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Visualizzazione post con etichetta biossido di azoto. Mostra tutti i post
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mercoledì 7 ottobre 2026


 Che aria tira a San Teodoro e a Genova 

Rete Associazioni San Teodoro 





A Genova l’aria che si respira  lungo le strade più trafficate e nei quartieri in fronte porto, fa male alla salute, è insalubre.

L’ insalubrità dipende dal biossido di azoto, un composto tossico che si forma per reazione dell’azoto e dell’ossigeno, normali componenti dell’atmosfera terrestre, a causa delle alte temperature e pressioni che si trovano nei cilindri dei motori termici, terrestri e navali.

Il biossido di azoto (formula NO2) e’ un composto pericoloso per la salute a concentrazioni molto basse: in un metro cubo d’aria, il volume che immettiamo nei nostri polmoni ogni 150 minuti, la presenza di più di 10 milionesimi di grammo (microgrammi ) di biossido di azoto, aumenta il rischio di gravi malattie.




A Genova, chi abita lungo le strade più trafficate (corso Europa, via Buozzi..)  durante il 2025, ha respirato aria con più di 40 microgrammi di biossido di azoto per metro cubo. 
A San Teodoro, in via Bari,  Arpal ha trovato, come media annuale,  22 microgrammi di biossido di azoto, ma quando il vento viene dal mare, si superano spesso 50 microgrammi di biossido di azoto.


Ma sappiamo che le zone dove impattano di più i fumi emessi da traghetti e navi da  crociera sono quelle di via Dino Col e Pagano Doria. 

Misure di biossido di azoto fatte, grazie all’autofinanziamento della Rete Associazioni San Teodoro, con campionatori passivi, ha trovato, su un balcone di via Dino Col, un inquinamento simile a quello trovato da ARPAL in via  Buozzi.




I vostri balconi, specie d’estate, si sporcano velocemente con polvere nera? Sono residui carboniosi, fuliggine emessa da traghetti e navi da crociera, fumi neri che, su segnalazione  della Capitaneria non dovrebbero durare più di quattro minuti. 

Le Sentinelle dell’aria, hanno documentato  migliaia di  infrazioni di questa  regola.



Infrazioni che nel tempo sono  diminuite. Dalla fine del 2024, in porto,  le lunghe fumate nere sono molto meno frequenti.

Ve ne siete accorti?



Grazie alla sorveglianza delle “Sentinelle dell’aria”, agli interventi della Capitaneria e all’arrivo a Genova di nuovi navi passeggeri meno inquinanti, l’aria di San Teodoro, dal 2021 ad oggi, e’ migliorata. 





E  la disponibilità di prese di corrente sui moli, prevista nel 2027, permetterà di spegnere i generatori diesel e quindi, a breve, potremo respirare a pieni polmoni, anche in via Bari!


Insieme a voi, vigileremo perché sia così!


giovedì 24 settembre 2026

Qualità dell’aria: non solo divieto di circolazione agli Euro 6. La tutela della salute di 550.000 genovesi merita scelte razionali e “coraggiose” .


Stima delle concentrazioni di polveri sottili e biossido di azoto a Genova (2021). 
Progetto SALPIAM

La narrativa che, a Genova, accompagna i continui rinvii del blocco dei diesel Euro 5 e dell’elettrificazione delle banchine portuali si fonda su un equivoco: che i miglioramenti marginali della qualità dell’aria che si registrano in alcune centraline ARPAL presenti in città, siano sufficienti a giustificare l’inerzia per realizzare interventi strutturali risolutivi della pessima qualità dell’aria che i genovesi continuano a respirare loro malgrado.

 I numeri e la conoscenza delle relazioni tra qualità dell’aria e salute dei genovesi dicono altro.

1. Il quadro sanitario: un’emergenza diffusa, non localizzata

Le linee guida dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (aggiornate nel 2021) fissano per il biossido di azoto (NO₂) un limite annuale di 10 µg/m³  (microgrammi per metro cubo d’aria) e un limite giornaliero di 25 µg/m³ da non superare più di 4 volte l’anno. A Genova, questi valori sono sistematicamente disattesi.

E’anche disatteso il limite giornaliero, con valore normativo, fissato dalla Direttiva UE 2024/2881 e recepita dal governo italiano nell’agosto 2026, di 50 microgrammi/mc di NO₂.

Secondo i dati ARPAL, nei primi otto mesi del 2026, si sono registrati 66 superamenti della soglia giornaliera di 50 µg/m³ in Corso Europa, 57 in Via Buozzi e 39 in Corso Gastaldi.

In questi tre siti di traffico, il limite di 18 giorni all’anno  con concentrazione maggiore di 50 µg/m³, previsto dalla nuova Direttiva UE 2024/2881 è stato polverizzato già in agosto. 

Le medie annuali mobili (la media di 365 giorni consecutivi) al 24 settembre 2026 confermano la cronicità del problema: Corso Europa e Via Buozzi viaggiano rispettivamente a 39 µg/m³ e 43 µg/m³, ben oltre il limite europeo di 20 µg/m³ previsto per il 2030. 

E la concentrazione media “annuale” di NO2 su tutta la città, calcolata in base alle medie mobili registrate dalle dieci stazioni ARPAL attive a Genova,  si attesta intorno ai 27 µg/m³, quasi tre volte il valore sanitario raccomandato dall’OMS di 10 µg/m³.

E in base ai risultati della ricerca SALPIAM, che ha stimato gli effetti sanitari dovuti all’inquinamento dell’aria presente nel 2021 in cinque città portuali italiane, il mancato rispetto del limite sanitario OMS può essere la causa di 600 decessi all’anno nella popolazione genovese. 

Decessi evitabili se la concentrazione media genovese di biossido di azoto fosse a 10 µg/m³. 


2. I diesel Euro 5: una concausa significativa, non l’unica

Nella provincia di Genova circolano 33.705 autovetture diesel Euro 5 e 5B, secondo i dati ACI al 31 dicembre 2025 – il numero più alto in Liguria. Nel solo territorio comunale, le limitazioni riguarderebbero circa 25.000 veicoli. Questi mezzi, in condizioni di guida reale, emettono quantità di ossidi di azoto (NOx), tra i quali NO₂ , da 2 a 5 volte superiori ai limiti di omologazione, contribuendo in modo significativo alle concentrazioni urbane di questi inquinanti.

Tuttavia, sarebbe errato attribuire a loro la totalità del problema. Le emissioni portuali – fumi delle navi in sosta, con i generatori di corrente elettrica sempre accesi  – contribuiscono per circa il 20% all’NO₂ nelle aree limitrofe al porto e il riscaldamento civile gioca un ruolo non trascurabile nei mesi invernali.

 La conformazione orografica della città, che intrappola gli inquinanti in un catino naturale, amplifica ogni fonte emissiva in particolare nella stagione estiva, con le normali brezze diurne che provenienti dal mare, passano sul porto e i suoi moli, con traghetti e navi da crociera, attraccati per diverse ore, in media dieci ore.

3. Il porto: infrastruttura pronta, burocrazia bloccata

L’elettrificazione delle banchine (cold ironing) è la misura più efficace per abbattere le emissioni navali. L’infrastruttura presso la Stazione Marittima, a servizio delle navi da crociera,  è praticamente completata – fondazioni, cabine elettriche e trasformatori per 60 MW – ma l’entrata in funzione operativa continua a slittare.

Per le crociere, i primi test erano attesi entro marzo 2026; ora si parla dell’estate 2027. Per i traghetti – la tipologia di nave che genera più emissioni nel capoluogo ligure – l’allacciamento è stato rimandato almeno al 2028. Per le navi container, si parla addirittura del 2030.

Le cause di questi ritardi sono note: ritardo del Governo nel bando di gara per il gestore del servizio, definizione tardiva delle linee guida ministeriali, e un progetto PNRR che la Corte dei Conti ha definito “non coerente con le tempistiche” previste. Solo un intervento ministeriale dell’aprile 2026 ha evitato la perdita dei 32 milioni di euro stanziati, ma il completamento dell’intero progetto non sarà possibile prima del 2028.


4. Gli obblighi europei e la condanna dell’Italia

La scelta di limitare la circolazione dei diesel Euro 5 non nasce da un’iniziativa locale, ma da un obbligo europeo che l’Italia ha recepito con il Decreto Legge 121/2023, varato in risposta a due sentenze della Corte di Giustizia UE (2020 e 2022) che hanno condannato il nostro Paese per il sistematico e persistente superamento dei valori limite di NO₂. La sentenza del 12 maggio 2022 (causa C-573/19) cita esplicitamente l’agglomerato di Genova (IT0711) tra le zone in cui l’Italia ha violato la direttiva 2008/50/CE dal 2010 al 2018.

Il regolamento AFIR (2023/1804) e il pacchetto FuelEU Maritime impongono che, entro il 2030, tutti i grandi porti e le navi sopra le 5.000 tonnellate utilizzino tassativamente l’energia elettrica da terra durante lo stazionamento. Il ritardo genovese non è quindi solo un problema di qualità dell’aria locale: è un rischio di non conformità agli obblighi europei, con possibili sanzioni.


5. I rinvii e le misure compensative: un bilancio deludente

Il blocco dei diesel Euro 5 a Genova è stato rinviato dal 1° ottobre 2025 al 1° ottobre 2026, con la possibilità per il Comune di adottare misure compensative in alternativa all’ordinanza. Il pacchetto di compensazioni allo studio comprende il progressivo rinnovo del trasporto pubblico con bus elettrici e il progetto dei quattro assi di forza – filobus da 18 metri con tecnologia In Motion Charging – che vedrà operativi 139 mezzi tra filobus e bus elettrici, anche lungo via Buozzi.

Queste misure sono positive, ma la loro efficacia non è ancora stata verificata. La stessa Regione Liguria ha subordinato il differimento alla condizione che “i dati del monitoraggio mostrano un costante miglioramento” della qualità dell’aria . Il punto è che il miglioramento registrato – Corso Europa sceso a 39 µg/m³ di media mobile annuale è stato surclassato dai 43 µg/m³  di via Buozzi che ci fanno rientrare in infrazione. 

E in via Buozzi oltre al suo traffico e quello della sopraelevata, pesano anche le ricadute delle emissioni dei tre-quattro traghetti ormeggiati a poche centinaia di metri sopravvento alla centralina ARPAL di via Buozzi, a pochi passi dalla fermata della Metropolitana .


Conclusione: la scienza non ammette rinvii

I dati ARPAL, le linee guida OMS, le sentenze della Corte di Giustizia UE e il regolamento AFIR convergono su una conclusione inequivocabile: Genova ha un problema strutturale di NO₂ che richiede azioni immediate e integrate. I diesel Euro 5 sono una concausa significativa; il porto è una fonte rilevante; il riscaldamento civile contribuisce. Nessuna di queste fonti può essere ignorata.

I rinvii del blocco auto e i ritardi del cold ironing, pur avendo cause diverse, producono lo stesso effetto: mantenere alta l’esposizione della popolazione a un inquinante classificato come cancerogeno certo per l’uomo. Come chimico ambientale, non posso che ribadire che la scienza non ammette rinvii quando è in gioco la salute pubblica. Le misure compensative devono essere verificate con rigore, non invocate come alibi per l’inerzia.

La domanda non è se Genova possa permettersi di bloccare i diesel Euro 5. La domanda è se possa permettersi di non farlo.


domenica 10 maggio 2026

Buone notizie: a San Teodoro l’inquinamento portuale sta calando. Ma l’aria non e’ ancora salubre.

Tabella 1. Concentrazione annuale  (2021-2025) di biossido di azoto e numero di giorni con medie giornaliere superiore a 50 microgrammi per metro cubo, nei siti ARPAL scelti per controllare a Genova, le ricadute portuali





Dal 2021 al 2025,  ARPAL ha condotto , sulla collina di San Teodoro, specifiche campagne di misura finalizzate a valutare l'impatto delle emissioni del porto di Genova.

A questo scopo, non senza problemi, anche in corso d'opera (esposti di residenti, infastiditi dal rumore delle centraline), sono stati scelti due siti, inseriti nell'area urbana collinare, a circa 100 metri di altezza sul livello del mare e a circa 700 metri di distanza dai fumaioli delle navi passeggeri attraccate ai moli: largo San Francesco da Paola (S.F.P.) e via Bari, all'altezza della terza stazione della cremagliera per Granarolo.

La Tabella 1 mostra che durante la prima campagna di misura dell'inquinamento, effettuata nel corso del 2021, si sono registrati i valori più alti dell'intero periodo: sia la concentrazione media annuale di biossido di azoto a 31 microgrammi/ metro cubo, che il numero di giorni con concentrazione media giornaliera superiore a 50 microgrammi per metro cubo, pari a 40.

Si tratta di valori nettamente superiori ai limiti legali, approvati nel 2024 dalla UE con la Direttiva 2024/2881 a tutela della qualità dell'aria ambiente e dell'aria più pulita in Europa: media annuale 20 microgrammi/metro cubo  (esposizione cronica) e 18 giorni all'anno con media giornaliera maggiore di 50 microgrammi/metro cubo (esposizione acuta).

Questi nuovi limiti legali, sono il doppio dei limiti sanitari raccomandati dalla Organizzazione Mondiale della Sanità nel 2021. 

Il 2022 fa registrare una netta riduzione di entrambi questi parametri, confermata negli anni successivi: dal 2023 al 2025, la media annuale si ferma a 23 microgrammi/ metro cubo, ma l'esposizione acuta scende progressivamente e nel 2025, con 16 giorni sopra il limite, l'aria di via Bari, per quanto riguarda il rischio di effetti acuti, può essere considerata salubre.

Ci sono spiegazioni per queste riduzioni?

Le ipotesi che seguono, richiedono analisi più approfondite, ma appaiono convincenti:

  • Nell' aprile 2021 si rinnova il Genoa Blue Agreement (GBA), accordo redatto dalla Capitaneria di Porto di Genova,  con l'obiettivo di ridurre l'inquinamento navale, a seguito di Regole che gli armatori si impegnano a rispettare. Le Regole sono estese a tutte le navi che attraccano a Genova. La regola fondamentale è quella che prevede che il cambio di alimentazione, dall'olio combustibile pesante (il più inquinante, con 3,5% di zolfo) al gasolio con 0,1% di zolfo,  avvenga a tre miglia di distanza dall'ingresso dal porto.  
    • Il gasolio allo 0,1%, più raffinato, brucia meglio e produce anche meno biossido di azoto.
  • Nel 2022 il GBA, rafforzato da maggiori controlli della Capitaneria, diventa esecutivo e tutte le navi che attraccano a Genova, percorrono gli ultimi cinque chilometri emettendo meno biossido di azoto di quanto avvenisse in precedenza.  
  • Nell'aprile del 2023 la MSC World Europa, alimentata a Gas Naturale Liquefatto, una volta alla settimana attracca a Genova. Rispetto ad una nave da crociera con simili caratteristiche, ma alimentata a gasolio marino, si stima una riduzione dell'85% delle sue emissioni di NO2 in atmosfera, con conseguente minore impatto al suolo.
  • Nel giugno del 2024 entrano in azione le Sentinelle dei Fumi dal Porto che, con regolarità, tengono sotto controllo le lunghe fumate scure emesse dalle navi, dandone contezza alla Capitaneria di Porto.
    • La netta riduzione di questi eventi fumosi, nel corso del 2024 e 2025, (Figura 1) documenta la maggiore attenzione alla gestione e alla manutenzione dei motori e dei generatori di bordo, con una presumibile riduzione delle emissioni di biossido di azoto.
  • Nel 2025, a gennaio e a giugno, entrano in servizio, sulla tratta Genova-Palermo, con arrivi e partenze giornalieri,  la GNV Polaris e la GNV Orion, alimentate a diesel, ma con specifico trattamento NO2,  la Riduzione Catalitica Selettiva (SCR), che li riduce dal 75 al 90%.
  • A dicembre del 2025 entra in servizio la GNV Virgo, alimentata a GNV e con trattamento SCR, con un abbattimento complessivo del 90% del biossido di azoto.
Le ipotesi formulate, che individuano nella minore emissione di biossido di azoto da fonte navale il miglioramento della qualità dell'aria che si sta registrando nei siti dove i modelli diffusionali stimano avvenire le maggiori ricadute di biossido di azoto emesso d'estate dalle navi, è supportato anche dal fatto che le variazioni delle concentrazioni medie del NO2 trovate nei siti con ricadute portuali (largo San Francesco da Paola e via Buozzi) sono maggiori di quelle trovate nel sito di corso Europa, sito senza apporto portuale.

Tabella 1: medie annuali (2021-2022) di NO2 in largo San Francesco da Paola, via Buozzi, Corso Europa e riduzione percentuale 




Figura 1. Andamento del numero settimanale di fumate scure di durata maggiore di 4 minuti, documentate   dal 24 giugno 2024 al 26 ottobre 2025, dalle Sentinelle dei Fumi, della Rete San Teodoro



















mercoledì 5 febbraio 2025

Concentrazioni di biossido di azoto a San Teodoro e negli altri siti di “fondo urbano” genovesi, dal 2021 al 2024.


 Confronto con i limiti della nuova Direttiva UE 2024/2882

Autori: Federico Valerio, Mattia Desana

Introduzione

Il 19 novembre 2024 è entrata in vigore la Direttiva UE 2024/2882 sulla qualità dell’aria.

Questa Direttiva sostituisce la precedente (2008/50/Ce) e diventerà operativa nel 2030.

 

La principale novità di questa Direttiva è che sono state recepite le raccomandazioni OMS 2021 che, in base a nuove evidenze epidemiologiche, a maggior tutela della salute dei soggetti esposti, introducono nuovi limiti, più restrittivi di quelli previsti dalla Direttiva attualmente in vigore.

In particolare, per il biossido di azoto, la concentrazione media annuale passa da 40 a 20 microgrammi per metro cubo e si introduce un limite giornaliero di 50 microgrammi per metro cubo, da non superare più di 18 volte all’anno.

La Tabella 1, riporta il numero di giorni con concentrazione giornaliera superiore a 50 microgrammi per metro cubo e la media annuale registrati, dal 2021 al 2024, nelle stazioni ARPAL localizzate nel quartiere di San Teodoro nel sito di l. go San Francesco da Paola e in via Bari.

Poiché il 20 agosto 2024 la centralina di via Bari è stata disattivata, causa esposto contro la sua eccessiva rumorosità, per stimare il rispetto dei limiti si è calcolata la media mobile di 365 giorni, dal 20 agosto 2023 al 20 agosto 2024.

La Tabella 1 mostra che tutti i quattro anni monitorati hanno registrato medie annuali di biossido di azoto superiori al suo nuovo limite annuale, con una tendenza alla progressiva riduzione delle concentrazioni medie, passando dal 2021 al 2024

Tabella 1. Concentrazione media annuale (2021-2024) di biossido di azoto

e numero di giorni con concentrazioni media giornaliera > 50 mg/m3

nei siti di San Teodoro. In rosso, i limiti Dir. 2024/2882 superati.

Stazione monitoraggio

     anno

n.  giorni

con media >50 microgr/m3

Media annuale

microgr/m3

l.go S. Francesco da Paola

2021

49

31

l.go S. Francesco da Paola

2022

30

28

l.go S. Francesco da Paola

2023

17

22

l.go SFP - via Bari

2023-24

21

23

 

Confronto tra le concentrazioni di biossido di azoto nei siti di “fondo urbano”.

Le Tabelle che seguono riportano le misure di biossido di azoto ottenute in tre altri siti di campionamento attivi a Genova, classificati, come l. go San Francesco da Paola  e via Bari, “siti di fondo urbano”. 

Questa denominazione è ufficialmente attribuita ai siti di monitoraggio ARPA, posizionati in aree urbane che, essendo lontani da strade ad elevato traffico e da attività industriali rilevanti, si ritiene possano dare informazioni attendibili sulla esposizione media della popolazione.

La denominazione di “sito urbano” è stata data anche ai seguenti siti di monitoraggio presenti a  Genova: 

·      belvedere Don Ga (corso Firenze)

·      spianata Acquasola

·      Quarto.

La Tabella 2 mostra che solo in belvedere Don Ga sono stati registrati, in tutti gli anni, giorni con concentrazione di biossido di azoto maggiori di 50 microgrammi per metro cubo.

In particolare, nel 2021, con 27 giorni fuori regola, è stato superato il numero massimo di giorni con medie superiori a 50 microgrammi per metro cubo, considerato accettabile: 18 superamenti annuali.

Sempre nel 2021, presso il belvedere Don Ga, si è registrata la concentrazione media annuale di biossido di azoto (26,2  mg/m3) più alta nel periodo esaminato, e le medie annuali del 2020-2021-2022 sono state superiori ai nuovi limiti introdotti dalla Direttiva Ue 2024/2882.

Negli altri due siti di “fondo urbano”, Acquasola e Quarto, progressivamente più distanti dal porto, anche le loro concentrazioni medie di biossido di azoto diminuiscono, in accordo con la maggiore distanza da questa specifica fonte. 

E, in questi stessi due siti, nel corso di tutti gli anni esaminati, non si sono mai registrati superamenti dei nuovi limiti, sia quello giornalieri che  quello annuale.

 

Tabella 2. Concentrazione media annuale (2020-2024) di biossido di azotoe numero di giorni con concentrazioni media giornaliera > 50 mg/m3nel sito di belvedere Don Ga (c.so Firenze). In rosso, i limiti Dir. 2024/2882 superati.

     anno

n.  giorni

con media >50 microgr/m3

Media annuale

microgr/m3

 

Tabella 3. Concentrazione media annuale (2021-2024) di biossido di azotoe numero di giorni con concentrazioni media giornaliera > 50 mg/m3 nel sito di spianata Acquasola.

     anno

n.  giorni con media >50 microgr/m3

Media annuale microgr/m3

2021

0

16,3

2022

1

16,7

2023

0

14,9

2023-24

0

14

 

Tabella 4. Concentrazione media annuale (2020-2024) di biossido di azotoe numero di giorni con concentrazioni media giornaliera > 50 microgr/m3 nel sito di Quarto.

 

     anno

n.  giorni

con media >50 microgr/m3

Media annuale

microgr/m3

2020

0

11,6

2021

0

11,3

2022

0

13,8

2023

0

12,4

2024

0

10,2

 

Discussione e Conclusioni

I modelli diffusionali ARPAL (progetto Aer Nostrum) hanno dimostrato che durante l’agosto 2021 e l’aprile 2022 i siti di San Teodoro (l. go  San Francesco da Paola e via Bari) e quello di belvedere Don Ga,  si trovavano nelle zone di ricaduta delle emissioni navali, con contributi di biossido di azoto di origine navale stimati, su base annuale,  tra il 10 e il 20%.

Le misure ARPAL confermano le stime dei loro modelli e le medie annuali e giornaliere trovate nei siti di san Teodoro e di corso Firenze, a partire dal 2021, anno di pubblicazione delle raccomandazioni OMS, avrebbe dovuto allertare l’ASL 5 e le istituzioni pubbliche sugli effetti sanitari che l’inquinamento portuale, stava e sta provocando su decine di migliaia di cittadini genovesi esposti a questa specifica fonte emissiva.

E possibile che la riduzione dei livelli medi di biossido di azoto, riscontata nei due ultimi anni  nei siti di San Teodoro e c.so Firenze, possa essere attribuita all’attività di sorveglianza della Capitaneria di Porto, a seguito dell’entrate in vigore del Genoa Blue Agreement, sottoscritto nel 2024 da oltre quaranta armatori, supportata, come è stato riconosciuto dalla stessa Capitaneria,  dalle segnalazioni delle “sentinelle dei fumi”, messe in campo dalla Rete delle Associazioni di San Teodoro.

Come dimostrano i risultati, di fonte ARPAL, riportati in questa nota, quanto fatto finora, a tutela della qualità dell’aria e della salute dei cittadini, non ha ottenuto i risultati auspicati nei quartieri sottovento alle emissioni portuali.

Pertanto, bisogna attivare rapidamente ulteriori e più efficaci misure di riduzione delle emissioni portuali, per garantire a tutta la città una qualità dell’aria rispettosa dei nuovi limiti.

E’urgente realizzare, senza ulteriori ritardi, l’elettrificazione di tutte le banchine e favorire il rinnovo della flotta traghetti. 

E’ altrettanto strategico realizzare una rete di monitoraggio dedicata al continuo controllo delle emissioni portuali, da Genova Prà a Carignano, per verificare l’efficacia degli interventi messi in atto in tutto il fronte porto.


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lunedì 27 gennaio 2025

Stima dell'impatto sulla salute dell'inquinamento prodotto dal porto di Barcellona.


 La rivista PLOS ha, recentemente (2024), pubblicato uno studio sull'impatto  sulla salute attribuibile alle emissioni inquinanti prodotte dal porto di Barcellona.

Il porto di Barcellona è meta di una intensa attività crocieristica, con 3,5 milioni di passeggeri nel 2023.

Per un confronto ricordiamo che, nello stesso anno, a Genova, sono sbarcati 1,7 milioni di croceristi.



Figura 1. Navi da crociera attraccate ai moli del porto di Barcellona. 

Come nel porto di Genova, a Barcellona solo una parte dei moli sono dedicati al trasporto passeggeri.

La Figura 2 mostra che il porto di Barcellona dispone di 20 chilometri di banchine e attracchi e si estende per 8,3 chilometri quadrati.
A confronto, il porto di Genova si estende per circa 7 chilometri quadrati a terra, con 22 chilometri di banchine.

La più importante differenza tra Barcellona e Genova è la popolazione residente (2017): 1,6 milioni di abitanti a Barcellona, 580.000 a Genova.


Figura 2. Mappa di Barcellona e del suo porto passeggeri e commerciale.


Come mostra la Figura 2, il centro storico di Barcellona, in alto a destra, si è sviluppato intorno all'attuale porto passeggeri, mentre la parte più nuova della città è cresciuta  alle spalle del porto commerciale che ospita anche ampi depositi petrolchimici.

Pertanto, Barcellona, come Genova, risente degli effetti delle emissioni portuali in base alle condizioni meteorologiche, in particolare con venti da nord-est e sud-ovest che trasportano gli inquinanti dal porto verso le aree abitate.

Nell'articolo citato i ricercatori spagnoli, con una modellistica molto simile a quella applicata a Genova, nel corso del progetto "Aer Nostrum", hanno stimato le concentrazioni al suolo di alcuni inquinanti, in particolare il biossido di azoto, stimando, nei diversi quartieri della città,  la sua concentrazione media annuale (2017)  attribuibile a tutte le fonti emissive (traffico, porto, attività industriali, impianti di riscaldamento domestico...) e alle sole emissioni portuali (navi turistiche e commerciali e altre attività svolte nell'area portuale).


Figura 3. Concentrazioni medie annuali (2017) di biossido di azoto (NO2) in microgrammi per metro cubo, stimate nei diversi quartieri di Barcellona. In blu le concentrazioni di NO2 attribuite a tutte le fonti, in verde quelle stimate essere prodotte dalle sole fonti portuali.


La Figura 3 mostra, in blu,  come a Barcellona le concentrazioni  massime di biossido di azoto, attribuibili a tutte le fonti, vadano da 46 a 52 microgrammi per metro cubo, registrate in prevalenza nel centro città. In questo caso si può ritenere che la fonte principale sia il traffico cittadino.
Anche in questo caso si colgono somiglianze con Genova, dove le maggiori concentrazioni medie annuali di NO2, maggiori di 40 microgrammi per metro cubo, si registrano lungo strade urbane ad elevato traffico

Le concentrazioni minime di NO2 (medie annuali),  si riscontrano in prevalenza nelle aree periferiche e vanno da 19,6 a 24 microgrammi per metro. Questi valori sono confrontabili con quelli che a Genova si trovano presso i siti definiti "fondo urbano", come spianata Acquasola, Quarto.

Le massime concentrazioni di biossido di azoto da sola fonte portuale, a destra, in verde, vanno da 10 a 15 microgrammi per metro cubo e impattano prevalentemente nell'area portuale e industriale a sud  (verde scuro) della citta e a concentrazione  minore  nelle aree urbane adiacenti (da 5,8 a 10,2 microgrammi per metro cubo). 

Un impatto simile è stato stimato anche per Genova anche se, in questo caso, le ricadute al suolo sono state calcolate in base alle sole emissioni di navi passeggeri, traghetti e navi da crociera.


Figura 4. Mappa del tasso dei  decessi  ( numero morti ogni 100.000 abitanti) attribuibili alle emissioni portuali di biossido di azoto. Il colore dei 73 quartieri corrisponde al "range" di concentrazione di biossido di azoto di fonte portuale  


La Figura 5 riporta, all'interno di ciascun quartiere,  il numero di morti premature attribuibili alle sole emissioni portuali di biossido di azoto. Si va da da 32,6 casi/100.000 abitantii nei quartieri con la più elevata concentrazione di biossido di azoto di fonte portuale, a 1,6 casi/100.000 abitanti nei quartieri periferici, più lontani dalle aree portuali.

Su un totale di 1,35 milioni di adulti (età maggiore di 20 anni, inserito nello studio,  residenti nei 73 quartieri di Barcellona, 91 morti registrate nel 2017, in base alle stime dello studio, può essere considerate il numero medio  di decessi prematuri attribuibili all'esposizione a biossido di azoto di sola fonte portuale, con una importante riduzione dell'aspettativa di vita della popolazione esposta.

Nel 2017, a Barcellona si sono registrati 16.346  decessi, pertanto l'"effetto porto" considerando i decessi e i ricoveri ospedalieri attribuibili a questa specifica fonte non sono trascurabili.

Le concentrazioni di biossido di azoto stimate per Barcellona, sia quelle da tutte le fonti che quelle da fonte portuale, sono simili a quelle misurate e stimate per Genova dove la concentrazione media annuale di NO2 nel 2022 è stata di 35 microgrammi per metro cubo, e la concentrazione massima, stimata dalla sola fonte navale passeggeri, nel mese di agosto del 2021, è stata di 14 microgrammi per metro cubo.

Pertanto è ragionevole pensare che anche a Genova l'impatto sanitario dovuto alle emissioni portuali non sia trascurabile e che sia opportuno condurre un adeguato studio, con metodologie simili a quello condotto a Barcellona per accertare l'entità dei danni evitabili con provvedimenti quali elettrificazione banchine e rinnovo della flotta traghetti in servizio a Genova