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giovedì 23 dicembre 2010

Un Posto Verde al Sole

Ho inviato questa mail, alla Redazione di  " Un Posto al Sole"  RAI 3.

"Seguo  "da sempre" la vostra telenovela napoletana e ho notato con piacere alcune vostre attenzioni, certamente non casuali, a far passare messaggi positivi per contribuire alla soluzione della crisi "monnezza" di Napoli.

Ad esempio, ho notato che ultimamente, i nostri personaggi utilizzano regolarmente sacchetti di carta per fare la spesa e qualche tempo fa Raffaele ha fatto un corso di raccolta differenziata ai suoi coinquilini.

Mi permetto di suggerire ulteriori scelte a riguardo:

- far usare borse della spesa di tela che si riutilizzano centinaia di volte

- Consigliare a Raffaele di organizzare nel giardino condominiale un'iniziativa di compostaggio domestico condominiale con una bella compostiera, dove gli ospiti di palazzo Palladini possono conferire i loro scarti di cucina che, trasformato in compost, sarà utilizzato per la coltivazione dei fiori.

I conseguenti risparmi in terriccio e concime, dovrebbero fare la felicità del signor Poggi :-)

Entrambe queste idee contribuiscono a ridurre la produzione di rifiuti ed, in particolare, il compostaggio domestico, ben gestito, elimina tutti i problemi derivanti dalla raccolta e smaltimento  dell'umido.

Raffaele potrebbe anche fare una citazione dotta, citando la bella pagina di Goethe, nel suo Viaggio in Italia, dove il poeta tedesco descrive il popolino napoletano che ogni mattina  (siamo alla fine del 1700) si attivava per raccogliere tutti gli scarti vegetali della città per trasformarli in compost, per far ricrescere rigogliose cipolle, lattughe e cavoli, contribuendo, in questo mod,  a far di Napoli una delle più pulite città italiane del tempo."


Vi terrò al corrente sugli sviluppi.

lunedì 13 dicembre 2010

Report e Sorrisi Imbarazzati

Se vi siete persi l'ultima puntata di Report andatela a vedere sul sito RAI perchè, a mio avviso, vale la pena: un ottimo esempio di buon giornalismo, su temi di cui poco si parla.

Se avete seguito la puntata fino alla fine, forse avete notato il mio sorriso imbarazzato quando, durante l' intervista,  il giornalista mi ha chiesto conferma del fatto che, per un bambino che vive a Taranto, l'inquinamento dell'aria che respira annualmente, equivale a quello presente in un migliaio di sigarette.

Il mio imbarazzo derivava dal fatto che poco prima avevo confermato che la quantità di benzopirene (un potente cancerogeno) che un bambino tarantino inala ogni giorno, equivale a quello di cinque sigarette; evidentemente, fare il conto su di un anno (1500 e passa sigarette equivalenti) era per me una semplice equivalenza, ma, capivo che 1500 sigarette all'anno, fanno più effetto di 5 sigarette al giorno !
Comunque, per evidenti problemi di tempo, non è andata in onda la mia testimonianza di come a Genova, abbiamo risolto un analogo problema, prodotto da una cokeria a poche decine di metri dall'abitato del quartiere di Cornigliano.

In questo caso, il diretto passaggio di informazioni dal ricercatore ( il sottoscritto) che aveva misurato l'elevato inquinamento da benzopirene ed individuato con certezza la sua fonte, e la popolazione coinvolta, è servita affinchè questi ultimi (gli inquinati) facessero le debite pressioni sui politici, costringendoli alla chiusura dell'attività "fuorilegge" e alla garanzia dell'occupazione per chi, in quella fabbrica,  lavorava.

In questo caso,  il crollo dell'inquinamento, il giorno dopo la chiusura della cokeria,  ha ridotto i ricoveri ospedalieri per malattie respiratorie degli abitanti esposti, contribuendo, ovviamente alla riduzione del PIL dei genovesi :-).

lunedì 6 dicembre 2010

Nano polveri: il Bio-Metano ci dà una mano

Lo studio del Politecnico di Milano sulla emissione di nano-polveri da impianti di combustione, presentato il 2 dicembre 2010,  permette conclusioni diverse da quelle riportate dalla stampa, pur partendo dall'analisi degli stessi risultati.

Innanzitutto, lo studio ha confermato che nelle emissioni dei termovalorizzatori, come in tutti i processi di combustione, sono presenti nanopolveri, nonostante complessi e costosi sistemi di abbattimento fumi.

In due dei tre termovalorizzatori studiati, quelli di Brescia e Milano, il numero di nanopolveri presenti nei fumi sono circa la metà delle nanopolveri in ingresso ai rispettivi impianti, ovvero le nanopolveri "normalmente" presenti nell'aria che si respira a Brescia ( 13.500 particelle per centimetro cubo)  e a Milano (32.000 particelle per centimetro cubo). Si tratta di un interessante risultato,  ma nei fumi del  terzo termovalorizzatore studiato, quello di Bologna, la quantità di nanopolveri è da due a tre volte superiore al numero di nanopolveri presenti nell'aria di questa città.

Questa differenza potrebbe essere dovuta al diverso trattamento fumi (a umido nell'impianto di Bologna), ma  comunque, in tutti i tre casi, questi trattamenti rappresentano il meglio della tecnologia oggi disponibile.

In base a questo risultato, è lecito affermare che  il 33% degli impianti esaminati sta contribuendo ad un significativo aumento delle nanopolveri presenti in atmosfera, nelle rispettive aree di impatto ( la pianura Padana !). Se questo rapporto fosse lo stesso del parco inceneritori italiano (50 impianti operativi nel 2009) oggi, 16-17 termovalorizzatori stanno inquinando, con le  nanopolveri  da loro prodotte, il territorio sottovento ai loro camini.

Lo studio del Politecnico di Milano ha evidenziato un altro importante dato: i termovalorizzatori emettono nanopolveri, la cui composizione chimica è significativamente diversa  da quella dalle nanopolveri che entrano  nell'impianto. In particolare, nelle nanopolveri in uscita dai termovalorizzatori si trovano  molti più metalli di quelli che si trovano nelle nanopolveri presenti nell'aria in ingresso. Questo risultato non è inaspettato, in quanto è la combustione, in particolare le alte temperature,   che fa passare allo stato di vapore e di aereosol i metalli più volatili, presenti in forma solida nel combustibile.

E' possibile che questa differente composizione comporti un diverso effetto tossico e la presenza, nelle nanopolveri da termovalorizzatori, di metalli quali zinco, piombo, nichel, ferro, cromo, manganese, cobalto, vanadio non promette niente di buono per i possibili effetti sulla salute di chi respirasse queste particelle,  certamente poco biocompatibili.

Infine, il risulto più interessante.

Lo studio del Politecnico di Milano ha confermato, anche per le nanopolveri,  quanto la letteratura scientifica sta evidenziando con numerosi studi: tra le tecniche di trattamento dei rifiuti urbani la termovalorizzazione è quella con il più elevato impatto ambientale.

Tra i combustibili studiati (legna, gasolio, rifiuti, metano) quello  che, in assoluto, ha emesso la quantità minore di nanopolveri è risultato essere il metano.

In un centimetro cubo di fumi da " termovalorizzazione " dei rifiuti , dopo trattamento,  si trovano da 3.900 a 70.000 nanoparticelle; in un centimetro cubo di fumi di una caldaia alimentata a metano, e senza alcun trattamento fumi,  le nanoparticelle trovate sono state 4.500, nettamente inferiori alle nanopolveri presenti nell'aria ambiente (15.000-28.000).

Pertanto,  ci si può aspettare che trattamenti anaerobici delle frazioni biodegradabili ( 60% dei rifiuti urbani) e uso energetico del bio-metano così prodotto, possa produrre un impatto ambientale altrettanto trascurabile e ovviamente ancora più basso, se, come avviene negli impianti industriali alimentati a metano, i fumi, prima di essere immessi in atmosfera sono trattati con filtri a maniche.

sabato 20 novembre 2010

La Carica dei Compostatori

La prossima è la Settimana Europea per la Riduzione dei Rifiuti.

In questa occasione il Comune di Genova avvierà il progetto "30.000 compostatori in città" .

Per raggiungere questo obiettivo, il 27 novembre, dichiarato "Compost Day", sarà presentato uno strumento innovativo: la quinta edizione del "Corso di Compostaggio in Campagna e in Città", a cura di Italia Nostra, con la collaborazione della Scuola Agraria di Monza.

Il Corso di Compostaggio in Campagna e in Città" è il primo Quaderno del costituendo Museo genovese della "Rumenta"; questo Quaderno fornisce tutte le istruzioni per costruire e gestire compostiere da "poggiolo", per permettere di fare compostaggio in città a tutti coloro che dispongono di poggioli e terrazzi fioriti.

Quando 30.000 famiglie genovesi avranno imparato a trasformare i loro scarti di cucina in compost da usare nei propri vasi da fiore, la produzione di rifiuti di Genova diminuirà di 3.400 tonnellate all'anno, pari all' un per cento dei rifiuti attualmente prodotti in città.

Già oggi, grazie ai corsi di compostaggio organizzati da Italia Nostra, 2000 famiglie genovesi hanno fatto richiesta della riduzione sulla Tariffa Rifiuti (15 euro all'anno), previsti dal Comune di Genova, a favore di chi fa compostaggio domestico.

La quarta edizione del Corso di Compostaggio domestico si può scaricare al seguente indirizzo

https://files.me.com/federico.valerio/qg5jnv


venerdì 19 novembre 2010

Fuori Uno

Ieri, di passaggio a Reggio Emilia, mentre sorseggiavo un caffe in attesa del treno, dai giornali locali ho scoperto che la centrale a biomasse di Toano  (vedi blog del 1 novembre 2010) non si fa più.

Penso sia merito del sindaco che si è opposto con fermezza a questo progetto e del comitato cittadino che è riuscito a porre attenzione al caso.

Sembra che ai grillini locali che hanno proposto, in alternativa, un impianto fotovoltaico e un impianto di compostaggio, sia stato risposto che questo non si può fare in quanto i finanziamenti andavano alle energie rinnovabile e non alla gestione dei rifiuti.

Una produzione di compost associata alla produzione di biometano da fermentazione anaerobica di scarti agricoli e di allevamento, in quale categoria di finanziamento dovrebbe andare?

Mi viene da proporre seri esami di cultura generale a tutti coloro che pensano di fare carriera politica.

Per lo meno, renderei obbligatorio seguire i corsi di aggiornamento via internet che sta realizzando l'Università di Reggio che, poi era il motivo della mia presenza in questa città.

Se vi interessa, ho registrato la mia presentazione più gettonata, quella in cui metto a confronto gli impatti ambientali delle diverse metodologie di trattamento dei materiali post consumo, dimostrando che riciclo e trattamenti biologici sono quelli che garantiscono il minor impatto ambientale.

lunedì 15 novembre 2010

La Storia delle Cose

Se non l'avete ancora visto non potete perdervi "La storia delle cose"

Si tratta di un filmato molto efficace per capire in quale "casino" ci siamo messi ( ci hanno messo) e come possiamo uscirne..

La traduzione in italiano ne permette un'ampia diffusione, approfittatene.

mercoledì 3 novembre 2010

Aggiornamento Biomasse

E' disponibile una versione aggiornata della rassegna bibliografica dell'impatto ambientale e sanitario derivante dall'uso energetico di  biomasse legnose.

Il testo è per addetti ai lavori, ma dovrebbe essere utile anche a chi vuole aggiornarsi su un argomento che sta coinvolgendo molte comunità italiane.

IMPATTI AMBIENTALI E SANITARI DEI BIO-COMBUSTIBILI LIGNO-CELLULOSICI.
F. VALERIO

Istituto Nazionale Ricerca Cancro

S.S Chimica Ambientale. largo R. Benzi 10

16132 Genova

Italy

Riassunto: Nella letteratura scientifica si osserva un crescente interesse all’inquinamento indotto dall’uso energetico delle biomasse, in particolare del legno. La maggior parte degli studi riguarda i problemi d’inquinamento interno indotti dall’uso domestico delle biomasse nei paesi in via di sviluppo. Più recentemente l’attenzione dei ricercatori si è spostata sull’esposizione domestica nei paesi sviluppati, in cui l’uso della legna per il riscaldamento domestico è in rapido aumento a causa dei prezzi più convenienti. Nei fumi che si producono con la combustione del legno sono state riscontrate numerose sostanze tossiche quali benzene, idrocarburi policiclici aromatici, diossine, polveri fini ed ultrafini. Tutti gli studi confermano come la combustione di biomasse produca un deterioramento della qualità dell’aria, all’interno e all’esterno delle abitazioni, in particolare a causa della emissione di polveri fini. Importanti miglioramenti della qualità delle emissioni si sono ottenuti con l’uso di impianti domestici più efficienti, sia nei paesi sviluppati che in quelli in via di sviluppo. Numerosi studi hanno valutato i possibili effetti per la salute di chi è esposto a questi fumi, in particolare nei paesi in via di sviluppo. Un’ampia rassegna, realizzata da Naeher (Naeher et al. 2007) ha concluso che gli studi fino ad oggi effettuati forniscono sufficiente evidenza che l’esposizione al fumo di legna, anche nei paesi sviluppati, possa avere effetti negativi sulla salute umana. Recentemente lo IARC ha classificato il fumo di legna come possibile cancerogeno per l’uomo. In Europa la produzione d’energia elettrica dalla combustione di biomasse è in costante aumento grazie agli incentivi statali previsti per assecondare le scelte della Unione Europea a favore della riduzione delle emissioni di gas serra e dell’uso di fonti di energia fossile. Ad oggi mancano studi adeguati a valutare gli effetti ambientali e sanitari di questa scelta. Sull’opportunità d’incentivare usi energetici delle biomasse, in quanto caratterizzate da un bilancio neutro sulla concentrazione d’anidride carbonica nell’atmosfera, si comincia ad avere dei dubbi, in particolare per le coltivazioni ad alto consumo d’energia e per la produzione boschiva a ciclo pluri-decennale.