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mercoledì 7 novembre 2018

Chi semina vento...



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Nei fine settimana di metà ottobre, i “social” sono stati inondati di selfie di bagnanti sdraiati sulle spiagge e sugli scogli di Liguria, felici della lunga estate 2018. 
A fronte di questa anomala stagione, che stava ingannando roseti e pipistrelli, i primi in fiore e i secondi a caccia di insetti, la piccola minoranza di italiani con qualche antico ricordo di meteorologia e termodinamica, non era affatto tranquilla.
 La loro preoccupazione derivava dall’alta temperatura del mare, indice di una anomala quantità di energia termica accumulata nel corso della torrida estate nelle acque del Mediterraneo, pronta a scatenarsi all’inevitabile arrivo dei fronti freddi.
E quest’anno, lo scontro titanico tra le masse d’aria calde, provenienti dal Sahara, sature di umidità raccolta durante il sorvolo del caldo mar Tirreno e quelle fredde, provenienti dal nord è arrivato in anticipo.
Le condizione meteo delle disastrose alluvioni che, “normalmente” colpiscono il genovesato nei primi giorni di novembre, stavolta si sono scatenate il 29 ottobre, giorno di allerta rossa.
E quest’anno l’energia termica accumulata in mare ha preferito scaricarsi nel vento, con raffiche ad oltre 150 chilometri all’ora e nelle onde, con  “cavalloni” che hanno raggiunto gli otto metri di altezza.
Poche ore di questa furia hanno cancellato diversi chilometri di costa cementificate  per essere trasformate in box galleggianti e sulle sovrastrutture balneari fisse che nel tempo, nell’ assoluta indifferenza degli organi di controllo, avevano coperto scogli e spiagge liguri.
E ironia della sorte, il mare si è  incattivito proprio su quelle splendide passeggiate a mare (Nervi, Portofino) che due anni fa una banale  operazione di marketing aveva trasformate in “red carpet”.
E sulla linea di costa, a distanza di pochi anni da un uragano di simile violenza, ancora una volta sono stati gli alberi a pagare il costo più alto, venuti giù come birilli. 
Da noi, la buona sorte, ma anche lo stato di allerta e l’esperienza collettiva dei disastri degli ultimi anni hanno evitato gravi danni alle persone, ad esclusione di una signora del savonese colpita dalla caduta di un albero.
Nelle altre regioni italiane, dal bellunese alla Sicilia, lo stesso scontro tra masse d’aria a diversa temperatura, insieme alla distruzione di boschi, strade, abitazioni, ha provocato una strage,  
trentadue morti, tra cui i componenti di due famiglie siciliane che stavano festeggiando un compleanno in una casa costruita abusivamente nell’alveo di un torrente che, tornato a riappropriarsi dei suoi spazi, li ha inesorabilmente travolti.
E di fronte a questo disastro umano e materiale il ministro “multiruolo”, ossessionato dal dare sicurezza agli italiani non si fa scappare l’opportunità di dare in pasto al popolo un nuovo “untore”, da aggiungere ai migranti e ai richiedenti asilo: l’ambientalista da salotto.

 E dal “governo del cambiamento” nemmeno una parola sul fatto che questo ottobre, a livello europeo e mondiale, sia stato il più caldo degli ultimi decenni e tutto tace sul rispetto degli accordi sul clima, sottoscritti nel 2016 dal governo italiano che, con quella firma,  si è impegnato a ridurre del 40 percento le nostre emissioni di gas che alterano il clima.
E tornando alla Liguria, c’è da scommettere che nulla cambierà. 
Riparati i danni si continuerà, come se nulla fosse successo, con il lucroso assalto allo sfruttamento e occupazione delle nostre coste, con la richiesta di tanti massi a protezione di porticcioli e bagni che si continuerà a realizzate con solide strutture inamovibili.

In attesa della prossima tempesta che,  l’inascoltata Cassandra, facilmente predice sarà  ancora più distruttiva.

lunedì 19 dicembre 2016

Come ridurre l'inquinamento dell'aria: un programma di buon governo.



Finalmente sono arrivate vento, pioggia e neve e, con loro, le emergenze smog svaniscono.

I Sindaci possono tirare un respiro di sollievo e gli automobilisti possono continuare a stare in coda come prima e durante le inutili ordinanze che vietavano la circolazione agli automezzi più inquinanti..

Tutto come al solito?

Non proprio, l'anno che si chiude ha portato due importanti novità: la ratifica degli accordi sui cambiamenti climatici e una nuova Direttiva che limita le emissioni inquinanti dei paesi dell'Unione Europea.

L'accordo sul contenimento dei cambiamenti climatici, che fa seguito alla Conferenza di Parigi COP 21, è già stato firmato dall'Italia: in estrema sintesi il nostro Paese si è impegnato, entro il 2030, a ridurre le sue emissioni di anidride carbonica del 40%, rispetto alle emissioni dello stesso gas, registrate in Italia nel 1990.

La nuova Direttiva, che entra in vigore il 31 dicembre di quest'anno, ci da tre anni di tempo per introdurre la Direttiva nel nostro ordinamento e approntare un piano di interventi, finalizzato a ridurre drasticamente e credibilmente le emissioni inquinanti prodotte dal nostro Paese.

Poi, abbiamo tempo fino al 2030 per ridurre del 63% gli ossidi di azoto (NOx) e del 42 % le polveri sottili (PM2,5),  proprio gli inquinanti che sforavano durante l'alta pressione di Dicembre.

Pensate che Gentiloni, il nuovo primo ministro, abbia colto l'importanza di questi obiettivi?
E secondo voi quale forza politica e di governo ha questi obiettivi tra le sue priorità?

Visto come è andata finora non mi faccio illusioni. Senza una forte spinta dal basso, anche queste direttive resteranno lettera morta.

Eppure in ballo ci sono reali e vitali interessi collettivi.

La Direttiva per ridurre le emissioni si pone l'esplicito obiettivo di dimezzare i danni alla salute prodotti dall'inquinamento, salvando letteralmente la vita ad oltre ventimila connazionali, la metà di quelli che in Italia ogni anno muoiono di infarto, ictus, tumori a causa dell'inquinamento.

E anche la drastica riduzione delle emissioni di anidride carbonica prevista dagli accordi di Parigi sul Clima,porterà dei vantaggi collettivi, in quanto contribuiremo a ridurre il riscaldamento globale, con tutti gli effetti calamitosi associati a tale risdaldamento e che già oggi stiamo vedendo accadere sotto i nostri occhi (nubifragi, alluvioni, frane...).

A chi è accecato dal mito della crescita continua, tutto questo potrà sembrare persino dannoso, in realtà con poche scelte innovative potremmo ottenere entrambi i risultati.

E se pensate che il danaro possa essere il fattore limitante per queste scelte forse è opportuno che sappiate quanto ci costa, in termini di salute da curare, l'attuale bassa qualità dell'aria.

Le stime valutano che, nei paesi dell'Unione i costi sulla salute, prodotti dall'attuale inquinamento  siano compresi tra i 330 e i 940 miliardi di euro pari al 3-9 % del PIL.

A questa cifra occorrerà aggiungere anche il costo delle ore lavorative perse per malattie e ricoveri.

Nella prossima puntata vedremo quali potrebbero essere gli interventi prioritari per dimezzare inquinamento e i suoi danni.









venerdì 4 novembre 2016

Di Caprio: Prima del Diluvio


In una società dove è l'immagine quello che conta è certo che Leonardo Dicaprio, messaggero di Pace delle Nazioni Unite con delega al clima, potrà riuscire nell'impresa disperata di evitare all'intera umanità gli effetti disastrosi di un nuovo "Diluvio Universale" prodotto dall'aumento della temperatura del Pianeta.

Se i messaggi di allarme di ricercatori, divulgatori scientifici, politici, autorità religiose  non riescono a "bucare" e  mettere in moto una scelta collettiva di profondo cambiamento, l'ultima speranza, la salvezza dell'umanità dalla catastrofe climatica è affidata a Dicaprio, al carisma dell'attore che ha commosso le platee del mondo affondando con il Titanic, dopo aver salvato la ragazza amata.

Le analogie con il dramma dell'equipaggio a bordo dell'innaffondabile transataltico, ci sono tutte: la sopravalutazione della tecnologia, la mancata percezione del pericolo, gli egoismi personali.

Grazie alla potenza mediatica di National Geographic,  da 21 ottobre tutto il mondo sta seguendo  gratuitamente l'ultimo film prodotto dallo stesso Dicaprio, "Prima del diluvio" , gia disponibile in versione italiana.

E' un lungo viaggio, durato due anni, alla ricerca dei segnali degli effetti del cambiamento climatico: il cacciatore di foche Inuit che nel polo artico ha visto sparire il ghiaccio blu della sua infanzia, gli abitanti delle isole del Pacifico che con sacchi di sabbia cercano di contrastare l'innalzamento del livello del mare, il climatologo allarmato dai dati che gli strumenti gli comunicano ridicolizzato dalle lobby dei fossili, l'ambientalista indonesiano che mette a rischio la sua vita per contrastare la deforestazione del suo paese per produrre olio di palma e lo stesso Dicaprio che per girare il suo ultimo film, ambientato nel Canada dei cacciatori di pellicce, deve andare in Patagonia per trovare la neve prevista dalla sceneggiatura.

E infine ci sono gli incontri con i governanti.

Illuminante l'incontro con Obama che candidamente dichiara che il Pentagono è seriamente preoccupato dei cambiamenti climatici, in quanto le crisi migratorie che la siccità e la fame stanno provocando, a cominciare dalla Siria, mettono a rischio la sicurezza USA.

Il messaggio forte di Dicaprio è che non abbiamo più tempo, non servono più i "tappulli" come quello di sostituire le lampadine ad incandescenza con quelle a LED, occorrono drastici cambiamenti  di rotta dell'intera umanità, a cominciare dalle nazioni più opulente e energivore che devono lasciare sotto terra i fossili e puntare su consumi sobri e fonti rinnovabili

Nei titoli di coda arrivano gli ultimi messaggi su cosa dobbiamo fare per evitare il Diluvio o quantomeno limitarne i danni: consumare  tutti in modo consapevole e responsabile ma, principalmente votare per chi vuole eliminare le sovvenzioni ai combustibili fossili, bloccare le trivellazioni alla ricerca di gas e petrolio, incentivare le fonti di energia rinnovabile, introdurre la tassazione sulle emissioni di anidride carbonica.

E' un messaggio rivolto principalmente al pubblico americano, dove è ancora diffuso il negazionismo climatico, basato su una grande ignoranza ma anche su abili campagne di disinformazione e che tra qualche giorno deve scegliere il nuovo Presidente.

In chiave nazionale potrebbe anche essere visto come un chiaro invito a mandare a casa Renzi e il suo governo.

Comunque la pensiate credetemi, vale la pena vederlo.

Prendetevi un'ora e mezza del vostro tempo, vedete il film insieme con i vostri figli e nipoti e poi parlatene, decidete cosa potete fare per ridurre il vostro carico ambientale.

Sta a tutti noi decidere il futuro del Pianeta e di tutti gli esseri viventi, sta a noi decidere se vogliamo mantenere il paradiso in terra o distruggere tutto come bene ha illustrato Hieronymus Bosch nel trittico " Il Giardino delle Delizie terrestri" che Dicaprio bambino teneva  nella sua camera da letto.


Sullo stesso argomento:

- La temperatura globale della Terra è in aumento

- Mi si scioglie l'Alaska 

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sabato 30 aprile 2016

Il lungo filo nero del petrolio di Genova


La sera del 17 aprile, con le urne del referendum sulle trivelle ancora aperte, la rottura di un oleodotto che attraversa i quartieri a ponente di Genova, ha riversato nei vicini torrenti 700 tonnellate di greggio.

Il forte odore di petrolio dopo la rottura dell’oleodotto, i disturbi di chi era costretto a respirare idrocarburi, la morte biologica del rio Fegino e della foce del Polcevera, il petrolio in mare, sono la punta dell’iceberg dell’impatto ambientale, degli extra costi, dell’era del petrolio che si avvia alla sua inevitabile fine.


Dalla Nigeria il greggio è arrivato al “porto petroli” di Multedo, un porto in mezzo alle case, i cui abitanti, da decenni, sono costretti a respirare idrocarburi in quantità maggiore dei loro concittadini, con possibili danni alla salute.

Il filo nero, lungo l’oleodotto saltato, arriva a Busalla con una raffineria, racchiusa tra l’autostrada e le case.

Il filo nero, sotto forma di 800.000 tonnellate all’anno di diesel a basso tenore di zolfo, da Busalla si disperde fino al milione di autovetture alimentate con questo combustibile.
E dai loro tubi di scappamento, il filo nero raggiunge l’aria del nostro Pianeta, in cui sono scaricate tonnellate di polveri ultrafini e ossidi di azoto, responsabili, per la loro quota, delle 84.000 morti premature registrate nel 2012 in Italia e attribuite all’inquinamento atmosferico.
Ma la combustione del gasolio produce anche anidride carbonica, 150 chili per ogni pieno, che aumentano la concentrazione di questo gas nell’atmosfera del nostro pianeta e ne modificano il clima.

E i nubifragi e le alluvioni che hanno colpito la Liguria negli ultimi anni hanno a che fare con questo drastico cambiamento, con la concentrazione di CO2 passata, in 150 anni,  da 270 a 400 parti per milione.

La conferenza di Parigi sul clima, ha ratificato la fine dell’era dei fossili: per evitare un aumento disastroso della temperatura media del Pianeta, oltre il 50 % di petrolio e gas non ancora sfruttato deve rimanere sotto terra.

Il premier Renzi era a Parigi, ma nel momento decisivo deve essersi distratto, in quanto, con il decreto Sblocca Italia, aveva fatto diventare la trivellazione del paese, a caccia dell’ultimo gas e petrolio, una scelta strategica d’interesse nazionale, i cui inevitabili extra-costi ci toccherà pagare negli anni a venire, compreso il tempo perso per realizzare l'inevitabile cambiamento verso le energie rinnovabili e l’efficienza energetica.

mercoledì 30 dicembre 2015

Tutto quello che avreste voluto sapere sui cambiamenti climatici 5

La temperatura globale della Terra è in aumento

Fig. 1. Rete stazioni meteo per la misura della temperatura globale

E' esperienza comune che la temperatura  dell'aria è molto variabile nel tempo  (giorno, notte, estate e inverno...) e nello spazio (altezza sul livello del mare, equatore, poli...).

La temperatura dipende anche dal paesaggio: le città sono sempre più calde delle campagne e dei boschi a loro intorno, sia per la presenza urbana di fonti di calore (automobili, riscaldamento...) sia per la diversa proprietà di assorbire le radiazioni solari dell'asfalto e delle piante.

A fronte di una così elevata variabilità della temperatura è comprensibile la perplessità di fronte alle affermazioni che la temperatura del pianeta Terra sia in aumento.

La risposta a queste perplessità è semplice: sappiamo che la temperatura media del nostro Pianeta sta aumentando in quanto questo è quello che ci dicono le misure, fatte con un vecchio ma affidabile strumento di misura quale è il termometro.

Ovviamente per conoscere la temperatura media del Pianeta, occorrono misure contemporanee effettuate in punti rappresentativi ed un organismo tecnico che le raccolga, le valuti e calcoli, con criteri condivisi, il valore medio, su base annuale, della temperatura terrestre.

La Figura 1 mostra l'attuale distribuzione delle stazioni meteo che forniscono i dati di temperatura utilizzati per calcolare la temperatura media globale.

Si tratta di diverse migliaia di stazioni meteorologiche, collocate a terra e su isole, e il loro colore nella Figura 1 fornisce informazioni sulla durata delle serie storiche di misure messa a disposizione di ognuna di esse.

Chi raccoglie e valuta questa enorme massa di dati sono la NASA  e la National Oceanic and Atmosheric Administration (NOAA).

Le misure sistematiche più antiche risalgono a 160 anni or sono e quindi il 1850 è l'anno dal quale ufficialmente parte il monitoraggio sperimentale del cambiamento della temperatura della Terra.

Poichè è noto che la temperatura della Terra subisce importanti variazioni per motivi non legati all'attività umana (variazione attività solare, eruzioni vulcaniche...) si è stabilito che la temperatura di riferimento sia la temperatura media globale registrata tre il 1961 e il 1990, corrispondente a 14 °C.

Questo valore di riferimento serve a stimare, anno dopo anno, eventuali anomalie ossia temperature medie annuali più basse e più alte della temperatura di riferimento.

La Figura 2 mostra l'andamento più aggiornato delle misure delle anomalie termiche annuali su scala globale, a partire dal 1880 a novembre 2015, con a sinistra la scala delle temperature in gradi centigradi (°C) e a destra in gradi Fahrenheit (°F)

Fig. 2 Anomalie termiche globali dal 1880 al 2015

La Figura 2 mostra come rispetto alla temperatura media del periodo di riferimento (1961-1990), corrispondente al valore zero, tra il 1880 e il 1940 si sono sempre registrati valori medi più bassi (in blu) con i valori più bassi intorno al 1910.

A partire dalla fine degli anni '70 tutte le anomalie ( in rosso) sono dovute a temperature più alte del valore di riferimento e in costante aumento.

Il 2015, il più caldo in assoluto fino ad oggi misurato, fa registrare una temperatura media globale che è circa un grado centigrado maggiore della temperatura media del pianeta del 1880, anni in cui l'Umanità avviava la sua rivoluzione industriale con la macchina a vapore, le ferrovie, le acciaierie alimentate da quantità crescenti di carbone (carbonio organico) estratto dalle viscere della terra, dopo milioni di anni di sequestro dall'atmosfera ad opera di antiche felci.

E visto che, a Parigi, COP 21 si è conclusa con l'auspicio che la temperatura globale non superi 1,5 °C, rispetto al periodo preindustriale (1850), questo grafico ci mostra che ci siamo già giocato un grado di aumento.

Ma la storia delle civiltà umane, da 10.000 anni a questa parte con quali temperature medie ha avuto a che fare?

La Figura 3, grazie all'analisi di particolari isotopi dell'ossigeno, intrappolati insieme alla CO2 nei ghiacci antartici, ci  fornisce una ragionevole risposta.

Rispetto ai 14 °C  dei 30 anni di riferimento (media 1961- 1990 ), le più antiche civiltà (Egizia, Minoica, Assiro-Babilonese) hanno goduto temperature medie relativamente miti, più elevate di circa 0,4 °C.

A partire da 5.000 anni fa ( 3.000 AC) le temperature si sono lentamente abbassate, fino a risultare inferiori al valore di riferimento.

L'Alto medievo ha sperimentato un aumento della temperatura, seguito da un raffreddamento relativamente veloce, culminato nella piccola glaciazione verso la fine del 1600 e poi, come abbiamo visto e misurato direttamente, con la rivoluzione industriale la temperatura media globale del Pianeta si innalza velocemente e oggi (fine 2015) fa registrare valori che le civiltà che ci hanno preceduto non hanno mai sperimentato.


Fig 3 Stima della temperatura globale e margini di incertezza da 10.000 anni or sono ad oggi.

Per chi vuol studiare in maggiore dettaglio l'andamento delle anaomalie della temperatura globale, rinvio alla visione della Figura 4 che mostra in rosso le misure sperimentali riportate nella Fig 2 e le stime delle temperature globali nell'emisfero nord, effettuate da diversi autori.

I grafici mostrano in maggior dettaglio la lunga  "primavera" registrata dopo il 1000 dC , la piccola glaciazione alla fine del 1500 e il lungo "inverno"alla fine del 1800, a seguito della catastrofica eruzione del vulcano Krakatoa, nel 1883.

Tutti questi studi confermano che, da 1.000 anni ad oggi, la temperatura globale del pianeta non è stata mai così alta.

Fig. 4 Andamento delle anomalie della temperatura nell'emisfero Nord dall'anno 200 dC al 2000 dC. Nella figura in basso un maggiore dettaglio dall'anno 1000 dc al 2000  dC


Se avete ancora qualche dubbio che l'aumento di CO2 in atmosfera possa avere un ruolo determinante sulle anomali termiche del nostro Pianeta, saranno certamente fugati dalla Figura 5
che mostra l'andamento, sovrapponibile, della concentrazione di CO2 in atmosfera e le anomalie termiche dal 1900 dC ai giorni nostri, parametri che, come abbiamo visto, derivano da misure sperimentali.
 

Fig. 5 Andamento delle concentrazioni di CO2 e delle anomalie della temperatura globale (1900-2008)

Quanto abbiamo illustrato in questi cinque capitoli può essere così sintetizzato:
la storia dell'umanità non ha mai sperimentato concentrazioni in atmosfera di anidride carbonica e temperature medie globali come quelle attuali, parametri in inevitabile crescita se non si adottano subito e su scala globale nuovi modelli di sviluppo meno consumistici e non più basati su fonti di energia fossile.

In base a questi dati, la Conferenza di Parigi di CO21 ha mandato un messaggio forte e chiaro:
"POPOLO DELLA TERRA, ABBIAMO UN PROBLEMA!"

Nessuna persona responsabile ha dubbi a riguardo, ma a giudicare dalle scelte politiche dei governanti del mondo, temo che da Parigi sia arrivato anche un' altro messaggio:
"E ORA ARRAGGIATEVI !"

E nel prossimo ed ultimo capitolo vedremo cosa, ognuno dei sette milardi di umani che oggi popola la Terra, potrebbe e dovrebbe fare!

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martedì 29 dicembre 2015

Tutto quello che avreste voluto sapere sui cambiamenti climatici 4


Anidride carbonica e effetto serra.

Fig 1. Flussi globali di calore sulla superfice terrestre.

Nell'aria che stiamo respirando in questo momento l'anidride carbonica rappresenta solo lo 0,04 per cento, a fronte del 78% dell'azoto e il 21% di ossigeno.

Nonostante la sua piccola quantità, la presenza di anidride carbonica è di vitale importanza per noi e per tutti gli esseri viventi con i quali condividiamo il pianeta Terra.

L'anidride carbonica ha la caratteristica di essere trasparente alle radiazioni solari, mentre assorbe le radiazioni infrarosse emesse dai corpi caldi, in questo caso terre emerse e mari riscaldati dal Sole.

A seguito dell'assorbimento di radiazioni infrarosse, l'atmosfera che contiene anidride carbonica si riscalda e, a sua volta, emette radiazioni infrarosse che in parte sono disperse nello spazio, in parte riflesse verso la Terra.

E' il cosidetto "effetto serra", dal nome delle strutture in vetro utilizzate per coltivazioni calde, in ambienti protetti.

Un fenomeno che è facile sperimentare quando si entra in un'automobile che d'inverno è stata parcheggiata per qualche tempo sotto il Sole.
In questa situazione, anche con rigide temperature esterne, l'abitacolo è sempre più caldo, grazie ai raggi solari che sono penetrati nell'abitacolo attraverso parabrezza e finestrini, trasparenti alla luce, ma opachi nei confronti delle radiazioni infrarosse emesse dagli oggetti riscaldati  all'interno dell'abitacolo.
In questo caso è la lastra di vetro che provoca l'effetto serra.

Pertanto un'atmosfera che contiene anidride carbonica, a parità di esposizione a radiazioni solari, risulta essere più calda di una atmosfera senza questo gas.

La proprietà di assorbire radiazioni infrarosse è posseduta anche dall'acqua, sotto forma di vapore e da altri gas presenti in atmosfera a concentrazione minore quali il metano e l'ozono tutti  classificati come gas clima alteranti.

Tra i gas clima alteranti, l'anidride carbonica è quella che ci preoccupa di più in quanto, una volta entrata nell'atmosfera, ci resta molto a lungo, in quanto chimicamente è molto stabile.

Questo significa che le attuali alterazioni nella composizione chimica dell'atmosfera sono destinate a rimanere a lungo anche dopo che avremo smesso di emettere anidride carbonica fossile in atmosfera.

Questa caratteristica dei gas clima alteranti, denominato effetto serra, riduce la dispersione del calore nello spazio e fa si che la temperatura della Terra sia mediamente intorno a 15 gradi centigradi.

Senza i gas con effetto serra la temperatura media della Terra scenderebbe sotto zero e con l'acqua in forma di ghiaccio la vita sulla Terra non sarebbe più possibile.

Per chi vuole approfondire l'argomento rinviamo la lettura (in inglese) di questo sito da cui è tratta la Figura 1 che schematizza i flussi di energia che la superfice e l'atmosfera  terrestre scambiano  tra il Sole e lo spazio.

A sinistra, in giallo, sono rappresentati i flussi dell'energia solare: dei 342 watt di potenza che mediamente piovono su un metro quadrato di superfice, la Terra ne assorbe 165 watt/m2.

Questo flusso di energia riscalda la terra, l'aria e i mari ed è alla base dei fenomeni climatici (vento,  correnti marine, evaporazione acqua, nuvole, pioggia...)   

Sul lato destro della Figura 1, in rosa i flussi di energia sotto forma di radiazioni infrarosse: un metro quadrato di superfice calda emette 390 watt che, assorbiti dai gas con effetto serra, sono in gran parte ( 334 watt/m2)  riflessi verso la Terra e riassorbiti.

L'effetto medio di questi scambi energetici, grazie ai gas serra è il fatto che la Terra sia, come abbiamo già detto, sostanzialmente un pianeta caldo, ma non troppo.

Il problema è che, come abbiamo visto, da 150 anni a questa parte, la  concentrazione di anidride carbonica nell'atmosfera è in continuo e costante aumento e questo significa che è aumentata, in proporzione la quantità di radiazioni infrarosse che l'anidride carbonica riflette verso la Terra.

Questo fenomeno è stato ampiamente documentato .

In sintesi: test di laboratorio hanno mostrato che la CO2 assorbe le radiazioni infrarosse, misure satellitari confermano che con il passare del tempo meno radiazioni infrarosse si disperdono dalla Terra verso lo spazio, misure effettuate a terra evidenziano un aumento delle radiazioni infrarosse riflesse verso la Terra in corrispondenza delle lunghezze d'onda delle radiazioni infrarosse emesse dalla CO2.

E ovviamente tutto questo ha provocato l'accumulo di calore degli ultimi 40 anni negli oceani, nell'atmosfera e del suolo, come mostrato dalla Figura 2.

Fig 2. Quantità di calore accumulato, a partire dal 1950, negli oceani, nel suolo, nell'atmosfera.

Inevitabile conseguenza di tutto questo l'aumento della temperatura media del nostro Pianeta.


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