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lunedì 25 agosto 2014

Metano e Biomasse a confronto. Chi inquina di meno?


L'articolo è stato accettato su Bio-resource Technology e merita di essere citato, in quanto conferma e quantifica quanto già affermato su questo Blog: sostituire il metano con biomasse, non fa per niente bene alla salute di chi abita intorno alla centrale alimentata con questo combustibile rinnovabile.

Lo studio è a firma di Ann Pa, del Centro di Ricerca per le Energie Pulite dell'università della British Columbia, Canada, e il suo titolo  è : "A Life Cycle Evaluation of wood pellet gasification for district heating in British Columbia". (Analisi del ciclo di vita della gasificazione di pellet di legno per il teleriscaldamento nella British Columbia).

Lo studio stima i diversi impatti ambientali che si potrebbero verificare se si decidesse di sostituire l'attuale sistema di teleriscaldamento di Vancouver, basato sull'uso di metano, con gas di sintesi (singas) prodotto dalla gasificazione di  pellet di legno.

Intanto, diciamo subito che gasificare il pellet e poi bruciare il gas prodotto, è meno inquinante che bruciare direttamente i pellet.
E' il caso anche di aggiungere che a Vancouver gli impianti di teleriscaldamento sono finalizzati solo a produrre calore distribuito agli edifici nel solo perido invernale e non mi risulta che il governo canadese stia sovvenzionare la produzione d' elettricità dalla combustione di biomasse.

L'analisi ha considerato tutti gli impatti degli interi cicli di vita dei combustibili scelti per il confronto: dall'estrazione del metano e il  taglio della legna, al loro trasformo alle centrali, allo smaltimento delle ceneri del pellet.

Le conclusioni dello studio LCA sono che gassificare la legna produce molto meno gas serra che estrarre e bruciare metano, ma per quanto riguarda la salute umana (esposta a polveri sottili, ossidi di azoto, composti organici prodotti dalla combustione del singas e durante la lavorazione del legno)  la scelta delle biomasse, nella fase della raccolta del legno e della sua gassificazione,  è deleteria, in quanto aumenta l'impatto sanitario di ben 6 volte rispetto alla estrazione e combustione del metano.

Le cose migliorano, ma è sempre meglio il gas naturale (metano), se le emissioni dell'impianto di gasificazione sono trattate per abbattere ossidi di azoto e polveri sottili. Ma, anche in questo caso, l'impatto sanitario delle biomasse legnose è maggiore del 12%.

Questi risultati avrebbero dovuto far meditare gli amministratori di Parma se fosse negli interessi dei parmigiani realizzare il teleriscaldamento delle case bruciando i loro rifiuti, al posto del metano, combustibile  già oggi usato nelle caldaie  condominiali di questa città.

Per quanto riguarda l'emissione di gas serra da parte del metano, l'articolo non ne parla, ma sarebbe interessante valutare quale sarebbe il risultato di una analoga analisi,  se per il teleriscaldamento si utilizzasse biometano da fermentazione anaerobica, ma ancor più se si investisse, prima di qualunque scelta, nell' isolamento termico degli edifici, nell'alta efficenza delle caldaie ed in usi passivi dell'energia solare, fruttando con verande orientate a sud, anche il pallido sole invernale della Padania.

Questo sarà il tema di un prossimo post.

domenica 17 agosto 2014

La digestione anaerobica recupera materia (un pò meno del compostaggio).


Ci sono alcune persone irriducibilmente contrarie al biogas, in particolare agli impianti che, grazie alla digestione anaerobica di biomasse vegetali ed animali, permettono il recupero di una miscela di metano ed anidride carbonica, chimata biogas ed utilizzata a scopo energetico.

Questa opposizione, in parte, è dovuta alla diffidenza verso l'uso della combustione nel trattamento dei rifiuti.

Gran parte di queste stesse persone sono favorevoli, incondizionatamente, al  compostaggio quale metodo per il trattamento delle frazioni organiche dei rifiuti urbani.

In particolare, questa preferenza è dovuta al fatto che il compostaggio è visto come una forma di recupero di materia, in quanto il residuo di questo trattamento, il compost, è un ottimo ammendante agricolo.

Su questo blog  abbiamo più volte parlato di biogas e in particolare di biometano e ne abbiamo parlato bene, in quanto nella nostra ricerca non abbiamo trovato documentati motivi ambientali e sanitari che potessero giustificare una opposizione alla digestione anaerobica.

In questo post cercherò di illustrare la questione del recupero di materia dimostrando, numeri alla mano, che anche con la digestione anaerobica, oltre al biogas, si recupera materia utile all'agricoltura, in quantità leggermente inìferiore al compostaggio, ma niente affatto trascurabile.

Cominciamo a chiarire che compostaggio e digestione anaerobica sono entrambi processi naturali in cui diverse e complesse comunità microbiche degradano le grandi molecole organiche presenti negli scarti vegetali ed animali: cellulosa, lignina, zuccheri, proteine, grassi, carboidrati, molecole in cui è sempre presente il carbonio.

Ovviamente la finalità "biologica" delle comunità di microorganismi che degradano la materia organica non è quella di produrre ammendanti per l'agricoltura ma quello di produrre energia per i processi vitali e la riproduzione delle rispettive comunità.

In natura sono presenti due differenti comunità di microorganismi che basano il loro sviluppo sulla degradazione di organismi viventi, una volta che questi sono arrivati alla fine dei loro giorni e delle loro deiezioni.

Una di queste famiglie è composta da micro-organismi definiti aerobi, in quanto, come noi, hanno bisogno di ossigeno per vivere; la seconda famiglia, molto più antica, comparsa sulla Terra quando nella sua atmosfera l'ossigeno era in pratica assente, ha imparato a "mangiare" la materia organica facendo a meno dell'ossigeno e per questo motivo questi mico-organismi sono definiti anaerobi.

Entrambe queste famiglie vivono e si riproducono grazie all'energia prodotta dalla degradazione chimica delle grandi molecole organiche ( cellulosa, carboidrrati, proteine...) che si trasformano in molecole via via più semplici.

Alla fine dei rispettivi banchetti, oltre alle molecole di acqua, restano due sostanze gassose: l'anidride carbonica ( CO2 ) e, nel caso dei batteri anaerobi, quelli che fanno biogas il metano (CH4).

Nel recupero dell'energia chimica delle sostanze organiche animali e vegetali, i batteri aerobi sono più efficienti di quelli anaerobi in quanto i primi, utilizzando l'ossigeno atmosferico, riescono a sfruttare al massimo l'energia chimica dei composti organici biodegradabili, con l'ossidazione del carbonio a CO2 e pertanto sono in grado di sintetizzare una maggiore quantità di biomassa ( la loro popolazione vivente) a parità di peso di frazione organica a loro disposizione.

In questo caso, dal punto di vista energetico l'energia prodotta per via biochimica corrisponde a quella della combustione diretta.
 Il fatto che l'ossidazione biologica, grazie all'attività enzimatica, avvenga a temperature basse ( al massimo intorno ai 60-70 gradi centigradi), evita la produzione dei sottoprodotti tossici delle combustioni (ossidi di azoto, polveri fini, diossine, IPA...).

I batteri anaerobi, per i quali l'ossigeno è una sostanza altamente tossica, non sono in grado di sfruttare la reazione diretta del carbonio con l'ossigeno atmosferico e pertanto il loro metabolismo si ferma alla formazione di metano.

L'anidride carbonica, presente in abbondanza nel biogas ( circa il 40%) , deriva dalla rottura di legami carbonio-carbonio da composti organici in cui è già presente ossigeno legato al carbonio, come gli acidi grassi.

L'attività metabolica dei batteri anaerobi ed aerobi produce in entrambi i casi  anche una frazione solida, non utilizzabile a scopo energetico dai batteri, a cui noi umani diamo il nome di compost e digestato, in cui sono presenti, in forma prevalentemente colloidale,  carbonio e azoto, in un rapporto ottimale per lo sviluppo delle piante.

Da 100 chili di frazione organica (scarti agricoli, scarti alimentari, scarti di cucina...) sottoposti a compostaggio o a digestione anerobica si originano circa 30 chili (peso umido) di compost con il compostaggio diretto, mentre dalla digestione con successivo trattamento aerobico del digestato si producono  20 chili (peso umido) di compost, il 10% in meno.

Questa differenza può essere attribuita, come si è detto, alla minore efficenza energetica del metabolismo anaerobico che riduce la crescita della popolazione di microbi anaerobi.

L'uomo si è inserito in questi cicli naturali e recupera ed utilizza in entrambi i casi il compost prodotto, utilizzato come ammendante agricolo e, nel caso del biogas, intercetta il metano per sfruttarne il potenziale energetico per quei fini in cui le alte temperature sono indispensabili (cottura cibi, produzione di mattoni e cemento, autotrazione, produzione di vapore ad alta pressione...).

Con l'intercettazione del metano e la sua combustione, si recupera l'energia chimica che i batteri anaerobi non sono stati capaci di utilizzare e più rapidamente (rispetto alla fotoossidazione del metano immesso direttamente in atmosfera ) si trasforma il metano, con elevato potere clima-alterante, in anidride carbonica biogenica che le piante, grazie alla sintesi clorofilliana, possono di nuovo utilizzare per sintetizzare, grazie all' energia solare, tutte le molecole complesse necessarie alla loro vita (cellulosa, carboidrati, zuccheri...) e questo a partire da anidride carbonica (CO2) e acqua (H2O).

Infatti, il carbonio bio-genico, così chiamato per distinguerlo dal carbonio petro-genico fossile (carbone, petrolio, gas naturale), sotto forma di anidride carbonica (emessa direttamente come sotto prodotto del metabolismo dei batteri o a seguito  della foto-ossidazione, combustione  del metano) rientra successivamente, come "fertilizzante" gassoso, nella produzione ex-novo di vegetali.

Per quanto riguarda i bilanci del Carbonio, con tutte le approssimazioni del caso, ipotizzando che la frazione organica dei rifiuti abbia un contenuto di umidità del 45% e che la percentuale di carbonio elementare presente nella Frazione Organica dei rifiuti Urbani (FORSU) sia pari al 48% del peso secco, in 100 kg di FORSU sono presenti 26,4 chilogrammi di carbonio organico.

Di questi 26,4 chili di carbonio organico:

- con il compostaggio,  4,9 chilogrammi di carbonio finiscono in atmosfera, come anidride carbonica.

- con la digestione anaerobica, 3,7 chilogrammi di carbonio sono recuperati come metano  e 3 chili sono recuperati come anidride carbonica, in totale 6,7 chilogrammi di carbonio organico

- con l'incenerimento,  tutti i 26,4  chili di carbonio organico finiscono in atmosfera come anidride carbonica.

Pertanto se con l'incenerimento e successivo recupero energetico tutto il carbonio organico viene sottratto al possibile uso come ammendante agricolo, la quantità di carbonio trasformato in metano (3 chili) e successivamente usato a scopi energetici è inferiore alla quantità di carbonio organico che il compostaggio perde per immissione diretta in atmosfera ( 4,9 chili).

In conclusione, la minore efficenza energetica della digestione anaerobica giustifica la sua minore produzione di biomassa solida (digestato), rispetto al compostaggio.

Tuttavia, tali differenze non sono elevate e pertanto, a mio giudizion, anche la digestione anaerobica può rientrare a pieno titolo tra i processi cicilici antropogenici che permettono il recupero di materia  sia sotto forma di compost, come pure di anidride carbonica che può essere utilizzata sia come fertilizzante gassoso nelle serre che in numerosi usi industriali ( refrigereante, anti incendio ...) e di metano per produrre calore, elettricità e per alimentare autovetture a metano.



lunedì 11 agosto 2014

L'acqua del Sindaco: nelle casette dell'acqua o a domicilio?

Casetta dell'Acqua e fontanella a Milano

In Italia stanno sorgendo molte Case dell'Acqua, che offrono al pubblico acqua della rete, eventualmente ulteriormente trattata, gasata e refrigerata.


Insomma, una versione moderna delle fontane pubbliche a cui per millenni  si è fatto ricorso quando l'acqua in casa era privilegio di pochi.

Sembra che queste casette, come l'elegante modello meneghino alimentato ad energia solare, abbiano successo e molta gente le usa per riempirsi bottiglie che porta a casa per il consumo.

A mio avviso le casette dell'acqua dovrebbero servire prevalentemente per  far conoscere e promuovere la qualità dell'acqua del Sindaco, quella che arriva con il rubinetto, in tutte le case e nelle tante fontanelle pubbliche che, a loro volta, dovrebbero essere valorizzate per ridurre i consumi di bevande confezionate.

Se la qualità chimica e organolettica dell'acqua che esce dai rubinetti di casa e da quelli della casetta dell'acqua e' la stessa, non c'è nessun motivo di caricarsi di bottiglie.

E questa situazione non e' rara in Italia (Roma, Napoli, Genova..) dove gli acquedotti pubblici attingono acqua da sorgenti o bacini idrici esenti da contaminazione ambientale.

Inoltre, queste acque sono costantemente monitorate, sia dal punto di vista batterico che chimico e le loro caratteristiche sono spesso migliori di molte acque in bottiglia.

Unica differenza tra le acque imbottigliate e quelle che arrivano a casa con l'acquedotto  è, in quest'ultime, la presenza di cloro (inevitabile, per motivi igienici).

Per ridurre il cloro, senza provocare rischi igienici,  basta utilizzare per qualche ora un decanter da vino, agitando l'acqua ogni mezz'ora.

L'acqua che, con questo modo si libera delle tracce di cloro in forma gassosa, si mette successivamente in frigo, in una bottiglia di vetro e si consuma in giornata.

Per chi ama le bollicine ci sono gasatori domestici con bombolette di anidride carbonica ricaricaribili.

Grazie all'acqua del Sindaco di Genova, di ottima qualità, da due anni non compro più acqua gasata in bottiglia di vetro e in questo modo ho ampiamente ammortizzato il costo del gasatore. 

Ovviamente, in famiglia non produciamo più scarti sotto forma di bottiglie e abbiamo ridotto significativamente la nostra produzione pro-capite di rifiuti (un centinaio di bottiglie all'anno) e, fatto altrettando importante, non dobbiamo caricarci di pesanti bottiglie quando andiamo a fare la spesa.

sabato 9 agosto 2014

E' arrivato un bastimento carico di...cippato.


Sbarco di cippato di legno nel porto di Genova


Alla faccia del chilometro zero!

I porti italiani hanno scoperto una nuova merce, il cippato di legno.

Oltre a Genova, in questi giorni, anche il porto di Monfalcone scarica legname triturato (cippato di legno). In entrambi i casi, per camion o per treno, il legno andrà all'uso finale: per Genova si dichiara che sarà bruciato in centrali elettriche (La Spezia, Vado?); nel caso di Monfalcone, il legno prodotto in Venezuela (si proprio in Venezuela) va in Austria, per essere trasformato in carta!

La provenienza del cippato che arriverà a Genova, non è nota. Il sospetto che questo legname sia frutto della deforestazione in atto nel centro America e in Indonesia, per far posto a più remunerative produzioni (olio di palma, cellulosa...) è una certezza.

Che queste operazioni commerciali siano ecologiche e idonee per combattere i cambiamenti climatici è invece una bufala colossale.

Aumento dei consumi di fonti di energia fossile (per abbattimento, trasporto, cippatura), aumento dell'inquinamento atmosferico  per la combustione del legname e nel ciclo produttivo(polveri fini, idrocarburi policiclici aromatici...) , aumento delle emissioni di gas clima-alteranti (nerofumo, metano), perdita di biodiversità nelle foreste pluviali abbattute, sono garantiti.

In nome del "mercato" e della sua crescita, questo ed altro.

E questo è il comunicato stampa che riguarda Genova.

08/08/14 12:51
Genova accoglie il primo carico di cippato

Storico sbarco al Terminal Rinfuse, sempre più orientato alla diversificazione merceologica
La diversificazione è uno dei cardini della strategia della nuova proprietà di TRGE (Terminal Rinfuse Genova, gruppo Italiana Coke) e nei giorni scorsi se ne è avuto un assaggio.
È infatti approdata presso la banchina San Giorgio di Terminal Rinfuse la prima nave con un carico di cippato (scaglie di legno), un prodotto ad oggi mai sbarcato nello scalo del capoluogo ligure che trova ampio utilizzo come combustibile nelle centrali termiche a biomasse di nuova generazione.
L’approdo della nave assume particolare rilevanza dal momento che, con esso, il terminal genovese si candida ad essere un punto di riferimento per le industrie che utilizzano questa fonte energetica rinnovabile. In particolare, sono state circa 20mila le tonnellate di prodotto sbarcate dalla nave e stoccate in banchina per essere successivamente posizionate su camion e carri ferroviari per il successivo trasferimento alle rispettive destinazioni finali.
Le previsioni di crescita di utilizzo del cippato in ambito industriale portano Terminal Rinfuse Genova a stimare una movimentazione annua di circa 80 – 100 mila tonnellate di prodotto una volta terminati i lavori dell’Autorità Portuale di Genova volti al consolidamento della banchina San Giorgio.
Nell’ambito del percorso di diversificazione intrapreso da TRGE, che sulle sue 3 banchine (circa 1.200 metri la lunghezza totale) utilizza 4 gru da 12 e 50 tonnellate e 2.500 metri di nastri trasportatori, rientrano l’entrata in funzione, avvenuta quest’anno, di un nuovo impianto per l’insaccaggio e la pallettizzazione del pellet e di una nuova tramoggia depolverata per la movimentazione delle merci polverulenti, interventi effettuati da Terminal Rinfuse Genova per un investimento complessivo di circa 2 milioni di euro.

lunedì 30 giugno 2014

Navi da rottamare

Tra qualche ora sapremo in quale porto arriverà il relitto della Costa Concordia, quale sarà il suo ultimo viaggio, prima della demolizione.

Non so se lo avete notato.
Quando una nuova nave è varata, ci sono sempre cerimonie pubbliche con presenza delle autorità,  un prete che benedice il vascello e una madrina che taglia il fatidico nastro, con immancabile rottura della bottiglia di champagne sulla prua della nuova nave.

Invece, quando una nave arriva alla fine della sua carriera nulla si sa della sua fine.

Esiste un cimitero delle navi in disarmo?

La risposta è positiva e l'immagine satellitare qui a fianco vi fa vedere come appare, questo cimitero, visto dall'alto.

Siamo sulla costa del Bangladesh, nei pressi di Chittagong.

Se fate una ricerca su Google Map, non sarà difficile trovare un'immagine come questa e vedere decine e decine di navi di qualunque stazza e tipo arenate su i bassi fondali fangosi che ancora qualche anno fa ospitavano una ricca foresta di mangrovie.

Qui si trovano una ottantina di aziende "specializzate" nella rottamazione delle navi, navi che hnno battuto le bandiere più diverse, provenienti da ogni parte del mondo.

Nel 2013 le navi rottamate in questo luogo sono state 194

Il motivo di questo assembramento di navi da demolire è banale: agli armatori questa operazione costa molto poco.

Non ci sono da pagare bacini di carenaggio dove mettere a secco le navi, non ci sono gru o mezzi pesanti per il trasporto delle lamiere, non ci sono controlli ambientali e ancor meno ci sono spese per garantire la sicurezza dei lavoratori( indumenti protettivi, aspiratori fumi, maschere antigas...).

E ovviamente le paghe di chi lavora qui, compresi ragazzi di 14 anni che non ancora cresciuti possono infilarsi nelle viscere anguste di queste grandi navi, sono tra le più basse al mondo.

E se gli armatori risparmiano, i gestori fanno lauti guadagni riciclando oltre il 90% dei materiali utilizzati per la costruzione della nave, lamiere di acciaio, eliche, motori, batterie, generatori, scialuppe di salvataggio. Tutti i serbatoi sono vuotati e gasolio, olio dei motori, liquidi antincendio recuperati e venduti.

Sarebbe un interessante recupero di materia se la contropartita non fosse un alta mortalità dei lavoratori per incidenti e malattie professionali, un pesante inquinamento delle acque costiere con i residui degli oli motori, e dei combustibili, vernici antivegetative, amianto.

Pesanti extra-costi che pagano i lavoratori, le popolazioni vicine, ma indirettamente anche noi, in quanto a poche centinaia di metri dalle navi in demolizione si allevano pesci e gamberetti che non è escluso che, grazie alla globalizzazione, arrivino anche nei nostri piatti.


Tra qualche ora si saprà se la Costa Condordia sarà rottamata a Genova o a Piombino.

Le due città, entrambe in astinenza di lavoro, si contendono la "preda".

Per entrambe, la tentazione di risparmiare sulla sicurezza e sui controlli sarà sicuramente forte.

Occorre vigilare affinchè la guardia non si abbassi e possa calare il sipario su questa brutta storia italiana, per lo meno, con la dimostrazione che nel nostro Paese sappiamo come si può rottamare una nave senza creare problemi ai lavoratori, al mare e alle sue creature e alla popolazione della città che ospiterà il relitto.




domenica 29 giugno 2014

TISA: un accordo su commercio e servizi fatto a nostra insaputa e contro i nostri interessi.


 

L'allegato articolo di Marco Bersani (Attac Italia) potrebbe sembrare non in linea con gli argomenti trattati da questo Blog (ambiente e salute, sviluppo durevole... ).
In realtà, va alla radice di questi problemi  e molto probabilmente permette di capire molte delle cose strane che, a nostra insaputa, ci stanno arrivando tra capo e collo: privatizzazioni dei beni comuni, attacco alla democrazia, ai diritti civili, alle conquiste sociali ...

TISA: IL CONTRARIO DI PUBBLICO E’ SEGRETO
di Marco Bersani (Attac Italia)

Come se non bastasse il Partenariato Transatlantico sul Commercio e gli Investimenti (TTIP), ovvero il negoziato, condotto in assoluta segretezza, fra Usa e Ue per costituire la più grande area di libero scambio del pianeta, realizzando l’utopia delle multinazionali, un nuovo attacco ai beni comuni, ai diritti e alla democrazia è in corso con il TISA (Trade In Service Agreement), un nuovo trattato, della cui esistenza si è venuti a conoscenza solo grazie ai “fuorilegge” di Wikileaks..
Si tratta –per quel che sinora è filtrato dalle segrete stanze- di un negoziato, che riprende in molte parti il fallito Accordo generale sul commercio e i servizi (Agcs), discusso per oltre 10 anni e con durissime contestazioni di piazza all’interno dell’Organizzazione Mondiale del Commercio.
Fallito quello che doveva essere un accordo globale, le grandi elite politico-finanziarie hanno da tempo optato per accordi tra singoli paesi o per aree, dove far rientrare dalla finestra, grazie all’assoluta opacità con cui vengono condotti gli stessi, ciò che le mobilitazioni sociali dei movimenti altermondialisti avevano cacciato dalla porta.
A sedere al tavolo delle trattative per il nuovo trattato sono i paesi che hanno i mercati del settore servizi più grandi del mondo: Stati Uniti, Australia, Nuova Zelanda, Canada, i 28 paesi dell'Unione Europea, più Svizzera, Islanda, Norvegia, Liechtenstein, Israele, Turchia, Taiwan, Hong Kong, Corea del Sud, Giappone, Pakistan, Panama, Perù, Paraguay, Cile, Colombia, Messico e Costa Rica. Con interessi enormi in ballo: il settore servizi è il più grande per posti di lavoro nel mondo e produce il 70 per cento del prodotto interno lordo globale; solo negli Stati Uniti rappresenta il 75 per cento dell'economia e genera l'80 per cento dei posti di lavoro del settore privato.
L’aspetto più incredibile di quanto rivelato dai documenti in possesso di Wikileaks è il fatto di come, non solo il negoziato si svolga in totale spregio di alcun diritto all’informazione da parte dei cittadini, bensì sia previsto, fra le disposizioni contenute, l’impegno da parte degli Stati partecipanti a non rivelare alcunché fino a cinque anni dopo la sua approvazione!
Una nuova ondata di liberalizzazioni e di privatizzazione di tutti i servizi pubblici si sta dunque preparando e, non a caso, la prima tappa di questa trattativa –avvenuta nell’aprile scorso e finita nelle provvidenziali mani di Wikileaks- ha riguardato la liberalizzazione dei servizi e prodotti finanziari, dei servizi bancari e dei prodotti assicurativi: non sia mai che la crisi, provocata esattamente dalle banche e dai fondi finanziari, rimetta in discussione la totale libertà di movimento e di investimento dei capitali finanziari in ogni angolo del pianeta.
Per quel che si è riusciti a sapere, proprio in questi giorni si sta svolgendo un secondo incontro ed è assolutamente evidente come ad ogni tappa verrà posta l’attenzione su un settore di servizi, fino a comprenderli tutti: dall’acqua all’energia, dalla sanità alla scuola, dai trasporti alla previdenza.
Un mondo da mettere in vendita, attraverso la trappola del debito pubblico e le politiche di austerità, attraverso il TTIP e il TISA, per permettere al modello capitalistico di uscire dalla crisi sistemica, con un rilancio dei mercati finanziari, che, dopo aver investito l'economia, ora hanno puntato gli occhi sulla società e la vita, sui diritti, i beni comuni e la natura.
Per farlo, devono sottrarsi ad ogni elementare regola di democrazia e rifugiarsi nella segretezza: ma come i vampiri della notte non reggono la luce del giorno, così i piani delle elite politico-finanziarie possono essere sconfitti da una capillare informazione e da una ampia e determinata mobilitazione sociale. E' ora di muoversi.

mercoledì 25 giugno 2014

Il bio-metano ci potrebbe dare una mano

Nel 2012, gli italiani hanno scartato 11,3 milioni di tonnellate di avanzi di cibo, scarti di cucina, sfalci d'erba, corrispondente ad oltre il 30% dell'intera quantità dei cosidetti rifiuti urbani.

Quali sarebbero i bilanci di materia se tutte queste frazioni organiche venissero inviate ad impianti di digestione anaerobica, finalizzati a produrre compost e biometano di purezza idonea all'immissione nella rete di distribuzione del gas?

Se si da  da "mangiare" ai batteri anaerobi (chiamati in questo modo, in quanto per loro l'ossigeno dell'aria è un veleno) una tonnellata di organico, si ottengono circa 120 metri cubi di una miscela di gas (biogas), prodotti dall'attività metabolica di questo pasto pantagruelico.

Tramite raffinazione, dal biogas si ottengono 72 metri cubi di metano, con purezza superiore al 97%.

Gli altri gas sono, in prevalenza, anidride carbonica e vapor acqueo e, in minore quantità idrogeno solforato e ammoniaca.

A questo metano, fresco di giornata, è stato dato il nome di biometano, per distinguerlo dal metano fossile, identico per formula chimica (CH4) , ma vecchio di qualche centinaia di milioni di anni e formatosi nelle viscere della Terra, ad opera degli stessi batteri anaerobi, a partire da piante e animali, altrettanto antichi.

Pertanto, dagli 11,3 milioni di tonnellate di prodotti organici che ogni anno gli abitanti del nostro Paese scartano, si potrebbero produrre circa 814 milioni di metri cubi di bio-metano.

Tanti?  Pochi?

Nel 2011, in Italia, il consumo annuale di metano per uso cucina e per la produzione di acqua calda per bagno e doccia è stimabile pari a 770 milioni di metri cubi. Quello stesso anno (il più recente nelle stime ufficiali) il consumo di metano per autotrazione è stato di 882 milioni di metri cubi.

Pertanto,  il biometano prodotto per gestire la produzione urbana di rifiuti organici  (FORSU) , 814milioni metri cubi, sarebbe in grado di coprire  tutti i consumi domestici nazionali per usi cucina e per la doccia, oppure tutti i consumi per l'autotrasporto.

Con il rischio che il metano non ci arrivi più dalla Russia, visto quello che sta succedendo in Ucraina, una completa autonomia energetica nel settore domestico o del trasporto, grazie ad un adeguato trattamento dei nostri rifiuti organici, non mi sembra che sia una opportunità da trascurare.

Se poi si considerano tutti i consumi nazionali di metano, esclusi quelli per la produzione di elettricità,  i consumi  nazionali (2011) sono pari a 31,2 miliardi di metri cubi/anno.

In questo caso, la produzione di biometano coprirebbe il 2,6% di questi consumi, un valore che, ancora una volta,  ho difficoltà a valutare trascurabile, specialmente se si tiene conto di altre importanti caratteristiche di questo combustibile.

Il metano e il biometano si possono immagazzinare nei periodi di minor consumo, la loro produzione è costante tutto l'anno, sono una fonte di energia certamente rinnovabile e la materia prima ( scarti organici) è una produzione nazionale.

Il metano e il biometano, si possono mescolare e insieme possono viaggiare, senza problemi, dal punto di produzione a quello del consumo, tramite una articolata infrstruttura già esistente (rete di distribuzione del gas) che interconnette l'intera Europa; la loro combustione non produce ceneri da smaltire e, a parità di energia prodotta,  entrambi emettono la minor quantità di inquinanti (prevalentemente ossidi di azoto e polveri fini) rispetto agli altri combustibili liquidi e solidi (gasolio, carbone, legna).

Da non sottovalutare l'elevata flessibilità degli usi energetici del metano e del biometano che possono essere usati per produrre calore per usi domestici e industriali, possono essere utilizzati per la cogenerazione di elettricità e calore anche a scala domestica, possono essere utilizzati per autotrazione sia di mezzi leggeri che pesanti.

Infine, vorrei ricordare che insieme a 814 milioni metri cubi di biometano, la scelta della digestione anerobica con compostaggio del digestato (residuo semisolido della digestione anaerobica) ci metterebbe a disposizione 1,7 milioni di tonnellate di compost, idoneo per uso agricolo e 1,2 milioni di tonnellate di CO2, dalla raffinazione del biogas, a un interessante livello di purezza, compatibile con gli usi industriali di questo gas: refrigerante ( ghiaccio secco) , fertilizzante gassoso nelle colture in serra, estintori.

Per doveroso confronto, se tutta la FORSU nazionale fosse compostata,  la quantità di compost prodotta sarebbe il doppio (3,4 milioni di tonnellate ) e circa 2 milioni di tonnellate di CO2 (prodotto di degradazione del compostaggio) sarebbero dispersi in atmosfera.

Per concludere, questo scenario, con la sostituzione di 814 milioni di metano fossile con uguale volume di metano "fresco" e certamente rinnovabile, alla luce dei dati oggi disponibili, non modificherebbe l'attuale quadro emissivo dovuto alla combustione di metano.

Ovviamente, il biometano in rete non pone nessun ostacolo alla contemporanea realizzazione di politiche di incremento della efficenza energetica, specialmente nel riscaldamento domestico, tali da comportare, a parità di confort,  una netta riduzione degli attuali consumi di metano e quindi delle emissioni pericolose per la salute, prodotte dalla sua combustione.

E di pari passo con la riduzione dei consumi di metano, grazie ad adeguate politiche di incentivazione degli isolamenti termici degli edifici, di maggiore efficenza nella produzione di energia e nei consumi, di riduzione delle perdite di rete, l'auto produzione di biometano potrebbe avrebbe un ruolo crescente nella bilancia energetica nazionale.