Translate

sabato 15 marzo 2014

Chi ha paura dei fanghi e del biogas?

Sono a Napoli per partecipare all'assemblea nazionale della Legge di Iniziativa Popolare Rifiuti Zero, dove, su indicazione del Comitato Scientifico devo presentare la scheda tecnica che ho preparato a supporto di iniziative a favore del compostaggio delle frazioni organiche.

Mentre sto passeggiando per Toledo mi arriva una telefonata di un collega del Comitato Scientifico che mi annuncia che, per "opportunità", le mie raccomandazioni che riguardano i criteri per compostare fanghi di depurazione e l'uso energetico del biogas sono state cancellate d'ufficio.

Poichè un serio Comitato Scientifico basa le sue valutazioni su documentate e qualificate risultanze scientifiche e non su opportunità di parte, ho deciso di non partecipare ai lavori dell'Assemblea e di dimettermi dal Comitato.

Non ho mai ceduto alle pressioni della politica che ama giustificare le sue scelte in base a pareri tecnici di parte. Non poteva essere questa la prima volta in cui il mio rigore scientifico si piegava alle opportunità del momento.

La mia proposta al Comitato Scientifico di mantenere inalterato il testo della scheda e di non entrare nel dettaglio delle raccomandazioni su fanghi e biogas nel corso della presentazione pubblica, a maggioranza è stata bocciata.

Di qui la mia scelta.

Peraltro, in questo caso, l'opportunità di decidere questa singolare censura, è quella di assecondare posizioni irrazionali e sostanzialmente basate sulla profonda ignoranza dei complessi meccanismi di trasformazione della materia organica.

PS:  via Toledo fu voluta dal viceré Pedro Álvarez de Toledo nel 1536. Nel 1870, per opportunità, il Sindaco di Napoli la ribattezzò via Roma. Questa scelta strumentale non fu apprezzata dai napoletani e Toledo è ancora e solo Toledo.


Per chi fosse interessato, segue la scheda nella sua versione integrale e che, come tale, porta la mia firma.




COMPOSTIAMOCI BENE
“Dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fior”
Fabrizio De Andrè

INTRODUZIONE

Nel 2012 nei rifiuti urbani degli Italiani erano presenti 11,3 milioni di tonnellate di scarti di cibo, foglie secche, sfalci d’erba, potature…
Di questi scarti, solo 3,3 milioni di tonnellate sono stati compostati, il resto è finito nelle discariche e negli inceneritori.

I due trattamenti biologici oggi tecnicamente ed economicamente disponibili per trattare le frazioni organiche degli scarti urbani sono il compostaggio e la digestione anaerobica con compostaggio del digestato.

Entrambi i metodi sono in grado di produrre compost di qualità per uso agricolo se sono alimentati con scarti da raccolta differenziata  porta a porta e con cippato di legno vergine, non trattato, utilizzato come strutturante per favorire la presenza di aria (ossigeno) all’interno della biomassa in fase di compostaggio.

Da una tonnellata di frazione organica da raccolta differenziata, con l’aggiunta di 200-300 chili di strutturante, un impianto di compostaggio produce 250-300 chili di compost (resa: 21-23%).

Da una tonnellata di frazione organica da raccolta differenziata con l’aggiunta di 80-150 chili di strutturante, un impianto di digestione anaerobica + compostaggio del digestato produce 150-200 chili di compost (resa: 14-17 %).


Contemporaneamente i prodotti di biodegradazione, in forma gassosa, sono
  • Compostaggio
    • 180-190 kg di anidride carbonica, liberati in atmosfera
  • Digestione anaerobica
    • 110 kg di anidride carbonica, 50 kg di metano recuperati come biogas

Il compost è un ammendante organico che, nei suoli, si trasforma in humus il quale serve a ripristinare la fertilità organica dei suoli, migliorando le sue caratteristiche fisiche, chimiche e biologiche, contro i processi di desertificazione ed erosione.
I terreni sotto il 2% di humus sono indicati come terreni in via di disertificazione.

OBIETTIVI


  1. Sottrarre la maggiore quantità possibile di frazione organica allo spreco, alla discarica e all’incenerimento, dando priorità alla riduzione e al recupero di materia, sotto forma di ammendante agricolo (compost di qualità)
  2. Restituire fertilità ai suoli depauperati
  3. Ridurre le emissioni di gas serra (CO2) segregando il carbonio organico (compost) nei terreni agricoli
  4. Ridurre l’uso di fertilizzanti chimici e i fenomeni di eutrofizzazione delle acque
  5. Promuovere il recupero di materia gassosa derivante dai processi biologici, in particolare il bio-metano (CH4) per le sue funzioni di vettore energetico immagazzinabile e trasportabile e con ridotte emissioni inquinanti
  6. Creare consenso alla realizzazione d’impianti di trattamento biologico delle frazioni organiche

METODI


  1. Incentivare il compostaggio domestico e di comunità
  2. Individuare incentivi economici per gli agricoltori che utilizzano regolarmente compost di qualità e per i gestori degli impianti di compostaggio

Il compostaggio domestico: una scelta strategica

La trasformazione in compost dei propri scarti di cucina, degli sfalci, delle potature cippate, da utilizzare come ammendante nell’orto, nel giardino, nei vasi da fiore è un’attività che si può realizzare in tempi molto brevi, anche senza interventi pubblici e con costi relativamente bassi.
Naturali compostatori domestici sono tutte le famiglie che già praticano, in modo non occasionale, orticultura e giardinaggio, anche in ambito urbano.
La ricerca sulla propensione degli Italiani alla pratica del giardinaggio, effettuata dalla associazione “Promogiardinaggio”, ha evidenziato:
■ 6,7 milioni di famiglie  (28,4% sul totale)  si dedicano regolarmente al giardinaggio
■ Il 53% delle famiglie italiane ha un approccio positivo nei confronti del giardinaggio.

Pertanto, oggi circa 17 milioni di Italiani curano un giardino, un orto o quantomeno un terrazzo e un balcone fiorito. Tutti costoro, potenzialmente, sono anche nelle condizioni pratiche e mentali di utilizzare direttamente i loro scarti biodegradabili (scarti di cucina, sfalci, potature cippate) per trasformarli in terriccio, indispensabile per coltivare la loro passione.

Obiettivo di “Rifiuti Zero” è quello di trasformare in “auto-compostatori” tutte le famiglie italiane con “pollice verde” .

In questo modo, dato che ogni componente di una famiglia dedita al compostaggio sottrae, mediamente, al ciclo dei rifiuti 51 chili dei propri scarti di cucina prodotti in un anno, circa 870.000 tonnellate di materiale organico, pari al 7,7% della produzione nazionale di FORSU (11,3 milioni di tonnellate nel 2012) potrebbero essere sottratte annualmente al ritiro e alla loro ordinaria gestione.

Per raggiungere quest’obiettivo, con azioni pubbliche e/o “private”, bisogna
-       Autorizzare, nei regolamenti comunali, la pratica del compostaggio domestico famigliare, condominiale e collettivo 
-       promuovere articolate e capillari campagne di comunicazione e informazione
-       organizzare regolari CORSI DI COMPOSTAGGIO DOMESTICO gratuiti, rivolti prevalentemente a soggetti adulti
-       realizzare impianti di compostaggio dimostrativi in tutti i giardini, parchi pubblici e orti urbani,  a cui conferire gli scarti vegetali prodotti in questi luoghi
-       offrire adeguati sconti sulla TARSU, alle famiglie che autocertificano il compostaggio domestico con il solo vincolo di poter disporre di spazi “verdi” in grado di utilizzare il compost autoprodotto. Gli sconti devono corrispondere al risparmio indotto dall’attività del compostaggio domestico del nucleo famigliare: evitata raccolta, evitato trasporto, evitato trattamento, evitata ecotassa regionale
-       offrire consulenza domiciliare durante i controlli delle autocertificazioni
-       offrire servizi ai compostatori presso le Isole Ecologiche: scambio di compost, ritiro di cippato …

Effetti collaterali del compostaggio domestico

-       Ogni bravo compostatore, grazie al suo buon esempio, convince almeno due vicini di casa a fare altrettanto ( effetto moltiplicativo).

-       La pratica del compostaggio famigliarizza con il concetto dei cicli naturali della materia e contribuisce a migliorare la qualità e la quantità di materiali differenziati a livello domestico

-       Contribuisce a vincere la naturale diffidenza verso il “ rifiuto organico che puzza e attrae animali ed insetti”, effetti indesiderati evitabili, applicando le regole e le buone pratiche apprese con la partecipazione ai Corsi di Compostaggio domestico

-       Rende famigliari i meccanismi biologici alla base del riciclo naturale dei composti organici

-       Aiuta a creare consenso rispetto agli impianti industriali per il trattamento delle frazioni organiche

-       Riduce alla fonte la produzione di rifiuti organici ed evita la loro raccolta, il trasporto e il trattamento e i corrispondenti costi

-       Evita di pagare la corrispondente ecotassa per lo smaltimento in discarica

-       Il peso della biomassa, compostata in ambito domestico rientra nel conteggio della percentuale di Raccolta Differenziata realizzata dal Comune

Incentivi alla produzione e all’uso di compost di qualità 

Dieci Regioni hanno incentivato l'uso agricolo del compost nei  Piani di Sviluppo Rurale
Le misure d’incentivazione si basano sul contributo a :
-       lotta alla desertificazione
-       lotta al cambiamento climatico (Carbon sink; i terreni agricoli trasformati in “pozzi” di carbonio organico)
-       prevenzione dell’ eutrofizzazione  delle acque per l’uso di concimi minerali a pronto rilascio di azoto
Gli incentivi vanno da 200 a 700 Euro/ha (da 20 a 70 Euro/t di compost).
E’ opportuno far conoscere a tutti i potenziali fruitori (cooperative agricole, confederazione italiana agricoltori ..) l’esistenza di questi Piani e di queste opportunità economiche.
E’ anche necessario garantirne il finanziamento nel tempo ed estendere quest’opportunità a tutte le venti Regioni italiane.
A fronte di una domanda crescente di compost di qualità, sarà più facile che si crei anche un’adeguata offerta, con la realizzazione d’impianti di compostaggio finalizzati a produrre compost di qualità, idoneo all’uso agronomico.

Accesso al mercato dei Crediti di Carbonio

La pratica del compostaggio e il costante utilizzo del compost come ammendante agricolo permettono la segregazione nel terreno d’importanti quantità di carbonio organico.
Il regolare uso agricolo di compost riduce l’uso di concimi chimici di sintesi, prodotti con elevati consumi energetici e quindi con altrettanto elevate emissioni di gas clima-alteranti.
Nella floro-vivaistica, l’uso del compost riduce l’uso di torba e anche questa pratica riduce le emissioni di anidride carbonica in atmosfera.

Considerando un utilizzo del compost in agricoltura (50%), ripristini ambientali (30%) e il restante 20% nel florovivaismo si ottengono i seguenti risparmi per 1 tonnellata di rifiuto putrescibile avviato a compostaggio:

- 17,6 kg di CO2 per effetto del “carbon sink” nel suolo (agricoltura e ripristini ambientali – 80%);

- 18,7 kg di CO2 effetto del mancato utilizzo dei fertilizzanti(solo agricoltura – 50%);

- 29 kg di CO2 per effetto della sostituzione della torba con compost (solo uso florovivaistico – 20%).

Il beneficio ambientale netto globale dell’utilizzo del compost in agricoltura e vivaismo corrisponde alla riduzione di 65,3 kg di CO2 per ogni tonnellata di frazione organica avviata al compostaggio.
Pertanto la produzione di compost di qualità ha un ruolo fondamentale nella riduzione delle emissioni di gas serra e quindi, quest’attività a pieno titolo può partecipare al mercato dei Crediti di Carbonio.
In questo periodo il mercato dei Crediti di Carbonio è in crisi a causa del calo di domanda da parte dei grandi produttori di CO2, attribuibile alla crisi economica mondiale e il valore di una tonnellata di CO2 è passato dai 20-10 euro di alcuni anni fa agli attuali 4-5 euro/ton.
Questo significa che oggi, una tonnellata di frazione organica compostata potrebbe valere circa 32 centesimi sul mercato dei Crediti di Carbonio.
Tuttavia, vale la pena di tenere sotto controllo la situazione in quanto, nonostante la crisi, la concentrazione di CO2 della atmosfera del Pianeta continua a crescere e l’uso del compost potrebbe oggettivamente ridurre le emissioni, specialmente nei terreni agricoli del Sud Italia, più soggetti alla perdita di humus.

DOCUMENTI



http://www2.comune.genova.it/servlets/resources?contentId=503485&resourceName=allegato



RACCOMANDAZIONI NELLA GESTIONE DELLA FRAZIONE ORGANICA DEI RIFIUTI URBANI (FORSU).


·      E’ prioritario ridurre alla fonte la produzione di FORSU con politiche nazionali che evitino gli sprechi alimentari.

·      In seconda istanza, è importante promuovere (anche per il portato educativo della pratica) il compostaggio domestico, anche in ambito urbano, con un programma nazionale rivolto alle famiglie che già ora praticano in modo stabile orticultura e giardinaggio.

·      Per lo scarto organico generato, i trattamenti biologici sono sempre da preferire rispetto ai trattamenti termici ad alta temperatura: incenerimento, gassificazione, trasformazione in Combustibili Solidi Secondari (CSS).

·      Le frazioni organiche da avviare a trattamenti biologici devono provenire da raccolte differenziate di qualità, dunque preferibilmente del tipo Porta a Porta, secondo le declinazioni ed adattamenti specifici alle varie situazioni abitative locali.

·      Se sono disponibili gli spazi necessari, e i quantitativi di scarto “verde” necessari a garantire strutturazione ai cumuli,  il compostaggio dovrebbe essere favorito rispetto alla digestione anaerobica.

·      La localizzazione degli impianti di compostaggio e di digestione anaerobica deve garantire l’assenza di civili abitazioni entro un raggio di 250 metri, per escludere i rischi dovuti all’inalazione di bio aereosol.

·      I trattamenti biologici (compostaggio e digestione anaerobica) devono essere comunque finalizzati alla produzione e alla commercializzazione di compost di qualità da utilizzare nella produzione agricola e nel giardinaggio.

·      Il trattamento di frazioni organiche da selezione meccanica è finalizzato solo alla stabilizzazione delle componenti fermentabili allo scopo di ridurre gli impatti legati al loro smaltimento finale e rispondere all’obbligo di pretrattamento  stabilito dalla Direttiva Discariche 99/31.

·      La politica degli incentivi deve eliminare l’attuale distorsione che favorisce l’incenerimento e la produzione di energia elettrica. Sono urgenti scelte più corrette, che tengano conto dell’importanza dell’uso agricolo del compost e di tecnologie a minor impatto ambientale quali, ad esempio, la produzione di biometano da immettere in rete in sostituzione di analoghi volumi di gas naturale

·      Al fine di minimizzare l’impatto locale, gli impianti per la digestione anaerobica dovrebbero essere dimensionati in modo tale che il biogas prodotto sia impiegato per fornire il calore e l’elettricità necessari al funzionamento dell’impianto e per i fabbisogni energetici di edifici e aziende limitrofe, possibilmente in configurazione tri-generativa (elettricità, calore, frigorie). Se la produzione di biogas fosse superiore agli autoconsumi e al teleriscaldamento-tele raffreddamento, tale quota dovrebbe essere raffinata a biometano da immettere in rete e/o da usare come combustibile per il parco autoveicolare adibito alla raccolta dei rifiuti e al trasporto pubblico.

·      Il Governo Italiano, nel definire le specifiche del biometano da immettere nella rete, deve adottare i valori più restrittivi in questo momento in vigore in Europa rispetto alla concentrazione di contaminanti potenzialmente pericolosi, in particolare mercurio e composti alogenati.

·      Per garantire l’elevata qualità del compost prodotto, le linee di compostaggio e digestione anaerobica di FORSU da raccolta differenziata possono accettare altri materiali compostabili solo se di elevata qualità, come fanghi dell’industria agroalimentare, scarti da lavorazione delle derrate agricole, altri fanghi sottoposti a preventivo screening analitico.  Scarti organici più contaminati con metalli pesanti e composti organici persistenti, quali fanghi di depurazione di distretti urbanizzati, devono essere trattati a parte.







venerdì 7 marzo 2014

E Genova, finalmente, si "composta bene"!

 
Compostiera collettiva nel giardino pubblico di Bogliasco

E finalmente, in tutta  Genova, partirà la raccolta differenziata della frazione organica presente negli scarti della città. 

Per convincere AMIU e il Comune  a fare questo passo, fondamentale per rispettare gli obiettivi di Legge (almeno 65% di raccolta differenziata) c'è voluto un mezzo disastro ambientale creato dall'anomala produzione di percolato della discarica di Scarpino, percolato finito nel torrente che scende dalla grande discarica che, quaranti anni fa, Genova ha realizzato in un vallata, sui monti alle spalle della città.

Ma, ancor di più, ha  pesato l'indagine aperta dalla Procura della Repubblica su questa vicenda che ha messo sotto accusa un bel pò di dirigenti AMIU, l'Azienda per l'Igiene Urbana genovese.

Con la loro differenziazione all'origine,  gli scarti di cibo, gli sfalci e le potature saranno sottratti alla discarica, non produrranno più percolato, tossico per tutte le forme di vita che popolavano i torrenti e,  grazie al processo "naturale" del compostaggio, diventeranno un ammendante agricolo per produrre ortaggi, basilico, fiori, olive...

Ma c'è un problema, in Liguria non c'è un solo impianto di compostaggio e, fino ad oggi, nessun sindaco dei Comuni della Provincia di Genova se l'è sentita di scegliere il sito dove ospitare i quattro impianti di compostaggio previsti, a cominciare dal lontano 2003, dal Piano provinciale per la gestione dei rifiuti.

Nell'ultima edizione del Piano Provinciale, l'impianto più importante, che avrebbe dovuto trattare 60.000 tonnellate annue di frazione organica, avrebbe dovuto essere realizzato dal Comune di Genova; altri due impianti erano previsti in Valle Stura e Val Graveglia. Fino ad ieri non se ne fatto nulla.

Motivi di questa  non scelta: il timore di perdere consenso da parte dei cittadini più vicicni agli impianti e il fatto che il compostaggio non gode dei succulenti incentivi pubblici previsti, invece, per la termovalorizzazione.

Pertanto, l'inerzia dei Sindaci ci costringerà ancora per qualche anno a mandare i nostri scarti di cibo negli impianti di compostaggio alessandrini, con un costo di smaltimento, a carico di noi tutti, di circa 90 euro per tonnellata, più le spese di trasporto.

Non sarebbe male che la Corte dei Conti indaghi su questi e sui numerosi altri danni economici fatti pagare ai contribuenti a causa della pervicace resistenza di tutte le pubbliche amministrazioni liguri a fare raccolta differenziata e a realizzare impianti di compostaggio.

Infatti, questa inerzia ci è costata un bel pò di euro, sotto forma di ecotasse pagate per il conferimento a discarica  (14 euro a tonnellata) e ci costerà anche negli anni a venire, per il trattamento del percolato di Scarpino che continuerà per decenni, anche dopo la chiusura della discarica.

E nel conto delle scelte sbagliate bisogna anche mettere gli sprechi alimentari indotti dai meccanismi della grande distribuzione e persino i costi per allontanare i gabbiani dalla pista dell'aeroporto di Sestri, che sono così numerosi in quanto, letteralmente, all'ingrasso grazie al pasto giornaliero che gli forniamo quando i camion della rumenta tal quale si liberano del carico sulle alture di Scarpino.

Genova, ogni anno produce circa 160.000 tonnellate di scarti organici. Per rispettare l'obiettivo del 65% di raccolta differenziata, dovremmo separare alla fonte e compostare, circa 100.000 tonnellate, con un costo per il solo compostaggio di ben 9 milioni di euro.

Ma il Comune e AMIU potrebbero, almeno in parte,  ridurre questi costi, approvando una delibera già pronta fin dai tempi della Giunta Vincenzi la quale prevede l'estensione della riduzione TARSU anche a chi fa compostaggio domestico su un piccolo balcone o un terrazzino del centro antico.

Oggi questa riduzione (15 euro all'anno) è riconosciuta solo a chi dispone di un terrazzo di 15 metri quadrati e circa 4.000 famiglie genovesi hanno goduto di questo sconto autocertificando di fare compostaggio.

Per vincere la diffidenza dei dirigenti comunali, l'assessorato ambiente del comune di Genova, circa tre anni fa, ha avviato una sperimentazione per verificare se il campostaggio fosse possibile anche in piccoli spazi verdi quali i numerosi balconi fioriti che abbelliscono la città.

Dieci famiglie, dotate di balconi e terrazzini fioriti, dopo un corso a loro dedicato, per sei mesi hanno avviato esperienze di compostaggio. Tutti hanno portato a termine il loro compito e trasformato in tre mesi tutti i loro scarti di cucina, potenzialmente puzzolenti, in un bel terriccio profumato di bosco utulizzato nei vasi dei gerani e di basilico coltivati nel balconcino di casa. Il successo di questa iniziativa è stato confermato dal fatto che nessun vicino di casa si sia mai lamentato!

Estendere lo sconto TARSU a chi composta su un balcone o un terrazzino fiorito del centro antico potrebbe ridare fiato al progetto "30.000 compostiere in città" che il comitato scientifico del Museo della "Rumenta" (Palazzo Verde, nei magazzini dell'Abbondanza al Molo), tre anni or sono aveva già proposto all'amministrazione.

A Genova ci sono almeno 80.000 famiglie che, grazie a un orto, a un giardino, a un terrazzo e a un balcone fiorito praticano regolarmente il giardinaggio.

Tutti costoro sono dei potenziali compostatori  in quanto hanno l'interesse a trasformare gli scarti delle piante da loro coltivate e quelli della loro cucina,  in compost, di fatto un terriccio fertile da riutilizzare nell'orto e nei vasi da fiore.

Pensare che un terzo delle famiglie genovesi con il pollice verde si possa dedicare regolarmente anche al compostaggio è molto realistico. E i numeri in gioco sarebbero molto interessanti.

Una famiglia tipo di tre membri, produce annualmente circa duecento chili di scarti compostabili.
Pertanto, trentamila compostatori urbani, immediatamente, potrebbero sottrarre dal ciclo dei rifiuti seimila tonnellate di scarti organici, il 6% dell'obiettivo annuo di umido da differenziare.

Il dr Pietro D'Alema, Direttore Generale AMIU, su mia esplicita richiesta, ha confermato il suo impegno affinche l'Assessore Garotta firmi la Delibera che estende lo sconto TARSU a tutti i compostatori urbani.

Stiamo a vedere. 

Per chi fosse interessato, a questo indirizzo (http://www.federico-valerio.it/?page_id=77) può scaricare la sesta edizione del Corso di Compostaggio Domestico in Campagna e in Città, realizzato a cura di Italia Nostra, con la collaborazione della Scuola Agraria del Parco di Monza.
Il Manuale, unico in Italia, fornisce tutte le informazioni utili per realizzare delle compostiere da balcone e i trucchi per compostare senza impatto ambientale.

A quest'altro indirizzo ( http://www.youtube.com/watch?v=moiUeUwIe7c )  un filmato della Provincia di Genova che fa vedere come sia possibile compostare sul balcone di casa.

venerdì 28 febbraio 2014

Sant'Ilario addio!

La madre di tutte le frane liguri si trova sulle alture di Sant'Ilario, dalle parti di Genova.

Venti anni fa, un pezzo della collina, che De Andrè rese celebre con la canzone dedicata a Boccadirosa, ha deciso di andarsene verso il mare, durante un forte temporale, portandosi dietro una casa e un pezzo di strada.
 
Da allora, il percorso di un microscopico torrentello si è spostato e tutte le volte che arriva un nubifragio, le millenarie stradine mattonate (creuse) che portano a mare si trasformano in cascate d'acqua e violenti torrenti.

Dopo l'ultimo nubifragio, quello del 19 gennaio, durante il quale a Sant'Ilario nel giro di poche ore sono caduti 175 millimetri di pioggia, il dissesto della collina è aumentato, con muretti a secco crollati, pietre portate a valle, le croese ancor più impraticabili.

E ad aumentare il degrado e il pericolo, ci si sono messi anche i cinghiali che nelle fasce abbandonate trovano rifugio e disponibilità di cibo. E per procurasi tuberi e lombrichi questi bestioni, arano il terreno e buttano giù muretti a secco, tutto materiale che le piogge porta a mare lungo i nuovi percorsi tracciati dai cinghiali scavatori.

I pochi abitanti di questa zona, gli eredi dei contadini ed allevatori che, fino a pochi decenni or sono, custodivano queste terre, invano hanno chiesto l'intervento del Comune di Genova, alle prese con decine di altre più recenti frane e con le casse sempre più vuote.

Comunque, per cercare di evitare grane future, anche qui il Comune ha messo un bel cartello che ti avvisa che c'è una frana e che non devi "avventurarti" sul suo corpo!

Una scusa per il mancato intervento è che l'assenza di strade carrabili impedisce l'accesso dei mezzi comunali e il trasporto sul posto dei materiali necessari all'intervento.

Certo, per chi abita da queste parti ci vogliono fiato e buone gambe e chi, da queste parti,  chiede l'apertura di strade per l'accesso alle ambulanze, spesso non ha affatto a cuore la salute dei vecchietti, ma pensa alla crescita stratosferica del valore del rustico ristrutturato e della casa abusiva che prima o dopo qualcuno condonerà.

Un altro problema è sapere chi deve tenere puliti i greti dei torrentelli, che qui si chiamano "bei", e che un tempo servivano a portare l'acqua delle sorgenti ai campi, ricavati a fatica sui terrazzamenti.

La legge prescrive che la pulizia la devono fare i proprietari dei campi che il "beo" percorre, ma se anche dei proprietari ci fossero, mancano le forze e la volontà, visto il generale abbandono.

E la collina di Sant'Ilario che per millenni, curata dall'uomo, ha resistito agli eventi climatici ora, in pochi decenni, se ne scende rapidamente a mare.

Le antiche "fasce" di Sant'Ilario, che hanno trasformato la collina, esposta a sud,  in terreno coltivabile

L'antica economia agricola di Sant'Ilario, basata sulla produzione di ortaggi, coltivazione di ulivi e aranci e sull'allevamento di mucche da latte è sparita da tempo, eppure fino agli anni '80 lungo queste creuse si potevano vedere gli ultimi muli ancora all'opera per i trasporti pesanti, proprio quelli che servirebbero per trasportare cemento, ghiaia e tubi per incanalare le acque piovane e riportarle nel loro alveo naturale.

Che la soluzione dello sfasciume della Liguria e di tutta la catena appenninica non sia proprio il ritorno al "futuro"?

Che si debba riscoprire il valore paesagistico, economico e di difesa del suolo dei terrazzamenti?

Che si debba riscoprire che la terra ha valore per il cibo che può produrre e non per il cemento che può ospitare?

Non ho certezze, ma se questo Paese deve impegnarsi in "Grandi Opere" per dare agli Italiani occupazione e sviluppo durevole è proprio da luoghi come questo, dalle colline di Sant'Ilario, che bisognerebbe cominciare.


Alluvione Sant'Ilario (GE) 19 gennaio 2014

lunedì 17 febbraio 2014

Una centrale elettrica a Cornigliano?

Le aree industriali di Genova Cornigliano
Nelle aree industriali di Cornigliano, liberate nel 2002 dagli inquinanti impianti a caldo, potrebbe ritornare una centrale elettrica e, con la centrale potrebbero ritornare anche un bel pò di polveri sottili e di ossidi di azoto, di cui i corniglianesi non sentono proprio la mancanza.

La disponibilità di 10 ettari, magnanimamente restituiti dall'ILVA, stanno suscitando gli appetiti di facili e grandi guadagni.

IREN, Ansaldo, AMIU, con la benedizione del Comune di Genova, stanno pensando di prendere due piccioni con una fava: grazie alla nuova disponibilità di aree, accanto al previsto depuratore che libererà Cornigliano dai suoi miasmi, potrebbe sorgere una centrale elettrica alimentata con il biogas prodotto dalla digestione anaerobica dei fanghi di tutti i depuratori genovesi che già si prevedeva dovessero confluire qui.

Il facile affare è quello delle generose incentivazioni date all'elettricità prodotta da fonti di energie rinnovabile, denominati "Certificati Verdi", in realtà una tassa pagata, a loro insaputa, da tutti gli italiani, con le bollette della luce.

Il biogas sarà anche una fonte di energia rinnovabile, ma la sua combustione, inevitabilmente produce, a norma di legge, inquinamento e giustamente, gli abitanti di Cornigliano potrebbero dire: "Abbiamo già dato".

E anche tutti gli altri genovesi avrebbero qualche cosa da ridire, in quanto l'entrata in funzione di questa nuova centrale che, visti i grandi appetiti,  temiamo possa essere di grandi dimensioni,  inevitabilmente immetterà in atmosfera diverse tonnellate di nuovi inquinanti e questo fatto, dal punto di vista giuridico, è in contrasto con la legge che tutela la qualità dell'aria e la salute di tutti noi.

A titolo di esempio, da misure effettuate su centyrali danesi, per ogni Giga joule ( 277 kwh) di elettricità prodotta, una centrale a biogas immette in atmosfera 451 milligrammi di PM10.

Se IREN, Ansaldo, AMIU volessero rinunciare ai facili affari dei "Certificati Verdi" e a produrre elettricità, una soluzione ci sarebbe: a Cornigliano si realizza un impianto biologico integrato per il trattamento delle acque fognarie, dei fanghi di depurazione e delle frazioni organiche da raccolta differenziata.

Risolti in questo modo i miasmi dell'attuale depuratore di Cornigliano e del fangodotto della Volpara, il nuovo impianto biologico potrà produre compost di qualità, da vendere al migliore acquirente e metano (biometano) da utilizzare per gli autoconsumi dei nuovi impianti biologici e come combustibile per i mezzi AMT e AMIU, convertiti alla trazione a metano.

Un' eventuale quota eccedente di biometano potrebbe essere immessa nella rete di distribuzione del gas ed utilizzata in sostituzione di analoghi volumi di gas libico e siberiano.

Infine, una progettazione attenta agli interessi del territorio che ospita l'impianto, potrebbe dimensionare il nuovo impianto, per fornire calore e frigorie agli edifici più vicini e quindi permettere  lo spegnimento delle attuali caldaie.

Con questa soluzione a Cornigliano e a Genova non ci sarebbe nessuna nuova fonte inquinante e Genova potrebbe continuare ad essere tra le poche grandi città italiane, dove si rispettano i limiti per le polveri sottili, le micidiali PM10.




giovedì 13 febbraio 2014

Calabria a Rifiuti Zero?

Bisignano (CS)

Ho avuto notizia che a Bisignano, in provincia di Cosenza, potrebbe sorgere una piattaforma ad alta tecnologia, con una capacità di trattamento di 180.000 tonnellate/anno,  finalizzata al recupero riciclaggio spinto di Materie Prime Seconde, a valle della Raccolta Differenziata.

La piattaforma sarà affiancata da un impianto per la produzione di compost di qualità, un digestore anaerobico che, utilizzando il biogas prodotto, fornirà alla piattaforma tutta l'energia necessaria.

Troppo bello per essere vero?

Il dubbio viene constatando che in Calabria, nel 2010, la Raccolta differenziata era ferma al 12,43% con la provincia di Cosenza al 14,1%.

E se il Piano della Regione Calabria ritiene strategica la realizzazione delle piattaforme, come quella di Bisignano, poco o nulla dice su energiche politiche regionali per incrementare la  raccolta differenziata e raggiungere l'obiettivo minimo di Legge del 65%.

E il fatto che l'inceneritore di Gioia Tauro sia sotto utilizzato per carenza di Combustibile da Rifiuto (CDR, ora per legge ribattezzato Combustibile Solido Secondario)  fa sospettare che le piattaforme saranno prevalentemente usate per produrre combustibile solido secondario e per vendere elettricità "verde" prodotta con il biogas a prezzi incentivati.

L'amministrazione di Bisignano mi ha chiesto un parere. Ed ecco quello che ho scritto, in base alle scarne informazioni ricevute.

"Il Punto debole del Piano della Regione Calabria è quello di rinunciare a priori a raggiungere gli obiettivi minimi di Legge per la raccolta differenziata, ossia il 65%.

Esperienze consolidate realizzate in tutt'Italia confermano come, con la conversione a sistemi di raccolta Porta a Porta e di prossimità per aree rurali ed urbane con elevata densità abitativa, differenziare il 65% della produzione di materiali post consumo, sia possibile.

Solo il Porta a Porta può garantire l'alta qualità dei materiali differenziati e quindi l'avvio a nuovi cicli produttivi.

Questo è particolarmente vero per la produzione di compost e il suo uso agricolo.

Pertanto il mio consiglio è che alla piattaforma di Bisignano arrivino solo frazioni umide da frazioni differenziate.

Per garantire la vendita del compost per uso agricolo e giardinaggio è necessario che l'impianto preveda linee separate per trattare l'umido di qualità (mercatali, mense, scarti vegetali) da umido "grigio" come ad esempio i fanghi di depurazione, il cui compost potrà essere utilizzato a scopi meno pregiati.

La buona pratica prevede che il digestato, proveniente direttamente dalla digestione anaerobica  sia sempre compostato , insieme a cippato di legno (potature ulivi, alberi da frutto...).

Tale pratica è da preferire all'uso diretto del digestato come ammendante agricolo.

Per quanto riguarda la produzione di biogas, le buone pratiche prevedono che il biogas ( miscela in prevalenza fatta di metano al 55-60% ed anidride carbonica) sia raffinato per concentrare il metano ad oltre il 95% e permettere l'immissione di questa miscela raffinata ( denominata biometano) nella rete di distribuzione del metano.

Dopo raffinazione il biometano può essere utilizzato anche per l'autotrazione.

Il biometano in rete può accedere ad incentivi governativi e dal punto di vista ambientale permette di sfruttare a pieno l'elevato potere calorifico di questo gas.

L'utilizzo energetico  del biogas presso la piattaforma  presenta due gravi inconvenienti:

- non permette il recupero del calore residuo ( 80% del potere energetico) per gli alti costi della rete di teleriscaldamento e per la indisponibilità di un'utenza che abbia bisogno di calore anche nella stagione estiva

- concentra nel sito che ospita la piattaforma tutti gli inquinanti emessi dai motori a biogas per produrre elettricità

Se , come immagino Bisignano dispone della rete di distribuzione del gas, l'immissione del biometano in questa rete, al posto di metano d'importazione, non modificherà  in modo sostanziale la qualità dell'aria della località che ospiterà la piattaforma.

L'uso energetico locale del biometano si potrà  limitare a quello degli autoconsumi di elettricità e calore della piattaforma e in questo caso si potrà avvalere dei bassi fattori di emissione del biometano, simili a quelli del gas naturale distribuito dalla rete del gas del nostro Paese."

mercoledì 5 febbraio 2014

Qualità dell'aria e della salute a Bra.


L'aria di Bra è decisamente brutta.

In questa cittadina, in provincia di Cuneo, nel corso del 2012,  per ben centocinque giorni si è superata la concentrazioni di 50 microgrammi di polveri respirabili (PM10).

La legge a tutela dell'ambiente e della salute prevede che durante un anno, la soglia giornaliera di 50 microgrammi per metro cubo di aria, non possa essere superata per più di trentacinque giorni.

Come mostra il grafico, l'aria di Bra è la peggiore tra tutte quelle dei principali comuni del cuneense, anche se a partire dal 2006 si sono registrati sensibili miglioramenti.

 A parlare di qualità dell'aria e di qualità della salute di chi quell'aria respira, il 3 febbraio ero a Bra, invitato dal comitato "Spiriti Liberi" .


Le cento persone che erano presenti nelle due salette del ristorante che ci aveva ospitate, tra cui alcuni amministratori della cittadina, hanno seguito con interesse la mia presentazione ed attivato un animato dibattito.

La serata è stata registrata e trasmessa in streaming.

Poichè il problema del superamento dei limiti delle polveri sottili (PM10, PM 2,5) accomuna gli abitanti di gran parte del Paese e costituisce un sicuro rischio per la loro salute è opportuno conoscere meglio l'argomento e far si che, chi deve intervenire per tutelare la salute dei sui concittadini, lo faccia e ripristini rapidamente la legalità.