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venerdì 16 settembre 2016

Termodistruttori: un nome più appropriato.


Usereste biglietti da 5 euro per alimentare una caldaia?

Se siete sani di mente dubito che lo fareste.

Senza essere degli economisti la vostra chiara percezione è che qualunque carta-moneta in corso, anche se di piccolo taglio, vale molto di più dell'energia termica che si produce bruciandola.

E certamente non vi convincerà chi vi ricorda che la carta moneta è una fonte di energia rinnovabile e la sua termovalorizzazione un modo per contrastare la dipendenza dal petrolio e i cambiamenti climatici.

Bruciare i vostri avanzi ( i rifiuti)  è esattamente la stessa scelta "folle": quella che, in nome di un po' di calore,  "termodistrugge" materiali preziosi, che hanno un valore economico commerciale  e un valore intrinseco, dato dalla complessità della loro struttura chimica: carta e cartone a base di cellulosa e altri zuccheri complessi, scarti biodegradabili a base di proteine, zuccheri, amidi, grassi e polimeri di sintesi (le plastiche) la cui specifica conformazione corrisponde a particolari caratteristiche chimico-fisiche.

La moda indotta dell'usa e getta oscura le nostre menti e non ci fa più vedere il valore che hanno gli
oggetti  che non ci servono più.

E non si tratta di valutazioni di tipo sentimentale: una tonnellata di oggetti di plastica usati, ben differenziati,  nel mercato dell'usato, vale alcune  centinaia di euro, molto di più del calore che si può produrre bruciandole.

La stessa cosa per carta e cartone che valgono una novantina di euro per tonnellata.

Se avete dei dubbi andate a vedere il valore del carbone di prima qualità: una tonnellata di antracite la portate a casa con un centinaio  di euro.

E anche con la legna, non porterete a casa granché: di qualità e perfettamente essiccata ve la portano a casa già tagliata  per un centinaio di euro per tonnellata.

E infine vi rendete conto della gigantesca truffa a vostro danno con questa storia dei termovalorizzatori di quarta o quinta generazione?

Fino a prova contraria voi siete i proprietari dei vostri scarti, li avete pagati, come imballaggi delle vostre merci, con i vostri soldi.

Poi arriva qualcuno, vi fa credere che in tutto il mondo avanzato si faccia così, fa diventare di sua proprietà i vostri scarti, vi fa pagare caro il loro smaltimento, facendovi credere che vuol ricavarne  energia e si guarda bene di darvi almeno in cambio quel po di calorie che riesce a produrre: vi fa pagare l'incenerimento, gli incentivi all'incenerimento, il calore che vi porta a casa con il teleriscaldamento, e staccandovi dalla rete del gas vi fa dipendere dal suo "termovalorizzatore", negli anni a venire, fino alla rottamazione di questo impianto.

E vi costringe a comprare nuovi oggetti, prodotti a caro prezzo a partire da materie prime sempre più rare, al posto di quelli che ha termodistrutti.

Oggetti che devono rapidamente diventare rifiuto per alimentare a pieno carico i termovalorizzatori, fino a quando non siano ammortizzati gli elevati investimenti che si sono dovuti fare per la loro costruzione.

Ragionate un po su quanto vi ho raccontato e vedete voi se non sarebbe il caso di ritornare alla denominazione antecedente al " lavaggio verde" degli inceneritori: TERMODISTRUTTORI di risorse .

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mercoledì 20 luglio 2016

Vecchio stupidario per nuovi inceneritori: il traffico inquina di più

Mettiamo noi le centraline!
E' ormai un classico.

Ogni volta che si vuole imporre un inceneritore, c'è il personaggio di turno che racconta che "non c'è da preoccuparsi, l'inceneritore inquina meno di qualche macchina".

Nel tempo, a sostenere questa schiocchezza, si sono succeduti il presidente Berlusconi, il sindaco di Genova Pericu, il presidente Commissione Ambiente Realacci...

Oggi, per far digerire l'impianto che dovrebbe trattare  198.000 tonnellate  l'anno, nella Piana di Firenze, a pronunciare questa schiocchezza, almeno da quanto riportato sui giornali, sono la prof.ssa Loredana Musumeci, direttore del dipartimento Ambiente dell'Istituto Superiore di Sanità- "Impianti come questo inquinano meno del traffico"- e la società Quadrifoglio che gestisce i rifiuti fiorentini -"Quando siamo fermi ai semafori ne respiriamo molta di più"- con riferimento alle diossine.

E evidente che tutti questi personaggi non si sono letti i numerosi documenti su questo tema che ho pubblicato in rete fin dal lontano 2004 ma, evidentemente, non si sono neanche presi la briga di verificare quante diossine emette l'attuale parco veicolare italiano, consultabile nel sito SINANET di Ispra Ambiente.

Nel 2014, in media, per ogni chilometro percorso lungo il nostro Paese, una  vettura a benzina  ha emesso 0,00467 nanogrammi di diossine; più inquinanti le solite vetture diesel: 0,01690 nanogrammi di diossine per chilometro.

Le statistiche fiorentine ci dicono che il 90% delle vetture immatricolate in questa città percorre meno di 60 chilometri al giorno.

Pertanto una autovettura diesel che, girando per Firenze e dintorni, percorre 50 chilometri, rilascia lungo le strade percorse  0,845 nanogrammi di "diossine".

L'inceneritore della Piana Fiorentina, al meglio delle sue prestazioni (concentrazione di diossine nei fumi a metà del valore autorizzato) emetterà giornalmente sulla Piana, 204.000 nanogrammi di diossine.

Pertanto l'emissione giornaliera di diossine dell'inceneritore corrisponde alle emissioni giornaliere di diossine da parte di 241.420 autovetture diesel in giro per la stessa Piana.

Per capire cosa significano questi numeri e quanto sia stupido confrontare l'inquinamento prodotto dal traffico con quello di un inceneritore è il caso di ricordare che nel 2009 tutte le autovetture circolanti a Firenze (diesel e a benzina) erano 205.543.

Quindi, se mai l'inceneritore nella Piana  si farà, i fiorentini oltre all'inquinamento da traffico subiranno anche l'inquinamento di questo impianto assolutamente evitabile.

Non mi sembrano scelte lungimiranti.

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domenica 17 luglio 2016

Vecchio stupidario per nuovi inceneritori: i caminetti inquinano di più


Un ennesimo inceneritore, destinato a trasformare in cenere 198.000 tonnellate di scarti prodotti dai toscani, dovrebbe essere realizzato nella Piana fiorentina, nel territorio del comune di Sesto fiorentino, in località Case Passerini, a pochi chilometri dalla cupola del Brunelleschi a Firenze.

E poichè l'appetito vien mangiando, l'amministrazione toscana, Regione in testa, in quella stessa piana vorrebbe realizzare anche  un aeroporto internazionale, per portare direttamente dalla Cina nuove masse di turisti e allungare le fila in attesa di entrare nei pochi luoghi di Firenze dove le agenzie di viaggio dirigono il turismo di massa.

L'uso del condizionale è d'obbligo, in quanto questi progetti sono fortemente osteggiati dagli abitanti, in particolare le "Mamme No inceneritore" e 272 medici che hanno firmato un documento contrario alla realizzazione dell'impianto per i rischi sanitari connessi al suo funzionamento.

Per tutta risposta, sulla stampa locale, in particolare il Corriere Fiorentino, sono comparse numerose prese di posizioni a favore dell'impianto, che hanno rispolverato una raccolta di stupidaggini che dovrebbero rassicurare la popolazione.

In questa operazione di "tranquillizzazione" si è distinto  Sergio Gatteschi che come presidente degli Amici della Terra della Toscana ha affermato che "le emissioni del termovalorizzatore equivalgono a 10 caminetti a legna" e, nelle vesti di responsabile per l'ambiente PD,  con una più rassicurante  stima al ribasso, ha ribadito "che l'impianto di Case Passerini avrà un inquinamento pari a cinque camini accessi".

L'ipotesi che i caminetti a legna possano essere la principale fonte di inquinamento della Piana viene attribuita agli studi del professor Roberto Udisti, docente di Chimica all'ateneo di Firenze, il quale in questa dichiarazione segnala, correttamente, il problema emergente della combustione di biomasse quale fonte importante delle polveri sottili che si registrano d'inverno nella piana di Firenze.

Non abbiamo trovato pubblicazione del professore Udisti in cui abbia messo a confronto le emissioni degli attuali caminetti con quelli del futuro inceneritore ma nel frattempo, in base a fonti qualificate, proviamo a vedere come potrebbero stare veramente le cose nella Piana di Firenze, con riferimento agli inquinanti più problematici: le "diossine",  a causa della loro elevata stabilità chimica, dell'accertato accumulo lungo la catena alimentare e del loro effetto cancerogeno e di alterazione dei sistemi endocrini.

Partiamo dalle caratteristiche tecniche dell'inceneritore che si vuole realizzare nella Piana.

L'impianto prevede due linee di combustione separate che funzioneranno contemporaneante e i cui fumi, dopo depurazione, saranno convogliati in due camini alti 70 metri.

Durante 24 ore di funzionamento continuo, dai due camini usciranno 4.080.000 metri cubi di fumi in cui saranno presenti gli inquinanti sfuggiti alla depurazione, alle concentrazioni previste dalle autorizzazioni.

Per quanto riguarda i composti più problematici (diossine, furani e poli-cloro-difenili diossini simili) le concentrazioni all'uscita dei camini, in base ai limiti prescritti,  saranno di 0,1 nanogrammo per metro cubo che, moltiplicati per i 4.080.000 di metri cubi di fumi emmessi in 24 ore, corrispondono ad una emissione giornaliera di 408.000 nanogrammi di "diossine".

Come è stato giustamente affermato alla stampa fiorentina, un nanogrammo è la miliardesima parte del grammo, ma se in ogni metro cubo di fumi in uscita da questo moderno inceneritore  (è stato definito di "quarta generazione") si trovano 0,1 nanogrammi di diossine, questo fatto non è sinonimo di salubrità.

Purtroppo le "diossine" hanno una elevata tossicità e per un adulto di 70 chili, gli esperti della  Commissione Europea hanno individuato in 0,140 nanogrammi, la dose massima tollerabile di diossine a cui, giornalmente, un adulto di quel peso può essere esposto attraverso cibo, acqua, aria contaminata.

Pertanto l'inceneritore della Piana di Firenze, nel pieno rispetto dei limiti prescritti e in base alle migliori tecnologie oggi esistenti, ogni giorno emetterà in atmosfera e di qui al terreno e ai cibi coltivati su questi terreni, 408.000 nanogrammi di "diossine", equivalente alla dose tollerabile giornaliera di 2,9 milioni di abitanti.

Se, come è stato affermato, le emissioni "garantite" fossero la metà di quella prescritta, avremo sempre una emissione in grado di coprire la dose massima giornaliera di 1,45 milioni di abitanti.

Ovviamente non tutte le diossine emesse dall'inceneritore andranno a finire nei piatti degli abitanti di Sesto e di Firenze, ma ignorare la possibilità che 198.000 tonnellate di scarti urbani potrebbero essere recuperati come materia con trattamenti a "freddo" che, intrinsecamente, non hanno questo "piccolo" problema, meriterebbe una seria riflessione e un altrettanto serio ripensamento del modello di gestione degli scarti prodotti da chi vive in Toscana.

Se questo potrebbe essere lo scenario "diossine" con la messa in funzione dell'inceneritore, come è la situazione ambientale della piana fiorentina a causa dell'amore dei toscani per i loro vecchi caminetti a legna?

In attesa di specifiche misure e valutazioni in ambiente toscano, utilizziamo i risultati di uno studio pubblicato nel 2003 nella rivista "Environmental Science and Technology"che ha stimato i fattori di emissione di diossine e altri composti organici persistenti prodotti da caminetti e stufe a legna, in uso nella baia di San Francisco.

Lo studio ha accertato che la combustione di un chilogrammo di legna, con i fumi in uscita dal camino, emette in atmosfera da 0,25 a 1,4 nanogrammi di "diossine", a seconda del modello di caminetto e stufa usato.

Nell' ipotesi di un consumo giornaliero di 50 chili di legna (stima alta, per le condizioni climatiche fiorentine) e considerando il peggiore fattore di emissione dei caminetti (1,4 ng/kg), un singolo caminetto a legna emette giornalmente 70 nanogrammi di "diossine", da confrontare con i 408.000 nanogrammi emessi, nelle stesse 24 ore, dall'inceneritore.

Pertanto nel periodo invernale le emissioni giornaliere dell'inceneritore equivaranno (nella peggiore delle ipotesi emissive per quanto riguarda i caminetti)  a  5.428 caminetti  (408.000 ng / 70 ng).

Come si vede, con tutte le approssimazioni di questa stima, siamo ben lontani  dai rassicuranti 10 caminetti previsti dagli Amici della Terra.

Ma mentre i caminetti a Firenze devono essere tenuti accesi per soli 169 giorni (dal 1 novembre al 15 aprile), l'inceneritore della Piana di Firenze brucerà rifiuti ininterrottamente per 330 giorni all'anno.

Pertanto se il confronto si effettua più correttamente su base annuale, l'inceneritore, in 330 giorni di funzionamento,  emetterà 134.640.000 ng  di diossine, mentre un caminetto, nei 169 giorni di riscaldamento, produrrà 11.830 ng di diossine.

In conclusione, su base annua e confrontando il peggiore caminetto a legna con il migliore impianto di incenerimento rifiuti ci vogliono 11.381 caminetti per produrre la stessa quantità di diossine.

Se poi, in modo più corretto, si confrontano le emissioni di un moderno inceneritore della quarta generazione con una moderna stufa a legna (0,25 ng diossine /kg legno), nella Piana dovrebbero essere in funzione 63.733 caldaie a legna, per emettere la stessa quantità di diossine emessa dall'inceneritore.

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domenica 16 agosto 2015

Il decreto "Sblocca Italia " è un attacco al clima, ma Renzi non lo sa.





Il 12 agosto, una ennesima alluvione lampo ha coperto di fango Corignano Calabro.

Pochi dubbi sulle cause dell'intensità del fenomeno: da 200 a 300 millimetri di pioggia caduti in poche ore.

Il papa Francesco, il presidente Obama, il governo cinese, l'Unione Europea sono ormai sicuri che eventi calamitosi come questo siano dovuti ai  cambiamenti climatici e che questi cambiamenti siano, a loro volta, indotti dall'effetto serra dell'anidride carbonica che si libera in atmosfera con la combustione di rifiuti, carbone, petrolio, gas naturale e loro derivati (plastiche, tessuti sintetici), con la deforestazione, come pure dall'attività di ricerca, estrazione e raffinazione di petrolio e gas.

A riguardo, il presidente Obama  si è spinto ad affermare che, per evitare danni maggiori al suo paese e al mondo intero è opportuno cominciare a pensare che sia molto meglio che i combustibili fossili non ancora sfruttati, in particolare il carbone, continuino a starsene nelle viscere della Terra.

A quanto pare, queste informazioni non fanno parte del bagaglio culturale del nostro primo ministro Renzi e dei membri del suo governo che, approvando il Decreto denominato "Sblocca Italia", di fatto hanno sbloccato contemporaneamente due importanti fonti di emissione di gas serra, quelli prodotti annualmente dalla combustione di 2,5 milioni di tonnellate di  rifiuti in 12 nuovi inceneritori e quelli prodotti dalla messa in funzione di diverse decine di pozzi petroliferi nell'entroterra e lungo i nostri litorali e dal petrolio e gas che questi pozzi estrarranno per una decina di anni.





Il decreto prevede che, a regime, dai nuovi pozzi italiani si possano estrarre 3,3 milioni di tonnellate equivalenti di petrolio (petrolio + gas) all'anno.

A parte che, a conti fatti, è ben poca cosa, il 2%,  rispetto ai nostri attuali consumi energetici (172 milioni di tonnellate equivalenti di petrolio consumati in Italia nel 2010), questa scelta, oltre ad aumentare il rischio di diversi impatti ambientali (subsidenza delle coste, inquinamento da normale attività e da eventi accidentali) aumenterà il rischio di eventi meteorici estremi.

Infatti, durante l'estrazione si liberano in atmosfera gas clima-alteranti.

In base a stime fatte su pozzi europei, ogni tonnellata equivalente di petrolio e gas estratti si immettono in atmosfera, sotto forma di gas serra, l'equivalente di 130 kg di anidride carbonica.

Pertanto l'estrazione, ogni anno,  immetterà in atmosfera  0,4 milioni di tonnellate di anidride carbonica.

Ovviamente, i combustibili estratti saranno utilizzati a fini energetici e, in questo modo, ogni anno produrranno 8,8 milioni di tonnellate equivalenti di anidride carbonica.

Complessivamente 9,2 milioni di tonnellate di gas clima-alteranti all'anno, per la decina di anni che si stima come tempo di coltivazione dei nuovi pozzi.

Quindi, dopo solo dieci anni avremo raschiato tutto il fondo del notro "barile" e immesso in atmosfera 9,2 milioni di tonnellate di anidride carbonica che, per decine di anni a venire (il tempo necessario per la loro progressiva riduzione) contribuiranno ad aumentare la quantità di energia solare trattenuta da aria, acqua, rocce del nostro Pianeta.

Ci sono poi i 12 nuovi inceneritori, una scelta molto più impattante sull'ambiente, rispetto alle scelte veramente strategiche per una innovativa gestione dei rifiuti, rappresentate dal riciclo e il compostaggio.

In base ai fattori di emissione degli inceneritori tedeschi, "termovalorizzando" una tonnellata di scarti urbani si  immettono in atmosfera  circa 1,2  tonnellate di anidride carbonica.

Se i nuovi 12 inceneritori avessero le stesse prestazioni di quelli tedeschi, con la loro entrata in funzione e la combustione di 2,5 milioni di tonnellate di rifiuti, il nostro Paese aumenterà le sue emissioni di gas clima-alteranti di 3 milioni di tonnellate all'anno di cui, fino al  70% potrebbe essere di origine fossile (plastiche, tessuti sintetici, gomme...).

Con le nuove trivelle e i nuovi inceneritori, complessivamente, il decreto " Sblocca Italia" produrrà un aumento delle nostre emissioni clima-alteranti stimabile intorno a 12 milioni di tonnellate all'anno.

Nel 2012 il nostro Paese ha immesso in atmosfera 460 milioni di tonnellate di gas clima-alteranti.

Quindi il Decreto " Salva Italia" comporterà un aumento del 2% di queste emissioni, in pieno contrasto con il nostro impegno con l' UE  e l'accordo di Kioto di ridurre del 6,5 % le nostre emissioni di CO2, rispetto ai valori del 2008.

Vedremo se e come Renzi si giustificherà con l' Europa, quando ci verranno a chiedere il conto.

Alla UE e agli Italiani piacerebbe sapere per quale motivo questo governo del "fare" non ha considerato strategico per lo sviluppo durevole del Paese l'efficenza energetica di tutti gli edifici pubblici e privati, la diffusione di pannelli solari e fotovoltaici sui tetti, la mobilità collettiva su ferro, la trasformazione degli scarti organici in biometano da immettere nella rete, la riduzione della produzione di rifiuti con l'obbligo del "vuoto a rendere",  la raccolta Porta a Porta dei nostri materiali post consumo e la tariffazione puntuale, il riciclo dei materiali raccolti.

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