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sabato 9 marzo 2019

Osservazioni alla relazione sulla demolizione del viadotto Polcevera

Osservazioni alla Relazione Ambientale della demolizione viadotto Polcevera Cod. E-00_AMB-RL-001-IRE del 22.02.2019


Il 22 febbraio 2019 il Commissario straordinario alla ricostruzione del viadotto Polcevera ha pubblicato la Relazione Ambientale che può essere oggetto di osservazioni, da parte di chiunque, osservazioni da far pervenire entro 30 giorni dalla data di pubblicazione.
Quelle che seguono sono le osservazioni redatte dall' Ecoistituto Reggio Emilia-Genova.

Premessa

La demolizione e ricostruzione del viadotto Polcevera e’ un evento eccezionale che richiede misure eccezionali a tutela degli abitanti e dei lavoratori, entrambi coinvolti, per molti mesi, dagli interventi di demolizione del vecchio manufatto e di costruzione del nuovo.

L’area interessata è densamente popolata, con abitazioni a poche decine di metri dalle aree dei cantieri. 

L’elevato tasso di mortalità di questo quartiere, superiore alla media cittadina, come pure l’elevata età media, segnalano una “fragilità” della popolazione residente che richiede particolari attenzioni, per non aggiungere nuovi rischi sanitari (stress, inquinamento…) ad una situazione già precaria.

Un piano di mitigazione “attiva” all’inquinamento

Le misure dell’inquinamento registrate dai campionatori presenti  nella valle segnalano da tempo frequenti superamenti degli standard di qualità dell’aria e la pressione ambientale delle emissioni generate nella val Polcevera è già elevata per i numerosi cantieri già aperti e per l’appesantimento del traffico a causa del crollo del ponte.
A questa pressione, già intollerabile, si aggiungerà, quella prodotta dalle demolizioni, in particolare quella realizzata con micro-cariche, e quella dei mezzi pesanti che saranno usati per il trasporto delle macerie e per tutte le attività di costruzione del ponte.

A nostro giudizio il piano non deve limitarsi a monitorare la situazione e a consigliare procedure di mitigazione delle emissioni dei nuovi cantieri, ma deve anche prevedere un piano straordinario di abbattimento delle emissioni “storiche” che affliggono la vallata, in particolare quelle prodotte dalla mobilità urbana e dai mezzi pesanti in entrata e in uscita dal porto.

Inventari delle emissioni a confronto

Il piano deve stimare con accuratezza le principali emissioni prodotte dai nuovi cantieri e dalle procedure di demolizione. 

Queste emissioni dovranno essere “neutralizzate” da adeguati interventi realizzati in val Polcevera, in grado di ridurre la pressione di altre fonti attive sul territorio.

In particolare, si dovrà operare sul traffico, spostando passeggeri da auto e moto private a mezzi di trasporto collettivo, treno e metrò, introducendo sulle linee autobus che percorrono la vallata, mezzi pubblici a trazione elettrica o a metano, in sostituzione di quelli a gasolio, contenere i consumi energetici degli impianti di riscaldamento dei condomini, aumentandone l’efficienza. 

L’efficacia di questi interventi sarà valutata dalla attuale rete di monitoraggio, adeguatamente potenziata, che dovrà confermare che, anche con i cantieri del ponte in azione, la qualità dell’aria della valle non si discosta significativamente dai valori registrati prima dell’apertura dei cantieri.

Monitoraggi delle demolizioni con micro-cariche.

E’ ampiamente documentato che il ricorso a micro-cariche per la demolizione di manufatti in cemento armato, come quelli del viadotto, e di strutture murarie di civili abitazioni, come quelle di via Porro, comportano la produzione di micro e nano-polveri a concentrazioni molto elevate, anche se di breve durata.

L’elevata pericolosità di tali polveri, specialmente per soggetti a rischio, quali asmatici e cardiopatici, richiede particolari attenzioni nell’approntare il piano di sicurezza . 

Modello diffusionale per identificare le aree di ricaduta

Prima di autorizzare le demolizioni con micro-carica è altamente raccomandato l’individuazione delle aree maggiormente coinvolte dalla ricaduta di polveri ultrafini.
Questo potrà essere fatto con adeguati modelli diffusionali applicati alle emissioni diffuse prodotte dalle attività di demolizione, in base alle condizioni meteo più frequenti durante il periodo individuato come possibile per procedere alle esplosioni.

Rete dedicata per il monitoraggio in tempo reali delle micropolveri

In base a questi modelli, si individueranno i siti dove collocare campionatori per il conteggio, in tempo reale, delle particelle aeriformi, in base alla loro granulometria.

Misure di durata adeguata, prima dell’esplosione delle micro-cariche, stimeranno i valori di fondo che serviranno per stabilire il cessato allarme e il rientro nelle abitazioni, quanto, dopo le esplosioni, le concentrazioni di nano e micro polveri, presso i siti sensibili, avranno raggiunto, in modo stabile, il valore ante esplosione.

Protezione delle abitazioni

Da valutare l’opportunità che le abitazioni più a rischio, quelle collocate nelle area di ricaduta delle polveri fini e ultrafini, siano momentaneamente abbandonate, previa sigillatura con teli  e nastro adesivo degli infissi, per evitare infiltrazioni delle polveri liberatesi a seguito delle esplosioni.

Caratterizzazione chimica e biologica delle polveri prodotte dalle demolizioni.

E’ ampiamente documentato che durante le demolizioni, specialmente quelle realizzate con micro-cariche a civili abitazioni, si possa liberare in atmosfera silice, presente nelle murature e nel cemento, insieme ad amianto che possa essere sfuggito alle previste bonifiche. 

Un altro problema segnalato dalla letteratura internazionale è quello della carica microbica  liberata in atmosfera dalle demolizioni, dovuta alla presenza di muffe e di deiezioni animali (ratti, uccelli) sui manufatti demoliti.

Sarebbe opportuno prevedere, come risulta essere stato fatto in simili operazioni di demolizione, misurazioni  di questi specifici inquinanti nell’aria, in corrispondenza delle abitazioni, prima delle demolizioni e nelle ore successive.

Condizioni meteo nel corso di demolizioni con micro-cariche

La scelta delle ore e del giorni per la demolizione con micro-cariche deve essere fatta tenendo conto delle condizioni meteorologiche che garantiscano la rapida dispersione delle polveri prodotte verso aree meno densamente abitate.

In linea di massima, queste condizioni si hanno con venti provenienti dal quadrante nord.
Sono invece da evitare condizioni meteo con venti dominanti dal quadrante sud che sposteranno la nube di polveri verso quartieri densamente popolati

Si dovranno evitare esplosioni durante periodi di calma di vento in quanto favorevoli alla permanenza della nube di polvere sulle aree abitate per tempi più lunghi.

Procedure da adottare nel caso di superamento dei limiti

Nel Piano non sono indicate le procedure da adottare a seguito dei risultati dei diversi monitoraggi previsti, in particolare quando  sono superati limiti di legge.

E’ il caso di ricordare che i parametri ambientali (chimici e fisici) oggetto di controllo, hanno a che fare con la salute della eterogenea popolazione esposta a tali agenti e che il rispetto dei limiti ha un valore legale, ma non necessariamente garantisce l’assenza di danni alla salute indotti da esposizioni fuori dalla norma.

La possibilità di danni alla salute anche a concentrazione inferiore ai limiti di legge è un evento ampiamente accertato per le polveri sottili, e per questo motivo, riteniamo inderogabile, come osservato, che l’attivazione dei cantieri si accompagnino ad adeguati interventi compensativi, in grado di mantenere la qualità dell’aria ai livelli ante cantiere e possibilmente ancora più bassi.

Ma cosa avviene se le misure segnalano un superamento dei limiti di legge e quindi, di fatto, l’accadimento di un reato ambientale, penalmente perseguibile?

A nostro avviso il Piano deve, in modo chiaro, individuare le procedure da adottare immediatamente per riportare l’inquinamento fuori norma, ai livelli “normali”, con misure straordinarie compresi monitoraggi continui per verificare il rientro nei valori considerati "normali".





sabato 25 agosto 2018

Prevenire è un diritto che riguarda anche il crollo dei ponti


Il 27 agosto 2018, a Santa Margherita Ligure, nella prestigiosa villa Durazzo, si svolgerà il Festival di Bioetica che, quest'anno, sarà dedicato alla "Felicità e al Ben vivere".

Tra gli organizzatori, l'Ecoistituto di Reggio Emilia e Genova.

Nel pomeriggio sono stato invitato a tenere una breve relazione sul tema " La prevenzione dalla malattia è un diritto".

Quello che segue è la sintesi del mio intervento, in cui ho ritenuto opportuno far riferimento alla tragedia del collasso del ponte Morandi.

"L' articolo 32 della nostra costituzione stabilisce che "la Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo ed interesse della collettività".

La tutela della salute implica anche salvare la vita messa in pericolo da eventi evitabili, grazie a scelte intelligenti che devono privilegiare la prevenzione.

L' etimologia di prevenzione è quella di "giungere prima", avere la capacità di "immaginare cosa succede se...", una caratteristica essenziale al successo della nostra specie, ma che in alcuni casi, preferiamo ignorare.

Un esempio di drammatica attualità è quello di "immaginare cosa succede se non si effettua una costante manutenzione di un manufatto di cemento armato immerso in un aerosol ricco di composti corrosivi naturali, come la salsedine marina, ma anche artificiale, come le piogge acide che si producono a seguito dell'immissione in atmosfera di inquinanti quali anidride solforosa, ossidi di azoto, acido cloridrico."

Sono diversi decenni che gli studi di Chimica Ambientale hanno permesso di immaginare e sperimentalmente verificare che, una volta immessi in atmosfera, anidride solforosa e ossidi di azoto se inalati, inducono fenomeni infiammatori che, in occasione di fenomeni di inquinamento acuto,  aumentano significativamente il numero di ricoveri ospedalieri come pure la mortalità.

Ma questi costi umani non sono l'unico prezzo da pagare alla crescita senza limiti, esistono altri costi, non meno importanti ai fini della tutela della salute e della vita: la corrosione dei materiali ed in particolare dei manufatti realizzati in cemento armato, una miscela di cemento e sabbia in cui si annegano tondini di acciaio per aumentarne la resistenza.

Anidride solforosa e ossidi di azoto  prodotti dalla combustione, una volta immessi nell'atmosfera, si trasformano in acido solforico e nitrico che insieme all'acido cloridrico che si forma direttamente a seguito della combustione di materiali contenenti cloro, formano un aerosol acido che, depositato sui materiali, in particolare quelli metallici, li corrode pesantemente.

Oltre a valutarne gli effetti, gli studi hanno quantificato il costo economico dovuto alla necessaria manutenzione indispensabile per contrastare la corrosione: negli anni '50, l'EPA stimava che negli USA il costo annuale per la manutenzione e la sostituzione dei manufatti in cemento armato danneggiati dalle piogge acide ammontasse a 5 miliardi di dollari e simili valutazioni, effettuate in Inghilterra, stimavano costi pari allo 0,15% del PIL.

E' fuor di dubbio che fenomeni corrosivi erano presenti da anni sulle strutture del ponte Morandi e di entità tale da giustificare continue e costose manutenzioni.

Oggi, dopo il tragico crollo, la principale spiegazione del collasso, su cui si sta indagando, è l'inadeguatezza delle manutenzioni che avrebbero dovuto contrastare gli effetti della corrosione.

E' lecito chiedersi se i progettisti degli anni '60 e gli attuali gestori del ponte abbiano valutato i rischi connessi all'aerosol marino e al  pesante inquinamento prodotto dalla industrializzazione della val Polcevera, il torrente attraversato dal ponte,  e delle zone limitrofe, Sampierdarena, Sestri, porto.

Circa un decennio prima della inaugurazione del ponte (1967) , in questa vallata si è insediata una raffineria (dismessa nel 1988), nei pressi della foce è stata costruita una grande acciaieria a ciclo integrato, la cui attività a caldo (cokeria e altiforni) si è conclusa nel 2005 e nelle vicinanze, nei pressi della Lanterna, sempre in quegli anni, fino al 2017,  ha operato una centrale alimentata a carbone.

E' stato stimato che nel 1995, con la raffineria dismessa da tempo, le emissioni annuali di anidride solforosa e ossidi di  azoto prodotti sull'intero territorio comunale genovese ammontassero, rispettivamente, a 31.679 e 28.518 tonnellate, in gran parte emesse nell'area industriale della val Polcevera, con inevitabili ricadute sulle strutture del ponte.

Ponte,  già  di per se avvolto  costantemente da questi stessi inquinanti prodotti dell'intenso traffico leggero e pesante (76.000 veicoli) che lo attraversava quotidianamente.

L'ipotesi che la corrosione prodotta dall'inquinamento potesse essere una possibile causa del crollo è stata bollata, nei social, come "stregoneria", fantasie di chi vuol farci tornare ai secoli bui.

Questa superficiale bocciatura di una ipotesi, supportata da decine di studi sulle cause della breve vita utile degli edifici in cemento armato, evidenzia un altro problema che ostacola pesantemente l'attuazione di efficaci misure di prevenzione anche in campo strettamente sanitario: il negazionismo, che si alimenta grazie alla crescente ignoranza delle materie scientifiche, dei loro metodi di indagine, dei risultati di queste indagini.

Se il presidente di una grande nazione può permettersi di negare i rischi sanitari dell'amianto, dell'inquinamento e dei cambiamenti climatici indotti dall'uso del carbone l'unica risposta che ci resta per tutelare il nostro diritto ad una vita sana è il non rinunciare alla piena attuazione degli articoli 33 e 34 della nostra Costituzione che riconoscono la libera esercitazione ed insegnamento della scienza e garantiscono, a tutti, un adeguato livello di istruzione, tale da metterci in grado di riconoscere facilmente tutte le "false notizie" che, ad arte si diffondono nella rete.