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venerdì 9 aprile 2010

Audizione Genova

Audito!
L'audizione in Consiglio Comunale sul ciclo dei materiali post consumo genovesi non è andata male.

I consiglieri presenti, nonostante i numerosi interventi, sono stati sempre attenti, le associazioni che avevano chiesto di intervenire hanno avuto spazio sui giornali e le televisioni locali ed in particolare ho avuto diverse richieste di aver copia del mio intervento scritto.

Intervento che, mi dicono, non sia piaciuto all'amministratore delegato dell'AMIU, in quanto l'ho chiamato direttamente in causa, creandogli, mi pare di capire, qualche difficoltà.

Per i non genovesi ricordo che, oggi, la nostra raccolta differenziata è ad un penoso 25%. Tutti gli interventi hanno sottolineato non solo i forti ritardi, in parte ereditati dalla passata Giunta, ma anche la palese tiepidezza con la quale l'attuale amministrazione affronta questo tema.

Tanto per esemplificare, esiste un chiaro crono programma per arrivare nel 2014 ad inaugurare il gassificatore che dovrebbe chiudere il ciclo, ma non esiste nessun cronoprogramma per arrivare in quella data (con un ritardo di due anni, rispetto agli obiettivi di legge) ad una raccolta differenziata del 65% e ad una riduzione del 10%, come avventatamente affermato dal Presidente Amiu, qualche decina di giorni or sono.

Nel suo intervento, durante l'audizione,  l'Amministratore delegato AMIU ha affermato che se avesse 5 milioni di euro all'anno, lui si che farebbe tutta la raccolta differenziata che serve.

Nel mio intervento, successivo al suo (vedi post precedente) ho fatto osservare a lui ( momentaneamente assente, probabilmente per interviste in corso) e agli allbiti consiglieri  ( pparentemente all'oscuro del fatto) che il non fare la raccolta differenziata alle casse del Comune costa, in ecotasse regionali, qualcosa come  3 milioni di euro all'anno, a cui si devono aggiungere tutti i contributi CONAI non presi per la bassa qualità della poca raccolta differenziata che riusciamo a fare.
mercoledì, 07 aprile 2010
Audite, audite..
Oggi, alle 14:30 audizione pubblica della Commissione Territorio sul ciclo dei rifiuti (pardon) Materiali Post Consumo a Genova in concomitanza con la presentazione della collocazione dei tre impianti "finali": trattamento meccanico biologico, digestore anaerobico, gasificatori che saranno collocati in testa alla grande discarica genovese in località Scarpino.
Per conto di Italia Nostra anch'io sarò audito ( almeno così spero, le altre volte i consiglieri se ne stavano a fare chiacchiere e a leggere il giornale) e quello che segue è il testo che consegnerò.
Niente di nuovo per gli " abituè" di questo blog, ma come ben sapete giova sempre ripetere le cose.

COSTI DEL NON FARE RACCOLTA DIFFERENZIATA DI QUALITA’ CHI LI PAGA?

Oltre l’ 80% degli scarti dei genovesi (tra l’ 85 e il 90%) è separabile in modo differenziato e utilizzabile per il riuso e il riciclo: questo è quanto emerge dalla analisi merceologiche degli scarti della città; un dato che la stessa AMIU è costretta ad ammettere.
Una famiglia che si organizza per separare alla fonte le principali classi merceologiche (organico, carta, vetro, plastiche e metalli, pile, farmaci, tessuti) è in grado di raggiungere una raccolta differenziata pari all’86% dei suoi scarti, come ha dimostrato uno studio, effettuato nel 2006 da Italia Nostra, su un campione di 106 famiglie italiane (http://files.me.com/federico.valerio/ryabs5).
Questo significa che una famiglia, o un esercente,ben informati e motivati sono in grado di separare alla fonte tutti i materiali riciclabili e riutilizzabili che, con gli acquisti o la loro attività, entrano nell’abitazione o nell’esercizio commerciale.
E raccolte con differenziazioni dell’80% sono ormai realtà frequenti in molti comuni Italiani passati a sistemi di raccolta Porta a Porta, attualmente i migliori sistemi in grado di garantire alta quantità ed elevata qualità delle frazioni separate.
Il 60% di questi materiali sono imballaggi (plastica, vetro, carta/cartone, metalli , legno) e nel restante, almeno il 25 % - 30 % circa sono scarti di cibo (frazione organica).
Tutti gli ex imballaggi hanno un valore economico, pari almeno al contributo che il Consorzio Nazionale Imballaggi (CONAI) riconosce ai Comuni che effettuano la raccolta differenziata.
Questo valore dipende dalla purezza delle diverse frazioni merceologiche raccolte: quanto più una frazione è omogenea e pulita, tanto più è l’entità del contributo CONAI.
Oggi, una tonnellata di PET (bottiglie in plastica per acqua, bevande gasate e latte) e di Polietilene (flaconi per detersivi, shampoo…) nella classe più elevata di qualità riceve dal CONAI 314 €, e una tonnellata di lattine di alluminio altrettanto bene  selezionate, vale per il Consorzio 420,33 €.
Questo contributo  copre solo in parte l’intero costo della raccolta differenziata (si stima in media il 30% dei costi di raccolta), ma l’organizzazione più “onerosa” (la separazione alla fonte) è a carico delle famiglie e delle attività  commerciali e la raccolta differenziata bisogna comunque farla; è obbligatoria, sia per le famiglie e gli esercizi commerciali che per i Comuni.
Visto che la raccolta differenziata è obbligatoria, tanto vale farla bene, incentivare la sua pratica, organizzare le opportune economie di scala, spuntare i valori massimi dei contributi CONAI  e in questo modo ridurre i costi della raccolta ed evitare i costi per lo smaltimento che, se realizzati con la gasificazione e l’incenerimento con recupero energetico,  sono molto elevati; in Europa vanno da 90 a 120 euro per tonnellata.
Gli scarti di cibo e di giardino non rientrano negli accordi CONAI, tuttavia, raccolti in modo separato e sottoposti a processi di compostaggio possono essere usati per produrre ammendanti compostati misti impiegabili in agricoltura enella produzione di terriccio di qualità per orticoltura e floro-vivaistica, con un valore medio  di mercato dello sfuso tra 5 e 15 € a tonnellata (con punte fino a 30 € per lo sfuso e del doppio per l’insacchettato).
Nel 2007, negli scarti degli abitanti della provincia di Genova c’erano 41.000 tonnellate di imballaggi in plastica e 4.000 tonnellate di alluminio con un valore CONAI, rispettivamente di 11,3 e 1,7 milioni di Euro.
Nello stesso anno, gli scarti umidi e verdi della provincia di Genova ammontavano a 166.000 tonnellate con le quali si sarebbero potuto produrre 58.000 tonnellate di compost, con un valore commerciale di circa 600.000 Euro.
Pertanto, focalizzando l’attenzione solo sugli imballaggi in plastica e in alluminio e sulla frazione umida  e ipotizzando che la produzione provinciale nel 2009 sia rimasta simile a quella del  2007,  il loro attuale  contributo Conai ammonterebbe a 13,6 milioni di euro, di cui 9 milioni circa (66 %) attribuibili al solo Comune di Genova.
A tutti questi soldi  Genova rinuncia in larga parte (in media per il 75 – 80 %) sia per mancata RD sia per la scarsa qualità della raccolta.
Il mancato contributo CONAI potrebbe essere considerato un evento virtuale, che non pesa nelle casse del Comune e dell’AMIU, in quanto questo costo è totalmente a carico delle famiglie che, al momento dell’acquisto di un prodotto, pagano una tassa occulta, pari a 7 centesimi per chilo di imballaggio, che il produttore dell’imballaggio gira al CONAI.
Sono invece un fatto reale le ecotasse che il Comune di Genova deve pagare alla Regione Liguria per il mancato raggiungimento degli obiettivi di raccolta differenziata e per il mancato riciclo.
L’ecotassa regionale ammonta a 10,33 euro per ogni tonnellata di MPC conferita a discarica, a cui si aggiunge una sovratassa del 20 % per il mancato raggiungimento dell’obiettivo di raccolta differenziata che, oggi, è pari al 50%.
Pertanto, oggi una tonnellata di rifiuti mandata a Scarpino ci costa , in ecotasse 12, 39 €.
Nel 2009 il comune di Genova ha mandato a Scarpino circa 251.500 tonnellate di rifiuti e questo ci è costato più di 3 milioni di euro in ecotasse! Questa cifra è segnata in rosso nel bilancio del Comune e per il momento non è stata scaricata sui bilanci delle famiglie.
Tuttavia, questo significa che ai Genovesi sono state sottratte importanti risorse, ad esempio per incentivare il compostaggio domestico, per migliorare la qualità delle frazioni raccolte, per realizzare nuove isole ecologiche, per estendere il porta a porta a tutta Sestri e Pontedecimo: un danno a carico della collettività di cui è responsabile principalmente l’alta dirigenza AMIU, ma anche l’amministrazione comunale.
Si noti che solo il 10 % dell’ecotassa regionale viene reimpiegato in attività inerenti la gestione regionale  del ciclo dei rifiuti.
Questo è un danno che la Corte dei Conti potrebbe sanzionare, come ha già fatto in Campania dove è stato riconosciuto che oltre che un danno all'ambiente, la mancata raccolta differenziata dei rifiuti solidi urbani costituisce un danno economico per l'Erario. La sentenza 1492/2009 della Corte dei Conti ha sentenziato che, qualora la raccolta differenziata non venga effettuata, i comuni debbano risarcire lo Stato per una spesa non prevista. La sentenza è stata emessa contro il Comune di Marcianise (RD al 12%) e contro il sindaco.
La Corte dei conti ha stabilito per il comune campano un danno che supera i 450 mila euro.
Sono tre i danni contestati:
  • un danno per il Comune che ha dovuto pagare all'Ente preposto la tariffa di smaltimento rifiuti per il conferimento dell'indifferenziato che si sarebbe evitata qualora la raccolta differenziata fosse stata attuata;
  • altro danno, sempre in conto alle casse comunali è costituito dai mancati introiti che si sarebbero potuti ricavare dalla vendita del materiale riciclato.
  • terza, ed ultima contestazione, è il danno provocato, oltre che al Comune, anche all'Erario, costituito dal collasso del piano integrato dei rifiuti e dei costi emergenti, cui l'insufficiente raccolta ha costretto con uno smodato ricorso al conferimento in discarica, mentre le normative Europee impongono il ricorso alla discarica solo come “Extrema ratio”.

Come ridurre il danno

Il Comune  di Genova deve predisporre un crono-programma per gli obiettivi di riduzione e ricicloche la cittadinanza deve raggiungere nel tempo, traguardando  la riduzione del 10%e il riciclo del 65%  entro il 2014, prima dell’entrata in funzione del gasificatore.
L’istituzione dell’Osservatorio Comunale sulla corretta gestione dei Materiali Post Consumo, dovrà garantire il rispetto del crono-programma e segnalare tempestivamente  i necessari aggiustamenti.
Scelta prioritaria dovrà essere l’attuazione dei correttivi previsti ai progetti pilota di raccolta  Porta a Porta di Sestri e Pontedecimo, il raggiungimento stabile in queste zone di una raccolta differenziata del 65-70% e l’estensione, nei prossimi 12 mesi , su tutti i due quartieri, della raccolta porta a porta.

Secondo obiettivo prioritario del Comune deve essere  la riduzione della produzione di MPC che sarà realizzata accordando sconti sulla tariffa a famiglie e aziende che autocertificano scelte finalizzate a produrre meno scarti:
  • Compostaggio domestico
  • Uso di pannolini ecologici
  • Ristorazione con acqua e bevande alla spina
  • Abolizione dell’usa e getta per posate, stoviglie, tovaglie