavalca le "gorge" del fiume Gard.

Non a caso questo monumento è nell'elenco degli oggetti tutelati dall'UNESCO, in quanto patrimonio dell'umanità.

E' un manufatto  realizzato nel 60 AC e faceva parte dell'acquedotto lungo 50 chilometri che riforniva di acqua la città di Nimes. Lo stato di conservazione è stupefacente, ma ancora più stupefacente è la cura della Francia per questo sito.

L'accesso al ponte è solo pedonale e da lì, a vista d'occhio, non si vede altro manufatto che il ponte. Sotto le arcate, in mezzo alle bianche rocce di calcare scorrono le acque limpide del Gard. Lungo la riva, tanta gente che fa il bagno, molte canoe che affrontano le rapide, ma non c'è un chiosco, una cabina, un ristorante, a "valorizzare" il sito.

L'accoglienza, con tutti i servizi, è a qualche centinaio di metri, ben nascosta dalla macchia mediterranea.

L'attenzione al sito è nei piccoli particolari: fari per l'illuminazione notturna poco invasivi ( a LED ?), bidoni dei rifiuti a scomparsa. Ma il particolare più interessante si trova nella fitta copertura boscosa:  non si vede una robinia, neppure a pagarla.

Non è un caso. La cura del sito è quello di restituire il paesaggio di 2030 anni or sono, ovvero solo macchia mediterranea e piante importate dai romani quali l'ulivo. E la robinia è una pianta invasiva estranea fino a qualche decennio or sono al paesaggio mediterraneo.

Insomma, un grazie di cuore ai Francesi!  Qui e in gran parte del loro  paese dimostrano che si può rispettare il paesaggio senza rinunciare ad un intelligente sviluppo turistico che fissa, e fa rispettare, precise regole di tutela.

Mi viene da pensare come sarebbe la piana dei templi di Agrigento, se gli Angioini ( Francesi) non fossero stati scacciati da quelle terre con i vespri siciiliani :-)


venerdì 10 luglio 2009

Il Doggy Bag della Signora Obama

Volutamente ho ignorato il G8 dell'Aquila; mi è bastato avere assistito a qualche episodio marginale di quello che è successo a Genova.


Tuttavia non posso ignorare  quello che le cronache riferiscono sulla signora Obama, durante la sua visita a Roma: alla  fine di una cena  privata in un ristorante romano, la first lady ha elegantemente chiesto che le facessero un pacchetto di quello che era avanzato  e che  avrebbe finito in albergo, con i suoi figli.


E' quello che gli americani chiamano Doggy Bag, il fagottino per il cane, un'elegante scusa per evitare sprechi di cibo.

Ricordo che quando si andava a mangiare fuori era "creanza"  lasciare qualche cosa nel piatto di portata; mia nonna, napoletana, lo chiamava  lo "scuorno", la vergogna.

Non è mia usanza lasciare niente nel piatto e non mi vergogno di fare delle accurate scarpette, quando il sugo merita.

Comunque vediamo di prendere tutti questa bella abitudine e, a fine pranzo, se proprio non ce la fate a finire spaghetti allo scoglio e  Dolcetto, chiedete al cameriere di mettere tutto in un pacchetto da portare a casa. E se proprio vi vergognate avete una buona scusa:  " Sa, abbiamo il cane ..."

martedì 30 giugno 2009

Modello Genova al Via

Il Parere di Italia Nostra sulla relazione della commissione tecnica rifiuti del Comune di Genova.

 

Italia Nostra trova interessanti elementi di novità nel documento licenziato dalla Commissione Tecnica sui trattamenti finali dai materiali post consumo prodotti nella Provincia di Genova.

 

“ In questo documento sono presenti molti importanti tasselli di quel nuovo modello di gestione degli scarti urbani che abbiamo chiamato modello Genova” - afferma Federico Valerio esperto Italia Nostra sulle tematiche ambientali -  “Importanti novità, che mandano in soffitta il vecchio Modello Brescia, sono il compostaggio e il trattamento anaerobico della frazione umida, il recupero energetico del biogas e il trattamento meccanico biologico della frazione indifferenziata. Ma la novità più importante è che il comune di Genova accetta la sfida di una raccolta differenziata al 65% da raggiungere  poco dopo la scadenza di legge, dicembre 2012. Questa è la partita più importante, il vero trattamento finale”.

 

“Se il gasificatore dovrà trattare, al massimo, 150.000 tonnellate, la raccolta differenziata , a regime (65% RD)   dovrà gestire ogni anno 325.000 tonnellate. Ed è  il riciclo, messo in moto da una raccolta differenziata di qualità che, in base a tutti i più recenti studi nazionali ed internazionali, a confronto della cosiddetta termovalorizzazione, garantisce maggiori risparmi energetici, minore inquinamento, minori costi di gestione, maggiore occupazione.

 

Dopo decenni di svalutazione del ruolo della raccolta differenziata, da parte di AMIU e di molte delle Giunte che hanno governato Genova,  non sarà facile rimontare la china, ma le ricette buone ci sono già: passaggio di tutta la Provincia a sistemi di raccolta Porta a Porta (PaP)  con tariffazione puntuale per premiare economicamente famiglie e imprese che producono meno rifiuti, energiche politiche locali  di incentivazione alla riduzione della produzione di rifiuti, realizzazione di isole ecologiche in ogni comune e, a Genova, in ogni Municipio, realizzazione di impianti di compostaggio e di trattamento meccanico biologico presso tutte le discariche provinciali con funzioni di inertizzazione della frazione umida residuale e di ulteriori recuperi di materia (metalli, inerti, carta, plastica).

 E non mancano gli esempi che ce la possiamo fare nei tempi previsti: notizia di questi giorni  che tutta San Francisco, grazie al PaP è al 72% di raccolta differenziata, ma questa quota è ampiamente raggiunta anche nei quartieri di Napoli dove il PaP è stato introdotto un anno fa e anche la vicina Salerno, grazie al PaP, è al 60% di RD , insieme ad alcuni quartieri romani, dove questa innovativa strategia di raccolta è stata introdotta.
 E forse anche Genova ce la può fare se il neo assessore Pinuccia Montanari, come ci auguriamo,  avrà una specifica delega al riciclo: con lei,  Reggio Emilia, nei quartieri dove l’assessore Montanari ha introdotto il PaP,  ha superato ampiamente il 60% di raccolta differenziata. E visto che qui a Genova non ci saranno le opposizioni strumentali contro il Porta a Porta che si sono avute a Reggio, è garantito che l’Assessore Montanari potrà raggiungere presto e bene gli obbiettivi previsti.”

giovedì 18 giugno 2009

11^ domanda a Berlusconi

La Repubblica continua a pubblicare le dieci domande a Berlusconi sul caso Noemi.

Mi permetto di suggerire di aggiungere una undicesima domanda:

"Signor Presidente ci può fare il nome di chi le ha suggerito la stupidaggine che l'inceneritore di Acerra inquina come due automobili di media cilindrata, come da lei affermato a Porta a Porta il 3/6/09?

http://www.youtube.com/watch?v=RYU3ok9qvzg

Per sua informazione, in base a dati forniti dai gestori dell'inceneritore di Brescia e da informazioni reperibili dalla letteratura scientifica internazionale  le emissioni giornaliere dell'inceneritore di Brescia (valori medi del 2007)  di polveri fini (4,38 chili) equivalgono a quelle di 1564 camion (10 km di percorso ciascuno); gli ossidi di azoto (836 chli) equivalgono alle emissioni di 38.000 camion (10 chilometri di percorso ciascuno) ; diossine e furani ( 21.589 nanogrammi) equivalgono alle diossine emesse da 93.458 camion con una percorrenza individuale di 10 chilometri.

Per cortesia, scelga con più cura i suoi "esperti" e prima di esternare  controlli le sue fonti!


sabato 6 giugno 2009

Politecnici per il Riciclo

Dopo il Politecnico di Milano, anche il Politecnico di Torino è costretto a riconoscere che il riciclo è meglio dell'incenerimento con recupero energetico e che è meglio ( dal punto di vista dell'efficenza energetica e della tutela dell'ambiente ) riciclare il 65% dei MPC invece del 52%.

Lo studio, licenziato alla fine del 2008, ha riguardato il sistema integrato di gestione dei MPC della Provincia di Torino.

Questo è un risultato comunque importante,  in quanto conferma che gli obiettivi fissati dal Governo Prodi (RD al 65% entro il 2014) sono, quantomeno giustificati, da questi indubbi vantaggi collettivi.

Anche i pretrattamenti della frazione indifferenziata (TMB) sono promossi  dallo studio torinese, anche se con la sola sufficenza, in quanto permettono una riduzione di gas serra superiore a quella che l'intero ciclo di vita ad essi associati, produce.

In particolare, le prestazioni energetiche e la riduzione di gas serra sono favorevoli quando l'umido, separato con trattamenti meccanici è inviato ad un impianto di digestione anaerobica (operativo in Piemonte, a Pinerolo) con recupero energetico del biogas.

Ovviamente, visto che il piano provinciale lo prevede, alla fine c' è sempre il solito inceneritore ( quello di Gerbido)  con recupero energetico.

Comunque i ricercatori del Politecnico concludono:

" La questione pretrattamento o incenerimento diretto del rifiuti residuo ( che deve essere effettivamente "residuo" poichè il recupero energetico e i benefici ambientali dei riciclaggio sono certamente maggiori) non può essere decisa solo su basi energetiche ed ambientali, ma deve esere anche interessate le sfere economiche, gestionali e sociali. In particolare .... si deve considerare la complessità di conduzione di sistemi biologici ( basta affidarli a biologi ben preparati ndr), l'effettiva destinabilità del calore residuo per la termovalorizzazione, la reperibilità di destini finali per la frazione organica stabilizzata."

Mi sembrano osservazioni corrette ed oneste che tutti dovrebbero fare...

Un altro interessante risultato è quello della analisi economica: "passando dal 52 al 65% di raccolta differenziata si renderebbero disponibili ( per mancati costi di smaltimento ndr) circa 17 milioni di euro all'anno  per uno schema senza pretrattamento e circa 3 milioni di euro all'anno, con pretrattamento . Somme disponibili per politiche di incentivo per portare la RD al 65%."

Non male!