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sabato 1 gennaio 2011

Povero Chicco!

Prima di mettermi a scrivere ho risentito in podcast l'intervista di ieri a Chicco Testa su Radio Tre scienze, per essere sicuro di aver capito bene.

Alla osservazione della giornalista che nel referendunm dell' 87 il popolo italiano si era già pronunciato bocciando in grande maggioranza la scelta nucleare, il Chicco risponde che questa maggioranza bulgara non c'era stata affatto in quanto,  sommando chi era favorevole e chi non era andato a votare, la percentuale di italiani contrari al nucleare era solo il 60%!

Ma che che tenero questo Chicco Testa!

Con lo stesso ragionamento, a maggior ragione, Emanuele Filiberto potrebbe chiedere lo scioglimento delle Camere e la sua inconorazione a re d'Italia.
Chicco in affanno
Mentre scrivo questo Post,  Chicco Testa è intervistato su radio 3 scienza sul suo mega spot a favore del nucleare e il Chicco mi sembra in difficoltà nelle risposte alla brava intervistatrice.

Per rispondere al giocatore che crede di avere la risposta giusta, quando tra 50 anni il petrolio sarà finito, allego un articolo del prof. Ugo Bardi, Presidente di AspoItalia, che delinea la situazione della risorsa uranio. Dove si dimostra che, malgrado l'abbondanza di uranio nella crosta terrestre e nei mari, abbondanza solo teoricamente disponibile, stiamo andando incontro ad un picco di estrazione di questo elemento, dopo il quale, la domanda sarà superiore all'offerta.

Uranio e petrolio. Picchi in parallelo?
di Ugo Bardi

Di fronte alla presa di coscienza dell'imminenza del picco del petrolio, la prima reazione emotiva è, spesso, "allora useremo l'uranio". In effetti, l'energia nucleare viene spesso presentata come il toccasana che risolve tutti i malanni e che ci permetterà di superare senza danni la crisi energetica ormai in corso da qualche anno. Ma, ahimé, le cose non sono così semplici e i fautori dell'energia nucleare spesso glissano elegantemente sulla questione della disponibilità di uranio; il quale è una risorsa minerale, limitata così come lo è il petrolio. Quanto uranio abbiamo, realmente? E' possibile che siamo vicini al "picco dell'uranio", allo stesso modo in cui ci stiamo avvicinando al picco del petrolio?
Il problema è complesso e difficile, ma qualche elemento di valutazione lo possiamo ottenere dai dati. Un primo elemento lo possiamo ottenere dall'andamento dei prezzi (da www.uxc.com). Vediamo che il prezzo dell'uranio si è quasi decuplicato dal 2001. E' oggi di quasi 50 dollari la libbra, mentre era circa 5 dollari la libbra nel 2001.



Uranio1



Si dice che il prezzo dell'uranio non è un parametro molto importante per l'industria nucleare; è il costo degli impianti che conta. Questo è stato vero per un lungo periodo della storia dell'industria nucleare, ma è perfettamente possibile che il prezzo dell'uranio aumenti a un livello tale da diventare un fattore importante o addirittura predominante. Alla fine dei conti, se la produzione di uranio non è sufficiente per soddisfare la domanda, non importa quanto costa: qualcuno rimarrà senza. E questo sembrerebbe essere quello che sta succedendo, come vediamo dal grafico seguente.



Uranio2



La linea rossa rappresenta l'uranio utilizzato dai reattori attualmente in esercizio mentre le "montagne" colorate rappresentano la produzione. Il primo picco di produzione dell'uranio corrisponde alla corsa agli armamenti nucleari degli anni '60, il secondo è correlato allo sviluppo delle centrali nucleari, che ha avuto il suo massimo negli anni 70-80. Come si vede, a partire dagli anni 80, le centrali nucleari consumano più uranio di quanto l'industria minerale non produca. Non è impossibile che lo stop alle nuove centrali, avvenuto circa in quel periodo, sia stato dovuto in buona parte alla scarsità di uranio e non, come si dice di solito, all'incidente di Chernobyl e alle manifestazioni di ambientalisti esagitati con capelli lunghi e zoccoli.

La differenza fra produzione e consumo di uranio è stata coperta dal 1980 a oggi smantellando vecchie testate nucleari. Di per se, questa di trasformare "spade in aratri" è un'idea encomiabile, ma la quantità di materiale fissile che se ne può ricavare è limitata. Basta guardare il diagramma per vedere che stiamo utilizzando per i reattori l'uranio estratto negli anni '50 e '60 che era stato immagazzinato nelle bombe. Questo uranio non potra durare ancora a lungo, anche ammesso che i paesi che hanno armi nucleari vogliano liberarsene totalmente.


Cosa sta succedendo? Perché non si riesce a produrre uranio dalle miniere in quantità tali da soddisfare la domanda? E' possibile che siamo vicini alla "fine dell'uranio"? Dal punto di vista puramente fisico, sembrerebbe di no, L'uranio, a differenza del petrolio, è un minerale relativamente abbondante nella crosta terrestre; il problema è che è raro trovarlo sufficientemente concentrato da poter essere considerato "estraibile". L'andamento dei prezzi e della produzione suggerisce che i giacimenti di uranio concentrato siano stati in gran parte sfruttati e che ora sia necessario estrarre da giacimenti piu' diluiti. Questo richiede forti investimenti, il che spiega l'andamento dei prezzi, sui quali i maggiori costi di estrazione si riflettono.

Vediamo quindi per l'uranio lo stesso andamento che stiamo vedendo con il petrolio, dove i costi di estrazione sempre maggiori causano quello che viene chiamato il "picco del petrolio". Sembrerebbe che anche l'uranio sia vicino, o abbia già passato, il proprio picco di estrazione ("picco dell'Uranio") anche se l'andamento irregolare della produzione non ci permette di dirlo con certezza.

Di fronte a questa situazione, le prospettive dell'industria nucleare sono incerte. Al momento c'è un evidente tentativo di ripartire con la costruzione di nuove centrali, ma il rilancio del nucleare non può esimersi dal considerare la scarsità di uranio minerale. Il problema si potrebbe fronteggiare investendo ancora di più nell'estrazione di uranio oppure investendo in tecnologie nucleari più efficienti, ovvero che usino meno uranio. Entrambe le strategie richiedono costi di investimento immensi, nonché tempi molto lunghi. A lungo andare, comunque, non sarebbero che dei palliativi di fronte al progressivo esaurimento delle risorse minerali.

E' ancora possibile produrre abbastanza uranio per mantenere attivi i reattori esistenti, che possono supplire in parte al declino dei combustibili fossili. Tuttavia, mantenere la produzione, o anche espanderla con nuove centrali, è destinato a costare sempre più caro. Ne consegue che l'energia nucleare non potrà mantenere la promessa che aveva fatto negli anni '50 e '60, ovvero produrre energia talmente abbondante e a buon mercato che "non sarebbe valsa nemmeno la pena di farla pagare agli utenti". Tanto vale prenderne atto e non farsi troppe illusioni che il nucleare per magia ci risolva tutti i problemi.
Controforumnucleare
Cominciamo ad analizzare nei dettagli lo spot del Forum nucleare.
La prima scelta dei creativi che lo hanno realizzato è quella di apparire di non essere di parte: solo alla fine dello spot si vedono i volti dei giocatori contrapposti e si scopre, con sorpresa,  che sono la stessa persona, due maschi prima ( non credo sia un caso), due donne poi, in seguito, una grande sala di sosia che si confrontano, il popolo italiano.



Il messaggio è che su questo tema non esistono fazioni contrapposte e che ognuno di noi deve scegliere, facendo prevalere la parte razionale (maschile) su quella emotiva (prevalentemente femminile).



Questa scelta, di apparente non schieramento, ha una spiegazione semplice:per raggiungere l'obiettivo ( far digerire agli Italiani il ritorno del nucleare)  non è utile dividere tra chi è pro e chi è  contro.



Con un referendum, la maggioranza degli Italiani ha già deciso di essere favorevole a rinunciare all'energia nucleare e anche i sondaggi più recenti confermano che i contrari alla scelta nucleare sono la maggioranza.



Quindi non è utile  contrastare un avversario esterno niente affatto minoritario ad esempio bollandolo come affetto dalla sindrome NIMBY, o ridicolizzandolo come contrario al progreso scientifico e allo sviluppo, ma occorre convincere la parte razionale degli italiani a fare le scelte giuste.



Quale sia la parte giusta non è esplicitato con chiarezza nello spot, ma "naturalmente" come afferma la Morte, nella famosa scena della sfida a scacchi tra Morte e Cavaliere, nel Settimo Sigillo di Bergman, è la Morte che, come lo sfidante emotivo dello spot,  sceglie gli scacchi neri.

E proprio a questa scena del Settimo Sigillo si rifà un bel anti spot  contro la scelta nucleare che vi invito a vedere e a diffondere in rete.

L'unica mia critica sono le immagini finali di bambini deformi che eliminerei, in quanto elementi razionali per dire NO al nucleare, bastano ed avanzano, basta conoscerli.