Si potrebbe chiamare "Istant Scientific Paper". Si tratta di un articolo di autori spagnoli ( primo nome Lozano R.L.) pubblicato sull'ultimo numero di Environmental International ( 37; 2011, pag 1259-1264).
Il Titolo " Impatto radioattivo dell'incidente di Fukushima sulla penisola Iberica: evoluzione e percorso della nube" ci rimanda al disastro nucleare giapponese che, anche se nessuno ne parla più è ancora in corso, nei suoi effetti sul territorio giapponese intorno alla centrale e nelle misure che si stanno ancora mettendo in atto nella zona del disastro, per limitare i danni.
Leggendo l'articolo si ha un'idea di quanto questo Pianeta e gli umani che lo abitano siano interconnessi.
La nube radioattiva emessa al momento dell'esplosione dell'idrogeno (11 marzo 2011) che tutti abbiamo visto in televisione, assorbita alle polveri sottili ( già proprio loro le PM10 e le PM2,5) trasportata dai venti in quota, ha attraversato l'oceano Pacifico, tutti gli Stati Uniti, l'oceano Atlantico e tra il 28 marzo al 7 aprile è planato sulla penisola iberica ( Spagna ) lasciando segni evidenti del suo passaggio sui campionatori di PM10 attivati per l'occasione.
Iodio e cesio radiattivo, made in Japan, sono stati chiaramente registrati, e analoghe tracce evidenti sono state registrate lungo il precedente passaggio sulle terre emerse.
Ovviamente, l'intensità delle radiazioni e il possibile danno alla salute si sono progressivamente ridotti, mano a mano che la nube radioattiva si è allontanata dall'epicentro del disastro: dal 15 e 19 marzo la quantità massima di Iodio 131 a Tokio in un metro cubo d'aria era di 5000 milliBequerel. Il 21 e 24 marzo nell'aria di Saipan ( isole Marianne USA) i millibequerel erano scesi a 27; il 24 marzo a Orlando (USA) i milliBequerel per metro cubo erano 7 e a Huelva tra il 28 marzo e il 7 aprile la concentrazione massima è stata di 4 milli bequerel.
Tanto per capuire cosa significano questi numeri, a Huelva, prima dell'arrivo della nube (15-17 marzo) la concentrazione di Iodio 131 era, come al solito, inferiore a 0,030 millibequerel per metro cubo.
E in Italia?
Da noi, come abbiamo già raccontato, si è subito allertato il centro di Ispra e la rete nazionale di rilevamento.
Nel sito del Centro si è aperta una apposita pagina che, giorno dopo giorno, ci ha tenuto aggiornati su quello che succedeva in Giappone e in Italia.
In effetti, nei primi di aprile il passaggio della nube radioattiva è stato registrato anche in Italia con valori compatibili a quelli trovati in Spagna.
Un'unica osservazione, per dovere di cronaca. La traiettoria della nube stimata dagli spagnoli vede la Sicilia come zona principale del suo passaggio sul territorio nazionale, una volta lasciata la Spagna.
Come si può vedere dalla mappa dei luogi di monitoraggio, presente nel sito di ISPRA, tutta Italia è adeguatamente coperta . L'unica regione senza stazioni di monitoraggio di radionuclidi è proprio la Sicilia.
Il centro di Ispra , per tutta l'emegenza ha sottolineato che la radioattiviotà misurata nel nostro paese non ha rilevanza sanitaria.
Non ne dubitiamo, diciamo però che dopo lo iodio e il cesio ucraino, avremmo ben volentieri fatto a meno anche di questo pò di iodio e cesio
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giovedì 20 ottobre 2011
martedì 28 giugno 2011
FAQ sul Nucleare
FAQ 6 Referendum nucleare
D: Gli impianti atomici di terza generazione che l'attuale governo vuuole realizzare, sono più sicuri dei precedenti?R: ( Ripreso da Libri di Gaia n48. Nuckeare addio a cura di M. Agostinelli e R. Meregalli)
I reattori nucleari di III generazione, sviluppati negli anni '90, rappresentano l'evoluzione della II generazione sviluppata negli anni 1960-70, la fisica del reattore è immutata, sono stati invece migliorati tutti i dispositivi tecnologici di contorno.
Sul fronte sicurezza, la terza generazione si distingue dalla precedente perchè alcuni sistemi di sicurezza introdotti sono ridondanti nei reattori di tipo Evolutionary Pressurized Reactor (EPR) o sono di tipo "passivo" come nell'Advanced Passive 1000 (AP 1000) di Westinghouse...
E' indubbio che i reattori di III generazione siano migliori dei precedenti.. ma il rischio di incidente gravi o catastrofici permane.
Riguardo agli EPR va segnalato che il giornale inglese "The Indipendent" sostiene che nei reattori EPR è presente una maggiore quantità di materiale radioattivo, rispetto ad un reattore standard della II generazione, pertanto, nel caso di grave incidente, la quantità di radiazioni emesse da un reattore EPR, sarebbe proporzionalmente maggiore e quindi maggiore sarebbero i danni alla salute della popolazione esposta.
Documenti redatti da EDF ( l'ENEL francese) dicono che le quantità di Bromo, Rubidio, Iodio e Cesio radioattivi potrebbero essere 4 volte superiori rispetto ad un reattore di II generazione. Stime maggiori sono state fatte da Posiva OY (azienda che smaltisce le scorie nucleari finlandesi), che valuta che in caso di incidente da un EPR lo Iodio radioattivo sarebbe emesso in quantità 7 volte volte maggiore.
FAQ n°5 Referendum nuleare
D: L'aumento delle leucemie infantili intorno alle centrali tedesce è una "bufala"?R: Nel 2002 il governo tedesco ha commissionato all'università di Mainz uno studio per verificare l'attendibilità di notizie riguardanti un'alta frequenza di leucemie infantili intorno alla centrale nucleare di Amburgo.
Lo studio, conosciuto con l'acronimo tedesco KiKK (Studio Epidemiologico dei tumori infantili in vicinanza delle centrali nucleari) ha esaminato la situazione intorno a tutte le 16 centrali nucleari tedesche, confermando un aumento statisticamente significativo di tutti i tumori solidi di tipo embrionale (1,6 volte maggiore il valore atteso) e di leucemie ( 2,2 volte maggiore) tra i bambini di età inferiore a cinque anni, concepiti e vissuti entro un raggio di cinque chilometri, rispetto alla centrale. Un rischio maggiore, ma statisticamente non significativo, è stato registrato estendendo il raggio dell'area studiata fino a 10 chilometri di distanza dalle centrali.
Lo studio KiKK è stato sottoposto all'esame della Commissione per la Protezione Radiologica che, nel 2008, confermò l'evidenza scientifica dei risultati.
Questo risultato, maggiore incidenza di tumori infantili intorno a centrali non soggette ad incidenti, è stato confermato da studi simili, mettendo insieme i risultati ottenuti intorno a centrali Inglesi, canadesi, francesi, giapponesi, spagnoli.
Segnalo che un aumento di leucemie infantili fu registrato anche intorno alla centrale nucleare di Trino Vercellese, in uno studio condotto negli anni '70, e pubblicato sulla rivista Epidemiologia e Prevenzione.
E' parere unanime di epidemiologi senza conflitti di interesse che lo studio KiKK sia uno studio ben condotto con una elevata significatività statistica.
Non altrettanto è stato possibile dire per studi condotti in Inghilterra e Francia che non hanno trovato aumenti dei tumori infantili. I risultati di studi mal impostati, ossia con un numero di casi studiati troppo basso dal punto di vista della significatività statistica del risultato ottenuto, non possono essere utilizzat, come si sta cercando di fare, per dimostrare l'infondatezza di studi ben condotti.
Le ipotesi che si fanno per spiegare questo incremento, che nessun serio ricercatore mette in dubbio, è che la sensibilità degli embrioni alle radiazioni sia molto maggiore di quanto oggi si ritiene e che le sostanze radioattive, causa dell'aumento di tumori infantili siano il Trizio, un isotopo radioattivo dell'idrogeno e il Carbonio 14, un isotopo radioattivo del Carbonio 12. Entrambi questi radionuclidi emettono radiazioni beta poco penetranti e quindi non sono pericolosi se presenti all' esterno del nostro corpo, certamente diventano pericolosi se si inseriscono all'interno delle cellule ed in particolare quelle embrionali. La loro emivita, ovvero il tempo necessario perchè l'intensità delle loro radiazioni si dimezzi, sono di 12 anni per il Trizio e di 5730 anni per il Carbonio 14.
Trizio e Carbonio 14 sono naturalmente presenti nell'ambiente, prodotti dalla reazione dei raggi cosmici con l'atmosfera terrestre.
Tuttavia intorno ad una centrale nucleare in attività la loro concentrazione nell'aria, nel suolo, negli alimenti
è significativamente più elevata del valore di fondo naturale e la loro concentrazione diminuisce con l'aumento della distanza dalla centrale.
Questo fenomeno è spiegabile con il fatto che Trizio e Carbonio14 sono "normalmente" immessi nell'ambiente durante la "normale" attività di ogni centrale nucleare.
Poichè questi radionuclidi da punto di vista chimico e biochimico sono assolutamente identici a idrogeno e carbonio, costituenti essenziali di ogni forma di vita, entrano facilmente nella catena alimentare e attraverso la madre, possono inserirsi nei tessuti in formazione del feto, sostituendo idrogeno e carbonio non radioattivi.
L'ipotesi che questa alterazione dei normali meccanismi dello sviluppo fetale possa essere all'origine di una aumentata probabilità di neoplasie è assolutamente plausibile.
FAQ Referendum Nucleare 4
D: Se rinunciamo alle quattro centrali nucleari previste dal governo Berlusconi, continueremo a pagare bollette della luce più care di quelle francesi?R: Il prezzo all'ingrosso dell'elettricità prodotta in Italia è di circa 70 euro per Megawattore (equivalenti a 1000 Chilowattore) prodotti; alla Francia, un Megawattore di elettricità costa 52 - 54 euro.
Questa differenza tuttavia non dipende dalla scelta nucleare francese.
Se in Italia, il metano con cui produciamo elettrictà, costasse quanto costa agli Stati Uniti ( 30% in meno), i costi della nostra elettricità sarebbero pari a quella dei Francesi. Gli alti costi del metano in Italia sono essenzialmente dovuti alla mancanza di concorrenza nel nostro Paese, di fatto con un unico operatore che gestisce l'intera filiera del metano (estrazione, trasporto, commercializzazione).
Un'ulteriore riduzione della bolletta della luce degli Italiani, si potrebbe ottenere abolendo gli incentivi offerti alla produzione di energia elettrica realizzate con le cosidette "fonti assimilate" alle rinnovabile, in particolare ai rifiuti urbani termovalorizzati e all'uso come combustibile del catrame derivante dalla distillazione del petrolio, un'anomalia a livello mondiale.
La quota che ogni famiglia italiana paga per incentivare le fonti rinnovabili e quelle assimilate è desumibile dalla componente A3, che dovrebbe essere leggibile in chiaro su ogni bolletta. Nel 2008, alle fonti assimilate sono andate 1.738 milioni di euro, presi letteralmente dalle tasche delle famiglie italiane. Nello stesso anno alle fonti rinnovabili vere ( eolico, fotovoltaico, idraulico, biogas) sono andati 657 milioni di euro, sempre usciti dalle tasche dei contribuenti con il pagamento della bolletta della luce ma che almeno in parte sono ritornate nelle tasche di chi ha investito in pannelli fotovoltaici sul proprio tetto.
L'elettricità in Italia costa più di quella Francese, anche perchè, sempre attraverso la bolletta, paghiamo la dismissione e la "messa in sicurezza" delle quattro centrali nucleari in funzione in Italia ( Latina, Trino Vercellese, Garigliano e Caorso) di cui le prime tre, a prescindere dall'esito del primo referendum sul nucleare, si sarebbero comunque chiuse per vetustà.
Dal 1988 al 2007, senza che la messa in sicurezza sia effettivamente conclusa e senza produre un solo chilowattore di elettricità le centrali ci sono costate in media 420 milioni di euro all'anno, a cui si devono aggiungere altri 60 milioni di euro annualmente pagati a comuni e province come compenso per ospitare le scorie radioattive prodotte dalle quattro vecchie centrali dismesse.
L'energia elettrica in Italia costa molto anche per l'inadeguatezza della rete di distribuzione, progettata negli anni '60, per cui quote importanti di elettricità (almeno 10%) ce le perdiamo per strada.
Infine, quasi il 20% della bolletta elettrica pagata da famiglie e aziende se ne va in tasse e IVA e anche questo è un'anomalia tra i Paesi Europei, su cui il governo in carica qualcosa poteva fare se non altro per onorare gli impegni presi con gli Italiani al momento del voto.
domenica 5 giugno 2011
FAQ sul Nucleare 1)
FAQ Referendum Nucleare 3
D: Il prof Veronesi nel 2010, prima di diventare presidente dell'Agenzia di Sicurezza Nucleare, ha affermato che le scorie radioattive, una volta vetrificate, non emettono radiazioni e lui se le metterebbe sotto il letto. Perchè allora preoccuparsi tanto? Non si sta facendo dell' eco- terrorismo?R: il professore Veronesi è un ottimo chirurgo e un buon oncologo, ma di fisica e di fisica sanitaria, sembra non saperne granchè.
Le scorie ad alta radioattività, anche dopo essere state vetrificate e piombate continuano ad emettere nell'ambiente circostante radiazioni gamma e neutroni, estremamente pericolose per l'integrità del DNA, che alla distanza della rete del letto da un pavimento fatto di scorie vetrificate sarebbero niente affatto trascurabili, anche per la salute del professore.
Ecco cosa ne pensa Giuseppe Onufrio, direttore esecutivo di Greenpeace Italia, secondo il quale se “un’affermazione di questo tipo la facesse in qualità di presidente dell’Agenzia di sicurezza nucleare in qualche documento ufficiale, Veronesi andrebbe denunciato per falso ideologico”.
Il parere che segue è da me assolutamente condiviso.
Spiega Onufrio: “Le analisi correnti dell’emissione radioattiva delle scorie vetrificate – quelle dirette a Gorleben in Germania per le quali ci sono state le manifestazioni a novembre – indicano che, a un metro di distanza, il rateo di dose, a seconda del tipo di contenitore, è di 40, 100 o 200 microSievert all’ora (World Nuclear Transport Institute, luglio 2006). Supponendo che il professor Veronesi dorma 6 ore a notte, ci passerebbe 2.190 ore all’anno. La dose di radiazioni conseguente (gamma e neutroni) varierebbe, a seconda del tipo di contenitore e di scorie, da 87 a 438 milliSievert (mSv) all’anno, quando la dose massima consentita per un individuo della popolazione è di 1 mSv all’anno e i lavoratori addetti sono invece autorizzati a prenderne 20 all’anno."
87 milliSievert corrispondono alla dose assorbita facendo una quarantina di radiografie, una scelta che nessun radiologo farebbe, anche in presenza di una possibile grave malattia nel paziente, diagnosticabile e curabile anche grazie alle radiografie; meno che mai se la paziente è una donna incinta.
FAQ referendum nucleare 2
D: Perché rinunciare al nucleare se siamo circondati da centrali nucleari in Svizzera, Francia, Paesi dell'Est?R: In un incidente nucleare di tipo 5, ( la situazione iniziale a Fukushima) l'area di evacuazione della popolazione è di 20 chilometri.
In un incidente grave come quello attuale di Fukushima e di Chernobyl, di grado 7 il raggio di evacuazione è di 30 km.
Le dosi di radiazioni assorbite diminuiscono in modo esponenziale con la distanza dalla centrale in avaria. Pertanto fa una enorme differenza stare a 20 chilometri, a 200 e a 2000 chilometri da una centrale soggetta a grave avaria.
Inoltre è la stessa proliferazione nucleare ad aumentare il rischio: maggiore è il numero di centrali in funzione e maggiore è la loro età media, maggiore è la probabilità di accadimento di incidente.
Al momento la storia insegna che in 57 anni di utilizzo civile della energia nucleare e con 443 centrali in funzione nel mondo, ci sono stati tre gravi incidenti, con parziale fusione del nocciolo ( Three Mile Island, 1979, Chernobil, 1986, Fukushima, 2011), in media uno ogni 10 anni.
E' un rischio d'impresa che nessuna assicurazione è disponibile a coprire!
FAQ referendum nucleare 1)
Domande Frequenti sul nucleare e le risposte giuste.D: Il carbone non provoca più morti di Chernobil e Fukuscima?
R: Le cause di morte attribuibili all'estrazione e all'uso del carbone sono certamente maggiori di quelli prodotti dalle centrali nucleari, ma il quesito referendario non mette a confronto l'uranio con il carbone.
L'alternativa all'uranio, al carbone e il petrolio è l'efficenza energetica e il ricorso alle fonte di energia rinnovabile.
L'efficenza energetica ha impatto ambientale e sanitario nullo e pertanto diminuisce nettamente gli attuale rischi sanitari attribuibili alle polveri sottili prodotte da tutte le combustioni. Analogo effetto nullo sull'ambiente deriva dall'uso passivo dell'energia solare per la climatizzazione e l'illuminazione delle abitazioni.
Anche ll solare termico (produzione calore e elettricità) e fotovoltaico (elettricità) hanno impatto nullo nella fase di utilizzo e impatti bassi e molto bene controllabili nelle fasi di realizzazione degli impianti.
L'idroelettrico non ha impatto chimico e se si evitano gli errori di progettazione e gestione che hanno prodotto il disastro del Vajont i rischi sono molto contenuti.
Anche l'eolico non ha impatto chimico.
La produzione di bioetanolo da scarti cellulosici e di biometano da scarti organici ha un ridotto impatto chimico con bassi livelli di tossicità; la combustione del bio-metano comporta i minori fattori di emissione tra tutti i combustibili disponibili e la combustione del bioetanolo produce emissioni con tossicità inferiore a quella della benzina.
D: Il contributo delle energie rinnovabili è trascurabile?
R: I dati affermano che è proprio l'energia nucleare ad avere un ruolo trascurabile sui bilanci energetici mondiali. Le centrali nucleari producono solo elettricità, la quale, a sua volta rappresenta dal 25 al 30% dei consumi energetici. La quota di elettricità prodotta dalle 443 centrali nucleari attualmemnte funzionanti in tutto mondo copre solo il 14% dei consumi mondiali di energia elettrica.
Nel 2008 con il solo parco eolico la Spagna ha prodotto 228 terawattore di elettricità, pari all'11% dei suoi consumi elettrici e corrispondenti all'energia elettrica prodotta da 2,6 centrali da 1000 megawatt.
In Germania è stata avviata la sostituzione di 100.000 caldaie condominiali tradizionali con cogeneratori alimentati a metano e biometano, per produrre calore e elettricità. Questi impianti, che si avvalgono di motori termici della Volkswagen, produrranno energia equivalente a quella di una centrale nucleare.
Anche l'Italia non sta male, nonostante i cronici ritardi e la scarsa attenzione dell'attuale governo per le rinnovabili vere; con l'eolico abbiamo prodotto annualmente 3 terawattore di elettricità a cui bisogna aggiungere i buoni risultati del risparmio energetico domestico grazie alla riduzione del 55% delle tasse e la crescente installazione di impianti fotovoltaici su tetti e capannoni.
E sempre nel nostro Paese nel 2010 risultavano installati impianti eolici per una potenza complessiva di 5.000 megawatt, 1.400 megawat di fotovoltaico e 2milioni di metri quadrati di pannelli solari termici.
martedì 31 maggio 2011
Uscir dal Nucleare
Senza inganni ed imbrogli, rimangiandosi quanto già deciso prima di Fukuscima, la Germania uscirà dal nucleare.
Su questa scelta ha certamente pesato l'incidente ancora in atto, ma ancor più una chiara volontà popolare.
Come sapete, il governo italiano, su questo stesso argomento, l'ha fatta da furbetto e della volontà popolare, sempre invocata per giustificare qualunque cosa faccia il presidente del Consiglio, in questo caso se ne è fatta e se ne vorrà fare, un baffo.
Domani, a riguardo, sentiremo il parere della Consulta.
Ho la sensazione che la Consulta confermerà che il quesito referendario sul nucleare resta valido, nonostante il maldestro tentativo di un annullamento protempore del decreto che in pompa magna voleva farci rientrare nel nucleare.
Il ragionamento che, sono certo, farà la Consulta sarà il seguente:
il referendum abrogativo è lo strumento dato ai cittadini per dire la sua, a conferma o a smentita di una scelta parlamentare.
In questo caso la maggioranza prima ha deciso di rientrare nel nucleare, poi ha deciso di abrogare queste stesse leggi; il referendum del 12-13 giugno, che resta valido nella sua formulazione, darà la possibilità agli Italiani di confermare quale di queste due decisioni ritiene valida.
Comunque, una cosa è certa, la chiamata Referendaria ci sarà.
E mi raccomando, il 12 Giugno, prima votate, come meglio credete, e poi andate al mare :-)!
Su questa scelta ha certamente pesato l'incidente ancora in atto, ma ancor più una chiara volontà popolare.
Come sapete, il governo italiano, su questo stesso argomento, l'ha fatta da furbetto e della volontà popolare, sempre invocata per giustificare qualunque cosa faccia il presidente del Consiglio, in questo caso se ne è fatta e se ne vorrà fare, un baffo.
Domani, a riguardo, sentiremo il parere della Consulta.
Ho la sensazione che la Consulta confermerà che il quesito referendario sul nucleare resta valido, nonostante il maldestro tentativo di un annullamento protempore del decreto che in pompa magna voleva farci rientrare nel nucleare.
Il ragionamento che, sono certo, farà la Consulta sarà il seguente:
il referendum abrogativo è lo strumento dato ai cittadini per dire la sua, a conferma o a smentita di una scelta parlamentare.
In questo caso la maggioranza prima ha deciso di rientrare nel nucleare, poi ha deciso di abrogare queste stesse leggi; il referendum del 12-13 giugno, che resta valido nella sua formulazione, darà la possibilità agli Italiani di confermare quale di queste due decisioni ritiene valida.
Comunque, una cosa è certa, la chiamata Referendaria ci sarà.
E mi raccomando, il 12 Giugno, prima votate, come meglio credete, e poi andate al mare :-)!
mercoledì 27 aprile 2011
Ricordare Chernobyl
l brano che segue è a firma di I.S. Zheludev Direttore Generale del Dipartimento Operazioni tecniche della Agenzia Internazionale Energia Atomica (IAEA) e di L.V. Konstatinov, Coordinatore Scientifico del programma Standard di Sicurezza Nucleare della stessa Agenzia.
L'articolo da cui è stato tratto il brano è intitolato " Energia Nucleare in Unione Sovietica" ed è stato pubblicato su International Atomic Energy Agency (IAEA) Bullettin":
" Lo sviluppo dell'energia nucleare ha affidato all'umanità una nuova responsabilità: prevenire la contaminazione dell'ambiente con prodotti radioattivi derivanti dalla fusione dei nuclei dell'uranio e del plutonio.
In Unione Sovietica, grande attenzione è dedicata a garantire la sicurezza degli impianti ad energia nucleare.
Standard e regole scientificamente corrette a supporto della sicurezza degli impianti nucleari e dell'esposizione a radiazioni sono state adottati nella costruzione e nel funzionamento delle centrali nucleari e sono stati istituiti speciali Enti supervisori alla sicurezza di questi impianti nucleari. E' possibile affermare con certezza che rendendo operative le opportune precauzioni tecniche ed organizzative attualmente possiamo garantire il sicuro sviluppo su grande scala dell'energia nucleare."
La rivista da cui è tratto questo brano ( vol 22, n°2) porta la data dell'aprile 1980,
Esattamente sei anni dopo, il 26 aprile 1986 avviene il disastro alla centrale nucleare di Chernobyl, una centrale moderata a grafite, secondo la scelta dominante in Unione Sovietica, motivata dalla economicità di questa tecnologia in base alle affermazioni tratte dal citato articolo.
Pochi giorni dopo il disastro, l' Agenzia Internazionale sull' Energia Atomica (IAEA) si affrettava a precisare che le centrali nucleari dell unione Sovietica erano di vecchia tecnologia, intrisecamente meno sicure dei modelli ad acqua bollente, il modello di reattore utilizzato a Fukushima.
L'articolo da cui è stato tratto il brano è intitolato " Energia Nucleare in Unione Sovietica" ed è stato pubblicato su International Atomic Energy Agency (IAEA) Bullettin":
" Lo sviluppo dell'energia nucleare ha affidato all'umanità una nuova responsabilità: prevenire la contaminazione dell'ambiente con prodotti radioattivi derivanti dalla fusione dei nuclei dell'uranio e del plutonio.
In Unione Sovietica, grande attenzione è dedicata a garantire la sicurezza degli impianti ad energia nucleare.
Standard e regole scientificamente corrette a supporto della sicurezza degli impianti nucleari e dell'esposizione a radiazioni sono state adottati nella costruzione e nel funzionamento delle centrali nucleari e sono stati istituiti speciali Enti supervisori alla sicurezza di questi impianti nucleari. E' possibile affermare con certezza che rendendo operative le opportune precauzioni tecniche ed organizzative attualmente possiamo garantire il sicuro sviluppo su grande scala dell'energia nucleare."
La rivista da cui è tratto questo brano ( vol 22, n°2) porta la data dell'aprile 1980,
Esattamente sei anni dopo, il 26 aprile 1986 avviene il disastro alla centrale nucleare di Chernobyl, una centrale moderata a grafite, secondo la scelta dominante in Unione Sovietica, motivata dalla economicità di questa tecnologia in base alle affermazioni tratte dal citato articolo.
Pochi giorni dopo il disastro, l' Agenzia Internazionale sull' Energia Atomica (IAEA) si affrettava a precisare che le centrali nucleari dell unione Sovietica erano di vecchia tecnologia, intrisecamente meno sicure dei modelli ad acqua bollente, il modello di reattore utilizzato a Fukushima.
sabato 1 gennaio 2011
Povero Chicco!
Prima di mettermi a scrivere ho risentito in podcast l'intervista di ieri a Chicco Testa su Radio Tre scienze, per essere sicuro di aver capito bene.
Alla osservazione della giornalista che nel referendunm dell' 87 il popolo italiano si era già pronunciato bocciando in grande maggioranza la scelta nucleare, il Chicco risponde che questa maggioranza bulgara non c'era stata affatto in quanto, sommando chi era favorevole e chi non era andato a votare, la percentuale di italiani contrari al nucleare era solo il 60%!
Ma che che tenero questo Chicco Testa!
Con lo stesso ragionamento, a maggior ragione, Emanuele Filiberto potrebbe chiedere lo scioglimento delle Camere e la sua inconorazione a re d'Italia.
Per rispondere al giocatore che crede di avere la risposta giusta, quando tra 50 anni il petrolio sarà finito, allego un articolo del prof. Ugo Bardi, Presidente di AspoItalia, che delinea la situazione della risorsa uranio. Dove si dimostra che, malgrado l'abbondanza di uranio nella crosta terrestre e nei mari, abbondanza solo teoricamente disponibile, stiamo andando incontro ad un picco di estrazione di questo elemento, dopo il quale, la domanda sarà superiore all'offerta.
Uranio e petrolio. Picchi in parallelo?di Ugo Bardi
Di fronte alla presa di coscienza dell'imminenza del picco del petrolio, la prima reazione emotiva è, spesso, "allora useremo l'uranio". In effetti, l'energia nucleare viene spesso presentata come il toccasana che risolve tutti i malanni e che ci permetterà di superare senza danni la crisi energetica ormai in corso da qualche anno. Ma, ahimé, le cose non sono così semplici e i fautori dell'energia nucleare spesso glissano elegantemente sulla questione della disponibilità di uranio; il quale è una risorsa minerale, limitata così come lo è il petrolio. Quanto uranio abbiamo, realmente? E' possibile che siamo vicini al "picco dell'uranio", allo stesso modo in cui ci stiamo avvicinando al picco del petrolio?
Il problema è complesso e difficile, ma qualche elemento di valutazione lo possiamo ottenere dai dati. Un primo elemento lo possiamo ottenere dall'andamento dei prezzi (da www.uxc.com). Vediamo che il prezzo dell'uranio si è quasi decuplicato dal 2001. E' oggi di quasi 50 dollari la libbra, mentre era circa 5 dollari la libbra nel 2001.

Si dice che il prezzo dell'uranio non è un parametro molto importante per l'industria nucleare; è il costo degli impianti che conta. Questo è stato vero per un lungo periodo della storia dell'industria nucleare, ma è perfettamente possibile che il prezzo dell'uranio aumenti a un livello tale da diventare un fattore importante o addirittura predominante. Alla fine dei conti, se la produzione di uranio non è sufficiente per soddisfare la domanda, non importa quanto costa: qualcuno rimarrà senza. E questo sembrerebbe essere quello che sta succedendo, come vediamo dal grafico seguente.

La linea rossa rappresenta l'uranio utilizzato dai reattori attualmente in esercizio mentre le "montagne" colorate rappresentano la produzione. Il primo picco di produzione dell'uranio corrisponde alla corsa agli armamenti nucleari degli anni '60, il secondo è correlato allo sviluppo delle centrali nucleari, che ha avuto il suo massimo negli anni 70-80. Come si vede, a partire dagli anni 80, le centrali nucleari consumano più uranio di quanto l'industria minerale non produca. Non è impossibile che lo stop alle nuove centrali, avvenuto circa in quel periodo, sia stato dovuto in buona parte alla scarsità di uranio e non, come si dice di solito, all'incidente di Chernobyl e alle manifestazioni di ambientalisti esagitati con capelli lunghi e zoccoli.
La differenza fra produzione e consumo di uranio è stata coperta dal 1980 a oggi smantellando vecchie testate nucleari. Di per se, questa di trasformare "spade in aratri" è un'idea encomiabile, ma la quantità di materiale fissile che se ne può ricavare è limitata. Basta guardare il diagramma per vedere che stiamo utilizzando per i reattori l'uranio estratto negli anni '50 e '60 che era stato immagazzinato nelle bombe. Questo uranio non potra durare ancora a lungo, anche ammesso che i paesi che hanno armi nucleari vogliano liberarsene totalmente.
Cosa sta succedendo? Perché non si riesce a produrre uranio dalle miniere in quantità tali da soddisfare la domanda? E' possibile che siamo vicini alla "fine dell'uranio"? Dal punto di vista puramente fisico, sembrerebbe di no, L'uranio, a differenza del petrolio, è un minerale relativamente abbondante nella crosta terrestre; il problema è che è raro trovarlo sufficientemente concentrato da poter essere considerato "estraibile". L'andamento dei prezzi e della produzione suggerisce che i giacimenti di uranio concentrato siano stati in gran parte sfruttati e che ora sia necessario estrarre da giacimenti piu' diluiti. Questo richiede forti investimenti, il che spiega l'andamento dei prezzi, sui quali i maggiori costi di estrazione si riflettono.
Vediamo quindi per l'uranio lo stesso andamento che stiamo vedendo con il petrolio, dove i costi di estrazione sempre maggiori causano quello che viene chiamato il "picco del petrolio". Sembrerebbe che anche l'uranio sia vicino, o abbia già passato, il proprio picco di estrazione ("picco dell'Uranio") anche se l'andamento irregolare della produzione non ci permette di dirlo con certezza.
Di fronte a questa situazione, le prospettive dell'industria nucleare sono incerte. Al momento c'è un evidente tentativo di ripartire con la costruzione di nuove centrali, ma il rilancio del nucleare non può esimersi dal considerare la scarsità di uranio minerale. Il problema si potrebbe fronteggiare investendo ancora di più nell'estrazione di uranio oppure investendo in tecnologie nucleari più efficienti, ovvero che usino meno uranio. Entrambe le strategie richiedono costi di investimento immensi, nonché tempi molto lunghi. A lungo andare, comunque, non sarebbero che dei palliativi di fronte al progressivo esaurimento delle risorse minerali.
E' ancora possibile produrre abbastanza uranio per mantenere attivi i reattori esistenti, che possono supplire in parte al declino dei combustibili fossili. Tuttavia, mantenere la produzione, o anche espanderla con nuove centrali, è destinato a costare sempre più caro. Ne consegue che l'energia nucleare non potrà mantenere la promessa che aveva fatto negli anni '50 e '60, ovvero produrre energia talmente abbondante e a buon mercato che "non sarebbe valsa nemmeno la pena di farla pagare agli utenti". Tanto vale prenderne atto e non farsi troppe illusioni che il nucleare per magia ci risolva tutti i problemi.
La prima scelta dei creativi che lo hanno realizzato è quella di apparire di non essere di parte: solo alla fine dello spot si vedono i volti dei giocatori contrapposti e si scopre, con sorpresa, che sono la stessa persona, due maschi prima ( non credo sia un caso), due donne poi, in seguito, una grande sala di sosia che si confrontano, il popolo italiano.
Il messaggio è che su questo tema non esistono fazioni contrapposte e che ognuno di noi deve scegliere, facendo prevalere la parte razionale (maschile) su quella emotiva (prevalentemente femminile).
Questa scelta, di apparente non schieramento, ha una spiegazione semplice:per raggiungere l'obiettivo ( far digerire agli Italiani il ritorno del nucleare) non è utile dividere tra chi è pro e chi è contro.
Con un referendum, la maggioranza degli Italiani ha già deciso di essere favorevole a rinunciare all'energia nucleare e anche i sondaggi più recenti confermano che i contrari alla scelta nucleare sono la maggioranza.
Quindi non è utile contrastare un avversario esterno niente affatto minoritario ad esempio bollandolo come affetto dalla sindrome NIMBY, o ridicolizzandolo come contrario al progreso scientifico e allo sviluppo, ma occorre convincere la parte razionale degli italiani a fare le scelte giuste.
Quale sia la parte giusta non è esplicitato con chiarezza nello spot, ma "naturalmente" come afferma la Morte, nella famosa scena della sfida a scacchi tra Morte e Cavaliere, nel Settimo Sigillo di Bergman, è la Morte che, come lo sfidante emotivo dello spot, sceglie gli scacchi neri.
E proprio a questa scena del Settimo Sigillo si rifà un bel anti spot contro la scelta nucleare che vi invito a vedere e a diffondere in rete.
L'unica mia critica sono le immagini finali di bambini deformi che eliminerei, in quanto elementi razionali per dire NO al nucleare, bastano ed avanzano, basta conoscerli.
Alla osservazione della giornalista che nel referendunm dell' 87 il popolo italiano si era già pronunciato bocciando in grande maggioranza la scelta nucleare, il Chicco risponde che questa maggioranza bulgara non c'era stata affatto in quanto, sommando chi era favorevole e chi non era andato a votare, la percentuale di italiani contrari al nucleare era solo il 60%!
Ma che che tenero questo Chicco Testa!
Con lo stesso ragionamento, a maggior ragione, Emanuele Filiberto potrebbe chiedere lo scioglimento delle Camere e la sua inconorazione a re d'Italia.
Chicco in affanno
Mentre scrivo questo Post, Chicco Testa è intervistato su radio 3 scienza sul suo mega spot a favore del nucleare e il Chicco mi sembra in difficoltà nelle risposte alla brava intervistatrice.Per rispondere al giocatore che crede di avere la risposta giusta, quando tra 50 anni il petrolio sarà finito, allego un articolo del prof. Ugo Bardi, Presidente di AspoItalia, che delinea la situazione della risorsa uranio. Dove si dimostra che, malgrado l'abbondanza di uranio nella crosta terrestre e nei mari, abbondanza solo teoricamente disponibile, stiamo andando incontro ad un picco di estrazione di questo elemento, dopo il quale, la domanda sarà superiore all'offerta.
Uranio e petrolio. Picchi in parallelo?
Di fronte alla presa di coscienza dell'imminenza del picco del petrolio, la prima reazione emotiva è, spesso, "allora useremo l'uranio". In effetti, l'energia nucleare viene spesso presentata come il toccasana che risolve tutti i malanni e che ci permetterà di superare senza danni la crisi energetica ormai in corso da qualche anno. Ma, ahimé, le cose non sono così semplici e i fautori dell'energia nucleare spesso glissano elegantemente sulla questione della disponibilità di uranio; il quale è una risorsa minerale, limitata così come lo è il petrolio. Quanto uranio abbiamo, realmente? E' possibile che siamo vicini al "picco dell'uranio", allo stesso modo in cui ci stiamo avvicinando al picco del petrolio?
Il problema è complesso e difficile, ma qualche elemento di valutazione lo possiamo ottenere dai dati. Un primo elemento lo possiamo ottenere dall'andamento dei prezzi (da www.uxc.com). Vediamo che il prezzo dell'uranio si è quasi decuplicato dal 2001. E' oggi di quasi 50 dollari la libbra, mentre era circa 5 dollari la libbra nel 2001.

Si dice che il prezzo dell'uranio non è un parametro molto importante per l'industria nucleare; è il costo degli impianti che conta. Questo è stato vero per un lungo periodo della storia dell'industria nucleare, ma è perfettamente possibile che il prezzo dell'uranio aumenti a un livello tale da diventare un fattore importante o addirittura predominante. Alla fine dei conti, se la produzione di uranio non è sufficiente per soddisfare la domanda, non importa quanto costa: qualcuno rimarrà senza. E questo sembrerebbe essere quello che sta succedendo, come vediamo dal grafico seguente.

La linea rossa rappresenta l'uranio utilizzato dai reattori attualmente in esercizio mentre le "montagne" colorate rappresentano la produzione. Il primo picco di produzione dell'uranio corrisponde alla corsa agli armamenti nucleari degli anni '60, il secondo è correlato allo sviluppo delle centrali nucleari, che ha avuto il suo massimo negli anni 70-80. Come si vede, a partire dagli anni 80, le centrali nucleari consumano più uranio di quanto l'industria minerale non produca. Non è impossibile che lo stop alle nuove centrali, avvenuto circa in quel periodo, sia stato dovuto in buona parte alla scarsità di uranio e non, come si dice di solito, all'incidente di Chernobyl e alle manifestazioni di ambientalisti esagitati con capelli lunghi e zoccoli.
La differenza fra produzione e consumo di uranio è stata coperta dal 1980 a oggi smantellando vecchie testate nucleari. Di per se, questa di trasformare "spade in aratri" è un'idea encomiabile, ma la quantità di materiale fissile che se ne può ricavare è limitata. Basta guardare il diagramma per vedere che stiamo utilizzando per i reattori l'uranio estratto negli anni '50 e '60 che era stato immagazzinato nelle bombe. Questo uranio non potra durare ancora a lungo, anche ammesso che i paesi che hanno armi nucleari vogliano liberarsene totalmente.
Cosa sta succedendo? Perché non si riesce a produrre uranio dalle miniere in quantità tali da soddisfare la domanda? E' possibile che siamo vicini alla "fine dell'uranio"? Dal punto di vista puramente fisico, sembrerebbe di no, L'uranio, a differenza del petrolio, è un minerale relativamente abbondante nella crosta terrestre; il problema è che è raro trovarlo sufficientemente concentrato da poter essere considerato "estraibile". L'andamento dei prezzi e della produzione suggerisce che i giacimenti di uranio concentrato siano stati in gran parte sfruttati e che ora sia necessario estrarre da giacimenti piu' diluiti. Questo richiede forti investimenti, il che spiega l'andamento dei prezzi, sui quali i maggiori costi di estrazione si riflettono.
Vediamo quindi per l'uranio lo stesso andamento che stiamo vedendo con il petrolio, dove i costi di estrazione sempre maggiori causano quello che viene chiamato il "picco del petrolio". Sembrerebbe che anche l'uranio sia vicino, o abbia già passato, il proprio picco di estrazione ("picco dell'Uranio") anche se l'andamento irregolare della produzione non ci permette di dirlo con certezza.
Di fronte a questa situazione, le prospettive dell'industria nucleare sono incerte. Al momento c'è un evidente tentativo di ripartire con la costruzione di nuove centrali, ma il rilancio del nucleare non può esimersi dal considerare la scarsità di uranio minerale. Il problema si potrebbe fronteggiare investendo ancora di più nell'estrazione di uranio oppure investendo in tecnologie nucleari più efficienti, ovvero che usino meno uranio. Entrambe le strategie richiedono costi di investimento immensi, nonché tempi molto lunghi. A lungo andare, comunque, non sarebbero che dei palliativi di fronte al progressivo esaurimento delle risorse minerali.
E' ancora possibile produrre abbastanza uranio per mantenere attivi i reattori esistenti, che possono supplire in parte al declino dei combustibili fossili. Tuttavia, mantenere la produzione, o anche espanderla con nuove centrali, è destinato a costare sempre più caro. Ne consegue che l'energia nucleare non potrà mantenere la promessa che aveva fatto negli anni '50 e '60, ovvero produrre energia talmente abbondante e a buon mercato che "non sarebbe valsa nemmeno la pena di farla pagare agli utenti". Tanto vale prenderne atto e non farsi troppe illusioni che il nucleare per magia ci risolva tutti i problemi.
Controforumnucleare
Cominciamo ad analizzare nei dettagli lo spot del Forum nucleare.La prima scelta dei creativi che lo hanno realizzato è quella di apparire di non essere di parte: solo alla fine dello spot si vedono i volti dei giocatori contrapposti e si scopre, con sorpresa, che sono la stessa persona, due maschi prima ( non credo sia un caso), due donne poi, in seguito, una grande sala di sosia che si confrontano, il popolo italiano.
Il messaggio è che su questo tema non esistono fazioni contrapposte e che ognuno di noi deve scegliere, facendo prevalere la parte razionale (maschile) su quella emotiva (prevalentemente femminile).
Questa scelta, di apparente non schieramento, ha una spiegazione semplice:per raggiungere l'obiettivo ( far digerire agli Italiani il ritorno del nucleare) non è utile dividere tra chi è pro e chi è contro.
Con un referendum, la maggioranza degli Italiani ha già deciso di essere favorevole a rinunciare all'energia nucleare e anche i sondaggi più recenti confermano che i contrari alla scelta nucleare sono la maggioranza.
Quindi non è utile contrastare un avversario esterno niente affatto minoritario ad esempio bollandolo come affetto dalla sindrome NIMBY, o ridicolizzandolo come contrario al progreso scientifico e allo sviluppo, ma occorre convincere la parte razionale degli italiani a fare le scelte giuste.
Quale sia la parte giusta non è esplicitato con chiarezza nello spot, ma "naturalmente" come afferma la Morte, nella famosa scena della sfida a scacchi tra Morte e Cavaliere, nel Settimo Sigillo di Bergman, è la Morte che, come lo sfidante emotivo dello spot, sceglie gli scacchi neri.
E proprio a questa scena del Settimo Sigillo si rifà un bel anti spot contro la scelta nucleare che vi invito a vedere e a diffondere in rete.
L'unica mia critica sono le immagini finali di bambini deformi che eliminerei, in quanto elementi razionali per dire NO al nucleare, bastano ed avanzano, basta conoscerli.
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