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giovedì 7 gennaio 2010

Pomodori a Basso Impatto

Mentre nel paese del Sole ci gingilliamo con l'uranio prodotto ed arricchito da altri, nella gelida Albione la "green economy" è già una realtà che toglie mercato e competitività ad una produzione che credevano tutta e solo italiana:i pomodori.

La Pearson and Sons, dalle parti di Alderley Edge, ha cinque ettari di serre  dove ogni anno si producono 33 milioni di pomodori e circa 20 metricubi al giorno di scarti vegetali.

Fino a ieri questi scarti ( le piante di pomodoro, dopo il raccolto) erano inviati in discarica ed erano un costo netto; oggi questi stessi scarti sono diventati una fonte di energia rinnovabile, di fertilizzanti, di forza motrice.

Oggi, vicino alle serre sorge un digestore anaerobico dove, in una serie di tanche, caricate con le piante di pomodoro, un esercito di microorganismi provvede a trasformare, in 12-15 giorni, questi scarti in metano che con diversi gradi di raffinazione è utilizzato per produrre calore ( usato per riscaldare le serre), elettricità  per il digestore e per movimentare gli automezzi dell'azienda, dopo opportuna compressione del metano in bombole. E oggi, letteralmente, non si butta via niente: i sottoprodotti della digestione anaerobica sono 14.000 litri di nutrienti alla settimana che, come fertilizzanti, ritornano nelle serre; e nelle serre, ci va anche l'anidride carbonica estratta dal biogas che, a sua volta,  serve come fertilizzante fogliare dei pomodori che crescono meglio della concorrenza dei paesi del mediterraneo.

In soldoni, con questo investimento  la Pearson and Sons risparmia ogni anni 30.000 sterline e l'impresa va talmente bene che si sta pensando di trattare nell'impianto di digestione anche altri scarti organici e, udite, udite, il governo inglese ha deciso di promuovere questa e simili inizitive  con un programma denominato WRAP ( Waste and Resource Active Programme). Per i produttori di pomodori nostrani la vedo molto male.