Translate

lunedì 12 dicembre 2016

Chi inquina le nostre città? PM10

Foto satellitare 17 marzo 2016
In questi giorni molte città italiane sono in emergenza smog.

Torino, Alessandria, Milano, Padova, Venezia, Frosinone, Roma e Napoli  hanno superato i limiti di legge per le polveri sottili (PM10 e PM2,5) e i loro sindaci cercano di correre ai ripari limitando la circolazione alle autovetture più vecchie, ma c'è da scommetterci: queste misure non abbasseranno l'inquinamento e l'emergenza la risolverà, ancora una volta, solo il ritorno della bassa pressione e del maltempo.

In ogni caso, ancora una volta, il nostro Paese non sarà riuscito a rispettare le proprie leggi a tutela della qualità dell'aria e della salute dei propri cittadini e giustamente dovremo pagare all'Unione Europea la multa miliardaria (sic) per mancato rispetto delle norme comunitarie.

Non usciremo da questa situazione senza la presa d'atto che oggi, in Italia, la principale fonte di polveri sottili non è più il traffico ma l'uso di legna per il riscaldamento domestico.

Fig 1 Andamento delle emissioni di PM2,5 da trasporto stradale e da impianti di riscaldamento (1990-2012)



La Figura 1 mostra l'andamento delle emissioni di PM2,5 da traffico veicolare e da impianti di riscaldamento domestico in Italia, dal 1990 al 2012, secondo le stime di ISPRA.

Il grafico si basa sulla stima delle emissioni fatta da Ispra ambiente e mostra come, a fronte di una progressiva riduzione delle emissioni veicolari, grazie a marmitte catalittiche sempre più efficaci, a partire da 2003, le emissioni di polveri derivanti dal riscaldamento domestico, hanno superato quelle veicolari e sono in costante aumento.

Questo dato dipende dal fatto che circa quindici anni or sono, gli italiani hanno scoperto le stufe a pellet di legno e il costo relativamente basso di questo combustibile e per questi motivi molte famiglie sono passate dal metano al pellet.

Fig 2 Andamento del consumo di pellet di legno (tonnellate/anno) in Italia  2000-2011


La Figura 2 illustra la crescita esponenziale della vendita di pellet di legno nel nostro paese che, nel 2012, ha superato i due milioni di tonnellate.

Il problema è che se il metano costa di più del pellet, la combustione del metano emette quantità molto inferiori di polveri sottili rispetto a quelle prodotte bruciando legna.

la Tabella che segue riporta i Fattori di Emissione di impianti di riscaldamento, alimentati con combustibili a legna e a metano, in altre parole quanti grammi di polveri emettono diversi impianti di riscaldamento domestico, a parità di calore prodotto.
In questo caso la quantita' di calore di riferimento è un giga Joule, il calore prodotto dalla combustione di  circa 25 metri cubi di metano

                                          grammi/gigaJoule
  • Caminetto aperto            700
  • Stufa tradizionale            500 
  • Caminetto chiuso            300  
  • Stufa moderna                 150
  • Stufa a pellet                     50   
  • Caldaia a metano             0,2  
Pertanto, in base a questa tabella,  la rinuncia al metano, a favore del pellet, comporta un qualche risparmio di danaro ma inevitabilmente produce anche una  emissione di polveri sottili maggiore di 250 volte; se la legna si usa con stufe e caminetti la quantità di polveri sottili immessa in atmosfera è di gran lunga maggiore fino a 3.500 volte, con i caminetti aperti

Anche per impianti industriali il passaggio da metano a combustibili  "alternativi" quali biomasse legnose e rifiuti urbani, a parità di energia termica prodotta peggiora le emissioni in atmosfera

                                                   grammi/gigaJoule
  • Termovalorizzatore rifiuti          9,5
  • Centrali biomasse                      3,5
  • Centrali a metano                       0,2 
In base a questi fattori di emissione si evidenzia come anche  la scelta di tele-riscaldare con rifiuti o biomasse legnose, edifici che potrebbero utilizzare metano, comporti un significativo peggioramento della qualità dell'aria.

E ovviamente la scelta governativa di dare il via a otto nuovi termovalorizzatori e a mantenere gli incentivi a chi produce energia bruciando biomasse non aiuta certamente a rispettare gli obiettivi di qualità dell'aria e altrettanto dicasi per il via libera alla combustione di ramaglie, potature e legna spiaggiata dole le alluvioni.

In base agli specifici fattori di emissione di processi di combustione in uso nelnostro paese ISPRA ha stimato che le polveri sottili PM10 emessi annualmente nell'atmosfera del nostro paese siano ripartite come mostra la Figura 3.

Fig 3 Contributo delle principali fonti emissive di PM10 in Italia nel 2013
La Figura 3 mostra che in Italia, nel 2013, circa il 53% delle PM10 immesse in atmosfera proveniva dagli impianti di riscaldamento domestico alimentato a biomasse (legno e pellet), il traffico veicolare è stato responsabile dell'11,2 % delle polveri, mentre tutti gli impianti di riscaldamento a metano hanno prodotto solo lo 0,1% di PM10, dieci volte di meno dei "termovalorizzatori".

In valore assoluto, in base alle stime ISPRA, nel 2011 gli impianti di riscaldamento domestici alimentati a biomasse hanno emesso 53.500 tonnellate di PM10, quelli a metano 136 tonnellate.

Nello steso anno, le centrali elettriche alimentate a biomasse e gli inceneritori di rifiuti hanno prodotto rispettivamente 254 e 627 tonnellate di polveri.

Certamente sfugge alla percezione collettiva, ma l'inalazione di queste polveri, anche quelle prodotte  bruciando legna ha un pesante effetto sulla salute delle popolazioni esposte 

L'agenzia europea per l'ambiente ha stimato che, a causa dell'esposizione a polveri sottili (PM2,5) in Italia, nel 2012, ci sono state 59.300 morti precoci .

Sono morti evitabili con incisive politiche di riduzione delle emissioni, politiche fin'ora assenti. 

Se voi foste al governo di questo Paese, alla luce di questi dati, quali scelte fareste per ridurre l'inquinamento dell'aria e quindi tutelare la salute degli italiani?

Dubito che decidereste di ridurre l'IVA sui pellet.

Ebbene è proprio quello che il governo Renzi si proponeva di fare con la legge di stabilità del 2016: ridurre l' IVA sui pellet dal 22 al 10%, ipotesi per fortuna rientrata, forse anche grazie al bicameralismo perfetto.

Resta il fatto che il metano, nonostante gli indubbi vantaggi ambientali, subisca un carico fiscale (IVA e accise varie) pari al  25%.