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lunedì 2 novembre 2009

4° concorrente Compostiere Fai Da Te

4° Concorrente Compostiera fai da te
4° Concorrente


Commento dell'autore, che presenta due diverse compostiere, entrambe in concorso: 
Questa compostiera nasce per risolvere i due più grandi problemi della precedente: il prelievo dell'humus e la tendenza a  mantenere troppo umido il materiale.

Stesso tipo di bidone, recuperato da una ditta di sott'aceti; gli ho tolto il fondo e praticato dei fori da 20 mm  vicino alla base, ho poi capovolto il contenitore sopra tre blocchi di tufo (nella foto si vede dell'erba tra i blocchi; l'ho sistemata là per caricare la prima volta la compostiera, in modo che fungesse da "tappo"poi , in seguito, il materiale da compostare rimane su da solo) e ho iniziato a riempirlo: la forma ad imbuto della zona inferiore della compostiera fa si che il materiale in via di compostaggio resti all'interno della compostiera, mentre solo il compost maturo  esce all'esterno, compost  che raccolgo ogni tanto con una palettina, senza alcuna difficoltà.L'effetto camino,  creato dai fori più grandi  nella zona superiore, è sorprendente e la massa messa a compostare, non deve essere rimescolata. Attivata questa seconda compostiera ho ottenuto compost maturo gia dopo 5-6 settimane; successivamente,  ogni giorno, ne
raccolgo un mezzo secchiello e la produzione è pressochè doppia rispetto all'altro composter.
Mio commento: non escludo che il colore nero del contenitore lo trasformi in un collettore solare; questo facilita il mantenimento di alte temperature all'interno della compostiera grazie all'apporto del calore sviluppato dall'energia solare assorbita,  che si aggiunge al calore sviluppato dall'attività microbica.

Una elevata temperatura interna, (sarebbe interessante misurarla con una sonda e termometro elettronico) accelera il compostaggio, evita l'eccessiva umidità interna e facilita l'effetto camino, ovvero il flusso di aria calda (più leggera) dal  basso verso l'alto, il quale, a sua volta, aumenta la disponibilità di ossigeno ai microorganismi compostatori, senza necessità di rimescolamento.


domenica 1 novembre 2009

Compostiera FDT 5° Concorrente (Fuori Gara)

DSC01507DSC01508Fuori gara, presento la mia attuale compostiera da poggiolo. Come potete vedere è fatta da tre vasi di coccio  ( di cui due impilabili) con coperchio, anch'esso in coccio, per evitare che il vento li porti via. Questa soluzione, dal punto di vista estetico, è decisamente migliore di bidoncini e compostiere in plastica. Ogni contenitore contiene scarti di cucina, ad un diverso grado di compostaggio. Con l'aiuto di una paletta, periodicamente gli scarti sono fatti passare da un contenitore all'altro, e dopo circa 50 giorni, il compostaggio è completo.

L'unico incoveniente di questo sistema è il periodico travaso ( ogni 15 giorni) che comporta un altrettato periodico lavaggio del balcone :-).

Le dettagliate istruzioni per l''uso si possono trovare nei media di questo Blog.

Ricordo a tutti che la gare per la migliore compostiera fai da te è ancora aperta e che nella rubrica (Tag)   "compostiere fdt" trovere le notizie degli altri concorrenti.


venerdì 30 ottobre 2009

BioBuster 2

gallinaIl 23 ottobre, teatro della mia attività di Bio-mass Buster è stata la Val d'Orcia.

Nel comune di Castiglione D'Orcia, in località  Gallina, per risolvere i problemi economici dei locali produttori di grano, il capannone dove si dovevano stoccare le granaglie ( vuoto) è stata data in affitto alla Sorgenya Bioenergy che vi ha realizzato un impianto di gasificazione alimentato a granaglie e/o a paglia ( sul combustibile vero non esistono certezze). Il gas prodotto, una miscela di ossido di carbonio e metano, e altre molecole organiche non meglio precisate, servirà ad alimentare un motore a combustione interna, il quale a sua volta produrrà elettricità per un megawatt di potenza elettrica.

A quanto dicono i cittadini, in particolari quelli che, in base alla foto allegata ,abitano ad uno sputo dall'impianto, ( i capannoni sulla destra) nessuno si è degnato di informarli.

Da queste parti il governo è saldamente in mano PD, ma il rapporto con il cittadino suddito non è diverso dalle regioni  leghiste,  anzi è peggio di quanto sperimentato a Sanguinetto. Qui, in Val D'orcia, non solo il Sindaco non si fa vedere, ma tutta la Giunta Comunale e quella Provinciale, sul Corriere di Siena, fanno sapere che non parteciperanno all'incontro,   a cui,  oltre me , è stato invitato il prof Tamino.

Motivo del diniego. " in un paese "normale" la fiducia deve essere riposta sulle istituzioni preposte alla tutela dell'ambiente e della salute dei cittadini e non su soggetti che esprimono considerazioni frutto di opinioni personali più o meno interessate che creano allarmismo ingiustificato e terrorismo psicologico utilizzando argomenti che non corrispondono assolutamente ai contenuti del progetto"

Per corretta informazione, il progetto, come è stato presentato, ignorava qualunque formazione di diossine e policiclicli aromatici a seguito della pirolisi e della combustione del gas di sintesi e in base a queste considerazioni , proponeva che ceneri e acque di condensa, formate a seguito della pirolisi,  fossero usate come fertlizzanti a scopo agricolo.

Non vi nascondo che queste lacune e queste scelte mi hanno lasciato molto perplesso, perplessità che, documentate scientificamente, sono state comunicate ai partecipanti e ho avuto il piacere di scoprire che erano esattamente le stesse perplessità del rappresentante ARPAL che, con sorpresa di tutti, non solo era presente, ma ha fatto sapere per la prima volta che la sua agenzia  ( Agenzia regionale Protezione Ambiente Toscana) aveva fatto nuove e pesanti prescrizione alla ditta, tra cui il monitoraggio delle diossine e il divieto di usare gli scarti liquidi per la concimazione.

Se qualcuno aveva pensato che la campagna di stampa contro chi aveva organizzato il convegno avrebbe mandato deserto l'incontro si è sbagliato clamorosamente; sala piena e genti in piedi fino alle due di notte.

E verso mezzanotte , compare il vicesindaco: qualcuna pensa che sia stato tirato giù dal letto, vista la grande adesione di popolo alla serata di libera informazione.

lunedì, 26 ottobre 2009

Biomass buster
I lettori più fedeli e pazienti di questo blog si saranno accorti che, da qualche tempo  non è stato aggiornato con la consueta frequenza.

Non so se vi siete preoccupati, ma il motivo di questa assenza è che negli ultimi 15-20 giorni sono stato impegnato nell'inedito compito di "Biomass Buster", un nuovo mestiere, quello di demolire, una per una, grazie alla documentazione sui loro impatti ambientali, le tante proposte di centrali a biomasse che stanno sorgendo come funghi in tutto il Paese.

E così, per rispondere agli appelli accorati di tanti comitati spontanei, sono andato su e giù per l'italia.

Il primo intervento di "demolizione" è avvenuto la sera del 18 ottobre a Sanguinetto, gradevole cittadina in provincia di Verona.

Qui, all'insaputa di molti, la giunta appena insediata, a maggioranza Lega, ha dato il consenso di massima ad una mega centrale alimentata a paglia e a stroppi di granturco.

Sala piena, molta attesa, ma come quasi ovunque, il Sindaco è latitante; comunque, in prima fila c'è il vicesindaco che, con sorpresa, annuisce positivamente ad ogni osservazione critica che faccio al progetto che anche lui ha approvato.

Dopo un pò capisco che, se non è un tic, è un atteggiamento di sufficenza per quello che dico.

Tra le tante cose che la sera del 18 la gente di Sanguinetto si è sentita dire per la prima volta,  quella della truffa dei certificati verdi sembra funzionare e ,visto che gran parte dei presenti deve aver dato il suo voto al partito che garantisce sicurezza e niente mani nelle tasche del popolo italico, li consiglio di sentire direttamente Maroni e Tremonti per liberare tutti gli italiani dalla tassa del 7% sulla bolletta della luce che serve a foraggiare questi ed altri impianti ad energia erroneamente ritenuti rinnovabili.

Dal silenzio calato in sala quando ho fatto questa proposta, ho avuto la sensazione di aver colpito giusto.

Comunque il vice sindaco , occorre riconoscerglielo, si è preparato e al momento delle domande pensa di mettermi in difficoltà chiedendomi se so che in inghilterra è stata inaugurata la più grande centrale termoelettrica a biomasse.

Non m i scompongo di una virgola ( lo sapevo)  e gli chiedo se sul notiziario ANSA che mi ha letto, si capisce da dove viene il legno che sarà bruciato. Imbarazzato,  prova ad indovinare " Dalla produzione locale", " Mi dispiace- replico-" da navi provenienti dai indonesia, carichi dei resti della locale foresta pluviale, abbattuta per far posto alle palme da olio"

E a questo punto ci vado giù un pò duro, vedo che vacilla, e lo grazio di ulteriori informazione, anche perchè nel frattempo mia moglie che mi accompagna con pazienza in queste aìvventure, dalla platea, mi fa ampi cenni "Basta così".

E arriviamo all'una di notte, con gran parte del pubblico ancora presente e a questo punto assistiamo ad un incredibile colpo di teatro.

Appena tacciato di assenza da un rappresentante dell'opposizione ( di destra!) arriva l'assessore all'ambiente e con sorpresa di tutti legge in pubblico le sue dimissioni!

In sintesi, accusa la sua Giunta di averlo tenuto all'oscuro di questa scelta, di aver volutatemente approvata la convenzione approfittando della sua assenza ( licenza per matrimonio), ricorda  che nel programma elettorale della Lega non c'era nessun accenno all'impianto a biomasse e che chi lo aveva eletto lo aveva fatto per tutelare  i loro interessi e non quelli di qualche congrega di affaristi.

Una cosa del genere non mi era ancora successo e ho applaudito anch'io, mentre, fatta la dichiarazione, l'ormai ex assessore si allontanava , visibilmente provato.

E nel prossimo blog la cronistoria dalla Val d'Orcia, secondo appuntamento del "biomass buster".

Ne leggerete delle belle.

mercoledì 30 settembre 2009

Concorso Compostiere Fai Da Te

Compostiera FAI-DA_TEPropongo  un grande concorso internazionale: " COMPOSTIERE FAI DA TE".

Tutti coloro che si sono fatti una compostiera sono invitati ad inviarmi una foto della loro creatura, con una breve descrizione tecnica di come si è proceduto alla realizzazione.

La prima "nomination" è la compostiera realizzata da Anna e Antonio che, con sapienza, hanno assemblato quattro vecchie persiane alla genovese, altrimenti destinate ad essere "termovalorizzate".

Le migliori realizzazione  classificate per categoria ( la meno cara, la più geniale, la più piccola...), avranno il premio di una pubblicazione nella "RETE".
Segue la descrizione tecnica degli autori della prima presentazione.

Come è stata realizzata. Con vecchie imposte trovate nel deposito di un artigiano locale, costruttore e installatore di infissi, che è stato ben felice di liberarsene! Ne abbiamo assemblate 6, con delle piastrine dritte e a "elle", posizionandole in modo che fosse visibile la parte in esterno e con i battenti in basso.Abbiamo fissato i battenti delle 4 ante laterali e posteriori. I due battenti della parte anteriore, invece, sono stati modificati spostando i fermi all'esterno. Saranno utilizzati come accesso  per prelevare il compost maturo. Il tetto è apribile. Abbiamo utilizzato un piano di legno di una barca dismessa, fissato con cerniere alla cornice superiore.

Posizionamento. La compostiera non ha pavimento, poggia direttamente sulla terra. Abbiamo spianato il terreno e fatto un cordolo della dimensione della compostiera, utilizzando  mattoni di cemento forato. La compostiera poggia sul cordolo ed è ancorata tramite  delle barrette di ferro della lunghezza di 1,5 mt. Tali barrette vengono  interrate facendole passare attraverso le cerniere già presenti nella struttura, perchè utilizzate per il fissaggio delle imposte alle cornici delle finestre,  e  agganciate a queste.

Taranto Chiama Genova

Il 26 settembre ero a Taranto su invito di ARPA-Puglia.  Singolare, il ruolo assegnatomi: tecnico di fiducia dei comitati tarantini che, da alcuni anni, sono impegnati a tutelare la propria ed altrui salute, messa arischio dalle elevate emissioni di diossine del reparto agglomerazione delle acciaierie di Taranto.

L'incontro è stato importante, in quanto, per la prima volta in vertenze ambientali, le tre parti in causa ( Azienda, Strutture pubbliche di controllo, Cittadini) avevano una pari dignità di rappresentanza: numero di interventi, tempo a disposizione.

Pertanto, in questa occasione ho rivestito i panni del Pubblico Ministero a tutela degli interessi del Popolo Sovrano, normalmente la parte più debole in questo tipo di vertenze.

Tra qualche giorno nel sito di Arpa Puglia saranno pubblicate le presentazioni, compresa la mia.

Anticipo che il rappresentante delle acciaierie Riva non ha gradito la mia proposta che le emissioni convogliate di diossina fossero sottoposte a campionamento in continuo con attrezzature simili a quelle  adottate da diversi inceneritori.

Il non gradimento è stato motivato dal fatto che questa tecnica non è normata e non è ufficialmente riconosciuta.

Ho ribadito personalmente al rappresentante delle accierie, quanto peraltro avevo già affermato nel mio intervento: l'applicazione del campionamento in continuo, in base all'attuale normativa,  non ha valore legale ma è un ottimo deterrente a gestioni dell'impianto poco attente alla minimizzazione dei rischi della popolazione, come dimostrano le esperienze su inceneritori che, dopo l'installazione di questi sistemi di monitoraggio, hanno fatto registrare il costante mantenimento dei livelli minimi delle loro emissioni di diossine.

Altre critiche mi sono state fatte dai rappresentanti dell'ufficio veterinario quando ho affermato che la catena alimentare delle diossine ( dal camino al latte matrerno)  oltre ad essere interrotta prima dell'ariivo dei cibi contaminati alle tavole degli umani, doveva essere interrotta anche prima delle mangiatoie degli agnelli che, a migliaia sono già stati sacrificati in quanto i loro fegati sono risultati  contaminati da diossine a livelli nettamente superiori a quelli ammessi dalla attuale normativa.

A mio avviso, questo sacrifico non sarebbe stato necessario se si fosse da subito avviata una alimentazione delle pecore con foraggio indenne da diossine, dando a questi animali l'opportunità di smaltire la diossina accumulata durante il pascolo in zone contaminate.

mercoledì 23 settembre 2009

Genova Capitale Energie Rinnovabili

In anteprima, un mio articolo che sarà pubblicato sull'edizione locale di Repubblica.

Per chi non conosce Genova, alcune informazioni:

- ai piedi della Lanterna, il faro simbolo della città, c'è una piccola centrale a carbone, regalo degli USA con il piano Marshaal nel primo dopoguerra, alimentata con il carbone stoccato in un grande spiazzo (carbonile) al fianco della centrale

- subito dietro al porto si sviluppano i quartieri collinari e qui vanno a finire i fumi delle navi attraccate ai moli con i venti dal mare

- A ponente della Lanterna, su un grande riempimento del mare, negli anni '50  è stata costruita una grande acciaieria, ora gestita dalla famiglia Riva. Spenta la sezione a caldo, quella più inquinante, funzionante a carbone,  a Riva è stato concesso di utilizzare questto terreno demaniale, per continuare a produrre laminati. Quest'impianto, per funzionare, ha bisogno di grandi quantità di elettricità da produrre in una nuova centrale elettrica. Riva pensava di usare olio di palma ( vedi blog). Sembra che questa idea balzana sia stata accantonata.

- Scarpino è una grande vallata,  alle spalle di Genova Sestri che in quarantanni abbiamo riempito con i nostri rifiuti ( Discarica di Scarpino) gestita dall'AMIU, l'azienda per la gestione dei nostri Materiali Post consumo.

Si è cominciato a recuperare il biogas che la discarica produce e recentemente la Giunta comunale ha deciso che in questa zona saranno realizzati un digestore anaerobico per il trattamento degli scarti umidi, biodegradabili e un gasificatore per il recupero energetico della frazione non riciclabile.



 "Monaco di Baviera, un milione di abitanti, ha deciso di uscire dal nucleare grazie ad una miscela intelligente di efficienza energetica e di produzione di energia da fonti rinnovabili: solare, eolico, biomasse. La transizione è già in atto e i piani sono pronti per sostenere l’attività della città quando, nel 2020, avverrà la dismissione della centrale nucleare ISAR 2 che fornisce a Monaco il 25% dell’energia elettrica, attualmente utilizzata.

Genova, 650.000 abitanti, con una simile miscela intelligente potrebbe, entro qualche anno, uscire dall’era del carbone, con la dismissione della centrale sotto la Lanterna nel porto e con lo spegnimento dei generatori diesel, alimentati ad olio pesante, che tengono in funzione i servizi di bordo delle navi attraccate ai moli. In questo modo, polveri sottili e polveri pesanti (dal carbonile all’aperto) diminuiranno drasticamente e, statistiche alla mano, gran parte dei genovesi, particolarmente i più giovani, vedranno aumentata di qualche mese la loro aspettativa di vita.

Affinché la miscela intelligente di interventi si possa attuare è necessario che i tanti giocatori che muovono le loro pedine sulla grande scacchiera cittadina, decidano di fare un gioco di squadra.

La prima mossa spetta alla famiglia Riva.

Il loro nuovo laminatoio richiede energia elettrica e l’unico combustibile per produrla,  compatibile con la città che ospita il laminatoio,  è il metano: a parità di energia prodotta, il metano garantisce la minore emissione di micro e nano particelle.

Se la nuova centrale a metano dei laminatoi, sarà progettata per cogenerare elettricità e calore, quest’ultimo, con opportune condotte ed impianti finali, potrà essere usato per riscaldare e raffreddare edifici circostanti; questi, a loro volta, potranno spegnere le loro attuale caldaie, con un ulteriore riduzione di polveri sottili nell’aria della città.

Candidati al teleriscaldamento e al tele-raffreddamento, la vicina Fiumara ma, ancor di più, la prossima cittadella tecnologica degli Erzelli.

Se questa operazione andrà in porto, per la prima volta, nella storia della città, una attività produttiva, non sarà vissuta come un corpo estraneo, ma si metterà in simbiosi con la città e suoi abitanti: fabbrica e abitazioni si scambieranno favori.

L’impresa Riva, a Genova, ha un’altra opportunità, quella di diventare la prima acciaieria alimentata con fonti di energia rinnovabile.

La superficie dei tetti piani che coprono gli impianti è di almeno 20 ettari; è un’enorme superficie, che ben si presta ad ospitare pannelli fotovoltaici  i quali,  grazie al soleggiamento genovese, potrebbero erogare elettricità per una trentina di milioni di chilowattora all’anno.

Ma c’è un’altra interessante opportunità, uno scambio di favori tra azienda e città: Riva, potrebbe realizzare sui terreni che ha in concessione, un impianto di digestione anaerobica per la produzione di bio-metano, gas che utilizzerà direttamente nella sua centrale di cogenerazione, mentre il digestore potrà essere alimentato con i fanghi del nuovo impianto di depurazione delle acque, che sostituirà quello puzzolente in mezzo alle case e con altra biomasse prodotte nelle vicinanze: gli scarti del mercato ortofrutticolo di Bolzaneto e partite di frutta andate a male scaricate in porto.

Un’altra pedina per far diventare Genova la capitale del rinnovabile italiano è in mano all’AMIU.

Scarpino è un giacimento di metano che occorre recuperare ed utilizzare meglio e altro metano sarà prodotto con il digestore anaerobico che realizzato a Scarpino, tratterà ogni anno 50.000 tonnellate  di scarti umidi prodotti dai genovesi.

Sono in gioco, ogni anno, diverse decine di milioni di metri cubi di biogas che potranno essere utilizzati per produrre elettricità a Scarpino e  per alimentare un nuovo parco veicoli AMIU.

 Ma esiste un’altra interessante opportunità che, in questo caso creerebbe una simbiosi tra AMIU e Genova: purificare  il biogas di Scarpino a  biometano e immettere il biometano nella rete di distribuzione del gas, esattamente quello che, dal 2007,  fa il primo impianto di biometano tedesco, realizzato alle porte di Monaco di Baviera.

In questo modo, di fatto, gli impianti localizzati sulle alture di Scarpino, potrebbero permettere il teleriscaldamento della città, con l’uso diretto di metano prodotto da fonti rinnovabili.

Ma Scarpino può rendere altri favori alla città, e alle casse comunali, in quanto ben si presta ad ospitare un grande impianto fotovoltaico, ampliando quello già operativo, e il sito potrebbe anche essere idoneo ad ospitare alcune pale eoliche.

A questo punto, fatti i conti, la centrale nel porto può essere chiusa, il suo edificio tutelato dalla Sovrintendenza potrebbe diventare parte integrante del parco della Lanterna e l’attuale carbonile potrebbe ospitare, eventualmente in struttura interrata, gli impianti per la selezione dei materiali post consumo prodotti dalla città e dal porto. Un altro bell'esempio di simbiosi.

E le montagne di carta, plastica, metalli, opportunamente separate e selezionate per classi merceologiche , sarebbero già pronte per essere imbarcate per la Cina e l’India, proprio come oggi accade nel porto di  San Francisco, un’ altra città che Genova dovrebbe imitare, una metropoli che , con la raccolta porta a porta, ricicla e composta il 70 % dei propri scarti."


giovedì 17 settembre 2009

LCA a Avellino

Dal 5 al 9 ottobre in Sardegna ci sarà un'importante convegno internazionale sulla gestione dei rifiuti.

In quest'occasione presenterò una rassegna bibliografica sugli studi che permettono di fare confronti tra gli impatti ambientali dei diversi sistemi di gestione dei rifiuti.

Utile segnalare che tutti gli studi presi in considerazione (una ventina, di cui sei riguardano realtà italiane) confermano l'assoluta priorità  da dare al riciclo, rispetto all'incenerimento con recupero energetico, per gli indubbi vantaggi energetici ed ambientali del riciclo.

Un interessante studio, basato sull'Analisi dei Cicli di Vita (in inglese Life Cycle Assesment -LCA) e pubblicato quest'anno, è quello condotto dall'Università di Salerno, avente come oggetto le scelte migliori, possibili in provincia di Avellino, per uscire dalla emergenza rifiuti.  Ecco una sua sintesi, tratta dalla mia rassegna; faccio notare che il migliore scenario identificato dai colleghi di Salerno è maledettamente simile a quello che vorremmo fosse realizzato a Genova (Modello Genova). Purtroppo i nostri amministratori stanno imbroccando strade molto più banali...



" Ben dodici diversi scenari di trattamento dei Materiali Post Consumo (MPC) furono individuate da un altro studio Life Cycle Assessment (LCA), il cui obiettivo era quello di risolvere l' emergenza rifiuti nella provincia di Avellino (De Feo, Malvano, 2009).

Questi scenari prevedevano nove diverse percentuali di raccolta differenziata (dal 35 all’80%) e due diversi trattamenti per la frazione indifferenziata residua: l’incenerimento con produzione di elettricità e, in alternativa, la messa a discarica dei rifiuti,  stabilizzati con Trattamenti Meccanico biologici (TMB).

In tutti gli scenari, la quota di materiali indifferenziati, residuali al riciclo, era sottoposta a TMB e la frazione putrescibile, raccolta alla fonte e selezionata con trattamenti meccanici, era successivamente compostata ed utilizzata a scopo agricolo.

Lo scenario che risultava più favorevole,  per l'elevato risparmio energetico e il ridotto impatto ambientale, era quello senza incenerimento e con queste ulteriori caratteristiche: 80% di raccolta differenziata alla fonte, selezione del residuo secco con TMB  ed ulteriori recuperi di vetro, carta, plastica e metalli, riciclo dei materiali separati e compostaggio della frazione putrescibile ed, infine, messa in discarica della frazione biostabilizzata non riciclabile.

Questo scenario, rispetto agli altri 11 esaminati,  era quello più favorevole dal punto di vista ambientale, con riferimento a sei categorie di impatto, sulle undici scelte: uso di energie rinnovabili, usi complessivi di energia, consumo d’acqua, produzione di materiali in sospensione e consumo di ossigeno, eutrofizzazione delle acque e produzione di rifiuti tossici.

Il secondo miglior scenario, con tre categorie d’impatto favorevoli (minor uso di fonti d’energia non rinnovabile, minore emissione di gas serra e minore acidificazione delle piogge),  era quello che prevedeva l’80% di raccolta differenziata, abbinata alla produzione di CDR dalla frazione residuale al riciclo e la successiva sua combustione in un inceneritore dedicato.

Solo due categorie d’impatto favorevoli (uso di minerali e prodotti di cava, produzione di rifiuti inerti), derivavano dallo scenario con il 35% di raccolta differenziata, produzione di CDR e suo incenerimento.

Per otto categorie d’impatto (fonti d’energia rinnovabile e non rinnovabile, consumo totale di energia, consumo di acqua, produzione di solidi sospesi, consumo di ossigeno, acidificazione, eutrofizzazione, rifiuti pericolosi ) tutti i dodici scenari producevano un impatto negativo (impatto evitato) e tra questi, gli scenari con la più alta percentuale di raccolta differenziata (80%), risultavano essere quelli con  maggior impatto evitato.

Pertanto, anche questo studio confermava la priorità da dare alla raccolta differenziata e al riciclo per risparmiare energia e ridurre l’impatto ambientale delle gestioni dei MPC. In particolare, in termini di “Uso totale di energia” , lo studio concludeva che è preferibile un’alta percentuale di raccolta differenziata, finalizzata al riciclo, senza nessun trattamento termico finale.

Novità di questo studio è stato quello di aver inserito un TMB in tutti gli scenari, tranne uno,  quello in cui la frazione secca,  residuale ad una raccolta differenziata all’80%, è direttamente messa a discarica."