La rivista che lo ospita è prestigiosa " Gli annali dell'academia delle scienze di New York"; la lunga lista degli autori ha dichiarato di non avere conflitti di interesse e gli interessi intorno a questa faccenda sono veramente colossali.
Stiamo parlando del carbone e dei suoi costi, meglio dei suoi costi esterni, quelli che non vengono pagati quando si compra il carbone per produrre in elettricità ma che vengono pagati dai minatori, dalle comunità che vivono vicino alle miniere o nelle zone di ricadute dei fumi delle centrali.
Il titolo dell'articolo, pubblicato pochi giorni fa, recita: "Contabilità del costo pieno del ciclo di vita del carbone".
La fortuna del carbone, grazie al quale oggi si produce il 40% dell'elettricità usata in tutto il mondo, è che costa poco: 7 centesimi di dollaro al chilo, una miseria!
Questo è il prezzo pagato a bocca forno, ma quale è il prezzo vero, quello che è in grado di monetizzare i tanti danni che il carbone provoca dalla "culla" ( la miniera) alla "tomba" ( la discarica per i suoi rifiuti solidi, le ceneri, e l'atmosfera per i suoi rifiuti gassosi )?
La nuova lista dei costi veri è lunga e ne citiamo solo alcune voci: si stima che per ogni chilowattore di elettricità prodotta con il carbone, 4,3 centesimi di dollaro se ne vanno a curare le malattie di chi abita nelle aree dove il carbone viene estratto e bruciato ( negli USA, la zona dei monti Appalaci) , altri 3 centesimi sono i danni legati alle alterazioni climatiche indotte dalle emissioni di anidride carbonica. Ci sono poi altre briciole che costano poco ma che mi preoccupano molto e sono i 0,02 centesimi a chilowattore, attribuiti al ritardo mentale di chi respira il mercurio liberato in atmosfera bruciando il carbone!
Alla fine, il costo vero del chilowattore da carbone, quello del valore pieno più probabile è di 17,8 centesimi, un valore che va dal doppio al triplo, rispetto prezzo commerciale dell'energia elettrica prodotta con il carbone.
Ma il bilancio fallimentare del carbone non è ancora finito, in quanto pare proprio che la disponibilità reale di questo combustibile sia molto inferiore ai 200 anni che ci vogliono far credere. Alcune analisi recenti stimano che tra il 2011 e il 2015 la produzione di carbone nel mondo e negli USA abbia raggiunto, raggiungerà il suo picco massimo; dopo queste date la richiesta mondiale sarà maggiore dell'offerta e possiamo cominciare a calare il sipario!
Ma se un modello (quello capitalitico) finisce, un altro totalmente nuovo è già partito, quello basato sull'energia rinnovabile del vento e del sole i cui costi pieni sono già oggi competitivi con il carbone e qualcuno si azzaarda anche ad affermare che la competitività delle rinnovabili la vince anche sull'uranio!
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giovedì 31 marzo 2011
venerdì 25 marzo 2011
Solar Cell Pay Back
Ho la sensazione che abbia ancora molto consenso la leggenda metropolitana che i pannelli fotovoltaici producono meno energia di quella che occorre per costruirli.
Nelle vesti di "Mago di Napoli" prevedo che questo sarà uno dei cavalli di battaglia contro le energie rinnovabili, nel dibattito che precederà il referendum in cui a Giugno saremo chiamati per dire SI alla cancellazione (abrogazione) delle leggi che vogliono rimettere in vita le centrali nucleari nel nostro paese.
Diciamo subito che studi seri e in assenza di conflitto di interesse da tempo hanno smentito questa leggenda.
Cito tra i tanti l'articolo di Sherwani AF da titolo (tradotto) " Valutazione del ciclo di vita di sistemi di produzione di elettricità basati su celle fotovoltaiche: una rassegna bibliografica", pubblicata nel 2010 su " Renewable and Sustainable Energy Review " volume 14, pagine 540-544.
In sintesi, una valutazione sui cicli di vita (LCA) stima quanta energia ci vuole per costruire, assemblare e montare un pannello fotovoltaico e tutti i suoi accessori, partendo dalla sabbia silicea, minerali di alluminio e minerali che contengono i metalli rari che creano l'effetto fotovoltaico e quanta energia ci vuole per dismettere l'impianto a fine vita e per riciclarne le parti utili.
La stessa valutazione stima quanta energia elettrica produrrà quest'impianto, in base all' efficenza delle celle, al soleggiamento della zona dove sarà allestito, all'orientamento dei pannelli.
La vita media di un pannello è stimata tra i 20 e 30 anni. Pannelli policristallini, costruiti tra il 2005 e il 2008 con efficenza tra il 10 e 15,8 % ( percentuale di energia solare trasformata in energia elettrica) hanno un tempo di ritorno ( tempo necessario per produrre la stessa quantità di energia necessaria per la realizzazione del pannello) compresa tra 1,5 e 5,7 anni.
Un altro studio LCA, a firma di Stoppato A e pubblicato su Energy del 2008 ( vol 33 pag 224-232), stima che un pannello policristallino piazzato a Roma abbia un tempo di ritorno ( pay back) di 3,7 anni e a Milano di 4,7 anni.
E ora, per "par condicio" gradiremmo conoscere i tempi di ritorno di una centrale nucleare di terza generazione, compresiva del trattamento e stoccaggio milennario delle sue scorie radioattive e della sua messa in sicurezza a fine vita.
Nelle vesti di "Mago di Napoli" prevedo che questo sarà uno dei cavalli di battaglia contro le energie rinnovabili, nel dibattito che precederà il referendum in cui a Giugno saremo chiamati per dire SI alla cancellazione (abrogazione) delle leggi che vogliono rimettere in vita le centrali nucleari nel nostro paese.
Diciamo subito che studi seri e in assenza di conflitto di interesse da tempo hanno smentito questa leggenda.
Cito tra i tanti l'articolo di Sherwani AF da titolo (tradotto) " Valutazione del ciclo di vita di sistemi di produzione di elettricità basati su celle fotovoltaiche: una rassegna bibliografica", pubblicata nel 2010 su " Renewable and Sustainable Energy Review " volume 14, pagine 540-544.
In sintesi, una valutazione sui cicli di vita (LCA) stima quanta energia ci vuole per costruire, assemblare e montare un pannello fotovoltaico e tutti i suoi accessori, partendo dalla sabbia silicea, minerali di alluminio e minerali che contengono i metalli rari che creano l'effetto fotovoltaico e quanta energia ci vuole per dismettere l'impianto a fine vita e per riciclarne le parti utili.
La stessa valutazione stima quanta energia elettrica produrrà quest'impianto, in base all' efficenza delle celle, al soleggiamento della zona dove sarà allestito, all'orientamento dei pannelli.
La vita media di un pannello è stimata tra i 20 e 30 anni. Pannelli policristallini, costruiti tra il 2005 e il 2008 con efficenza tra il 10 e 15,8 % ( percentuale di energia solare trasformata in energia elettrica) hanno un tempo di ritorno ( tempo necessario per produrre la stessa quantità di energia necessaria per la realizzazione del pannello) compresa tra 1,5 e 5,7 anni.
Un altro studio LCA, a firma di Stoppato A e pubblicato su Energy del 2008 ( vol 33 pag 224-232), stima che un pannello policristallino piazzato a Roma abbia un tempo di ritorno ( pay back) di 3,7 anni e a Milano di 4,7 anni.
E ora, per "par condicio" gradiremmo conoscere i tempi di ritorno di una centrale nucleare di terza generazione, compresiva del trattamento e stoccaggio milennario delle sue scorie radioattive e della sua messa in sicurezza a fine vita.
giovedì 24 marzo 2011
Sagome
l ministro Castelli è proprio una "bella sagoma"!
Ballaro', il 22 marzo, mette in onda un servizio a commento della crisi energetica associata alla guerra con la Libia e al disastro nucleare giapponese. Il servizio mostra la nuova casa che una coppia trentina ha realizzato mettendo a frutto i propri risparmi (250.000 euro per 140 metri quadrati calpestabili). La casa costruita con alta efficenza energetica, si riscalda con il calore che una pompa sottrae al terreno sotto le fondamenta e con un sapiente orientamento dell' edificio per utilizzare al meglio, in modo passivo, l'energia solare. Un impianto solare termico fornisce l'acqua calda e pannelli fotovoltaici sul tetto in un anno producono più energia elettrica di quanto la casa utilizzi e la sovraproduzione viene venduta ,ad un buon prezzo, grazie agli incentivi governativi (conto energia) all'ENEL, che forse gradisce, in quanto l'energia da fonte solare arriva giusto-giusto quando la richiesta è massima e l'energia elettrica costa di più.
E quale è il commento dell'ineffabile ex-ministro, peraltro con il titolo di ingegnere?
"Italiani svegliatevi, Il guadagno che questa famiglia fa con l'energia rinnovabile è presa dalle vostre tasche"
Insomma, per l' ex-ministro, questa coppia è un nuovo esempio dei "furbetti del paesino"
Se è vero che gli incentivi alle rinnovabili vengono dalle bollette della luce, Floris ha fatto notare che, per anni, chi ha usufruito di più di questi vantaggi sono stati i petrolieri nostrani che hanno avuto il regalo (bipartisan) di vedersi trasformare i rifiuti della raffinazione del petrolio in fonte energetica assimilata alle rinnovabili e analoga mutazione (da rifiuto a energia rinnovabile) hanno ottenuto i gestori di inceneritori.
Ci sarebbe da ricordare che anche l'infinita messa in sicurezza delle dismesse "centraline" nucleari italiane è e sarà pagata dalle bollette elettriche delle famiglie italiane.
All' ex ministro è sfuggito un particolare: l'opportunità di diventare autoproduttori di energia elettrica, con l'energia solare, è alla portata di ogni famiglia con qualche euro da parte e una casa solare libera il Paese dalla dipendenza del gas libico, del petrolio arabo e dell'uranio australiano; una casa solare muove in modo innovativo intelligenze, artigiani e imprese; inoltre, ed è la cosa più importante, la casa solare ha impatto nullo sull'ambiente circostante con un netto miglioramento della qualità dell'aria e quindi della salute di chi ha la fortuna di viverci vicino.
E questi innegabili vantaggi collettivi, meritano un giusto incentivo, grazie alla solidarietà di tutti gli Italiani, anche di quelli che non possono ancora trasformare i loro tetti in centrali elettriche, ma che comunque godono degli effetti positivi delle nuove scelte energetiche che altri hanno cominciato a fare.
Ma tutto questo all' ex Ministro leghista non interessa: siamo già in piena campagna elettorale!
Ballaro', il 22 marzo, mette in onda un servizio a commento della crisi energetica associata alla guerra con la Libia e al disastro nucleare giapponese. Il servizio mostra la nuova casa che una coppia trentina ha realizzato mettendo a frutto i propri risparmi (250.000 euro per 140 metri quadrati calpestabili). La casa costruita con alta efficenza energetica, si riscalda con il calore che una pompa sottrae al terreno sotto le fondamenta e con un sapiente orientamento dell' edificio per utilizzare al meglio, in modo passivo, l'energia solare. Un impianto solare termico fornisce l'acqua calda e pannelli fotovoltaici sul tetto in un anno producono più energia elettrica di quanto la casa utilizzi e la sovraproduzione viene venduta ,ad un buon prezzo, grazie agli incentivi governativi (conto energia) all'ENEL, che forse gradisce, in quanto l'energia da fonte solare arriva giusto-giusto quando la richiesta è massima e l'energia elettrica costa di più.
E quale è il commento dell'ineffabile ex-ministro, peraltro con il titolo di ingegnere?
"Italiani svegliatevi, Il guadagno che questa famiglia fa con l'energia rinnovabile è presa dalle vostre tasche"
Insomma, per l' ex-ministro, questa coppia è un nuovo esempio dei "furbetti del paesino"
Se è vero che gli incentivi alle rinnovabili vengono dalle bollette della luce, Floris ha fatto notare che, per anni, chi ha usufruito di più di questi vantaggi sono stati i petrolieri nostrani che hanno avuto il regalo (bipartisan) di vedersi trasformare i rifiuti della raffinazione del petrolio in fonte energetica assimilata alle rinnovabili e analoga mutazione (da rifiuto a energia rinnovabile) hanno ottenuto i gestori di inceneritori.
Ci sarebbe da ricordare che anche l'infinita messa in sicurezza delle dismesse "centraline" nucleari italiane è e sarà pagata dalle bollette elettriche delle famiglie italiane.
All' ex ministro è sfuggito un particolare: l'opportunità di diventare autoproduttori di energia elettrica, con l'energia solare, è alla portata di ogni famiglia con qualche euro da parte e una casa solare libera il Paese dalla dipendenza del gas libico, del petrolio arabo e dell'uranio australiano; una casa solare muove in modo innovativo intelligenze, artigiani e imprese; inoltre, ed è la cosa più importante, la casa solare ha impatto nullo sull'ambiente circostante con un netto miglioramento della qualità dell'aria e quindi della salute di chi ha la fortuna di viverci vicino.
E questi innegabili vantaggi collettivi, meritano un giusto incentivo, grazie alla solidarietà di tutti gli Italiani, anche di quelli che non possono ancora trasformare i loro tetti in centrali elettriche, ma che comunque godono degli effetti positivi delle nuove scelte energetiche che altri hanno cominciato a fare.
Ma tutto questo all' ex Ministro leghista non interessa: siamo già in piena campagna elettorale!
mercoledì 23 febbraio 2011
Meglio il Carbone
Biomasse? No grazie, meglio il carbone.
Se si fanno i conti giusti su quanti inquinanti si producono, a parità di elettricità e calore, la legna esce pesantemente sconfitta.
Sarà anche una fonte di energia rinnovabile ma non è per niente "pulita".
Numeri alla mano, è addirittura meglio il carbone.
I grammi di polveri sottili (PM2,5) che si immettono in atmosfera per produrre un giga Joule di elettricità e calore sono 33 se si brucia la legna, 9, 9 con il carbone e 0,9 con il metano.
E anche le diossine immesse in atmosfera, sempre a parità di energia prodotta, sono molte di più se si brucia legna: 50 nanogrammi con la legna, 10 con il carbone, 0,5 con il metano.
Chi ancora crede che la legna sia una fonte di energia pulita si sbaglia di grosso.
E i valori che vi ho mostrato non sono per niente strani: la legna ha un potere calorifico molto più basso del carbone e del metano e come combustibile solido la legna brucia meno bene (e quindi inquina di più) di un combustibili gassoso come il metano.
Per chi dubita sulla validità di queste stime, dico subito che la fonte (Agenzia Europea per l'Ambiente) è accreditata e priva di conflitti di interesse.
Inoltre, per chi ancora non lo sà, nel 2010 l'Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro ha inserito il fumo di legna tra i possibili cancerogeni per l'uomo: chi è esposto a questi fumi vede aumentare il rischio di sviluppare un cancro al polmone.
E questo risultato non è per niente strano, in quanto nel fumo di legna abbondano molti cancerogeni: benzene, benzopirene, formaldeide, diossine, nonchè nanopolveri, che certo non aiutano a stare meglio.
Ma se le cose stanno così, che senso ha incentivare con danaro pubblico ( le nostre bollette per la luce) la produzione di elettricità realizzata bruciando legna ?
In nome dell'"ecologia" e con l'ossessione mono-maniacale dei gas clima-alteranti ( la CIODUE) , siamo riusciti a sovvenzionare chi, bruciando legna e altre simili biomasse, inquina e mette a rischio la salute dei cittadini!!
Se si fanno i conti giusti su quanti inquinanti si producono, a parità di elettricità e calore, la legna esce pesantemente sconfitta.
Sarà anche una fonte di energia rinnovabile ma non è per niente "pulita".
Numeri alla mano, è addirittura meglio il carbone.
I grammi di polveri sottili (PM2,5) che si immettono in atmosfera per produrre un giga Joule di elettricità e calore sono 33 se si brucia la legna, 9, 9 con il carbone e 0,9 con il metano.
E anche le diossine immesse in atmosfera, sempre a parità di energia prodotta, sono molte di più se si brucia legna: 50 nanogrammi con la legna, 10 con il carbone, 0,5 con il metano.
Chi ancora crede che la legna sia una fonte di energia pulita si sbaglia di grosso.
E i valori che vi ho mostrato non sono per niente strani: la legna ha un potere calorifico molto più basso del carbone e del metano e come combustibile solido la legna brucia meno bene (e quindi inquina di più) di un combustibili gassoso come il metano.
Per chi dubita sulla validità di queste stime, dico subito che la fonte (Agenzia Europea per l'Ambiente) è accreditata e priva di conflitti di interesse.
Inoltre, per chi ancora non lo sà, nel 2010 l'Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro ha inserito il fumo di legna tra i possibili cancerogeni per l'uomo: chi è esposto a questi fumi vede aumentare il rischio di sviluppare un cancro al polmone.
E questo risultato non è per niente strano, in quanto nel fumo di legna abbondano molti cancerogeni: benzene, benzopirene, formaldeide, diossine, nonchè nanopolveri, che certo non aiutano a stare meglio.
Ma se le cose stanno così, che senso ha incentivare con danaro pubblico ( le nostre bollette per la luce) la produzione di elettricità realizzata bruciando legna ?
In nome dell'"ecologia" e con l'ossessione mono-maniacale dei gas clima-alteranti ( la CIODUE) , siamo riusciti a sovvenzionare chi, bruciando legna e altre simili biomasse, inquina e mette a rischio la salute dei cittadini!!
mercoledì 16 febbraio 2011
Cellulari con Prudenza
Condivido con i colleghi più prudenti, come Elisabeth Cardis del Centro di Ricerca di Epidemiologia ambientale di Barcellona, una certa preoccupazione per i possibili danni alla salute prodotti dall'uso di cellulari. In una nota appena pubblicata ( Occupational Environmental Medicine marzo 2001 vol 68, n3 169-171) la ricercatrice afferma che gli studi fin ad oggi effettuati, come il tanto pubblicizzato Interphone, non permettono di escludere che un uso eccessivo di telefonate con cellulare possa aumentare il rischio di tumori al cervello, nel lato della testa dove più frequentemente si appoggia il telefono.
I problemi per una corretta interpretazione degli studi sono diversi, alcuni metodologici, quali l'elevato rifiuto a partecipare all'indagine da parte dei soggetti scelti come controllo e il non aver distinto quale è il lato del cervello colpito.
E il problema è che oggi al mondo ci sono 4 miliardi di persone cellular dotati e molto di loro sono ragazzi, se non addirittura bambini.
In qualità di ricercatori preoccupati, non possiamo che raccomandare semplici norme di prudenza quali:
1) preferire l'uso di SMS
2) preferire il viva voce e l'auricolare.
Personalmente mi sento anche di raccomandare di usare il cellulare per chiamate brevi e solo per le chiamate indispensabili e di dare priorità al vecchio telefono fisso, se è disponibile.
Maggiore cautela se avete poco campo; in questo caso per collegarsi alla cella più vicina il segnale in uscita è potenziato e , a parità di tempo, le cellule del vostro cervello sono costrette ad assorbire più energia. Meglio evitare.
I problemi per una corretta interpretazione degli studi sono diversi, alcuni metodologici, quali l'elevato rifiuto a partecipare all'indagine da parte dei soggetti scelti come controllo e il non aver distinto quale è il lato del cervello colpito.
E il problema è che oggi al mondo ci sono 4 miliardi di persone cellular dotati e molto di loro sono ragazzi, se non addirittura bambini.
In qualità di ricercatori preoccupati, non possiamo che raccomandare semplici norme di prudenza quali:
1) preferire l'uso di SMS
2) preferire il viva voce e l'auricolare.
Personalmente mi sento anche di raccomandare di usare il cellulare per chiamate brevi e solo per le chiamate indispensabili e di dare priorità al vecchio telefono fisso, se è disponibile.
Maggiore cautela se avete poco campo; in questo caso per collegarsi alla cella più vicina il segnale in uscita è potenziato e , a parità di tempo, le cellule del vostro cervello sono costrette ad assorbire più energia. Meglio evitare.
venerdì 11 febbraio 2011
Sette Miliardi
Quest'anno la popolazione mondiale conterà 7 miliardi di persone.
Nel 1960, quando ero ragazzino, eravamo appena 3 miliardi. Effettivamente siamo cresciuti e ci siamo moltiplicati, ma fino a quando?
Tra i tanti problemi che si porta dietro questa crescita continua c'è quello che, insieme agli umani, cresce il numero di animali che alleviamo per mangiarceli direttamente o per mangiare il loro latte e le loro uova.
La FAO stimava che nel 2007, tra questi compagni di strada, c'erano un miliardo e 300 mila bovini e quattro miliardi di altri quadrupedi mangerecci (maiali, pecore, capre, conigli), a cui si aggiungevano 19 miliardi di galline, tacchini, oche...
E visto che una mucca pesa tra i 600 e 700 chili e un maiale va per i cento chili, la loro richiesta di spazio vitale, cibo e di acqua è in proporzione alla loro rispettiva biomassa.
In altre parole un miliardo di mucche pesa quanto 10 miliardi di umani.
Tra noi e loro, gli animali addomesticati, abbiamo disponibili 150 milioni di chilometri quadrati di terre emerse, deserti compresi.
Sembrano tanti, ma per produrre i foraggi necessari per alimentare solo i bovini allevati oggi sul Pianeta, abbiamo bisogno di circa 7 milioni di chilometri quadrati di pascolo, qualcosa come l'intera Australia.
Insomma, cominciamo a stare stretti e nei prossimi decenni, se niente cambia, andrà sempre peggio, in quanto le previsioni ci danno ancora in crescita. Tra i tanti lettori di questo blog, la gran parte di loro vedrà l'alba del 2045 in compagnia di 9 miliardi di compagni di strada, contando solo gli umani.
Non sarebbe male se , fin da subito, cominciassimo ad adottare una dieta sempre più vegetariana, per lo meno lasceremo un pò di spazio ad elefanti, giraffe e gorilla, nonche scampoli di prato in cui i nostri nipoti potranno giocare.
Nel 1960, quando ero ragazzino, eravamo appena 3 miliardi. Effettivamente siamo cresciuti e ci siamo moltiplicati, ma fino a quando?
Tra i tanti problemi che si porta dietro questa crescita continua c'è quello che, insieme agli umani, cresce il numero di animali che alleviamo per mangiarceli direttamente o per mangiare il loro latte e le loro uova.
La FAO stimava che nel 2007, tra questi compagni di strada, c'erano un miliardo e 300 mila bovini e quattro miliardi di altri quadrupedi mangerecci (maiali, pecore, capre, conigli), a cui si aggiungevano 19 miliardi di galline, tacchini, oche...
E visto che una mucca pesa tra i 600 e 700 chili e un maiale va per i cento chili, la loro richiesta di spazio vitale, cibo e di acqua è in proporzione alla loro rispettiva biomassa.
In altre parole un miliardo di mucche pesa quanto 10 miliardi di umani.
Tra noi e loro, gli animali addomesticati, abbiamo disponibili 150 milioni di chilometri quadrati di terre emerse, deserti compresi.
Sembrano tanti, ma per produrre i foraggi necessari per alimentare solo i bovini allevati oggi sul Pianeta, abbiamo bisogno di circa 7 milioni di chilometri quadrati di pascolo, qualcosa come l'intera Australia.
Insomma, cominciamo a stare stretti e nei prossimi decenni, se niente cambia, andrà sempre peggio, in quanto le previsioni ci danno ancora in crescita. Tra i tanti lettori di questo blog, la gran parte di loro vedrà l'alba del 2045 in compagnia di 9 miliardi di compagni di strada, contando solo gli umani.
Non sarebbe male se , fin da subito, cominciassimo ad adottare una dieta sempre più vegetariana, per lo meno lasceremo un pò di spazio ad elefanti, giraffe e gorilla, nonche scampoli di prato in cui i nostri nipoti potranno giocare.
giovedì 10 febbraio 2011
Tirar Su Obelischi
Il dipinto a fianco, in mostra nei musei vaticani, mostra le opere messe in atto per erigere l'obelisco di piazza S. Pietro, durante la costruzione della basilica.
Siamo a metà del 1500 e il trasporto e l'erezione dell'obelisco, è stato realizzato solo ricorrendo a energie rinnovabili. In particolare, per alzare l'obelisco si sono utilizzati 900 uomini e decine di cavalli da tiro e buoi.
Argani, ruote, macchine in legno, centinaia di metri di corde di canapa, hanno moltiplicato i loro sforzi e permesso di raggiungere il risultato che ancora oggi è possibile ammirare.
Insomma, i limiti delle energie rinnovabili non hanno impedito queste costruzioni e tutte quelle che hanno caratterizzato le grandi civiltà del vicino e lontano passato, compresa la civiltà egiziana dove l'obelisco è stato scolpito e quella romana imperiale che quello stesso obelisco, via mare, aveva trasportato dall'Egitto a Roma.
L'inventiva e l'immaginazione hanno permesso di realizzare imprese che oggi, senza petrolio e uranio, riteniamo impossibile.
Se personaggi creativi come Leonardo e Michelangelo, altre 400 anni fa, avessero anticipato la rivoluzione industriale scoprendo le macchine a vapore, oggi non avremmo a disposizione, una goccia di petrolio, un grammo di carbone ed di uranio e neppure un litro di metano.
La stessa creatività ed immaginazione, potrebbero permettere di realizzare una nuova civiltà basata solo su fonti energetiche rinnovabili e in equilibrio con le risorse del Pianeta.
Ne saremo capaci?
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